L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 17 ottobre 2016

"20 anni di lotta contro il cattivo sistema capitalista ed i suoi governanti, abbiamo ricevuto solo disprezzo, repressione, spoliazione e sfruttamento, prigione, omicidi, sparizioni, inganni e manipolazioni."

Dall’Ezln e CNI: "Che tremi nei suoi centri la terra" - Comunicati 5 Congresso CNI
In cui si annuncia il percorso per la candidatura di una donne indigena alla Presidenza del Messico
Associazione Ya Basta Padova





Adesso è l’ora del Congresso Nazionale Indigeno.
Che al suo passaggio la terra tremi.
Che nel suo sogno il cinismo e l’apatia siano sconfitti.
Che nella sua parola si levi quella di chi non ha voce.
Che nel suo sguardo si illumini l’oscurità.
Che nel suo ascolto trovi casa il dolore di chi si crede solo.
Che nel suo cuore trovi consolazione e rassicurazione la disperazione.
Che con la sua sfida stupisca di nuovo il mondo.

Dal discorso del Subcomandante Insurgente Moisés -Inaugurazione Quinto Congresso Nazionale Indigeno

E’ una frase dell’inno nazionale messicano il titolo del comunicato firmato dall’Esercito Zapatista i Liberazione Nazionale e del Congresso Nazionale Indigeno alla conclusione del Quinto Congresso Nazionale Indigeno che si è svolto dal 9 al 14 ottobre a San Cristobal in Chiapas.

All’incontro, svolto al Cideci e nel Caracol di Oventic, dove è stato festeggiato il 12 ottobre il ventesimo anniversario del CNI, hanno partecipato popoli, tribù del nord, del centro, del sud del Messico e una delegazione dei famigliari dei 43 studenti desaprecidos di Ayotzinapa. La discussione si è aperta con l’intervento dell’EZLN che, ricordando la nascita vent’anni fa del Congresso Nazionale Indigeno , ha denunciato come in "20 anni di lotta contro il cattivo sistema capitalista ed i suoi governanti, abbiamo ricevuto solo disprezzo, repressione, spoliazione e sfruttamento, prigione, omicidi, sparizioni, inganni e manipolazioni."


Negli interventi dei delegati sia una denuncia puntuale e precisa di tutto quello che avviene nel paese, saccheggio e sfruttamento di territori e risorse, coperti da repressione e violenze contro chi si oppone militarizzazione sia la capacità di resistenza, lotta ed autonomia dei popoli indigeni.

Alla conclusione dell’incontro nel comunicato finale viene lanciata la proposta di una consultazione "per smontare dal basso il potere che da sopra ci impongono e che ci offre un panorama di morte, violenza, espoliazione e distruzione" fino ad arrivare a "nominare un consiglio indigeno di governo la cui parola si materializzi attraverso una donna indigena delegata del CNI come candidata indipendente che partecipi a nome del CNI e del EZLN nel processo elettorale del 2018 per la presidenza di questo paese".

Una lotta, quella lanciata da EZLN e CNI non per il potere ma che farà "appello ai popoli originari e alla società civile per organizzarsi per fermare questa distruzione, rafforzarci nelle nostre resistenze e ribellioni, cioè nella difesa della vita di ogni persona, ogni famiglia, collettivo, comunità o quartiere."

Di seguito il comunicato completo. 

A dicembre a l’EZLN ha convocato il Festival ConCiencias noi ci saremo per info e partecipazione: padova@yabasta.it 



Ai popoli del mondo
Ai mezzi di comunicazione
Alla Sexta Nazionale e Internazionale

Convocati per la commemorazione del ventesimo anniversario del Congresso nazionale Indigeno e della viva resistenza dei popoli, nazioni e tribù originari di questo paese, il Messico, delle lingue amuzgo, binni-zaá, chinanteco, chol, chontal di Oaxaca, coca, náyeri, cuicateco, kumiai, lacandone, matlazinca, maya, mayo, mazahua, mazateco, mixe, mixteco, nahua, ñahñu, ñathô, popoluca, purépecha, rarámuri, tlapaneco, tojolabal, totonaco, triqui, tzeltal, tsotsil, wixárika, yaqui, zoque, chontal del Tabasco e fratelli aymara, catalano, mam, nasa, quiché e tacaná diciamo con fermezza che la nostra lotta è in basso a sinistra, che siamo anticapitalisti e che è arrivato il tempo dei popoli, di far vibrare questo paese con il battito ancestrale del cuore della nostra madre terra.

E’ così che ci siamo riuniti a celebrare la vita nel Quinto Congresso Nazionale Indigeno che ha avuto luogo dal 9 al 14 ottobre 2016 nel CIDECI-UNITIERRA, Chiapas, in cui ci siamo nuovamente resi conto dell’acutizzarsi della spoliazione e della repressione che non si è fermata in 524 anni in cui i potenti hanno condotto una guerra che ha il fine di sterminare noi che siamo della terra e che come suoi figli non abbiamo permesso la sua distruzione e morte a beneficio dell’ambizione capitalista che non conosce altro fine che la distruzione stessa. La resistenza per continuare a costruire la vita oggi si fa parola, apprendimento e accordi.

Nei nostri popoli ci siamo costruiti giorno dopo giorno nelle resistenze per bloccare la tempesta e offensiva capitalista che non cessa bensì diventa ogni giorno più aggressiva e si è convertita in una minaccia civilizzatrice non solo per i popoli indigeni e contadini ma anche per i popoli delle città, che devono anch’essi creare forme degne e ribelli per non essere assassinati, depredati, contaminati, ammalati, schiavizzati, sequestrati o fatti scomparire. Dalle nostre assemblee comunitarie abbiamo deciso, esercitato e costruito il nostro destino da tempi immemori, perciò mantenere le nostre forme di organizzazione e difesa della nostra vita collettiva è possibile unicamente a partire dalla ribellione verso i malgoverni, le loro imprese e la loro delinquenza organizzata.

Denunciamo che:

1. Al Popolo Coca, Jalisco, l’imprenditore Guillermo Moreno Ibarra ha invaso 12 ettari di bosco nei dintorni conosciuti come El Pandillo, in combutta con le istituzioni agrarie, usando la criminalizzazione di chi lotta, che ha portato al fatto che 10 comuneros siano stati sotto processo per 4 anni. Il malgoverno sta invadendo l’isola di Mezcala che è terra sacra comunale, e allo stesso tempo disconosce il popolo coca nella legislazione indigena statale, con l’obiettivo di cancellarlo dalla storia.
2. I Popoli Otomí Ñhañu, Ñathö, Hui hú, e Matlatzinca dello Stato del Messico e del Michoacán vengono aggrediti attraverso l’imposizione del megaprogetto della costruzione dell’autostrada privata Toluca – Naucalpan e il treno interurbano, distruggendo case e luoghi sacri; comprano le coscienze e truccano le assemblee comunali con presenze poliziesche, oltre agli ingannevoli censimenti di comuneros che soppiantano la voce di tutto un popolo, alla privatizzazione e sottrazione di acqua e territorio nel vulcano Xinantécatl, conosciuto come il Nevado di Toluca, a cui i malgoverni tolgono la protezione che essi stessi avevano assegnato, per consegnarli a imprese turistiche. Si sa che dietro tutti questi progetti c’è l’interesse alla sottrazione di acqua e vita della regione. Nella zona di Michoacán viene negata l’identità al popolo otomí mentre un gruppo di gendarmi è entrato nella regione per sorvegliare i monti proibendo agli indigeni di salire a tagliare legna.
3. Ai popoli originari residenti a Città del Messico vengono sottratti i territori che hanno conquistato per guadagnarsi la vita lavorando, rubando le loro mercanzie e usando le forze di polizia. Vengono disprezzati e repressi per il fatto di usare i loro vestiti e la loro lingua, oltre a criminalizzarli accusandoli di vendere droga.
4. Il territorio del Popolo Chontal di Oaxaca è invaso da concessioni minerarie che smantellano i terreni comunali, cosa che colpirà 5 comunità, la loro gente e le risorse naturali.
5. Nel Popolo Maya Peninsular di Campeche, Yucatán e Quintana Roo sussiste la spoliazione di terre per la semina di soia transgenica e palma africana, la contaminazione delle falde acquifere da parte di aziende agrochimiche, la costruzione di parchi eolici, parchi solari, sviluppo ecoturistico e imprese immobiliari. Allo stesso modo sono in resistenza contro le alte tariffe della luce elettrica che hanno portato a vessazioni e ordini di arresto. A Calakmul, Campeche, 5 comunità sono spoliate dall’imposizione di aree naturali protette, tasse sui servizi ambientali e cattura di carbonio; a Candelaria, Campeche, persiste la lotta per la certezza di mantenere la terra. Nei 3 stati si dà una forte criminalizzazione di chi difende il territorio e le risorse naturali.
6. Il Popolo Maya di Chiapas, tzotzil, tzeltal, tojolabal, chol e lacandone, è ancora privato dei suoi territori al fine di privatizzare le risorse naturali, cosa che ha portato ad arresti e uccisioni di chi difende il diritto a restare nel suo territorio; viene discriminato e represso costantemente quando si difende e si organizza per continuare a costruire la sua autonomia, aumentando le violazioni dei diritti umani da parte delle forze di polizia. Esistono campagne di frammentazione e divisione dentro le organizzazioni, e anche l’uccisione di compagni che hanno difeso il loro territorio e le risorse naturali a San Sebastián Bachajón. I malgoverni continuano a cercare di distruggere l’organizzazione delle comunità basi d’appoggio dell’EZLN e a rannuvolare la speranza che da esse emana e che offre una luce a tutto il mondo.
7. Il popolo Mazateco di Oaxaca è stato invaso da proprietà private, che sfruttano il territorio e la cultura per il turismo, come nel caso della nomina di Huautla de Jiménez come “Villaggio Magico” per legalizzare la sottrazione e la commercializzazione di saperi ancestrali, accompagnato da concessioni minerarie ed esplorazioni di speleologi stranieri nelle grotte esistenti. Tutto ciò viene imposto mediante la crescente aggressione da parte http://www.yabasta.it/ecrire/?exec=article_edit&id_article=2241 del narcotraffico e la militarizzazione del territorio. I femminicidi e gli stupri di donne nella regione continuano ad aumentare sempre, con la complicità omertosa dei malgoverni.
8. I Popoli Nahua e Totonaca di Veracruz e Puebla fronteggiano le fumigazioni aeree che producono malattie ai nostri popoli. Sussiste l’esplorazione e lo sfruttamento minerario e di idrocarburi attraverso il fracking, e si trovano in pericolo 8 bacini a causa di nuovi progetti che contaminano i fiumi.
9. I Popoli Nahua e Popoluca del sud di Veracruz affrontano l’assedio della delinquenza organizzata e soffrono i rischi della distruzione territoriale e scomparsa come popolo, per la minaccia dell’industria mineraria, eolica e soprattutto per lo sfruttamento di idrocarburi mediante il fracking.
10. Il Popolo Nahua, che si trova negli stati di Puebla, Tlaxcala, Veracruz, Morelos, Stato del Messico, Jalisco, Guerrero, Michoacán, San Luis Potosí e Città del Messico, affronta una costante lotta per contenere il procedere del cosiddetto Progetto Integrale Morelos, che comprende gasdotti, acquedotti e termoelettricità. I malgoverni, al fine di bloccare la resistenza e comunicazione dei popoli, cerca di sottrarre la radio comunitaria di Amiltzingo, Morelos. Allo stesso tempo la costruzione del Nuovo Aeroporto di Città del Messico e le opere complementari minacciano i territori circostanti al lago di Texcoco e alla Conca della Valle del Messico, principalmente Atenco, Texcoco e Chimalhuacán. Intanto in Michoacán il popolo nahua affronta il saccheggio delle risorse naturali e minerali da parte dei sicari accompagnati da polizia o esercito e la militarizzazione e paramilitarizzazione dei suoi territori. Cercare di bloccare questa guerra è costato l’assassinio, persecuzione, arresto e vessazione di leader comunitari.
11. Il Popolo Zoque di Oaxaca e Chiapas affronta l’invasione di concessioni minerarie e presunte proprietà private in terre comunali nella regione dei Chimalapas; e anche tre centrali idroelettriche e l’estrazione di idrocarburi mediante fracking. Ci sono allevamenti all’aperto e di conseguenza eccessivo taglio dei boschi da destinare a pascolo, e si stanno coltivando anche semente transgeniche. Allo stesso tempo esistono zoque migranti in vari stati del paese che ricostituiscono la loro organizzazione collettiva.
12. Il Popolo Amuzgo di Guerrero affronta la sottrazione dell’acqua del fiume San Pedro per zone residenziali e l’approvvigionamento della città di Ometepec. La loro radio comunitaria è stata oggetto di una costante persecuzione e aggressione.
13. Il Popolo Rarámuri del Chihuahua soffre la perdita di aree coltivabili per la costruzione di strade, l’aeroporto a Creel e per il gasdotto che va dagli Stati uniti al Chihuahua, oltre a esistere imprese minerarie giapponesi e dighe e turismo.
14. Il Popolo Wixárika del Jalisco, Nayarit e Durango affronta la distruzione e privatizzazione dei suoi luoghi sacri, da cui dipendono tutti i suoi tessuti sociali, politici e familiari; la spoliazione delle sue terre comunali a favore di cacicchi, avvalendosi dell’indefinitezza dei confini tra stati della Repubblica e di campagne di divisione orchestrate dai malgoverni.
15. Il Popolo Kumiai della Bassa California continua a lottare per la ricostituzione dei suoi territori ancestrali, contro invasioni di privati, la privatizzazione dei suoi luoghi sacri e l’invasione del territorio da parte di gasdotti e autostrade.
16. Il Popolo Purépecha del Michoacán ha il problema della deforestazione, esercitata a partire dalla complicità tra malgoverni e gruppi narcoparamilitari che saccheggiano i boschi e il legname. Per essi l’organizzazione dal basso delle comunità è un ostacolo per il saccheggio.
17. Nel Popolo Triqui di Oaxaca la presenza di partiti politici, imprese minerarie, paramilitari e malgoverni fomentano la disintegrazione dei tessuti comunitari per il saccheggio delle risorse naturali.
18. Al Popolo Chinanteco di Oaxaca vengono distrutte le sue forme di organizzazione comunitaria con la divisione delle terre, l’imposizione di tasse per servizi ambientali, la cattura di carbonio e l’ecoturismo. La proiezione di un’autostrada a 4 carreggiate attraversa il territorio e lo divide. Nei fiumi Cajono e Usila i malgoverni hanno in progetto tre dighe che colpiranno villaggi chinantechi e zapotechi. Ci sono concessioni minerarie e l’esplorazione di pozzi di petrolio.
19. Il Popolo Náyeri del Nayarit affronta l’invasione e distruzione dei suoi territori sacri nel sito denominato Muxa Tena sul fiume San Pedro mediante il progetto idroelettrico Las Cruces.
20. Il Popolo Yaqui del Sonora mantiene la lotta sacra contro il gasdotto che attraverserà il suo territorio e in difesa delle acque del fiume Yaqui che i malgoverni decidono di portare alla città di Hermosillo, Sonora, sebbene sia contrario a sentenze giudiziarie e a ricorsi internazionali che hanno dimostrato la loro ragione legale e legittima, avvalendosi della criminalizzazione e vessazione di autorità e portavoce della tribu Yaqui.
21. I Popoli Binizzá e Ikoot si organizzano e articolano per contenere l’avanzata dei progetti eolici, minerari, idroelettrici, di dighe, gasdotti e specialmente nella zona chiamata Zona Economica Speciale dell’Istmo di Tehuantepec e dell’infrastruttura, che minacciano il territorio e l’autonomia dei popoli nell’Istmo di Tehuantepec, che vengono qualificati come talebani dell’ambiente e talebani del diritto indigeno, come da parole espresse dall’Associazione Messicana dell’Energia al riferirsi all’Assemblea Popolare del Popolo Juchiteco.
22. Il Popolo Mixteco di Oaxaca soffre la spoliazione del suo territorio agrario, colpendo con esso i suoi usi e costumi attraverso minacce, morti e arresti che cercano di soffocare le voci di chi non si adegua, promuovendo gruppi paramilitari armati dai malgoverni, come nel caso di San Juan Mixtepec, Oaxaca.
23. I Popoli Mixteco, Tlapaneco, e Nahua della montagna e costa del Guerrero fronteggiano l’imposizione di megaprogetti minerari appoggiati dal narcotraffico, dai loro paramilitari e dai malgoverni, che si disputano i territori dei popoli originari.
24. Il malgoverno messicano continua a mentire e a cercare di occultare la sua scomposizione e responsabilità assoluta nella sparizione forzata dei 43 studenti della scuola normale rurale Raúl Isidro Burgos di Ayotzinapa, Guerrero.
25. Lo Stato mantiene sequestrati i compagni Pedro Sánchez Berriozábal, Rómulo Arias Míreles, Teófilo Pérez González, Dominga González Martínez, Lorenzo Sánchez Berriozábal e Marco Antonio Pérez González della comunità Nahua di San Pedro Tlanixco nello Stato del Messico, il compagno zapoteco della regione Loxicha Álvaro Sebastián, i compagni Emilio Jiménez Gómez ed Esteban Gómez Jiménez prigionieri della comunità di Bachajón, Chiapas, il compagno Pablo López Álvarez e mantenendo in esilio Raúl Gatica García e Juan Nicolás López del Consiglio Indigeno e Popolare di Oaxaca Ricardo Flores Magón. Recentemente un “giudice di consegna” ha sentenziato 33 anni di prigione per il compagno Luis Fernando Sotelo per esigere la presentazione in vita dei 43 studenti scomparsi di Ayotzinapa, i compagni Samuel Ramírez Gálvez, Gonzalo Molina González e Arturo Campos Herrera del Coordinamento Regionale delle Autorità Comunitarie- PC.
Allo stesso tempo tiene centinaia di prigionieri indigeni e non indigeni in tutto il paese, colpevoli di difendere i loro territori e di esigere giustizia.
26. Nel popolo Mayo il territorio ancestrale è minacciato da progetti autostradali per unire Topolobampo con lo stato del Texas, Stati Uniti; allo stesso tempo si configurano ambiziosi progetti turistici nel Burrone del Rame.
27. La nazione Dakota vede distrutto e saccheggiato il suo territorio sacro da parte di gasdotti e oleodotti, ragion per cui mantiene un picchetto permanente per proteggere ciò che è suo.

Per i motivi di cui sopra reiteriamo che la cura della vita e della dignità, ovvero la resistenza e ribellione dal basso a sinistra, è un nostro obbligo a cui possiamo rispondere solo in forma collettiva. La ribellione la costruiamo dalle nostre piccole assemblee in località che si uniscono in grandi assemblee comunali, di ejido, in giunte di buon governo e in accordi come popoli uniti sotto un’identità. Nel condividere, apprendere e costruire noi che siamo il Congresso Nazionale Indigeno ci vediamo e sentiamo nei nostri dolori, nello scontento e nelle nostre fondamenta ancestrali.

Per difendere ciò che siamo, il nostro camminare e apprendere si sono consolidati nel rafforzamento negli spazi collettivi di presa di decisione, ricorrendo a strumenti giuridici nazionali e internazionali, azioni di resistenza civile pacifica, mettendo da parte i partiti politici che hanno soltanto generato morte, corruzione e compravendita di dignità; sono state strette alleanze con diversi settori della società civile, costruendo propri mezzi di comunicazione, polizie comunitarie e forze di autodifesa, assemblee e consigli popolari, cooperative, l’esercizio e la difesa della medicina tradizionale, l’esercizio e la difesa dell’agricoltura tradizionale ed ecologica, i rituali e le cerimonie proprie per ripagare la madre terra e continuare a camminare con lei e in lei, la semina e difesa delle semente native, forum, campagne di diffusione e attività politiche e culturali.

Questo è il potere dal basso che ci ha mantenuti vivi ed è perciò che commemorare la resistenza e ribellione è anche ratificare la nostra decisione di continuare a vivere costruendo la speranza di un futuro possibile unicamente sopra le rovine del capitalismo.

Considerando che l’offensiva contro i popoli non cesserà, ma che vorrebbero farla crescere fino a cancellare ogni traccia di ciò che siamo come popoli della campagna e della città, portatori di profondi malcontenti che fanno sorgere anche nuove, diverse e creative forme di resistenza e di ribellione, il Quinto Congresso Nazionale Indigeno ha determinato di iniziare una consultazione in ognuno dei nostri popoli per smantellare dal basso il potere che ci impongono dall’alto e che ci offre un panorama di morte, violenza, spoliazione e distruzione.

In base a quanto detto sopra, ci dichiariamo in assemblea permanente e consulteremo in ognuna delle nostre geografie, territori e direzioni l’accordo di questo Quinto CNI, per nominare un consiglio indigeno di governo la cui parola sia incarnata da una donna indigena, delegata del CNI come candidata indipendente che partecipi a nome del Congresso Nazionale Indifeno e dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale nel processo elettorale dell’anno 2018 per la presidenza di questo paese.

Ratifichiamo che la nostra lotta non è per il potere, non lo cerchiamo, bensì che chiameremo i popoli originari e la società civile a organizzarsi per bloccare questa distruzione, rafforzarci nelle nostre resistenze e ribellioni, ovvero nella difesa della vita di ogni persona, ogni famiglia, collettivo, comunità o quartiere. Costruire la pace e la giustizia rifinendoci dal basso, da dove siamo ciò che siamo.

E’ il tempo della dignità ribelle, di costruire una nuova nazione per tutte e tutti, di rafforzare il potere dal basso e alla sinistra anticapitalista, e che paghino i colpevoli per il dolore di questo Messico multicolore.

Per ultima cosa annunciamo la creazione della pagina officiale del CNI all’indirizzo www.congresonacionalindigena.org

Dal CIDECI-UNITIERRA, Chiapas, ottobre 2016

Per la Ricostruzione Integrale dei Nostri Popoli

Mai più un Messico senza di Noi

Congresso Nazionale Indigeno

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale



PAROLE DELLA COMANDANCIA GENERALE DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE IN APERTURA DEL QUINTO CONGRESSO DEL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO, NEL CIDECI DI SAN CRISTÓBAL DE LAS CASAS, CHIAPAS, 11 OTTOBRE 2016

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO
11 ottobre 2016
Compagni e compagne del Congresso Nazionale Indigeno,
Popolo fratello hermano Wirrarikarri,
Popolo fratello Nahua,
Popolo fratello Purépecha,
Popolo fratello Raramuri,
Popolo fratello Cora,
Popolo fratello Mayo Yoreme,
Popolo fratello Tribu Yaqui,
Popolo fratello Popoluca,
Popolo fratello Mixteco,
Popolo fratello Ñahñú, Ñatho,
Popolo fratello Coca,
Popolo fratello Totonaco,
Popolo fratello Mazahua,
Popolo fratello Maya,
Popolo fratello Zoque,
Popolo fratello Tzotzil,
Popolo fratello Tzeltal,
Popolo fratello Chol,
Popolo fratello Tojolabal,
Popolo fratello Mame,
Popolo fratello Binni Zaá
Popolo fratello Chontal.
Popolo fratello Chinanteco,
Popolo fratello Kumiai,
Popolo fratello Cuicateco,
Popolo fratello Matlazinca,
Popolo fratello Mazateco,
Popolo fratello Mee-paa,
Popolo fratello Mixe,
Popolo fratello Nasaquue/Nasa,
Popolo fratello Amuzgo,
Popolo fratello Triqui,
Popoli, nazioni, tribù e comunità di popoli originari che hanno casa nel Congresso Nazionale Indigeno:
Compagni e compagne della Sesta Nazionale ed Internazionale: 
Compagne e compagni della delegazione zapatista al Quinto Congresso del CNI:

A tutte, tutti, todoas, va il saluto sincero degli uomini, donne, bambini ed anziani che hanno come nome comune quello dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. 
E col saluto, porgiamo il nostro rispetto, la nostra ammirazione, il nostro affetto sincero e senza falsità.

Per prima cosa vogliamo ringraziare le nostre compagne e compagni del CIDECI-UNITIERRA che come altre volte, in questi giorni ci offrono riparo, cibo e spazio per il nostro ascolto e la nostra parola. 
Compagne, compagni, compañeroas:

Fratelli e sorelle:
In questi giorni compie 20 anni una luce nata nelle mani dei popoli originari di questa terra chiamata Messico. Quella luce si chiamava e si chiama Congresso Nazionale Indigeno. 
Abbiamo avuto l’onore di essere presenti a quella nascita attraverso la nostra indimenticabile compagna comandanta Ramona, quando insieme, popoli, nazioni, tribù e comunità di popoli originari, abbiamo acceso quella luce. 
Luce di organizzazione, di lotta e lavoro e di un lungo cammino di battaglia in resistenza e ribellione. 
E durante 20 anni di lotta contro il cattivo sistema capitalista ed i suoi governanti, abbiamo ricevuto solo disprezzo, repressione, spoliazione e sfruttamento, prigione, omicidi, sparizioni, inganni e manipolazioni.

In questo anniversario che celebriamo con la parola sorella e compagna, come zapatisti vogliamo riportare alla memoria coloro che ci mancano: 
La nostra scomparsa Comandanta Ramona, Tata Grande Juan Chávez, il Mayor Insurgente honorario Félix Serdán, il compagno Ramiro Taboada, il fratello Efrén Capíz, ed i nomi che assumono le assenze che oggi e sempre ci addolorano: le donne indigene, la gioventù indigena, gli adulti ed anziani originari, i nostri più grandi saggi e sagge, i migranti indigeni, tutti, tutte le desaparecidas, assassinate, picchiate, umiliate, prostituite, dimenticate, oggetto di scherno e disprezzo.
Ed insieme a loro, riportiamo alla memoria anche l’ingiustizia e l’impunità che, come politica di Stato, prendono nome e volto nei 47 assenti di Ayotzinapa. 
Che siedano con noi tutti questi dolori, tutte queste rabbie che ora ci convocano e che ci spronano a pensare di fare qualcosa per chi non c’è e per chi ci sarà. 
Che parlino attraverso le nostre labbra, che ascoltino attraverso i nostri cuori. 
Che vivano nel nostro essere collettivo. 
Che nel nostro pensiero e la nostra azione sappiano di essere accompagnati, che sentano di non essere soli.

Compagne, compagni, fratelli, sorelle:
20 anni fa abbiamo detto.
In questo sistema capitalista non nascerà ne verrà niente di nuovo per il bene di noi popoli originari del Messico e del mondo. 
Questi capitalisti non cercheranno mai né penseranno mai ad un percorso di cambiamento per una vita migliore per noi popoli, nazioni, tribù e comunità originarie
Dal sistema capitalista in cui viviamo non verrà niente di buono per noi popoli poveri delle campagne e delle città. 
Da loro non nascerà quello di cui abbiamo bisogno, quello che vogliamo noi popoli originari del Messico e del mondo. 
Non ci aspettiamo niente da loro, ma solo ingiustizie, sfruttamento e tante malvagità contro noi poveri del mondo.
Non ci sarà niente per noi di quello che vogliamo e di cui abbiamo bisogno nei partiti che ci sono ora né nei cosiddetti nuovi che verranno, perché sono gli stessi che saltano da un partito all’altro.

20 anni fa abbiamo visto e riflettuto su molte cose. 
Perché le abbiamo già vissute con morti e disperazione per più di 500 anni. 
Questo ci dimostra o ci dice che non abbiamo più niente d’aspettarci da questo cattivo sistema ed i suoi cattivi governanti, e ce lo dimostra e ce lo dice la nostra storia attraverso la vita dei nostri nonni, bisnonni e trisnonni.
Per questo 20 anni fa abbiamo detto che dobbiamo costruire la nostra propria strada, il nostro proprio destino, dove ci siano libertà, giustizia e democrazia. 
Perché non c’è proprio più da fidarsi di questo sistema capitalista in cui viviamo. 
Ci siamo conosciuti nel dialogo, il dialogo che il popolo del Messico ci chiese di aprire col cattivo sistema fatto governo che non rispetta la sua parola. 
È il cattivo sistema che ci ha dimostrato di non fidarci della sua parola che, come vediamo, non rispetta da più di 500 anni.

Invece ci è servito il dialogo tra di noi comunità, tribù, nazioni e popoli originari, sì, ci è servito, per questo ora siamo il Congresso Nazionale Indigeno.
Parlare tra noi popoli originari è stato ed è molto necessario, oggi più che mai, perché la distruzione che compiono i capitalisti contro la madre terra è diffusa e questo significa che anche noi verremo distrutti, perché viviamo in essa. 
Dialogare tra di noi, ci fa bene, ci aiuta a capire, ci aiuta ad orientarci in molte cose della nostra vita, ma solo lavorando si producono frutti, se non si lavora non ci sono frutti, il lavorare è con i popoli, i frutti sono i popoli che si organizzano, lottano, sforzandosi, sacrificandosi, ogni volta che è necessario. 
Se non svolgiamo questo lavoro, chi lo farà? 
Nessuno verrà, lo sappiamo bene.
Così abbiamo detto. Molte cose abbiamo conosciuto e detto, per esempio, “combattere tra di noi non ci serve”. E ancora, “Divisi non abbiamo forza”. 
Poiché non basta solo sapere e dire, bisogna guardare a quello che succede nella nostra vita reale: ingiustizia, miseria, disuguaglianza. 
E questo ci impone di organizzarci per ottenere quello che diciamo, o mettere in pratica i passi per correggere e migliorare dove sbagliamo.

Compagni, compagne del Congresso Nazionale Indigeno, in questi giorni è da 20 anni che alziamo la nostra testa con corpo e anima e diciamo di organizzarci e lavorare per lottare.

Oggi crediamo che siamo qui proprio per questo, per guardarci, ascoltarci, per dirci cosa abbiamo fatto, come l’abbiamo fatto. Che cosa c’è ancora da fare e come farlo.
Dove abbiamo fallito e come rimediare e migliorare. 
Oggi più che mai abbiamo bisogno di essere uniti, in campagna ed in città. 
La nostra trincea di lotta, lavoro ed organizzazione è dove viviamo noi popoli originari in ogni villaggio e poi in ogni nazione, in ogni tribù, in ogni quartiere.

Compagne, compagni, compañeroas della Sesta Nazionale ed Internazionale, pensiamo che sia la stessa cosa, la nostra trincea di lotta, lavoro ed organizzazione è dove vivete, in ogni quartiere, in ogni scuola, fabbrica, in ogni ospedale e così in ogni città, municipio e stato.
Questo si ottiene solo lavorando ed organizzandosi lì dove nasce il come, il che fare secondo la situazione in cui viviamo

Compagni e compagne del Congresso Nazionale Indigeno, oggi più che mai abbiamo bisogno di continuare a lottare come facevano i nostri antenati, Resistenza e Ribellione, ma ora per un cambiamento reale per i poveri della campagna e della città. 
Dobbiamo costruire noi il mondo che vogliamo.

Compagne e compagni della Sexta del Messico e del mondo. 
Noi sfruttati e sfruttate dobbiamo stare uniti nelle campagne e nelle città e costruire il mondo che vogliamo.

Pensiamo che a questo dobbiamo dedicare i nostri sforzi, i nostri sacrifici per lavorare ed organizzarsi, per sapere che cosa fare nel momento opportuno.
OGGI NON CI RESTA ALTRO che organizzarci da noi stessi, i popoli originari delle campagne e delle città.
In particolare noi comunità, tribù, nazioni e popoli originari, non abbiamo più dove rifugiarci. Siamo attaccati nelle campagne e nelle città, nessuno avrà dove rifugiarsi.

Oggi dobbiamo alzare i nostri sguardi, tra noi sfruttati ed organizzarci, lavorare e lottare insieme per essere organizzati in città e campagne. 
Perché in verità noi popoli originari delle campagne e delle città, siamo testimoni che nel sistema capitalista non c’è niente di buono, assolutamente niente per una vita migliore per i popoli originari e per quelli di città.

Oggi ci vogliono distruggere rendendoci schiavi del capitalismo e contemporaneamente, finire di distruggere la nostra madre terra e la natura.

Oggi dobbiamo studiare ascoltando, guardando, imparando condividendo e praticando, dove e come è male e dove e come è bene, questo deve nascere in noi. 
Come uscire dal male e come fare il bene. 
Studiare le nostre storie passate per non ripetere il male, ma per correggere e migliorare. 
Per quanto potenti siano gli sfruttatori, nessuno potrà sconfiggere un popolo organizzato.

Dunque, compagne e compagni del Congresso Nazionale Indigeno, compagni, compagne e compañeroas della Sexta del Messico e del mondo, fratelli e sorelle del Messico e del mondo in basso e a sinistra, organizziamoci e lottiamo affinché ci sia un mondo migliore, continuiamo a lavorare e costruire con intelligenza e saggezza. 
Popoli originari del mondo, scienziati del mondo ed artisti del mondo, se ci organizziamo possiamo salvare il mondo e costruire un altro mondo migliore, per questo dobbiamo essere combattenti migliori. 
Mentre ci cerchiamo e parliamo, compagne e compagni del Congresso Nazionale Indigeno, dobbiamo essere d’esempio alle nostre famiglie del Messico e del mondo, perché nessuno lotterà per liberarci se non noi stessi. Ci tocca mostrare la strada.
- Compagne, compagni, compañeroas, fratelli, sorelle: Che ascolti chi vuole ascoltare. Che capisca chi vuole capire. Perché è l’ora che questi suoli tornino ad essere seminati con il passo dei popoli originari.

È ora che questi cieli tornino a meravigliare con tutti i colori che siamo del colore della terra. 
È ora che il cuore collettivo che siamo, si faccia ancora più grande. Che sia casa, consolazione e incoraggiamento alla lotta per chi si crede solo e senza via d’uscita.
E l’ora dei nostri popoli, delle nostre nazioni, delle nostre tribù, delle nostre comunità. 
Ora è il momento di ricordare al Prepotente, ai suoi capoccia e capetti, chi ha partorito questa Nazione, chi fa funzionare le macchine, chi crea il cibo dalla terra, chi costruisce gli edifici, chi fa le strade, chi rivendica le scienze e le arti, chi immagina e lotta per un mondo così grande dove ci sia sempre un posto dove trovare cibo, rifugio e speranza.

Ascoltate bene, intendetelo:
Adesso è l’ora del Congresso Nazionale Indigeno. 
Che al suo passaggio la terra tremi. 
Che nel suo sogno il cinismo e l’apatia siano sconfitti. 
Che nella sua parola si levi quella di chi non ha voce. 
Che nel suo sguardo si illumini l’oscurità. 
Che nel suo ascolto trovi casa il dolore di chi si crede solo. 
Che nel suo cuore trovi consolazione e rassicurazione la disperazione. 
Che con la sua sfida stupisca di nuovo il mondo.
- Grazie Congresso Nazionale Indigeno. Grazie per il suo esempio. Grazie per non vendersi. Grazie per non arrendersi. Grazie per non tentennare. Grazie per il suo passo fraterno, per il suo attento ascolto, per la sua generosa parola. E diciamo forte che la nostra lotta è per la vita.

Per questo viviamo, per questo moriamo, e per questo diciamo:
CHE SEMPRE VIVANO LE COMUNITÀ, TRIBÙ, NAZIONI E POPOLI ORIGINARI DEL MESSICO E DEL MONDO!
CHE SI ACCENDA DI NUOVO IL COLORE CHE SIAMO DELLA TERRA!
CHE UNA VOLTA ANCORA SI LEVI LO SGUARDO ED IL PASSO DEL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO E DI TUTTI NOI CHE SIAMO CON LUI!
Grazie per il vostro ascolto, parola e cuore.

Dal CIDECI-UNITIERRA, Chiapas, Messico.
A nome degli anziani, bambini, donne e uomini dell’esercito Zapatista di Liberazione Nazionale
Subcomandante Insurgente Moisés
il giorno 11 ottobre dell’anno 2016

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