L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 14 ottobre 2016

Un governo politicamente corretto che agli immigrati permette tutto, anche l'indecenza ha un inizio e una fine

Liberi di oziare, liberi di stuprare




Stupro
Vivevano comodamente in Italia a spese dei contribuenti, senza far nulla dalla mattina alla sera. Un ozio di lusso che in una fase di difficoltà, come quella che stiamo attraversando, offende la coscienza civile del Paese.
Anche per loro è bastata la richiesta di asilo per essere accolti e assistiti, per essere ospitati in una casa messa a disposizione dal Comune, per ricevere assistenza, vitto, sigarette e paghetta.

I tre arrestati dalle forze dell’ordine sono pachistani e nel loro paese non c’è alcuna guerra.Fuggono da niente, e sono in Italia per avventura o per altra ragione. Lunedì sera hanno stuprato nel bresciano una ragazza di 22 anni. Brescia, 3 richiedenti asilo stuprano una 22enne in un parco
I richiedenti asilo costano ai contribuenti italiani dai 35 euro in su al giorno, compreso il sabato e la domenica, più di tanti nostri giovani nei call center, più di tanti impiegati, contadini ed operai italiani. Ai costi di cassa si aggiungono altri, sempre a carico di chi paga le tasse: quelli di gestione, quelli militari per il recupero in mare, quelli burocratici, quelli sanitari, quelli della giustizia, quelli dei danni alla cosa pubblica e privata e, infine, quelli del degrado delle nostre città.
La situazione è difficile. I flussi di arrivo sono continui e risolvere questa emergenza è diventato un grosso problema per l’Italia. L’atteggiamento del Governo non aiuta. Si vive quest’assalto con colpevole inerzia. Il dibattito sull’Immigrazione si fa scontro e quando non ci sono parole né fatti da contrapporre, si parla d’intolleranza e di populismo, e poi via giù con la xenofobia, il razzismo e altre imbecillità prese dal vocabolario del “politicamente corretto”.
Al contrario degli altri paesi, l’Italia non può alzare muri. Non ci sono frontiere in cui è possibile respingere chi non ha titolo per entrare in Italia. La nostra più vasta frontiera è il mare, e respingere i barconi stracarichi di vite umane può trasformare il Mediterraneo in un teatro di terribili tragedie.
Servirebbero altre strade: quelle diplomatiche, ad esempio, con accordi per il rimpatrio con i paesi di provenienza degli immigrati; quelle di una gestione comunitaria del fenomeno, perché quella dei flussi migratori diventi una questione prioritaria dell’Europa. Più della curva delle banane.

L’Italia, però, non conta niente, né in campo internazionale, né in quello europeo.
Si può fare così solo ciò che è possibile. Una prima cosa potrebbe essere quella di non utilizzare più i mezzi della marina militare per assistere i migranti già ai limiti delle acque territoriali libiche. Anche le navi di altre nazioni – che intervengono per assistere le imbarcazioni in difficoltà – non possono pretendere di trasportare il carico di vite umane nei porti italiani. Se li portino nei loro paesi.
Un’altra iniziativa potrebbe essere quella di reintrodurre il reato d’immigrazione clandestina e di inasprire pesantemente le pene per i traghettatori e per chi collabora (direttamente o indirettamente) con loro nel traffico di esseri umani.
La Giustizia dovrebbe essere più veloce ed efficiente e dovrebbe con più responsabilità supportare il lavoro delle forze dell’ordine, non demolirlo o ancor più criminalizzarlo. E poi c’è l’idea che in Italia i diritti valgano più dei doveri. Questa convinzione dovrebbe essere sfatata, anzi dovrebbe apparir chiaro che in Italia la base su cui si reggono i diritti sia proprio il rispetto dei doveri.

Dovrebbe rafforzarsi il principio che sul Territorio italiano si entri in modo regolare e che la legalità non sia solo un principio di etica che serva a riempire la bocca di chi la chiede agli avversari nelle dispute politiche, ma che debba essere il metodo di vita quotidiana di tutti e che, per chi è ospite nel nostro Paese, debba essere un principio senza il quale decade il diritto di restarci. Il messaggio di un atteggiamento cambiato dovrebbe esser chiaro, tanto da scoraggiare le partenze dei barconi.
Liberi di oziare, liberi di stuprare – di Vito Schepisi

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