L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 4 ottobre 2016

Gli Stati Uniti si comportano come se fossero i padroni del mondo ma non tutti sono disposti a rinunciare ad essere liberi

IL CONFRONTO RUSSIA/STATI UNITI
Siria, rottura completa Usa-Russia. E Putin sfida Obama sul plutonio
–di Antonella Scott
3 ottobre 2016



Il fallimento dell'accordo per una tregua in Siria ha trascinato nel baratro i rapporti tra Mosca e Washington: lunedì sera la Casa Bianca ha annunciato la sospensione di ogni contatto bilaterale con la Russia, nell’ambito dei negoziati congiunti per trovare un’intesa che ponesse fine alla guerra. «Non è una decisione che è stata presa alla leggera», ha dichiarato il portavoce del dipartimento di Stato, John Kirby.«La pazienza con i russi si è esaurita - ha aggiunto il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest, accusando Mosca di complicità nella tragedia siriana -. Non c'è più nulla su cui parlare».

Questa è stata la conclusione di una giornata in cui, dopo aver firmato un decreto che, presentandosi come una risposta ad «azioni ostili» e all’incapacità americana di rispettare gli impegni presi, sospende le intese raggiunte tra Russia e Stati Uniti nel 2000 riguardo alla distruzione di una parte dei rispettivi arsenali di plutonio, Vladimir Putin ha inviato alla nuova Duma un disegno di legge in cui la ripresa dell'accordo sul plutonio viene condizionata all’abolizione di tutte le sanzioni imposte da Washington a Mosca, e al rimborso dei danni causati.

Disarmo e non proliferazione come merci di scambio su tutti i fronti aperti; come modo per ricordare il peso che la Russia intende avere sullo scenario internazionale, a partire dal ruolo di potenza nucleare. La lista delle richieste, come si può vedere nel testo del disegno di legge firmato da Putin, include il ritorno alle condizioni in essere nel momento dell’entrata in vigore dell’accordo sul plutonio (firmato a Mosca il 29 agosto 2000, a Washington il 1° settembre dello stesso anno, effettivo dal 2010): «La riduzione delle infrastrutture militari e dei contingenti americani schierati nei territori dei Paesi entrati a far parte della Nato dopo il 1° settembre 2000, ai livelli in cui si trovavano nel giorno dell’entrata in vigore dell’accordo e dei relativi protocolli».


19 settembre 2016

L’intesa sul plutonio, che Putin accusa gli Usa di non rispettare, era stata l’ultimo esempio di cooperazione di successo tra le due potenze nucleari sul fronte della non proliferazione. Quello che finora aveva resistito all’inasprimento dei rapporti bilaterali. In base agli accordi, ciascuno dei due firmatari acconsentiva a eliminare almeno 34 tonnellate di plutonio utilizzabile nelle armi nucleari, bruciandole in reattori destinati all'uso civile. Ora, improvvisamente, l’intero arco della cooperazione nucleare tra le due potenze sembra vulnerabile.Putin chiede che gli Stati Uniti abbandonino «la politica ostile» nei confronti della Federazione Russa, intendendo con questo: l’abolizione della cosiddetta Legge Magnitskij (sanzioni decise a Washington contro i protagonisti del caso dell'avvocato Serghej Magnitskij, morto in carcere a Mosca nel 2009) e delle sanzioni imposte per il ruolo assunto dai russi nella crisi ucraina ; e la «compensazione dei danni subiti dalla Federazione Russa come conseguenza delle sanzioni».

“L’intesa sul plutonio era stata l’ultimo esempio di cooperazione di successo tra le due potenze nucleari sul fronte della non proliferazione”

Tutto questo, ha commentato il ministero degli Esteri russo, è un monito rivolto all’America, che «non può trattare la Russia da una posizione di forza». Mosca, è scritto nella dichiarazione, è pronta a riprendere l’implementazione delle intese nucleari se Washington «eliminerà completamente le ragioni dello squilibrio politico, militare ed economico nel mondo. I passi che la Russia è stata costretta a compiere non intendono peggiorare le relazioni con gli Stati Uniti. Vogliamo che Washington capisca che non puoi con una mano introdurre sanzioni contro di noi, relativamente indolori per gli americani, e con l’altra mano continuare a cooperare nei settori in cui fa comodo. L’amministrazione Obama ha fatto di tutto per distruggere l’atmosfera di fiducia che avrebbe incoraggiato la cooperazione».

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