L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 5 ottobre 2016

Energia pulita - energia diffusa la tecnologia c'è manca la volontà politica se i Renzi sposano le trivelle non si va da nessuna parte

Storage distribuito: in Olanda si mettono in rete le batterie domestiche

Un programma sperimentale vuole creare una “centrale elettrica virtuale” con centinaia di sistemi di accumulo in tutto il paese. L’obiettivo è sostituire una parte della capacità di riserva garantita dagli impianti fossili convenzionali. I nuovi servizi di rete e la situazione italiana.
Redazione QualEnergia.it
04 ottobre 2016



Con la produzione in crescita di energia rinnovabile, i mercati elettrici dovranno mutare gradualmente pelle: per diverse ragioni è interessante approfondire il caso olandese, perché già da qualche mese l’operatore delle reti di trasmissione, TenneT, si sta impegnando a cercare nuove soluzioni per il futuro delle smart grid.

Così anche le società energetiche stanno cominciando a proporre formule inedite dicollaborazione attiva con i loro clienti/consumatori elettrici.

Eneco, in Olanda, vuole creare una rete di 400 batterie Tesla Powerwall attraverso il programma pilota CrowdNett. L’obiettivo è sviluppare modelli di controllo della domanda elettrica, aggregando diversi dispositivi di energy storage in una sola “centrale virtuale”, in grado di fornire servizi di vario tipo.

Il problema è noto: le fonti rinnovabili, come l’eolico e il solare, producono energia con una certa variabilità, quindi è sempre necessario acquistare capacità di energia di riserva dalle centrali termoelettriche a gas e carbone, con cui fronteggiare i picchi di domanda.

Tuttavia, questa capacità di riserva potrebbe essere garantita, almeno in parte, dalle stesse rinnovabili grazie ai sistemi di accumulo elettrochimico, sia a livello di rete sia per le singole utenze (Energy storage di rete, quando i benefici sono maggiori dei costi).

Qual è l’idea di Eneco per il mercato elettrico olandese? Il programma CrowdNett si rivolge agli utenti domestici che hanno già installato dei sistemi solari FV, quindi potenzialmente circa 400.000 abitazioni in tutto il paese. Per invogliare le persone ad acquistare una batteria, entrando così nel programma, Eneco offre le Powerwall di Tesla al prezzo scontato di 4.500 euro anziché 7.000, installazione compresa.

Inoltre, l’utente avrà diritto a un corrispettivo annuale di 450 euro per cinque anni, in cambio della sua autorizzazione a prelevare fino al 30% dell’energia stoccata nella batteria, in qualunque momento l’operatore lo ritenga necessario per bilanciare domanda e offerta sulle linee di trasmissione.

In pratica, mettendo insieme 400 Powerwall con questa formula di scambio attivo utente/rete, Eneco avrebbe una capacità di riserva superiore a 2 MW interamente immagazzinata nelle case olandesi.

Sarebbe una sorta di energy storage distribuito, abbinato alla generazione distribuita degli impianti fotovoltaici. Con un doppio vantaggio: da un lato,incrementare l’autoconsumo di elettricità, dall’altro contribuire ai servizi di rete tra cui la regolazione di frequenza e il peak shaving, riducendo la potenza impegnata e gli sbilanciamenti tra energia prodotta e consumata effettivamente in un dato periodo.

La capacità di riserva assicurata dalle batterie, quindi, in futuro potrebbe sostituire parzialmente l’energia di backup proveniente dagli impianti convenzionali, rendendo il sistema elettrico più pulito, flessibile e con minori costi complessivi di gestione.

Anche TenneT, recentemente, ha stretto accordi con diversi partner per testare, attraverso alcuni piani-pilota, il potenziale delle “nuove” tecnologie nell’ambito della capacità di riserva primaria: stazioni di pompaggio idrico, impianti di cogenerazione, batterie di accumulo, stazioni di ricarica dei veicoli elettrici e così via.

È un modello replicabile in Italia? La discussione è apertissima, dopo che l’Autorità per l’Energia ha pubblicato un documento di consultazione per avviare il processo di riforma che consentirà alle diverse tecnologie di partecipare al Mercato dei Servizi di Dispacciamento (MSD).

Fonti rinnovabili e sistemi di accumulo, quindi, potranno concorrere sullo stesso piano, o quasi, con le centrali termoelettriche, anche se molti aspetti restano incerti, ad esempio la remunerazione per questi servizi e le regole tecniche da applicare alle tecnologie non programmabili (Apertura MSD: quali opportunità per rinnovabili, storage e gestione della domanda?).

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