L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 5 ottobre 2016

Monte dei Paschi di Siena - mare sempre più agitato per gli obbligazionisti e azionisti

Mps, titolo -90% in un anno. Nota Bce fa tremare detentori bond banche

5 ottobre 2016, di Laura Naka Antonelli
Nuovo tonfo del titolo Mps. Le quotazioni della banca senese scivolano aPiazza Affari nonostante la decisione della Consob di estendere il divieto di short selling, ovvero di vendite allo scoperto.
Il sell off ha portato il titolo scambiato sull’indice Ftse Mib a essere sospeso anche per eccesso di ribasso. Fiducia degli investitori ai minimi storici, come d’altronde è ai minimi storici anche l’azione, che vale poco più dello zero, esattamente poco più di 0,17 euro. Nel pomeriggio, le quotazioni di Mps hanno recuperato comunque terreno, in scia ai buy che hanno interessato il comparto bancario, per poi ripiegare nuovamente.
Il bagno di sangue sui titoli non è certo una novità per l’istituto.
Le quotazioni, stando a quanto riporta il sito di Borsa Italiana, sono crollate -89,36% in un anno, scivolando del 63,7% circa in sei mesi e del 27% in un mese. Il risultato è che il valore di mercato di Mps vale qualcosa come 520 milioni di euro circa, dopo aver testato un minimo di 506 milioni.
Ma cosa ha provocato la brusca accelerazione ribassista del titolo Mps?
Secondo alcuni trader, peserebbe la nota della Bce, secondo cui la Banca centrale europea guidata da Mario Draghi “ha deciso di ridurre dal primo gennaio 2017 il limite di utilizzo per i bond bancari uncovered dal 5% al 2,5%”. Cosa significa?
La Bce, scrive Reuters
“continuerà ad accettare i bond senior unsecured emessi dalle banche alla stregua di garanzie per i prestiti, inclusi anche quei bond che potrebbero essere svalutati in caso di fallimento della banca, ma sta riducendo il loro utilizzo e aumentando i controlli su di essi. La decisione arriva come risposta alle nuove leggi europee – sul bail-in – che stabiliscono che siano gli investitori in una banca, inclusi i possessori di bond non garantiti dunque subordinati, a farsi carico delle perdite in caso di default, prima che vengano utilizzati soldi pubblici”.
In realtà la notizia non è del tutto negativa in quanto, come scrive la nota, la Bce garantisce che i bond bancari senior unsecured che sono soggetti a “subordinazione per statuto”, nei casi in cui le leggi nazionali dicano che, in regime di bail-in, devono essere svalutati prima di altri bond senior, potranno essere ancora presentati come collaterale sia dalle banche che dalla società di investimento, al fine di prendere in prestito i soldi dalla Bce.
“La Bce ha deciso di mantenere l’ammissibilità di tali bond (UBB – ovverounsecured bank bonds) per il momento, inclusa l’ammissibilità degli UBB subordinati per statuto che non sono contrattualmente subordinati e che, in base alla normativa vigente, sarebbero diventati non ammissibili a partire dal 1° gennaio del 2017″.
La notizia positiva è dunque che l’ammissibilità di tali obbligazioni viene prorogata.
Tuttavia, quella negativa in quanto rischia di far scivolare il valore degli stessi bond – in quanto mancherebbe l’assist della Bce – è la concreta possibilità che alcuni di essi, complice l’introduzione di criteri di soluzione più severi, non vengano più accettati.
Ieri la notizia secondo cui la Fondazione Mps “non escluderebbe” in vista dell’operazione di aumento di capitale di Banca Mps ‘diluizioni anche significative della partecipazione’. Nel ‘Documento programmatico strategico pluriennale’ -stilato dopo l’arrivo del nuovo amministratore delegato, Marco Morelli -la Fondazione guidata da Marcello Clarich, scrive.
“Alla luce delle operazioni straordinarie annunciate di rafforzamento patrimoniale e di cessione del portafoglio di crediti deteriorati, si riafferma la necessità di contemperare il mantenimento del legame storico tra la Conferitaria e il territorio senese con l’esigenza di conservare la dotazione e la diversificazione patrimoniale della Fondazione, non escludendo diluizioni anche significative della partecipazione’.
Ancora:
“Dopo una prima parte del 2016 complessa sui mercati finanziari, la situazione sembrerebbe essersi stabilizzata con effetti positivi sui risultati delle gestioni patrimoniali implementate e sul conto economico tendenziale del 2016, in netto miglioramento rispetto al 2015. Nonostante il miglioramento registrato prosegue l’impegno per riportare il bilancio a segno positivo. Rimane molto incerto l’andamento della Conferitaria (Mps) che però ha un peso molto ridotto sulle consistenze dell’attivo finanziario”. Il documento pone l’accento sulla necessità di un’ulteriore razionalizzazione dei costi dopo aver riconosciuto che questa “è stata già intrapresa a partire dall’inizio del 2015, per un ammontare complessivo di oltre 300mila euro annui, circa il 15% in meno rispetto ai livelli precedenti. Nella stessa ottica di riduzione dei costi occorre rimodulare, secondo i medesimi criteri, gli emolumenti di tutti gli organi statutari’.
Tornando alla decisione della Consob, il divieto di short selling sarà esteso fino al 5 gennaio 2017.
Il divieto riguarda anche i diritti di opzione e le obbligazioni convertibili. Nella nota della Consob si legge che “al fine di agevolare la conduzione di possibili operazioni sul capitale il divieto è stato modificato in modo da includere i diritti di opzione, le obbligazioni convertibili e altri strumenti finanziari che danno diritto a ricevere azioni BMPS di nuova emissione”.

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