L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 10 ottobre 2016

e non si può dire che Bersani non ha votato tutto ma proprio tutto, anche le peggiori schifezze che ha voluto Renzi in questi anni

SPACCATURA
Bersani e Matteo Renzi, siamo alla fine. Lo sfogo: "Mi ha trattato come un..."



"È un anno che l'Italia mangia solo pane e riforme, ora basta. Renzi proverà a stanarmi con una proposta sull'Italicum? Chiacchiere. Non mi si può raccontare che gli asini volano. Vediamo in direzione, ma io non mi aspetto nulla". Pierluigi Bersani sbotta contro Matteo Renzi in una intervista al Corriere della Sera: "Se parlo fuori è perché nel Pd non si può. In un anno e mezzo non ho mai avuto occasione di discutere di riforme nel partito. E dire che un po' ci capisco". "Anche con me non sono andati per il sottile, sono stato trattato come un rottame. Non ho ragioni per difendere Massimo D'Alema, ma deve esserci un limite a questa cosa volgare del vecchio e nuovo, che riguarda le idee e i protagonisti di una stagione. Nell'Ulivo c'erano anche idiosincrasie e liti furibonde, ma perbacco c'era una cosa da tenere assieme e c'era il rispetto, tanto che D'Alema propose Veltroni segretario e Prodi presidente della Commissione europea".

"Noi abbiamo cercato di salvare il salvabile", continua Bersani, "ma a volte trattenersi è molto difficile. E anche adesso dico quel che dico perché un pezzo del nostro popolo non vada via, restando vittima di cattivi pensieri. Non puoi sempre farti vedere con Marchionne e Polegato". Sullo scontro tra Lotti e D'Alema Bersani afferma: "C'è un limite, perché se sei dove sei c'è sempre qualcuno che ti ci ha portato. Invece ora tutto quello che c’è prima è da sputarci su... Così vai a
sbattere". Sulla possibilità che si possa ridiscutere l’Italicum, Bersani sostiene: "In tutta Europa si cercano sistemi in grado di rappresentare quel magma che c’è, e noi ci inventiamo il governo del capo? C’è da farsi il segno della croce. Nella legge
elettorale bisogna metterci dentro un po' di proporzionale, invece che prendere tutta altra strada per sapere alla sera del voto chi comanda".

Per quanto riguarda il partito della Nazione, Bersani dice: "Qualcuno sta rompendo i ponti con la tradizione convinto di prendere i voti della destra, ma non ci metto la firma su una prospettiva così. Se passa il Sì, temo che Renzi prenda l’abbrivio e vada dritto con l’Italicum. Ma non sono disposto a mettere in mano il sistema a quella roba inquietante che sento venir su dal profondo del Paese". Poi, ancora: "A turbarmi non è Grillo ma l’insorgenza di una nuova destra in formazione, aggressiva, non liberale, protezionista, che, da Trump a Orbán, cerca le sue fortune. Il ripiegamento della globalizzazione ha portato un aumento bestiale delle disuguaglianze. La sinistra deve trovare una nuova piattaforma di base di diritti del lavoro. La ricetta? Welfare, fedeltà fiscale, basta bonus e voucher".

Una replica al "no" alla riforma di Bersani è arrivato da parte di Renzi nel corso de L'Arena di Massimo Giletti, dove l'ospite d'eccezione era proprio il premier. "Bersani ha votato sì tre volte a questa riforma, non l’ho scritta io da solo a Rignano sull’Arno, è stata due anni e quattro giorni in Parlamento. Bersani l’ha votata 3 volte, se cambia idea per il referendum ognuno si farà la sua opinione", ha affermato.

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