L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 22 ottobre 2016

I tagliagola dell'Isis impediscono la pace

DAESHSOCIETÀZOOM
I giovani arabi si aspettano la caduta di Daesh, affascinati invece dal modello emiratino



Di Abdul Rahim al-Sharqawi. Hespress (19/10/2016). Traduzione e sintesi di Irene Capiferri.

Secondo i risultati di un sondaggio, la stragrande maggioranza dei giovani arabi ripudia Daesh (ISIS) e non lo ritiene capace di costruire uno Stato islamico. Dall’ottavo sondaggio annuale dal titolo “Nei cuori e nelle menti dei giovani arabi”, basato su 3.500 interviste di ragazzi e ragazze di diversi paesi arabi, emerge che i giovani arabi ritengono l’organizzazione di Daesh la più grande difficoltà in Medio Oriente, con oltre quattro su cinque giovani che hanno espresso preoccupazione per tale fenomeno.

Per quanto riguarda i motivi per cui molti aderiscono al cosiddetto “Stato islamico”, essi adducono come prima ragione la mancanza di posti di lavoro, che spinge i giovani ad avvicinarsi a Daesh; altre motivazioni menzionate sono la convinzione tra le reclute che la loro interpretazione dell’Islam sia corretta, così come la corruzione dei governi arabi e l’emergere del secolarismo occidentale nei valori dei governi della regione. Anche le tensioni religiose regionali, in particolare quelle tra sunniti e sciiti, possono essere incluse: il 52% dei giovani arabi crede che la religione giochi un ruolo più importante di quello che dovrebbe in Medio Oriente, su questo concordano il 61% dei giovani nei paesi del Consiglio di cCooperazione del Golfo (CCG), mentre nei paesi del Nord Africa l’idea è sposata solo dal 47%.

Per il quinto anno consecutivo, una percentuale significativa di intervistati considera l’Arabia Saudita il principale alleato per il proprio paese nella regione; in particolare per i giovani dei paesi del CCG tale percentuale raggiunge il 93%, seguita da giovani dei paesi del Nord Africa al 75%.

Le opinioni variano sul conflitto siriano e sul fatto che sia una guerra per procura o una guerra civile tra siriani: il 74% di giovani yemeniti lo considerano una guerra per procura, mentre il 79% dei giordani lo ritengono una rivoluzione, ma il 47% dei giovani in Libia lo considera una guerra civile. Nel complesso, il 39% di tutti i giovani intervistati concorda sul fatto che in Siria sia in corso una guerra per procura svolta da potenze regionali e internazionali.

Infine sullo stato del mondo arabo dopo le “primavere”, i giovani egiziani (per il 61%) sono gli unici a credere che esso sia migliorato; i giovani tunisini ritengono che l’effetto sia stato opposto e lo stesso i giovani in Libia e Yemen. Il 67% dei giovani in generale ritiene che i leader arabi dovrebbero compiere maggiori sforzi per promuovere le libertà personali e i diritti umani.

L’indagine ha rilevato anche che gli Emirati Arabi Uniti costituiscono un modello in quanto paesi stabili economicamente e meta ambita per vivere o per creare un business; mentre l’80% dei giovani dei paesi membri dell’OPEC ha espresso preoccupazione per il calo dei prezzi del petrolio. L’indagine ha rilevato che il 32% dei giovani arabi segue la cronaca quotidiana tramite fonti digitali, anche se il 63% ritiene che la televisione rimanga la più affidabile e principale fonte di notizie.

Abdul Rahim al-Sharqawi è un giornalista marocchino e scrive per Hespress.


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