L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 21 ottobre 2016

Medio Oriente si comincia a delineare un quadro preciso ed incontrovertibile, era scritto ma occorreva tempo perchè gli attori ne prendessero consapevolezza

pubblicato il 20/ott/2016 16:28

Cambio d'alleanza in M.O.: sulla Siria, l'Egitto passa con l'Iran

Il più grande Paese arabo sempre più lontano dell'alleato saudita



Roma, 20 ott. (askanews) - Repentino rimescolamento delle alleanze in Medio Oriente. L'Egitto, grande Paese arabo alleato fino a poco tempo fa dell'Arabia saudita, pare deciso a passare nel campo dell'Iran, almeno per quanto riguarda il conflitto siriano che dura da quasi 6 anni. Sullo sfondo di questa svolta, l'ombra della Russia, che sta negoziando con il Cairo l'affitto di Sidi Barrani, una base aera egiziana lasciata dalla Marina Sovietica nel 1972, per schierarvi anche un contingente permanente dei suoi militari.

Oggi il quotidiano britannico "The Guardian" scrive di una richiesta fatta dal ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif al suo omologo Usa John Kerry di invitare l'Egitto a partecipare ai negoziati sulla Siria tenuti lo scorso fine settimana a Losanna. Una mossa, quella di Teheran, che suscita non poche preoccupazioni soprattutto a Riad, dove la famiglia reale è già adirata con il Cairo per avere votato il 9 ottobre a favore di una bozza di risoluzione sulla crisi siriana presentata dalla Russia, principale alleato del regime del presidente Bashar al Assad. Risoluzione poi bocciata.

The Guardian afferma di aver visinonato alcune e-mail in cui Zarif chiede a Kerry la partecipazione ai colloqui svizzeri di una delegazione del Cairo. "Quando il segretario di Stato Usa ha proposto colloqui a sei Paese, sperando 'di vedere manifestarsi una nuova ragionevolezza' sulla Siria, Zarif ha risposto: 'E perchè non anche l'Egitto?".

Sempre secondo questo retroscena, l'Iran si è detto pronto a partecipare ai negoziati sulla Siria solo se verrà assicurato un posto all'Egitto. Ma se l'Iraq è già schierato a favore di Assad, l'entrata in scena dell'Egitto nel gioco diplomatico di Teheran ad essere molto significativa, in primis perchè l'Egitto è il Paese arabo più popoloso e come tale finisce per pesare in molto in ogni vicenda che la veda in campo. E' comprensibile d'altronde che Teheran non voglia essere in inferiorità numerica rispetto al campo anti-Assad che comprende a livello regionale oltre all'Arabia saudita anche Qatar e Turchia.

A conferma del riavvicinamento del Cairo a Damasco, con un comunicato diffuso oggi, il ministero degli Esteri egziano ha annunciato l'ok del governo siriano all'ingresso di aiuti umanitari nei quartieri orientali di Aleppo dove sono assediati i ribelli dell'opposizione, rivendicando un ruolo nel convincere le autorità siriane. Il ministero, parlando degli sforzi del suo Paese, ha spiegato anche "il tentativo (del cairo) di raggiungere una cessazione totale delle ostilità in tutta la Siria, la ripresa di trattative per raggiungere una soluzione politica che realizzi le ambizioni legittime del popolo siriano, ma che nello stesso tempo conservi l'unità della Siria, la sua sicurezza e le sue istituzioni, evitando che si trasformi in un focolaio delle organizzazioni terroristiche". Una presa di posizione perfettamente in linea con quello degli alleati di Assad.

Un annuncio, quello del Cairo, che è arrivato tre giorni dopo la prima visita ufficiale e pubblica di un alto gerarca del regime di Assad in Egitto. Lo scorso 17 ottobre, il generale Ali al Mamlouk, capo della Sicurezza nazionale del regime siriano, ha effettuato una visita al Cairo dove ha discusso di "lotta al terrorismo" con il generale Khalid Fawzi, vice capo della sicurezza nazionale ed alti responsabili egiziani, come riportato dall'agenzia di stampa ufficiale siriana Sana.

Lo scorso 13 ottobre, 4 giorni dopo il voto favorevole dell'Egitto alla bozza di risoluzione russa, Aramco, la major petrolifera saudita, ha comunicato alle autorità del Cairo la sospensione della quota di forniture del mese di ottobre. La risposta del cairo non si fa attendere: il giorno successivo, una fonte governativa egiziana citata da media iracheni ha fatto sapere che, grazie ad una mediazione russo-iraniana, l'Egitto ha raggiunto "un accordo con il governo iracheno per coprire il suo fabbisogno petrolifero e rimpiazzare la riduzione (di greggio) soppraggiunta nel mercato egiziano".

Non solo, ma il giorno seguente, il 15 ottobre, è arrivata da Mosca un'altra notizia non gradita ai nemici arabi di Damasco: il via alle prime manovre militari congiunte tra Russia e Egitto denominate "protettori dell'Amicizia 2016". Quattro giorni prima l'annuncio di negoziati tra Russia e Egitto per l'affitto di alcune basi militari, tra le quali una base aerea nella città di Sidi Barrani, nel Nord-Ovest del Paese, come ha scritto il quotidiano Izvestia, citando fonti di politica estera e una fonte vicina al Ministero della Difesa. In base alle informazioni, la Russia potrebbe cominciare ad affittare le basi già nel 2019. Un'altra fonte del giornale sostiene che una base militare russa in Egitto è necessaria per "risolvere i problemi geopolitici nelle condizioni di grave instabilità nella regione".

E così, quando il rappresentante saudita all'Onu ha "deplorato" il voto del suo collega egiziano, la risposta del presidente Abdel al Fattah al Sisi è stata molto chiara: "Non ci inginocchieremo che ad Allah".

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