L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 ottobre 2016

Comune di San Lazzaro - quando la consorteria massonica-mafiosa-politica inizia le minacce, per spingere la sindaca a denunciare il tono NON poteva essere archiviato come battuta

L’INCHIESTA
Colata, quando la dirigente disse
«La minaccia di Camellini? Una battuta»


Quella frase è stata la molla che ha spinto Isabella Conti, già avvicinata da cooperatori e imprenditori preoccupati che azzerasse la Colata di Idice, a rivolgersi ai pm


BOLOGNA - «Il tuo sindaco ha intenzione di farsi mettere sotto riducendo le aree edificabili?». La frase pronunciata il 5 dicembre 2014 da Germano Camellini, all’epoca presidente del collegio dei revisori dei conti del Comune di San Lazzaro, nel corso di una telefonata con la dirigente del settore Bilancio Anna Barbieri è stata la molla che ha spinto la sindaca Isabella Conti, già avvicinata da cooperatori e imprenditori preoccupati che azzerasse la Colata di Idice, a rivolgersi ai pm.

Per almeno sette mesi Camellini è stato l’unico nome iscritto nel registro degli indagati dopo la denuncia della Conti sulle presunte pressioni indebite subite. La sindaca ha riferito l’episodio ai pm spiegando che «la dirigente rimase particolarmente colpita e turbata dalla domanda fatta da Camellini ». La circostanza le venne subito riferita «ed entrambe interpretammo l’espressione “mettere sotto” come essere investita. La sera la Barbieri, su mia richiesta, mi confermò l’episodio in una mail, ma sfumandolo molto». Una frase dunque che la Conti non percepì come una battuta, tanto è vero che ne parlò subito ai pm.

Per ricostruire l’episodio, sempre sminuito dal diretto interessato, gli inquirenti già il 9 gennaio sentono la dirigente che però fornisce una versione diversa: «Inizialmente avevo capito piste ciclabili ma lui ha precisato aree edificabili. Ho riferito la conversazione al sindaco ma le ho precisato che non ero sicura di aver compreso bene. Personalmente non ho avuto l’impressione che si trattasse di una minaccia ma ho percepito che Camellini volesse informazioni. Il sindaco mi chiese se poteva essere interpretata come farsi mettere sotto da un’auto, le risposi di si. Ho subito capito che il sindaco si era preoccupata quando ha sentito l’espressione utilizzata, io rimasi meravigliata perché l’avevo percepita come una battuta, ricordo che le dissi che Camellini è una persona scherzosa. Lo stesso giorno ci siamo viste anche con la vicesindaco, abbiamo concluso che poteva trattarsi di una battuta».

Quattro giorni dopo, intercettata, la Barbieri, che sospetta di avere il telefono sotto controllo, sminuisce al suo interlocutore la portata della frase: «Non fu una minaccia ma un modo di porre all’attenzione del Comune una partita molto grossa. Non ho mai parlato di minacce ma di battute».

Come noto l’ex presidente dei revisori è tra i sette indagati per le presunte minacce alla Conti. Gli inquirenti hanno ricostruito i ruoli passati nei cda di varie coop e di sindaco della Immobiliare Porta Castello, controllata da Fondazione 2000, la cassaforte del Pd, e lo ritengono da sempre vicino al partito. Intercettato, Camellini afferma in due circostanze che su Idice «qualcuno ci rimetterà milioni di euro» e che «se fossi un consigliere comunale ci penserei bene a modificare un Poc già deliberato».
06 ottobre 2016

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