L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 16 ottobre 2016

Le Consorterie Guerrafondaie Statunitensi ed Ebraiche non sono capaci a fare politica, l'unica cosa che gli riesce è la guerra anche inventandosi motivazioni pretestuose

Dalla Siria alla Libia all'Ucraina tutti gli errori dell'Occidente

L'alleato di Washington ha trascinato l'Europa in una serie di iniziative che sembrano studiate per suscitare contrasti
Fausto Biloslavo - Dom, 16/10/2016 - 19:45

Le bombe della Nato hanno trasformato la Libia in una pericolosa Somalia dall'altra parte del Mediterraneo. In Siria l'Occidente ha sbagliato tutto fin dall'inizio.



In Ucraina abbiamo fatto gli apprendisti stregoni stuzzicando l'orso russo che si è mangiato la Crimea. Negli ultimi cinque anni l'Occidente si è reso responsabile di clamorosi errori, che hanno portato al pericoloso braccio di ferro fra Mosca e Washington dagli esiti imprevedibili.

LIBIA

Nel 2011 il Cremlino considerava scellerata la decisione della Nato di appoggiare a suon di bombe i ribelli libici per abbattere il regime di Muammar Gheddafi. Non occorreva la sfera di cristallo per rendersi conto che la fine del colonnello Gheddafi avrebbe portato un'ondata di instabilità alle porte di casa. Non solo abbiamo bombardato i nostri interessi nazionali nel campo energetico, ma siamo riusciti a scoperchiare il vaso di Pandora delle fazioni libiche, che hanno trasformato il paese in una specie di Somalia. Per non parlare dell'ondata di profughi e clandestini fuori controllo.

SIRIA

Fin dall'inizio della primavera araba in Siria, ben presto sfociata in sanguinosa guerra civile, gli Stati Uniti hanno appoggiato i ribelli «moderati». Peccato che ben presto i «moderati» sono stati fagocitati con armi e bagagli o dominati dagli estremisti di Al Qaida e dello Stato islamico nato proprio dal conflitto siriano. La Turchia, membro della Nato, ha lasciato passare 25-30mila volontari della guerra santa attraverso il confine meridionale con la Siria. A Parigi e Bruxelles l'Europa ne ha pagato le conseguenze con terribili attentati. I russi, storicamente alleati di Damasco, avevano fin dall'inizio messo in guardia l'Occidente dal giocare con il fuoco della crisi siriana. Dallo scorso anno Vladimir Putin ha schierato i cacciabombardieri in Siria ribaltando le sorti del conflitto. Gli Usa non hanno ancora capito che solo con un accordo politico e militare con Mosca, che spazzi via i terroristi di Al Qaida e del Califfato, si uscirà alla meno peggio dalla tragedia siriana.

UCRAINA

Gli americani, seguiti non sempre volentieri da tutti i Paesi dell'Ue, hanno fatto gli apprendisti stregoni nella crisi ucraina. Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, invitava praticamente ogni giorno a non scherzare con il fuoco nel cortile di casa dell'ex Urss. Il colpo di mano degli ultranazionalisti, minoranza in piazza Maidan ma armata e decisa, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. L'orso russo si è risvegliato riprendendosi la Crimea. La crisi ucraina, da scontro di piazza, è scivolata nel baratro della secessione del Donbass pompata da Mosca, una guerra nel cuore dell'Europa.

SANZIONI

L'Unione europea con alcuni Paesi recalcitranti, come l'Italia, ha ascoltato Washington imponendo sanzioni alla Russia per la crisi ucraina. La mossa si è rivelata un boomerang e ha danneggiato più le nostre esportazioni che la Federazione russa. Nel 2015 l'export italiano è sceso del 25,2 %. Il danno economico per l'Europa unita è di 100 miliardi di euro. Il risultato delle sanzioni è in pratica una minaccia economica per l'Ue.

ESPANSIONE DELLA NATO

La Nato si è espansa ai confini della Russia approfittando del crollo dell'Urss. Se in seguito al crollo del muro di Berlino poteva avere una logica, con le nuove sfide globali post 11 settembre è una strategia sempre più discutibile. I russi, che per natura soffrono della sindrome dell'accerchiamento, hanno sempre visto come fumo negli occhi l'espansione dell'Alleanza atlantica. E una minaccia il dispiegamento di potenziale bellico aggiuntivo in Europa, come i soldati italiani sulla frontiera baltica. Pure Mosca, però, sta mostrando i muscoli con missili e truppe in un'escalation da nuova guerra fredda. Per evitare di gettare ulteriore benzina sul fuoco ci si chiede che senso abbia continuare ad inglobare alleati nella Nato come il Montenegro, che non conta nulla dal punto di vista militare, ma fa inferocire Mosca.

Nessun commento:

Posta un commento