L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 8 ottobre 2016

Da Mentana Zagrebelsky ha stravinto e il bello è che gli imbecilli alla Renzi neanche se ne sono accorti

Enrico Mentana: "Matteo Renzi come Silvio Berlusconi nel 2006: sfiderebbe chiunque per far vincere il Sì al referendum"

il Giornale
Pubblicato: 07/10/2016 09:24 



Matteo Renzi come Silvio Berlusconi 10 anni fa "quando per recuperare terreno era disposto a qualunque confronto". Parola di Enrico Mentana, che a una settimana dall'aver moderato il faccia a faccia tra il premier e Gustavo Zagrebelsky sul referendum, ne torna a parlare in un'intervista al Giornale.

Mentana, dopo il botto che ha fatto con il confronto Renzi-Zagrebelsky (8% di share), la Rai ha deciso di dedicare più spazio ai programmi sul referendum. Un'altra medaglia sulla giacca?

«Ma no, dai. Mi fa piacere aver messo a segno un bel colpo, ma non mi sento certo come la Settimana enigmistica che vanta innumerevoli tentativi di imitazione...»

Modestia a parte, sulla politica lei arriva sempre prima degli altri e quando fa qualcosa lei pare l'uovo di Colombo: poi tutti stanno a domandarsi come non ci avessero pensato prima...

«Non sempre quello che è sotto gli occhi di tutti poi si riesce a trasformare in un programma televisivo. Siamo riusciti a intercettare Renzi nel momento in cui, per recuperare terreno rispetto ai sondaggi che danno i Sì in discesa, sarebbe stato disponibile a sfidare chiunque. Anche il più forte tra gli esponenti del No, come Zagrebelski».

Insomma ha fiutato il momento giusto...

«Quando c'è uno che insegue, bisogna prenderlo al volo. Come con Berlusconi dieci anni fa quando per recuperare terreno era disposto a qualunque confronto e venne fuori lo scontro epocale con Diliberto, che alla fine giovò a entrambi».

Altri confronti di fuoco come quello tra Renzi e Zagrebelsky?

«Anche. Ma la contrapposizione non deve essere una tassa. Certo è che, quando la materia è una consultazione referendaria a cui bisogna rispondere con un Sì e con un No, viene naturale apparecchiare dei confronti. Così il pubblico si appassiona alla materia e non è necessario che ogni volta la trasmissione si trasformi in una zuffa con colpi sotto la cintura».

In effetti Zagrebelsky in certi tratti metteva ko per la noia...

«È lì che sta il bello: il pubblico ha seguito lo stesso, nonostante i discorsi a volte troppo tecnici».


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