L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 21 ottobre 2016

Italia prossimo presente - ridurre le diseguaglianze, piano industriale, trattenere talenti

21/10/2016
Paesi buoni e cattivi. Ecco le pagelle del nuovo guru di Wall Street
di Massimo Morici

Sharma: "Ridimensionare gli obiettivi di crescita: 1,5% in Occidente va più che bene"
Le previsioni: promosse Usa, Messico e Germania. Bocciata la Francia
Cartellino giallo per Italia e Regno Unito



Cartellino giallo per l'Italia, che finisce nella terra di mezzo, una sorta di purgatorio per quei Paesi che devono ancora compiere le riforme strutturali per tornare a crescere, con la consapevolezza che i ritmi del passato non saranno più raggiungibili. A dare le pagelle della crescita è Ruchir Sharma (nella foto), head of emerging markets e chief global strategist di Morgan Stanley Invetment Management, il super esperto dell'asset manager della banca d'affari newyorkese che la rivista Barron's ha definito il "new global thinker" di Wall Street.

È insomma il nuovo guru della finanza a stelle e strisce l'economista indiano, figlio di un militare, diventato consulente di molti governi e unico esponente del mondo del risparmio gestito tra le 50 persone più influenti al mondo, almeno secondo Bloomberg Markets. Ieri ha presentato a Milano davanti a una folta platea di consulenti finanziari e investitori professionali il suo ultimo libro, The Rise and the Fall of Nations, frutto delle ricerche degli ultimi anni. "Un libro che ci permette di distinguere i segnali di fondo dal rumore e di tornare a riflettere sui fondamentali" ha detto introducendo i lavori Domenico Siniscalco, numero uno di Morgan Stanley in Italia ed ex presidentissimo di Assogestioni. A partire da quel maledetto 2008, lo spartiacque tra l'età dell'oro della globalizzazione e l'era della grande crisi segnata dal ritorno dei populismi al di qua e al di là dell'Oceano.

Bene, Sharma ha trovato la formula del successo per l'economia di un paese nell'era del pessimismo, in cui "l'economia mondiale sta lottando per superare le frizioni create dalle quattro D": deglobalizzazione, oggi il commercio internazionale cresce più lentamente del Pil globale; depopolamento, il brusco rallentamento della crescita della popolazione in età lavorativa (solo all'1% all'anno, la metà di quanto registrato in precedenza); disenbidamento, anche se solo una parte del mondo sviluppato ha cominciato a romborsare il debito; e de-democratizzazione, negli ultimi dieci anni su 110 paesi oltre la metà ha ceduto parte delle proprie libertà e stanno cercando di super-alimentare la propria economia.

Lo scenario globale dipinto è comunque meno pessimista di quanto si pensi, anche perchè "ogni nazione deve ridimensionare le proprie ambizioni", persino le economie più povere che sono quelle che in genere crescono di più". "Se guardiamo alla prossima decade, la forte crescita della Cina va rivista da 7 a 5%, nei paesi sviluppati dal 3% annuo a 1,5%" ha sottolineato. In questo scenario, chi vincerà e chi perderà nel mondo post crisi? Sharma utilizza 10 regole per individuare i principali driver del cambiamento. Tra questi, ne ricordiamo alcuni più tradizionali - come la capacità di supportare le riforme, di ridurre le diseguaglianze, di sostenere le imprese, soprattutto quelle manifatturiere (la chiave per sostenere la crescita mei prossimi anni), di controllare il livello del debito e l'inflazione - e altri più originali: la capacità di attrarre e trattenere i talenti o la questione geografica, ad esempio.

Per l'esperto saranno svantaggiati i paesi che hanno capitali sovrappopolate (la prima città non dovrebbe essere più grande di tre volte la seconda), il caso di Londra è esemplare. Cosa dicano i media di un paese, poi, conta ma fino a un certo punto: curiosamente, Sharma ha registrato performance negative in tutti quei paesi di cui i giornali hanno parlato bene in passato. La maledizione della copertina del Time, la chiama. Morale della favola, il nuovo guru di Wall Street promuove Usa, Messico, Argentina e Germania e boccia la Francia (il nuovo malato d'Europa), Cina, Russia, Australia, Turchia e Sud Africa.

E l'Italia? Tra i mediocri, con Regno Unito, Spagna e Brasile: l'economista ha ricordato che livelli estremi di indebitamento portano sempre a rallentamenti, che la spesa pubblica nel nostro paese è troppo elevata e che l'Italia deve trovare più lavoratori. Tra i punti a favore, invece, l'industria manifatturiera, la diseguaglianza contenuta (il patrimonio dei Paperoni pesa ancora meno del 10% del Pil e per la gran parte non deriva da settori a elevato rischio di corruzione) e la capacità di sfruttare la propria posizione geografica. Sharma ammette infine che "una valuta più debole potrebbe aiutare" anche se non vede uno scenario di rottura dell'Eurozona.

http://www.advisoronline.it/asset-manager/societa-di-gestione-del-risparmio/39300-paesi-buoni-e-cattivi-ecco-le-pagelle-del-nuovo-guru-di-wall-street.action?refresh_ce

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