L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 12 ottobre 2016

Questa politica consente il continuo smembramento dell'industria italiana, poi mangeremo con ... il turismo

Magneti Marelli e Comau. Come Marchionne continua gli spezzatini di Fca

Magneti Marelli e Comau. Come Marchionne continua gli spezzatini di Fca
L'articolo di Valeria Covato
Non sono solo gli economisti a favore della politica industriale a temere il passaggio di grandi aziende italiane in mano straniera. Anche nelle grandi banche italiane si inizia a valutare le possibili conseguenze a cascata: “Telecom, Riello, Pirelli, Italcementi sono state tutte comprate. Per l’Italia è un bel problema perché non solo si perde il marchio, l’impresa, ma si perde tutto quello che c’è attorno: banche, consulenti. Questa è una situazione di grande complessità”, ha detto Gaetano Miccichè, presidente di Banca Imi (Intesa) alla XLVII Giornata del credito, organizzata la settimana scorsa presso la sede dell’Abi dall’Anspc (associazione nazionale per lo studio dei problemi del credito).
IL CASO FIAT CHRYSLER
Ora è in particolare un gruppo che sta pianificando una politica di cessioni. E’ il caso di Fiat Chrysler Automobiles (Fca), la società guidata da Sergio Marchionne, che per abbassare il debito ha messo in previsione la cessione di uno o più asset del gruppo. Dopo l’allarme dello storico ed economista Giulio Sapelli e gli interrogativi di Federico Pirro, prof, ed editorialista, anche un liberale pro mercato come Fabrizio Onida, docente di Economia internazionale all’università Bocconi di Milano, ha espresso alcune perplessità sul Sole 24 Ore. 
I commenti degli esperti hanno fatto seguito alle indiscrezioni sulla possibile cessione di Magneti Marelli, l’azienda leader nell’elettronica del movimento ai coreani di Samsung Electronics. Ma ad essere finita nel mirino dei cinesi è anche Comau, la divisione robot industriali controllata interamente da Fca.
COSA FA E QUANTO VALE COMAU
Comau è leader di mercato nella fornitura di sistemi di produzione robotizzati. Al 30 giugno aveva un portafoglio ordini di 1,2 miliardi, in aumento di 186 milioni rispetto al 31 marzo. Con oltre 40 anni di esperienza nel settore dell’automazione industriale, il suo network internazionale attualmente comprende 17 Paesi, con 33 sedi, 5 centri di innovazione e 15 stabilimenti produttivi in tutto il mondo.
CHI È INTERESSATO
Tra le società cinesi che hanno mostrato interesse nei confronti della società di robotica del Lingotto figura Shanghai Electric. Ma tra i potenziali compratori di Comau ci sarebbero anche Sinomach e lo Shanghai Institute of Mechanical and Electrical Engineering. “Tutte e tre – ha scritto MF/Milano Finanza ­- avrebbero sondato il management del Lingotto sulla possibilità di dismissione”.
QUESTIONE DI PRIORITÀ
Secondo l’agenzia Reuters Fiat non avrebbe “alcuna fretta di esaminare il dossier Comau, ramo d’azienda che genera un fatturato di poco inferiore ai 2 miliardi” in quanto troppo “concentrata nella ricerca di un accordo con la coreana Samsung Electronics, che dovrebbe rilevare Magneti Marelli”.
LE RAGIONI DI MARCHIONNE
Ma perché Marchionne vorrebbe disfarsi, prima o poi, di questi due asset? “Lo fa per l’unica ragione di abbassare il debito che è superiore ai 5 miliardi di euro”, ha commentato  Giulio Sapelli, storico ed economista in una conversazione con Formiche.net, aggiungendo che “Tagliare il debito è l’obiettivo prioritario per Marchionne, prima di lasciare la sua posizione di amministratore delegato nel 2019, anche perché gli permetterebbe finalmente di trovare il terzo partner di cui è in disperata ricerca”.
Il debito di Fca è tra i più alti nel settore e una cessione potrebbe quindi aiutare il Lingotto nel perseguire il suo ambizioso piano industriale da quasi 50 miliardi di investimenti.
L’OPERAZIONE MAGNETI MARELLI
Nonostante sia giunta una smentita del capo azienda Sergio Marchionne su una possibile cessione a breve termine di Magneti Marelli, una conferma sui colloqui in atto con i coreani, e non solo, è giunta il mese scorso dal presidente di Fca John Elkann, nel giorno in cui gli azionisti della holding del gruppo Exor hanno dato il via libera al trasferimento della sede in Olanda.
Dall’operazione di Magneti Marelli – che raggiungerebbe un controvalore di 4 miliardi, a seconda che Samsung la rilevi interamente o soltanto in parte – potrebbero dipendere tutte le altre come Comau o Teksid, si legge sull’agenzia Reuters.

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