L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 ottobre 2016

Comune di San Lazzaro - la metodologia è sempre la medesima, quando si tratta di giustificare minacce e sottintesi si diminuisce la portata, il significato e il modo con cui i ricattatori estorcono il consenso delle vittime

L’INCHIESTA
Colata, Merola: «Non vedo minacce»
Vacchi: «Tutelare interessi non è illecito»


Il leader degli industriali: «Ovviamente tutto ha un limite». Il sindaco: «Immagino che la Procura abbia altro, rispetto a quanto uscito finora sulla stampa»


BOLOGNA - «Mi è capitato diverse volte che i costruttori mi abbiano detto “attento che ti facciamo causa, perché perdiamo un mucchio di soldi”. È normale che ci siano questi dialoghi, non significano pressioni o ricatti». Sull’inchiesta della Colata di Idice, che ha visto pochi giorni fa l’avviso di fine indagini, arrivano le parole di Virginio Merola.

MEROLA: «QUELLE DICHIARAZIONI NON MI SEMBRANO PRESSIONI» - Un intervento netto, che invita a ricordare come «di rinvii a giudizio, di sentenze che poi si sono risolte, purtroppo dopo anni, con assoluzioni abbiamo diversi esempi». Il riferimento è al processo che ha visto coinvolto l’ex presidente della Regione Vasco Errani. E per Merola non è detto che stavolta, nell’inchiesta che vede sette indagati tra i vertici di Legacoop e figure di spicco del Partito democratico, vada diversamente: «Aspettiamo serenamente che la Procura concluda. Immagino che abbia atti che vanno oltre le dichiarazioni apparse sulla stampa – è la linea – perché, lo dico come ex assessore all’urbanistica, quelle dichiarazioni non mi pare che si configurino come pressioni e minacce». Per il numero uno di Palazzo d’Accursio, «evidentemente la magistratura ha qualche elemento in più». Anche se «io vedo una buona fede generale in questa questione». Invece, sul provvedimento della sindaca di San Lazzaro Isabella Conti, ribadisce la linea della Città metropolitana di ridurre il consumo di suolo: «E questo – sottolinea - è condiviso da tutti i sindaci, che a stragrande maggioranza sono del Partito democratico».

UNINDUSTRIA - In difesa di Legacoop arrivano anche le parole del presidente di Unindustria Alberto Vacchi, a margine della presentazione del progetto del nuovo stabilimento della Bonfiglioli: «È giusto che la magistratura faccia il suo corso – premette il patron di Ima – ma quando ci si muove come rappresentanza è evidente che ci si muove per fare gli interessi della propria categoria». Insomma, esiste anche un ruolo di lobby: «Viene sempre intesa in termini negativi, ma un’associazione di categoria tutela gli interessi di categoria – sostiene Vacchi -. Non c’è niente di illecito nel tutelare gli interessi delle imprese altrimenti non esisterebbero e non esisterebbero nemmeno i sindacati dei lavoratori. Poi è ovvio che tutto ha un limite».
06 ottobre 2016

Nessun commento:

Posta un commento