L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 19 ottobre 2016

Monte dei Paschi di Siena - Renzi ha un accordo di ferro con la banca statunitense Jp Morgan che gli ha scritto anche il cambiamento della Costituzione


Pubblicato il:18 ottobre 2016
DOMENICO CAMODECA
- Esperto di Politica

Referendum, Mucchetti (Pd): ‘Se vince il No rischia di saltare l’affare Mps - JP Morgan’
Il senatore Dem, sempre ‘dissidente’ sui temi economici, denuncia un possibile ricatto della banca americana e rilancia l’ipotesi Passera per Mps.

Mucchetti denuncia le pressioni di JP Morgan sul referendum costituzionale

“Non mi stupirei se nei prossimi giorni#JP Morgan facesse sapere che il successo del No provocherebbe il rinvio sine die della ricapitalizzazione di Mps”. Con queste parole pesantissime il senatore del Pd #Massimo Mucchetti, giornalista esperto in materia economica, ha adombrato l’ipotesi di un ‘ricatto economico’ posto in essere dalla banca di affari a stelle e strisce per condizionare la scelta dei nuovi vertici della banca toscana in merito alla difficile operazione di ricapitalizzazione da 5 miliardi necessaria per salvare Mps dalla impopolare procedura del bail-in (vedi il caso Boschi-Banca Etruria). Secondo Mucchetti, esiste una alternativa alla soluzione JP Morgan caldeggiata inspiegabilmente come l’unica praticabile dal governo di Matteo Renzi: quella rappresentata da Corrado Passera, sostenuto da Mediobanca.

Le accuse di Mucchetti al governo per aver scelto JP Morgan

Il senatore piddino si dice stupito “per il supporto aprioristico che il governo aveva dato alla onerosa proposta della banca americana”. Una preferenza talmente smaccata da costringere alle dimissioni, accusa Mucchetti, i vecchi vertici di Mps (il presidente Massimo Tononi e l’adFabrizio Viola). A ‘far fuori’ la scomoda dirigenza era stato il ministro dell’EconomiaPier Carlo Padoan (lo Stato è titolare di una quota Mps) con una gelida telefonata commissionata dal premier il quale, pochi mesi prima, aveva ricevuto in pompa magna Jamie Dimon, il potentissimo capo di JP Morgan. Adesso che, scrive Mucchetti sul Fatto Quotidiano, “incurante della sua cattiva reputazione, l’alta finanza annuncia il suo Si (al #referendum costituzionale del 4 dicembre ndr)”, Dimon avrebbe minacciato di legare l’operazione di ricapitalizzazione di Mps proprio alla vittoria del fronte renziano. Un ricatto, pensa Mucchetti.

L’ipotesi Passera è ancora valida

La prepotenza di JP Morgan non è nemmeno giustificata se si pensa, sottolinea ancora Mucchetti, che resta ancora pienamente operativa la proposta avanzata daCorrado Passera (ex ad di Banca Intesa e ministro montiano). Il senatore Pd ricorda che nei giorni scorsi Passera ha ripresentato la sua offerta, questa volta accettata dal cda di Mps e già sul tavolo del nuovo ad, quel Marco Morelli che voci ben informate descrivono come ‘uomo di JP Morgan e del governo’, oltre che amico di Marco Carrai. “Il consiglio di Mps tirerà per le lunghe così da soffocare nella culla l’alternativa?”, si domanda provocatoriamente Mucchetti che si aspetta, invece, che “gli esiti dell’analisi” della proposta formulata da Passera “siano resi pubblici”. Secondo il giornalista, la soluzione Passera sarebbe anche molto più economica: 3.5 miliardi di ricapitalizzazione all’inizio (per arrivare poi ai fatidici 5), mentre JP Morgan non è ancora riuscita nemmeno a formare il tanto vituperato “consorzio bancario di garanzia”.

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