L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 12 ottobre 2016

Referendum - non dovevamo arrivare a questo punto, il Parlamento non aveva la legittimità a cambiare la Costituzione e lo sapevamo tutti, dal Circo Mediatico all'uomo della strada, alle istituzioni. TUTTI hanno fatto finta di niente

INSIEME A UN COORDINAMENTO DI AVVOCATI
RIFORME COSTITUZIONALI: RICORSI A RAFFICA CONTRO REFERENDUM E ITALICUM. PRESENTATI DALL’EX PRESIDENTE DELLA CONSULTA ONIDA


DI PAOLO PADOIN - MARTEDÌ, 11 OTTOBRE 2016 19:04 - 



ROMA – Il presidente emerito della Corte Costituzionale, Valerio Onida, ha presentato, insieme alla professoressa Barbara Randazzo, due ricorsi, uno al Tar del Lazio e uno al tribunale civile di Milano, con cui in sostanza impugna il quesito referendario.

REFERENDUM – La motivazione centrale dell”azione, secondo quanto si apprende, riguarda il fatto che in un unico quesito vengono sottoposti all”elettore una pluralità di oggetti eterogenei. L’ex presidente chiede di rimettere alla Corte Costituzionale la legge ordinaria sul referendum per il ”nodo” dell”omogeneità del quesito, ma “anche ai fini della sospensione degli atti del procedimento referendario”. In sostanza si chiede al tribunale di azionare il potere della Corte Costituzionale di sospendere il referendum. Una prerogativa a cui la Consulta può ricorrere “avvalendosi, anche d”ufficio” “dei poteri di sospensione ad essa attribuiti”, si legge nel ricorso. L”istanza è fatta in via d”urgenza, visto che il referendum è fissato per il 4 dicembre, e una pronuncia dopo questa data sarebbe inutile e “comprometterebbe il diritto invocato”, e quindi ricorre il “rischio di un pregiudizio grave ed irreparabile”.

ITALICUM – Intanto il coordinamento degli avvocati anti-Italicum, che ha già impugnato la nuova legge elettorale in 23 tribunali italiani ottenendo il rinvio alla Corte Costituzionale, è pronto a fare altrettanto con il decreto di indizione del referendum. Coordinatore del pool di legali anti-Italicum è l’avvocato ed ex senatore, Felice Besostri, già autore dei ricorsi contro il Porcellum, la vecchia legge elettorale che fu ”bocciata” dalla Consulta. Associandosi all’iniziativa del presidente emerito della Corte Costituzionale, Valerio Onida, che oggi ha depositato un ricorso al Tar Lazio e uno al tribunale di Milano contro il quesito referendario, Besostri e gli avvocati anti-Italicum annunciano un’azione analoga su scala più ampia, con ricorsi in numerosi tribunali a cominciare da quelli dei capoluoghi dei distretti di Corte d”appello. L’obiettivo è ottenere che il decreto di indizione del referendum sia portato all”esame della Consulta.

Dopo la dichiarazione della minoranza dem in Direzione Pd che voterà no al quesito le questioni referendarie si complicano anche sul versante giudiziario perché la Consulta, che aveva rinviato a dopo il 4 dicembre la valutazione della costituzionalità della legge elettorale, dovrà ora pronunciarsi anche su queste ulteriori questioni, sollevate dal suo ex presidente, se i tribunali le riterranno fondate.

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