L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 20 ottobre 2016

Banca Etruria - False comunicazioni sociali articolo 2621 codice civile da 1 a 5 anni. False comunicazioni sociali delle società quotate articolo 2622 codice civile dai 3 ai 8 anni

Processo Banca Etruria, richiesti 2 anni e 8 mesi per l’ex presidente Fornasari 

19 ottobre 2016 13:53
















Cronaca Arezzo Giuseppe Fornasari 


Una condanna a due anni e otto mesi per l’ex presidente di Banca Etruria Giuseppe Fornasari e per l’ex dg Luca Bronchi, a due anni per il dirigente dell’istituto di credito aretino Davide Canestri. 

Queste le richieste fatte dal procuratore della Repubblica di Arezzo Roberto Rossi e dal pm Julia Maggiore al processo, con rito abbreviato davanti al gup Annamaria Loprete, per i tre imputati del primo filone di inchiesta sul crac di Banca Etruria, relativo all’ipotesi di reato di ostacolo all’autorità di vigilanza. Per il prossimo 21 ottobre sono previste le arringhe degli avvocati difensori. Il verdetto dovrebbe arrivare tra una settimana, il 26 ottobre, giorno in cui è stata fissata un’altra udienza. Il filone d’inchiesta relativo all’ipotesi di ostacolo alle autorità di vigilanza risale a fine 2013, quando gli ispettori di Banca d’Italia, in una relazione, avevano evidenziato possibili criticità di rilevanza penale nel bilancio 2012 dell’istituto bancario aretino. 

Tra le operazioni che avrebbero concorso sia a provocarne il dissesto sia a mascherare le reali condizioni economiche della banca la vicenda relativa alla cessione di immobili, in particolare racchiuso nella società Palazzo della Fonte, il cui consorzio acquirente sarebbe stato a sua volta parzialmente finanziato dalla stessa Banca Etruria. C’è poi la questione dei crediti deteriorati che sarebbero stati trattenuti allo stato di incaglio e non di sofferenze per ridurne l’impatto sul bilancio. L’ex dg Bronchi e il direttore centrale Davide Canestri si sono difesi facendo riferimento a una serie di parametri tecnici che loro avrebbero rispettato. Fornasari al processo ha reso una dichiarazione spontanea sostenendo di aver preso la banca in condizioni disperate e di aver fatto il possibile per salvarla.

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