L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 ottobre 2016

Siria, Iraq, Iran dodici anni di guerra forgiano i popoli non passano indenni, perdono e aquistano

Mentre combatte il Califfato, Teheran allarga la sua zona d’influenza
Dopo 12 anni di conflitto in Iraq e oltre cinque in Siria, l'Iran è ora più vicino che mai a garantirsi il controllo di un corridoio di terra che attraversi tutta la regione, potenziando la presenza politica della Repubblica islamica su tutte le terre arabe
Nicola Lofoco10 ottobre 2016 19:03

I terroristi dell’ Isis non hanno occupato in questi anni solo parte della Siria. Anche una porzione dell’Iraq è stata, sino ad ora, sotto il loro controllo. E proprio in Iraq, non lontano dalla città di Mosul, vi è attualmente una massiccia forza militare che sta mettendo a punto alcuni piani d’attacco per liberare definitivamente la seconda città irachena dalla grinfie e dalla barbarie dell’ Isis.

Si tratta di una milizia di volontari sciiti, che dovrebbero attaccare da Ovest la città, mentre l’esercito nazionale iracheno dovrebbe fare irruzione dalla parte Sud –est, nel tentativo di ricacciare i terroristi verso Raqqa, in Siria. Secondo gli accordi presi, questa milizia non dovrebbe comunque entrare nella città liberata, affinché la popolazione di Mosul , a maggioranza sunnita, sia rassicurata dal fatto che non vi siano settarismi di vario genere degli sciiti contro di loro. Su tutto il territorio iracheno vi sono oggi molte milizie di irregolari sciiti, supportati ed appoggiati dall’ Iran.

La loro presenza è essenziale per le ambizioni mai nascoste di Teheran: allagare il più possibile le proprie zone di influenza non solo sul suolo iracheno ma anche in tutto il Medio Oriente. Dopo 12 anni di conflitto in Iraq e oltre cinque in Siria, l'Iran è ora più vicino che mai a garantirsi il controllo di un corridoio di terra che attraversi tutta la regione, potenziando la presenza politica della Repubblica islamica su tutte le terre arabe.

Il progetto iraniano ha preso forma sin dal 2014 ed ha coinvolto il nord iracheno curdo, il nord-est (sempre curdo) della Siria e la zona a Nord di Aleppo, dove l'Iran e le sue milizie alleate ( Hezbollah in testa) sono la forza prevalente su tutto il territorio. Ecco perché recuperare in pieno il controllo della città di Aleppo è fondamentale per gli iraniani, alleati di Bashar Assad. Un progetto ben studiato e ben progettato, che di certo non è stato gradito alla Turchia per l’alleanza che si è venuta a verificare tra i curdi e Teheran.

La mente militare, che coordina le milizie sciite, è il generale iraniano Qassem Suleimani, già capo delle “Guardie Rivoluzionarie”, fulcro di tutte le forze armate. Molti analisti ritengono che la diffusione dell’egemonia militare iraniana in Iraq sia letteralmente esplosa nel 2011, quando gli Stati Uniti hanno deciso di ritirarsi dopo la decisione, senz’appello, di Barack Obama. In ogni caso il grande gioco di interessi economici, politici e militari continua in tutto il Medio Oriente. Staremo a vedere come andrà a finire. Per ora l’unica cosa che non finisce sono i conflitti in Iraq e in Siria, che hanno provocato oltre 500mila morti in cinque anni e mezzo. Anche domani a tante donne siriane ed irachene toccherà piangere sulla tomba dei propri mariti o dei propri figli.

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