L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 ottobre 2016

Afghanistan - 15 anni di occupazione militare, l'Italia che ripudia la guerra

INFORMARE PER RESISTERE

Afghanistan: 15 anni di massacri in nome della “lotta al Terrore”


ottobre 11 2016 09:59

In questi giorni è caduto il 15° anniversario dell’invasione Usa in Afghanistan; era il 7 ottobre del 2001 quando cominciò, meno d’un mese dopo l’11 Settembre: con la bugiarda scusa della “lotta al Terrore”, Washington inaugurò un ciclo sciagurato di guerre d’aggressione con cui la Superpotenza riteneva di poter imporre il proprio ordine a un mondo allora ancora unipolare dopo il crollo dell’Urss.

Dietro il risibile paravento dell’esportazione della “Democrazia” a Stelle e Strisce, erano due gli obiettivi fondamentali: uno politico, ovvero assicurarsi che nell’enorme blocco dell’Eurasia non emergessero competitor, né si affermassero aree indipendenti alla sua pretesa egemonia globale; un altro economico, vale a dire avere libero accesso alle risorse di quell’area sterminata, e impedire che qualcuno ostacolasse i suoi interessi.

Ormai sono passati 15 anni, le guerre si sono succedute alle guerre, e Washington stenta sempre di più a imporre il proprio dominio a un mondo divenuto multipolare. Dalle crisi sanguinose scatenate dagli Usa e dai suoi alleati del Golfo, sta emergendo un nuovo Medio Oriente che stravolge gli antichi equilibri funzionali a Washington ed a Riyadh con i loro satelliti, e dai confini dell’Europa, passando per l’Asia Centrale e fino al Pacifico, la rinnovata forza di Mosca e soprattutto l’affermarsi di Pechino, stanno mettendo in discussione l’ordine e l’egemonia dello Zio Sam.

L’Afghanistan è cerniera fra Medio Oriente e Asia Centrale; il suo territorio confina con le aree di influenza cinesi e russe, è oggetto dell’eterna contrapposizione fra India e Pakistan, ed ha una lunga frontiera con l’Iran, il fulcro dell’odierno ribaltamento dell’antico status quo mediorientale tanto caro all’Imperialismo.

All’indomani dell’invasione in Afghanistan, l’allora Segretario alla Difesa Rumsfeld affermò che dopo la distruzione delle basi di al-Qaeda gli Usa avrebbero lasciato il Paese avendo l’impudenza di dire: ”perché è giusto che l’Afghanistan costruisca da solo la propria democrazia”.

Da allora la guerra non ha abbandonato quelle terre, le stragi si sono succedute e, al di là di una stucchevole propaganda ad uso delle opinioni pubbliche occidentali, la situazione è andata precipitando. Un potere corrotto, tenuto in piedi dai soldati occidentali, fa finta di governare un Paese distrutto, abbandonato a signori della guerra, trafficanti d’oppio e terroristi d’ogni specie, con cui stringe sistematici accordi per mantenersi sulla testa di una popolazione vessata ed allo stremo.

A parte operazioni di facciata, per 15 anni enormi fiumi di denaro sono serviti ad ingrassare le società della Difesa occidentali e ad alimentare una corruzione locale da incubo, lasciando arrivare agli afghani, martoriati dalla guerra, misere briciole. Ma sono serviti anche e soprattutto ad alimentare le pretese di egemonia e controllo sull’area di Washington.

Questa è la ragione dell’invasione scatenata in Afghanistan, una guerra infinita, ormai sparita dai media occupati a disinformare su altre crisi, spacciata come crociata contro quel terrorismo tanto funzionale agli interessi dello Zio Sam.

di Salvo Ardizzone


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