L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 13 ottobre 2016

Hillary la guerrafondaia, falsa e disonesta

MICIDIALE ACCUSA DEL WALL STREET JOURNAL ALLA CLINTON: ''ECCO PERCHE' NON E' ONESTA E DEGNA DI FIDUCIA'' (MAIL SEGRETE)

mercoledì 12 ottobre 2016

WASHINGTON - La marea di insulti della stampa "democratica" e "liberal" americana contro Donald Trump ha fatto da muro per nascondere ben altro, e cioè la compromissione della candidata Clinton con i banchieri a stelle e strisce, elite spregiudicata e al centro di scandali finanziari giganteschi che hanno rischiato - e continuano - di far crollare l'intero sistema bancario statunitense.

Una cortina fumogena, insomma, che viene scoperta e diradata oggi dal Wall Street Journal che pubblica in prima pagina un articolo-denuncia.

"Le e-mail pubblicate la scorsa settimana da WikiLeaks spiegano - secondo il Wall Street Journal - per quale motivo la candidata democratica alla Casa Bianca, Hillary Clinton, abbia scelto di non pubblicare le trascrizioni dei suoi colloqui a porte chiuse con gli esponenti di Wall Street, e anche per quale ragione tanti cittadini statunitensi non la ritengano onesta o degna di fiducia".

"Stando alle rivelazioni del sito web fondato da Julian Assange - prosegue a scrivere il Wall Street Journal sottolineanche anche che i respondabili della campagna di Hillary Clinton sostengono di "non aver tempo di confermarne la veridicita'" - la Clinton ha cominciato a corteggiare i banchieri in vista della sua candidatura presidenziale sin dalla conclusione del suo mandato come segretario di Stato, nel 2012".

"I banchieri, da un lato erano ansiosi di concederle lauti compensi: ben 4,1 milioni di dollari in due anni, stando ai documenti pubblicati da Wikileaks. La Clinton, dal canto suo, era ansiosa di compiacere i banchieri con quanto volevano sentirsi dire".

Parole come pietre, quelle del Wall Street Journal, che entra anche nei dettagli, delle relazioni "d'affari" della Clinton con gli squali della finanza di Wall Street.

"Ad un evento organizzato da Goldman Sachs, nel 2013, Clinton ha affermato che "esiste un tale pregiudizio nei confronti di chi ha avuto una vita di successo". "I banchieri d'affari sono gente come lei" - chiosa il Wall Street Journal che sottolinea come "queste ed altre dichiarazioni della Clinton, mai rese pubbliche, siano agli antipodi rispetto alla dialettica su cui ha imperniato la propria campagna elettorale".

"A una conferenza organizzata da Deutsche Bank - insiste il Wall Street Journal - la Clinton ha addirittura affermato che la vera riforma del settore finanziario "deve venire dall'industria in se'". Un'affermazione -scrive il quotidiano - di cui certamente la senatrice progressista Elizabeth Warren e l'ex governatore socialista Bernie Sanders non erano a conoscenza, quando hanno concesso il loro endorsement alla Clinton".

"Alcuni elettori - conclude il quotidiano - potrebbero ritenere le affermazioni che la Clinton ha voluto rimanessero segrete, una incoraggiante prova del suo pragmatismo politico, ma molti altri della sua poco invidiabile capacità di mentire e comunque nascondere la verità, se la ritiene dannosa o imbarazzante per se stessa. Quel che e' certo e che se le trascrizioni diffuse da WikiLeaks fossero emerse durante le primarie democratiche, le sarebbero costate moltissimo in termini di consenso politico. La Clinton molto probabilmente le avrebbe perse a favore di Sanders".

Redazione Milano


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