L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 14 ottobre 2016

'ndrangheta - nervi scoperti, si passa alle minacce plateali, non si gestisce il terreno giudiziale

Minacce alla Manzini, Gratteri: «I boss cominciano ad essere insofferenti»
REDAZIONE 14 OTTOBRE 2016 12:28

Il procuratore di Catanzaro solidale con la collega a cui Panteleone Mancuso (Scarpuni) nel corso di un’udienza ha rivolto frasi ingiuriose. Anche la politica accanto al magistrato



Hanno suscitato indignazione e condanna le minacce pronunciate dal boss Pantaleone Mancuso (detto “Scarpuni”) in video-conferenza dalla casa circondariale dell’Aquila (dove è detenuto in regime di “41 bis”) in direzione di Marisa Manzini (sostituto procuratore di Cosenza ma in questo specifico processo chiamata a sostenere l’accusa per conto della Dda) nel corso dell’ultima udienza del processo, che si sta celebrando nell’aula bunker del tribunale di Vibo Valentia, “Black money” che vede alla sbarra esponenti e affiliati del potente clan Mancuso di Limbadi.


Un comportamento minatorio che ha indotto la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro ad acquisire i verbali dell’udienza al fine di valutare se vi siano gli estremi per il reato di minaccia aggravata. Ma andiamo ai fatti: durante la deposizione, Mancuso si è rivolto alla Manzini e le ha intimato: «Stai zitta, finiscila, adesso parlo io».

Per il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri si è trattato di una brutta e inaudita "caduta di stile" «di alcuni 'ndranghetisti che solitamente non fanno sceneggiate plateali. Però se si è arrivati a esternare così insofferenza davanti alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia vuol dire che sono stati toccati nervi scoperti e che si è toccato i vertici di alcune famiglie ‘ndranghetiste».

Ha, quindi, proseguito: «Dal punto di vista investigativo e giudiziario è positivo perché consente alla Procura, rappresentata in aula dalla dottoressa Manzini, di spiegare meglio la portata criminale e la pericolosità dei soggetti. Certo dispiace ed esprimo massima solidarietà alla collega Manzini e al Tribunale e voglio ribadire che né lei, né i giudici sono soli. La dottoressa Manzini è procuratore aggiunto a Cosenza ma per noi fa parte della magistratura inquirente di Catanzaro che sta diventando sempre più unita e compatta».

Gratteri ha anche riferito di avere ricevuto una telefonata di Giovanni Melillo, Capo Gabinetto del ministro della Giustizia Andrea Orlando, «per esprimere la solidarietà del ministro e di considerare il Guardasigilli pronto ed attentato per qualsiasi cosa sia necessaria per la sicurezza dei magistrati e la funzionalità dell’ufficio. Mi ha anche riferito che c'è il massimo interesse per il distretto di Catanzaro». Insomma, dal Ministero l’attenzione sulla vicenda sarà mantenuta alta.

Anche la politica si sta mobilitando per manifestare vicinanza al magistrato. «Ci sono due modi per esprimere solidarietà alla dottoressa Manzini: quello di chiedere subito al ministro dell’Interno Alfano un rafforzamento delle misure di protezione e quello, che riguarda in primis i parlamentari, di essere di esempio, di non avere mai alcun contatto con la criminalità in ogni sua forma e di essere schierati nettamente e senza ma dalla parte di chi è impegnato quotidianamente a sradicarla». Lo afferma Jole Santelli, coordinatore regionale di Forza Italia.

«Personalmente - ha proseguito - ritengo, così come i parlamentari calabresi del mio partito, di avere le carte in regola per entrambe le cose. Pur essendo all’opposizione riconosco al ministro degli Interni Angelino Alfano sensibilità sul tema e sono certa che agirà subito. Per il resto, come dice giustamente il procuratore Gratteri, le parole di circostanza servono a poco: l’antimafia parolaia non serve a niente ma servono comportamenti lineari nella vita e nel mandato elettorale».

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