L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 19 ottobre 2016

Lettonia ubbidiamo ai nostri padroni e mandiamo 140 soldati italiani a provocare la Russia

Chi governa i paesi baltici? Degli americani
Maurizio Blondet 19 ottobre 2016 3

Perché Estonia, Lituania e Lettonia sono così ferocemente anti-Putin? Perché sono entrati nella UE e nella NATO con la voglia di spingerci alla guerra contro Mosca? Riuscendoci, questi microbi ultimi arrivati? Il 13 aprile 2015 è stato il presidente estone a reclamare una presenza permanente di truppe NATO, perché si sentiva minacciato di invasione dai cingolati russi: naturalmente accontentato da Obama e da Stoltenberg, è a lui che dobbiamo se abbiamo mandato 140 soldati in quella guerra che non ci appartiene.

Come mai? L’ha scoperto il colto saggista francese Nicolas Bonnal: gli attuali governanti di Estonia, Lituania e Lettonia – che hanno sostituito la vecchia classe dirigente – non sono propriamente né lettoni, né lituani, né estoni. Sono o figli di profughi rifugiatisi in epoca sovietica in Usa o nel mondo anglosassone, allevati nutrendo tipici sogni revanscisti dei fuoriusciti politici, “sognano, come il vecchio rifugiato Brzezinski, di annientare la Russia”.

Facile trovare conferme su Wikipedia, compulsando le biografie spesso scritte da loro stessi:

Vaira Vīķe-Freiberga



presidente di Lettonia [2 milioni di abitanti]. “ genitori di Vaira Vīķe-Freiberga erano profughi, abbandonarono la Lettonia nel 1944 durante la seconda guerra mondiale e vissero in diversi paesi tra cui Germania, Marocco eCanada.. Vīķe-Freiberga ha studiato presso l’Università di Toronto e presso la McGill-University di Montreal, dove Dalia Grybauskaitė, e ha preso il dottorato in psicologia nel 1965.

Tra il 1965 e il 1998 ha insegnato psicologia all’Università di Montreal. In questo periodo fu membro attivo della comunità lettone in Canada, gran parte della sua attività di ricerca era dedicata allo studio delle dainas tradizionali lettoni (sono canzoni popolari etnografiche).

Nel 1998 tornò in Lettonia per assumere la guida dell’Istituto Lettone, un’organizzazione per la promozione della conoscenza del paese all’estero. L’anno successivo fu eletta presidente della repubblica succedendo a Guntis Ulmanis.

Vaira Vīķe-Freiberga ha contribuito all’orientamento verso occidente del paese, ha promosso e sostenuto l’adesione all’Unione europea. Per la sua indipendenza dagli schieramenti politici e la sua personalità determinata è stata molto benvoluta dalla popolazione.

Le sue dichiarazioni riguardo al campo di concetramento di Salaspils, da lei definito “Campo di rieducazione” e “Campo di lavoro”, le hanno alienato le simpatie della comunità Russa di Lettonia (cosituente all’incirca il 30% della popolazione), ma guadagnate quelle della parte di popolazione che si identifica nell’ultranazionalismo”.

Dalia Grybauskaitė (Vilnius, 1º marzo 1956) è una politica lituana, attuale Presidente della Lituania [meno di 3 milioni di abitanti]. È stata Vice Ministro lituano degli Affari Esteri, Ministro delle Finanze

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Felice col suo presidente

Nel 1990, subito dopo che la Lituania tornò indipendente dall’Unione Sovietica, Dalia Grybauskaitė continuò i suoi studi alla Georgetown University,a Washington DC.[4]

Nel 1996 la Grybauskaitė fu nominata Ministro Plenipotenziario nell’ambasciata lituana negli Stati Uniti. Mantenne tale posizione fino al 1999, quando fu nominata Vice Ministro delle Finanze. In quanto tale, condusse i negoziati lituani con la Banca Mondiale e con il Fondo Monetario Internazionale. Nel 2000, divenne Vice Ministro degli Affari Esteri, continuando a svolgere le funzioni di Ministro delle Finanze.

Attenzione alla frase seguente:

“La Lituania entrò nell’Unione europea il 1º maggio 2004, e la Grybauskaitė fu nominata Commissario Europeo lo stesso giorno”,

insomma è proprio una persona giudicata di sicura fede poteri transnazionali. E’ stato Barroso, allora commissario, a farla Commissario europeo per la Programmazione Finanziaria ed il Bilancio. Inutile ricordare che, oggi, Barroso ha trovato un buon posto di lavoro a Goldman Sachs.

Toomas Hendrik Ilves (Stoccolma, 26 dicembre 1953) è un politico e giornalista estone.È stato presidente della Repubblica dell’Estonia [1,3 milioni di abitanti: più piccola di Milano] dal 9 ottobre 2006 al 10 ottobre 2016, dopo essere stato riconfermato per un secondo mandato nell’ottobre2011.

“Ilves è nato a Stoccolma, in Svezia, ma ha passato gran parte della sua vita negli Stati Uniti d’America, dove i suoi genitori esuli, originari estoni, dovettero rifugiarsi dopo l’occupazione dell’Estonia da parte dei sovietici nel 1940.

Ha compiuto i suoi studi alla Columbia University dal 1972 al 1976, poi all’Università della Pennsylvania dove conseguì il master in Psicologia nel 1978 (un altro “psicologo”, come la lettone, come Karadzic della Republika Srpska…, un adepto della scuola di Francoforte. Ndr.).

Dal 1974 al 1979 ha lavorato come ricercatore al dipartimento di Psicologia della Columbia University. (..) è stato membro del comitato esecutivo della Commissione Trilaterale. Inoltre ha lavorato come giornalista quasi dieci anni a Radio Free Europe come direttore della sezione estone.

Ha sposato in prime nozze un’americcana e in seconde nozze la giornalista Evelin Ilves Int-Lambot, dalla vita più focosa di quel che lascerebbe pensare la latitudine (Wiki: Nell’agosto del 2014 la rivista Kroonikapubblica una foto in cui la first lady bacia un aitante uomo.[2] L’accaduto risalirebbe al 6 agosto precedente.[3] La signora, poco dopo, si scusa suFacebook per l’incidente con “coloro che si sono sentiti feriti o offesi“).

Il presidente Ilves con la sua focosa Firts Lady insieme a Obama e a marito del medesimo.

Dunque sono personalità con doppia cittadinanza, manipolabili come spesso i figli di profughi, e selezionati apposta.

Non è nemmeno una novità:

Anche nel governo di Kiev che gli americani hanno messo al potere con la sanguinosa rivoluzione colorata di Maidan (e cecchini polacchi), gli americani, stufi dalla incapacità di “Yats” e Poroshenko, hanno messo dei loro cittadini in posti chiave di governo: alle finanze Natalia Jaresko, figlia di fuoriusciti, master ad Harvard e una vita come funzionaria del Dipartimento di Stato USA; alla Sanità Aleksandre Kvitashvili, master in gestione pubblica alla Robert Wagner Graduate School of Public Service di New York, . Questo Kvitashvili di suo non ha alcuna relazione con l’Ucraina. E’ georgiano, anzi è stato ministro nel governo di Saakasvili, quello che nel 2008 ha cercato di fare la guerra alla Russia con l’aiuto di israeliani ed americani.

Terzo, in Ucraina gli americani hanno messo al ministero (disperato) dello sviluppo economico Aivaras Abromavicius: nulla di ucraino nemmeno lui. E’ un lituano, ebreo, laureato nel Wisconsin, con un master in international business, gestore di un fondo d’investimento East Capital che investe nei mercati emergenti dell’Est Europa.

Dunque Kiev ad amministrazione controllata. Come notava in una bella inchiesta l’ottimo Gianni Micalessin sul Giornale:

“Nella tripletta di proconsoli chiamati a sorvegliare e ratificare l’operato di Petro Poroshenko e del suo premier la presenza più imbarazzante è senza dubbio quella della signora Natalie Jaresko. Perché l’americana Jaresko dopo aver lavorato negli anni 90 per l’ambasciata americana a Kiev ed esser diventata la responsabile di Western NIS Enterprise Fund, un’organizzazione incaricata dal Dipartimento di Stato di finanziare le imprese private in Ucraina, ha utilizzato gli stessi fondi da lei distribuiti per metter in piedi una società d’investimenti chiamata Horizon Capital. Insomma prima di venir promossa ministra dell’Ucraina è riuscita nella non facile operazione di finanziare una propria società con i fondi della «Western NIS Enterprise Fund» affidatigli dal Dipartimento di Stato Americano. Un’operazione del genere in America le sarebbe costata almeno un’accusa di «inside trading».

“In Ucraina invece nessuno sembra averci fatto caso. Anche perché l’alchimia finanziaria rientrava probabilmente nella vasta operazione d’investimenti costata oltre 5 miliardi e destinata, come ammesso tempo fa dal vice segretario statunitense per gli affari europei Victoria Nuland, a strappare Kiev dall’orbita sovietica.

“L’inserimento nel neonato esecutivo ucraino del lituano Aivaras Abromavicius non è meno imbarazzante. Anche perché la scelta di questo secondo viceré è arrivata subito dopo la visita a Kiev del presidente lituanoDalia Grybauskaite. Una visita durante la quale è stata annunciata la disponibilità di Vilnius a rifornire l’Ucraina di armi e munizioni per combattere i militanti filo russi delle regioni orientali. Regioni che la presidente lituana Grybauskaite non ha esitato a definire «stato terrorista» nel corso della conferenza stampa congiunta con Poroshenko.

http://www.ilgiornale.it/news/politica/americani-eletti-governo-mani-obama-su-kiev-1073829.html

Dalia Grybauskaitė , capito?, ha armato la giunta di Kiev contro “i suoi stessi cittadini” (per usare l’accusa che lorsignori usano contro Assad) – e così il cerchio sichiude e il quadro è completo. Per questi americani stiamo andando al conflitto con Putin e abbiamo sacrificato dieci miliardi di dollari annui in scambi commerciali e un’antica amicizia con un paese che non ci minaccia.

http://www.maurizioblondet.it/7031-2/

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