L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 ottobre 2016

Monte dei Paschi di Siena - la sciatteria di Renzi è così evidente che solo la malafede può far credere in questo individuo

Mps, perché il caso Morelli porta un danno esiziale
All'ad designato mancano i requisiti. Lascerà? Padoan e Renzi perdono la faccia. E Viola potrebbe persino restare. La confusione senese vista da Occhio di lince.

di Occhio di lince
10 Ottobre 2016


(© Ansa) Marco Morelli.

E adesso?
Dopo il clamoroso scoop de Il Fatto Quotidiano, che ha rivelato come per Marco Morelli non sussistano i requisiti di correttezza e indipendenza previsti dal Testo unico bancario (articolo 26) e dalla procedura della Banca centrale europea (Bce) detta “fit and proper” indispensabili per confermare la sua nomina ad amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena, cosa faranno il consiglio di amministrazione della banca, che è chiamato a valutare la sussistenza o meno di tali requisiti, e la Banca d’Italia, che ha l’ultima parola in merito?
E che farà lo stesso Morelli, finito drammaticamente sulla graticola: va avanti, con il rischio di essere messo alla porta pochi giorni dopo averla varcata, o previene il giudizio e lascia sua sponte?

IMBARAZZO ISTITUZIONALE. E ancora: cosa diranno ora il ministro Pier Carlo Padoan, dal cui apparecchio sono partite le due telefonate (a Fabrizio Viola e Massimo Tononi) che hanno determinato le dimissioni prima dell’amministratore delegato (sostituito da Morelli) e poi del presidente (ancora senza un successore designato) e che aveva già preannunciato chi sarebbe stato il nuovo timoniere che doveva salire sulla tolda della nave senese, e il premier Matteo Renzi, che a Padoan aveva ordinato il killeraggio salvo poi dire in giro che il ministro aveva fatto di testa sua?
Il primo troverà finalmente il coraggio di smarcarsi da una vicenda che ha del vergognoso e che se fosse avvenuta al tempo del duo Tremonti-Berlusconi avrebbe scatenato il finimondo, o farà slalom come ha fatto nel (non) rispondere alle accuse contenute nell’articolo di fondo del Corriere della sera a firma Ferruccio De Bortoli?

IL PREMIER FARÀ PRESSIONI? E il secondo chiamerà il trio che gli ha “suggerito” questo passo che si è trasformato in un boomerang (già prima delle rivelazioni su Morelli) - e cioè il numero uno mondiale di Jp Morgan, Jamie Dimon, il capo europeo della stessa banca d’affari, l’ex ministro Vittorio Grilli, e il presidente della Cassa depositi e prestiti (Cdp), Claudio Costamagna, che ha fatto da tramite - mandandoli tutti a quel paese, o come sua abitudine farà pressioni su Bankitalia perché ci metta una pietra sopra?
Perché qui, delle tre l’una: o Morelli toglie il disturbo e leva dagli impicci tutti; o Morelli viene cresimato prima dal board della banca senese e poi da Ignazio Visco e dalla Vigilanza della Bce (ipotesi poco probabile e comunque altamente pericolosa per chi si assume l’onere di dare un okay a un banchiere sanzionato nel 2009 dalla stessa Banca d’Italia proprio per vicende senesi); o, infine, viene stabilito che i requisiti non ci sono e a Morelli si consegna il foglio di via.
Un colpo grave per questa ultima e decisiva fase di ristrutturazione

(© Ansa) Fabrizio Viola.

Ma è evidente che qualunque delle tre ipotesi si dovesse verificare, il danno per la banca che deve affrontare l’ultima e decisiva fase della sua ristrutturazione e in particolare deve chiedere al mercato 5 miliardi per sottoscrivere l’ennesimo aumento di capitale, sarebbe comunque esiziale.
Anche perché era stato raccontato che la discontinuità gestionale sarebbe stata necessaria per aumentare le probabilità di riuscita della difficile manovra risanatrice.

IL ''NO'' PUÒ ABBATTERLO. E perché la richiesta al mercato sarà inoltrata dopo il fatidico 4 dicembre 2016, quando si saprà se vincendo il ''Sì'' al referendum costituzionale Renzi, che tutti considerano il burattinaio della vicenda Mps, sarà più forte di prima, o se prevalendo il ''No'' sarà debole o addirittura fuori da Palazzo Chigi, mettendo in difficoltà Morelli (se sarà ancora lì) che ormai è considerato un banchiere “politicamente targato” (lui stesso pare vada in giro a dire che se vince il ''No'' lui potrebbe andare altrove).
Dopo il colpo giornalistico di quei ficcanaso de Il Fatto i telefoni dei protagonisti si sono fatti roventi.
Per capire se quello che hanno scoperto è vero (ma ci sono le carte che cantano) e se sì, e quindi se Morelli dovesse lasciare, sua sponte o per obbligo, quale decisione si potrebbe prendere.

MA SE VIOLA E TONONI... La confusione è massima. Ma a qualcuno più saggio - non lo cito per tutelarlo - è venuto in mente che il consiglio di amministrazione della banca chiamato a dire la sua su Morelli è convocato per il 14 ottobre, ultimo giorno in cui Viola sarà ancora un dirigente di Mps, e in cui il presidente Tononi non sarà stato ancora sostituito.
Ergo: chiediamo a entrambi di ritirare le dimissioni e chiudiamo questa maledetta parentesi. Se ci pensate, sarebbe l’unica cosa sensata da fare. Ma proprio per questo è la più improbabile.

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