L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 4 ottobre 2016

Opus Dei&Monte dei Paschi di Siena - si acquistò Antoveneta per 9 miliardi e altri 7 miliardi di debiti da Santander che l'aveva acquistata qualche settimana prima a 6,6 miliardi di euro la mediazione è dei Rothschild

Mps, quell'intreccio tra interessi e politica

Servizio di Serena Margheri
Servizio di Serena Margheri
La Commissione d’inchiesta su Monte dei Paschi di Siena ha presentato le relazioni conclusive del proprio lavoro. Il mea culpa del Pd
FIRENZE — Quel groviglio armonioso tra interessi, responsabilità della politica, vertici del management e degli organismi di controllo che hanno portato al disastro della banca più antica d'Europa, la Monte dei Paschi di Siena, al centro delle due relazioni finali dalla commissione d'inchiesta del Consiglio regionale toscano. Queste alcune conclusioni alle quali sono giunte le opposizioni (M5s, Fi, Lega nord e Sì Toscana a sinistra) che compongono la commissione di inchiesta del Consiglio regionale toscano su Mps e i rapporti con la Regione Toscana, presieduta da Giacomo Giannarelli (M5s). A conclusione dei lavori, la commissione ha stilato due diverse relazioni finali, che sono state presentate in Consiglio regionale: una delle opposizioni e una del Pd che nel relazione spiega che se la politica ha avuto responsabilità a vario titolo nella vicenda Mps il partito democratico non può nascondersi. 
"Noi abbiamo presentato - ha detto Leonardo Marras, vicepresidente della commissione - una relazione autonoma per prendercela tutte le responsabilità che ha il Pd e la sinistra, ma allo stesso tempo fare un'operazione di verità perché a Siena c'è sempre stato un consociativismo evidente ed esplicito". 
"Il nostro quindi – ha spiegato Leonardo Marras – è stato un giudizio severo, più asciutto rispetto a quello espresso nell’altra relazione, ma, crediamo, strettamente attinente al nostro ruolo. E volevamo anche mettere in evidenza che era giusto esprimere un punto di vista, un giudizio politico del Pd, che mai come in passato è stato così netto e chiaro. Le responsabilità del disastro che ha portato a dilapidare un patrimonio immenso, quello della banca, costruito attraverso secoli di storia, sono com’è noto attribuibili a più parti".
Se il cuore dell'inchiesta consiliare doveva essere l'intreccio tra banca e Regione il risultato dell'indagine prova come l'istituzione abbia un avuto un ruolo marginale se non del tutto influente. La storia del Monte dei Paschi, l’acquisizione di Antonveneta ed il problema dei crediti deteriorati, sotto il mirino della commissione che ha accertato la responsabilità della politica e dei vertici di Mps, ma non solo.
" Abbiamo accertato - ha detto Giacomo Giannarelli, presidente della commissione - la presenza dei poteri forti in determinate vicende che hanno contribuito al dissesto della Banca, come l'acquisizione di banca Antonveneta comprata a scatola chiusa con un'operazione indirizzata da poteri forti quale massoneria e Opus Dei, si scelse di sacrificare Mps per salvare la banca Santander di un banchiere vicino al Vaticano".
"La responsabilità - si legge ancora - è in capo a chi lo ha gestito negli ultimi 25 anni: i principali partiti del cosiddetto centrosinistra, Ds oggi Pd in testa, ma anche forze del cosiddetto centrodestra come il Pdl (specie nella sua componente ex Forza Italia legata a Denis Verdini)".
Proprio nella loro relazione finale le forze di opposizione sottolineano che "il disastro del Monte dei Paschi di Siena è un inno al non voler vedere, e rappresenta un punto di non ritorno dell''intero sistema bancario. A pagare il prezzo più alto anche questa volta saranno i cittadini".
Per Giannarelli "con le vicende Mps "il territorio toscano, oltre a perdere una sua banca, ha perso, secondo le nostre stime, 50 miliardi di ricchezza dal 1995, anno della privatizzazione dell'istituto a oggi". "Occorre che venga formata anche una commissione parlamentare di inchiesta, che avrebbe maggiori poteri della nostra", e giungere "alla nazionalizzazione di Mps con integrale tutela dei risparmiatori". Secondo Giannarelli, inoltre "servono una riforma della Banca d'Italia, della Consob e delle fondazioni bancarie, oltre al ripristino della separazione tra banche d'affari (d'investimento) e banche commerciali (credito e risparmio)"
Una relazione è stata sottoscritta dal presidente della commissione Giacomo Giannarelli del movimento 5 stelle, da Claudio Borghi (Lega Nord) e Tommaso Fattori (Si-Toscana a sinistra). L’altra è stata sottoscritta da Leonardo Marras (Pd). Tutti i commissari si sono astenuti sulla relazione che non hanno sottoscritto.

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