L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 20 ottobre 2016

il nucleare è di casa tra gli ebrei

Retroscena

Quando Israele voleva vendere la bomba atomica al Sud Africa

Nel 1975 l'incontro segreto tra Peres e Botha per l'acquisto di missili nucleari

Kampala – Il 28 settembre 2016 Israele perde uno dei leader più amati dalla popolazione e stimati a livello internazionale: Shimon Peres, Presidente dal 2007 al 2014 dopo aver ricoperto 18 mandati come Ministro della Difesa e Primo Ministro. La maggioranza dei media occidentali ha ricordato gli sforzi compiuti da Peres per risolvere la problematica palestinese e rafforzare la pace nella regione. Rari i media che hanno ricordato che Peres era prima di tutto una pietra miliare della politica israeliana di contenimento delle popolazioni arabe, instaurazione di un regime di apartheid rivolto ai cittadini palestinesi che vivono in Israele e rafforzamento dell’occupazione militare dei territori destinati dalle Nazioni Unite alla Palestina.
In politica estera Peres ha promosso la continuità delle alleanze internazionali che normalmente Israele utilizza per difendere il suo diritto ad esistere come Nazione, rifiutando qualsiasi serio dialogo con i palestinesi. Una logica che vede il netto rifiuto da parte di Israele a riconoscere il diritto di esistere alla Palestina ritirando le truppe di occupazione dai territori contesi. Territori che progressivamente diventano israeliani tramite una campagna di occupazione delle terre. Uno dei segreti meglio custoditi da Shimon Peres era la sua stretta amicizia con il dittatore sudafricano Pieter Willem Botha e la sua discreta ammirazione verso il regime di apartheid istaurato dalla minoranza bianca ai danni della maggioranza nera in Sud Africa.
Amicizia e ammirazione che spinsero Peres a partecipare ad un incontro segreto a Pretoria avvenuto il 31 marzo 1975. Oggetto dell’incontro: l’acquisto da parte del regime Boero di uno stock di missili balistici Jericho, fabbricati in Israele. Botha fu estremamente chiaro nella sua richiesta: i missili dovevano essere dotati di testata nucleare. Una proposta accettata da Peres. Durante l’incontro venne firmato un patto ultra segreto di cooperazione militare sul campo nucleare tra Sud Africa e Israele. Persino gli alleati in comune: Stati Uniti e Gran Bretagna vennero tenuti all’oscuro. Alcuni indizi vennero svelati all’opinione pubblica internazionale nel 2010 grazie ad una inchiestacondotta dal quotidiano britannico The Guardian. Inchiesta che viene ripresa ed approfondita dal ricercatore universitario americano Sasha Polakow-Suransky che pubblicò nel 2011 un libro sulle strette e segrete relazioni tra i due paesi.
Dai documenti rinvenuti dal ricercatore americano si evince che oltre l’incontro a Pretoria vi fu un secondo meeting (4 giugno 1975) a Zurigo dove si doveva concludere la transazione. Qualcosa andò storto e l’accordo saltò. Non si conoscono le reali ragioni. Sasha Polakow-Suransky avanza due ipotesi: un ripensamento all’ultimo minuto da parte israeliana o la decisione di annullare l’accordo da parte boera causa l’elevato costo dei missili nucleari. La seconda ipotesi sembra la più credibile. Secondo alcune testimonianze, tra le quali quella del Generale sudafricano Dieter Gerhardt (imprigionato a Mosca nel 1983 con accusa di spionaggio) Botha abbandonò l’idea dell’acquisto diretto richiedendo a Peres l’assistenza tecnica per costruire propri ordigni nucleari. Richiesta accettata.
Tra il 1976 e il 1977 si registrarono due test nucleari condotti dal Sudafrica nel deserto del Kalahari prima che il South African Atomic Energy Board ricevesse dal governo di Pretoria ingenti fondi per la ricerca e la produzione di armi atomiche. I test condotti e l’inizio della ricerca furono oggetto di indagini da parte dei servizi segreti sovietici e americani. La U.S. Intelligence confermò l’esistenza dei test attraverso foto raccolte da un aereo spia. Il 28 agosto il quotidiano americano The Washington Post pubblicò una intervista ad un alto ufficiale del Pentagono dove si affermava la certezza al 99% che il Sudafrica avesse compiuto test nucleari
Le ricerche degli scienziati sudafricani diedero ottimi risultati, grazie alla collaborazione tecnica israeliana autorizzata da Shimon Peres. Nel 1988 il Sud Africa deteneva sei ordigni nucleari. Il programma di ricerca e fabbricazione di armi di distruzione di massa terminò verso la fine dell’Apartheid: 1989 quando Pretoria confermò di essere in possesso di questo tipo di armi e aderì al Trattato di Non Proliferazione delle Armi Nucleari firmato nel 1991 sotto pressioni degli Stati Uniti. Nell’agosto 1994 una ispezione della Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica confermò l’avvenuta distruzione dei sei ordigni nucleari sudafricani.
Il motivo principale del segreto di Stato voluto da Shimon Peres sulla trattativa di vendita di missili con testata nucleare al Sudafrica non risiede tanto sul rischio di danneggiare l’immagine di Israele, compromesso con uno dei più atroci regimi occidentali dopo il regime nazista in Germania, ma dall’assoluta necessità di mantenere segreto l’armamento nucleare israeliano. Le ricerche nel settore iniziarono nel 1966 grazie alla assistenza tecnica della Francia. I vari governi israeliani, Peres compreso, usarono tutti i mezzi diplomatici e militari per tenere segrete ricerca e produzioni di armi nucleari, accusando allo stesso momento l’Iran di promuovere la ricerca nucleare per scopi bellici.
La coltre di segreto israeliana fu rafforzata dalla complicità statunitense. Nel 2009 il Washington Times riportò l’esistenza di accordi tra la Casa Bianca e Tel Aviv per mantenere il segreto sulla esistenza di un arsenale nucleare israeliano. Nel 2012 gli Stati Uniti posero il veto sulla sezione riguardante il Medio Oriente inserita all’interno degli accordi di disarmo nucleare promossi dalle Nazioni Unite e sostenuti dall’Iran. Il veto impedì ogni controllo internazionale per verificare l’esistenza di armamenti nucleari in Medio Oriente, quindi anche in Israele. Durante la stessa riunione Washington spostò l’attenzione lanciando accuse all’Iran di promuovere ricerche per il nucleare militare.
Ancora oggi, nonostante il disgelo americano con la Nazione Shiita, Israele sfugge da ogni controllo internazionale pur avendo un nutrito arsenale nucleare mentre l’Iran è soggetto a meticolose ispezioni per verificare che le ricerche sul nucleare (ora consentite) riguardino solo l’utilizzo civile. Nel 2012 il quotidiano francese Le Monde ricordò in un articolo destinato a far scalpore che Shimon Peres, l’uomo della pace in Medio Oriente, fu l’architetto del programma nucleare israeliano mai dichiarato ufficialmente e lo statista che impose una formidabile accelerazione nella produzione di armi nucleari come deterrente al pericolo “arabo”. Secondo il quotidiano francese fu Shimon Peres a convincere Ben Gourion (fondatore dello Stato di Israele) a lanciare il programma nucleare contro l’avviso iniziale di vari esponenti del governo israeliano e della Casa Bianca.
Il nucleare come arma di deterrenza fu una teoria mai abbandonata da Peres ma proposta in gran segreto ad altre Nazioni governate da regimi totalitari come quello sudafricano responsabile della morte di centinaia di migliaia di africani in Sud Africa, Zimbabwe, Namibia, Leshoto, Angola e Mozambico. Ai giorni nostri continua il sospetto che l’esercito israeliano possieda un arsenale nucleare di tutto rispetto in chiave difensiva. Le azioni offensive nei territori occupati della Palestina vengono attuate con l’utilizzo di armi convenzionali mentre quelle nel Medio Oriente, (Siria in primo piano) tramite alleanze e sostegno militare ed economico a noti gruppi terroristici come l’ISIL DAESH. Alleanze terroristiche che ricevono la stessa attenzione data alle bombe atomiche israeliane seguendo un paradigma storico: tutti sanno che si tratta di realtà ma nessuno intende parlarne…

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