L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 14 ottobre 2016

la Grecia boccia il traditore Tsipras, la Germania non vuole ristrutturare il debito, sempre stato insostenibile, perché vuole spremere fino all'ultima goccia il popolo greco

Grecia: debito insostenibile per Tsipras, che nei sondaggi è dimezzato

La Grecia chiede la ristrutturazione del debito pubblico, ipotesi che piace anche alla BCE, ma non alla Germania, principale creditore pubblico del paese. Nei sondaggi è crollo verticale per Syriza, il partito del premier Tsipras.

Giuseppe Timpone
Ieri - 13 Ottobre 2016, ore 12:56



Il ministro dell’Economia, George Stathakis, ha dichiarato ieri, che il debito pubblico accumulato dalla Grecia sarebbe insostenibile nel medio-lungo periodo, anche solo immaginando una crescita economica del 2,5% all’anno, un’inflazione al 2% e un robusto surplus primario. Per questo, chiede che la questione venga affrontata da parte dei creditori dell’Eurozona. Il suo pensiero appare in linea con quello esternato ieri dalla BCE, il cui membro esecutivo, Benoit Coeuré, ha invitato i creditori ad allentare i termini dei pagamenti dei bail-out varati sin dal 2010, avvertendo che la Grecia non sarebbe altrimenti in grado di accedere, se non molto gradualmente, ai mercati finanziari.

Coeuré ha spiegato, che a suo avviso non ci sarebbero le condizioni per testare un ritorno sui mercati da parte di Atene l’anno prossimo, ma al contempo ha sostenuto la necessità che il governo ellenico si mostri seriamente impegnato a perseguire gli obiettivi concordati, nonché che il Fondo Monetario Internazionale resti coinvolto nel terzo pacchetto di salvataggio da 86 miliardi, varato nell’estate 2015 e in scadenza a metà 2018, quand’anche solo nelle vesti di consulente, in modo da accrescere la chiarezza sulla sostenibilità del debito di Atene, oggi al 176% del pil, nonostante abbia già goduto di un “haircut” da 107 miliardi nel 2012, a carico degli investitori privati. (Leggi anche: Debito Grecia, ecco l’accordo inconfessabile ai tedeschi)

La ristrutturazione del debito in Grecia non sarà presto

La Germania non vuole sentir parlare di “haircut” anche ai danni dei creditori pubblici, ovvero di taglio del valore nominale del debito verso l’Eurozona e la BCE e il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, ha posto l’accento, invece, sul fatto che la sostenibilità è legata non tanto all’ammontare dell’indebitamento, perché alla scarsa competitività dell’economia greca.

Per l’anno prossimo, Atene stima una crescita del pil del 2,7%, in parte anche per effetto di un boom del turismo, anche se sulla veridicità dei dati non c’è accordo. Nei primi sei mesi di quest’anno, ad esempio, le presenze di turisti in Grecia sono diminuite dell’1,6% su base annua, anche se dovrebbe essersi registrata una crescita nei mesi seguenti. E aldilà delle stime ufficiali, gli analisti restano cauti, paventando una crescita stagnante del pil nel 2017, a causa anche dell’assenza di riforme incisive. (Leggi anche: Debito Grecia, condono necessario per FMI)

I sondaggi in Grecia vedono Syriza ormai dimezzata

Il governo Tsipras vive una stagione di forte impopolarità in patria. Syriza ha vinto due volte le elezioni politiche nel 2015 su un programma di rifiuto dell’austerità fiscale, salvo eseguire con riluttanza le richieste dei creditori, essendo l’alternativa l’uscita dall’euro (“Grexit”). Stando ai sondaggi, se oggi si andasse a votare, l’estrema sinistra del premier otterrebbe la metà dei consensi di appena 13 mesi fa, ossia non oltre il 18,5%, mentre Nuova Democrazia, la formazione conservatrice guidata da Kyriakos Mitsotakis, viaggerebbe intorno al 27-28%.

I due terzi dei greci sarebbero ormai convinti che al prossimo giro a vincere sarà il centro-destra, mentre meno di un quinto ipotizza ancora che Alexis Tsipras possa farcela. Parabola piuttosto veloce di un leader, che non più tardi di 21 mesi fa aveva vinto le elezioni, facendo tremare l’intera Eurozona per la sua ostentata volontà di rispedire al mittente (la Germania) l’austerità, ma che alla prova dei fatti si è mostrato incapace di proporre un’alternativa credibile e costretto a operare in sostanziale continuità con i governi precedenti, contro pure aveva duramente inveito.

Il paese è in attesa di una nuova revisione delle riforme sin qui effettuate, dopo avere ottenuto a maggio il via libera dell’Eurogruppo all’erogazione di una tranche da oltre 10 miliardi. Di ristrutturazione del debito non sentiremo parlare seriamente fino a tutto l’anno prossimo, essendo in programma le elezioni federali in Germania, dove l’idea non piace certamente alla stragrande maggioranza dei tedeschi. Tsipras dovrà aspettare forse qualche anno ancora, prima di poter vantare a casa propria un successo, sempre che per la sua carriera politica non sia troppo tardi. (Leggi anche: Crisi Grecia, la caduta della stella Tsipras)

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