L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 4 ottobre 2016

Monte dei Paschi di Siena - dietro c'è tutto un apparato sistemico mafioso-massonico-politico e l'Opus Dei fa capolino con insistenza

Mps, il ruolo dietro le quinte di Grilli e Chiesa

L'ex Bpm, multato da Bankitalia, lavora da tempo al salvataggio del Monte. Assieme a Jp Morgan. I legami e le trame con il giro dei banchieri di Firenze.

di Alessandro Da Rold

03 Ottobre 2016


Enzo Chiesa.

C'è una carta coperta eppure fondamentale nella partita per il salvataggio del Monte dei Paschi di Siena.
Un banchiere che dietro le quinte sta lavorando da tempo all'operazione insieme con il numero uno di Jp Morgan Europa, l'ex ministro dell'Economia Vittorio Grilli.
Si tratta di Enzo Chiesa, ex direttore generale di Banca popolare di Milano per l'area finanza, ex Banca Akros, già senior partner di Eidos Partners, ma soprattutto grande amico dell'ex amministratore delegato di Rocca Salimbeni Fabrizio Viola, silurato dal premier Matteo Renzi con la complicità del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.

IN BPM ANNI TORMENTATI. Chiesa, uscito malconcio dall'esperienza in Bpm, tra multe di Bankitalia per anomalie nella concessione e nel controllo dei rischi sui crediti e una condanna Consob per «mancanza di correttezza e trasparenza nell’interesse dei clienti», era già stato sponsorizzato da Viola nel 2012 come direttore dell'area finanza di Mps e poi all'audit alle operazioni strutturate nel 2013.

Ma il suo nome è sempre stato ingombrante per un certo mondo bancario che non dimentica quel passato in piazza Meda durante le inchieste e gli scandali legati alla gestione di Massimo Ponzellini.
VICINO ALL'OPUS DEI E A CL. Non è un caso che venga sussurrato solo in ambienti finanziari, ma non compaia mai sui quotidiani.

Soprattutto perché in tanti lo collocano come vicino al mondo dell'Opus dei (è cresciuto nella Akros di Gianmario Roveraro) e anche a quello di Comunione e liberazione che in Bpm era rappresentata dall'ex vice presidente Graziano Tarantini, con cui Chiesa ha avuto sempre un ottimo rapporto.

Chiesa, la nomina in Jp Morgan e quel giro dei banchieri fiorentini

(© Ansa) L'ex ministro dell'Economia Vittorio Grilli.

Nel 2014 è diventato senior country advisor per il corporate & investment bank in Italia di Jp Morgan, scelto dal vice presidente Walter Gubert e soprattutto da Francesco Rossi Ferrini, banchiere fiorentino tutto d'un pezzo, molto legato al mondo bancario della Firenze dove comanda il Giglio magico di Matteo Renzi.

Rossi Ferrini e Chiesa hanno lavorato a stretto contatto.
Ma l'ex Bpm ha collaborato soprattutto con Grilli e quel gruppo di giovani rampanti che lavorano in Jp Morgan, cresciuti alla corte di Stefano Balsamo, «storico banker napoletano» (copyright Corriere della sera) che per 46 anni ha diretto l'ufficio romano della società finanziaria statunitense.
DA MORELLI A CARRAI. Lo stesso Marco Morelli, attuale amministratore delegato di Mps, arriva da quel mondo: è stato direttore generale di Jp Morgan per l'Italia a metà degli Anni 90.
Secondo il Corsera è buon amico di Marco Carrai, il Richelieu del premier, che si muove con disinvoltura nel capoluogo toscano, dove sono di casa banchieri come Lorenzo Bini Smaghi, il fratello Bernardo, presidente del fondo F2i, o lo stesso Jacopo Mazzei, nel consiglio di sorveglianza di Intesa SanPaolo.
In sostanza oltre a Guido Nola e Alberto Barbarisi, è Chiesa in questi mesi ad aver trovato la soluzione per soccorrere il Monte dei Paschi di Siena. E sta diventando persona sempre più importante nella transizione della gestione da Viola a Morelli.

Verso una ricapitalizzazione da 5 miliardi. Referendum permettendo

(© Ansa) Una filiale del Monte dei Paschi di Siena.

Il piano di salvataggio deve essere approvato il 24 ottobre 2016, poi è prevista la conversione dei bond in azioni, quindi il delicato passaggio del referendum costituzionale del 4 dicembre, che secondo analisti finanziari e non si annuncia come uno spartiacque per l'aumento di capitale nel 2017.
Jp Morgan e la Mediobanca di Alberto Nagel, global coordinator dell'operazione in sintonia con Renzi dopo la visita in Iran durante la primavera, prevedono una ricapitalizzazione di 5 miliardi di euro.
Approvazione del referendum permettendo.
QUELLE INTERCETTAZIONI SUL BOND. Sono lontani i tempi in cui a piazza Meda Ponzellini veniva intercettato dalla Guardia di finanza e dalla procura di Milano mentre tirava in ballo Chiesa con l'ex direttore generale Fiorenzo Dalù, parlando della correlazione tra andamento del titolo Bpm e il bond.
Ponzellini chiedeva se a 5,17 (il valore raggiunto dal titolo durante quella giornata) stavano vendendo e Dalu rispondeva: «Sì, lo stiamo vendendo, però il problema è che il titolo sta salendo anche troppo... per cui c'è il rischio che arriviamo a 6 e dobbiamo chiuderlo, infatti ho detto a Chiesa (Enzo, allora numero tre di Bpm, ndr)... cazzo chiudi questi istituzionali perché altrimenti non ce la facciamo, dobbiamo arrivare a 500 per forza adesso c'è il rischio inverso che vada troppo su».

Nessun commento:

Posta un commento