L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 8 dicembre 2016

Austria - non è la prima volta, e non sarà l'ultima, che si va alle elezioni tante volte finchè non vince il candidato che vogliono quelli che pensano solo ai soldi

AUSTRIA - 07 dicembre 2016 - 15:00

Austria, presidenziali: il significato della vittoria di Van der Bellen

Dopo l’affermazione del candidato dei Verdi, il Paese si appresta ad affrontare una delicata fase politica in vista delle prossime elezioni politiche. Intervista a Cornelia Ritzer, giornalista austriaca di Tiroler Tageszeitung



di Rocco Bellantone

La vittoria di Alexander Van der Bellen alle elezioni presidenziali tenutesi in Austria il 4 dicembre è stata interpretata da buona parte dei giornali europei come un atto di resistenza di chi vuole l’unità dell’Europa di fronte alle derive populiste dei movimenti di estrema destra. L’affermazione del candidato dei Verdi sul leader del partito nazionalista FPOE (Partito per la Libertà) Norbert Hofer, rappresenta indubbiamente un segnale di stabilità per Bruxelles. Ma è bene non attribuire al risultato di questo voto un significato superiore rispetto alla sua reale portata, fondamentalmente per due motivi. I test elettorali che misureranno la tenuta dell’Unione nel 2017 saranno quelli in Francia, Germania e Italia.

Inoltre, non va dimenticato che l’Austria è una Repubblica semipresidenziale federale e, in base alla sua Costituzione, al presidente vengono assegnati poteri importanti ma comunque limitati: rappresenta l’unità della nazione, nomina il cancelliere, ha la facoltà di sciogliere il governo ed è il comandante delle forze armate, ma non ha un ruolo politico forte che spetta invece al parlamento e al capo dell’esecutivo. Per inquadrare la situazione austriaca rispetto alle dinamiche europee, e in vista delle prossime elezioni politiche in programma nel 2018 e in cui l’FPOE dello sconfitto Hofer potrebbe correre da favorito, Lookout News ha intervistato Cornelia Ritzer, giornalista della redazione politica del giornale austriaco Tiroler Tageszeitung.

Rispetto al ballottaggio presidenziale del maggio scorso, annullato dalla Corte Costituzionale austriaca, Van der Bellen ha battuto Hofer con un vantaggio maggiore (53% contro 46%). Quali elementi hanno giocato a suo favore?

Per condurre la sua campagna elettorale Van der Bellen ha speso 7 milioni di euro, soldi che sono arrivati per lo più dal suo partito, il partito dei Verdi, ma anche da donatori privati. Per sopperire alla mancanza di fondi, i responsabili della sua campagna hanno cercato di fare leva sull’appoggio di movimenti cittadini, ottenendo l’adesione di diversi gruppi espressione della società civile e che erano al di fuori di qualsiasi partito politico. Questi voti alla fine hanno fatto la differenza rispetto al voto di maggio (in cui Van der Bellen aveva vinto con uno scarto minimo, ndr).


Che genere di elettorato ha votato per Van der Bellen?

Dalle analisi del voto effettuate è risultato che Van der Bellen è stato scelto soprattutto da donne e giovani. Inoltre, è andato molto forte nelle grandi città: in 6 capitali su 9 degli stati federali dell’Austria ha ottenuto oltre il 60% dei consensi. Il risultato più basso lo ha registrato a Eisenstadt, dove ha preso il 54%. Ma si tratta della capitale dello stato federale del Burgenland, roccaforte del suo avversario Norbert Hofer. Secondo gli esperti, rispetto agli elettori di Van der Bellen, le persone che hanno invece votato per Hofer erano mosse da molti più dubbi e timori: scettici sul loro futuro e sulla possibilità di trovare un lavoro.

Van der Bellen ha detto che si opporrà a un eventuale futuro governo a guida FPOE. I poteri che la Costituzione conferisce al presidente in Austria glielo consentirebbero?

In Austria, dopo le elezioni politiche il presidente assegna il mandato di formare il governo al leader di un partito, per tradizione al capo del partito che ha ottenuto il maggior numero di voti. Il presidente ha però la facoltà di poter dare il mandato a qualsiasi altro leader politico. Van der Bellen ha annunciato più volte che sarà favorevole a un governo pro-Unione Europea. Implicitamente, ha dunque detto che si opporrà alla possibile investitura a cancelliere di Heinz-Christian Strache, leader del partito di Hofer FPOE.

(Da sinistra Norbert Hofer ed Heinz-Christian Strache, leader del partito FPOE)

Con Van der Bellen presidente come potrebbero cambiare le relazioni tra l’Austria e l’UE, soprattutto rispetto alle politiche di contenimento dei flussi migratori?

Van der Bellen è noto per essere un europeista convinto. Questo aspetto, combinato al suo profilo di politico rassicurante, è stato uno dei motivi che ha spinto molti austriaci a votare per lui. Van der Bellen ha un profilo internazionale: nella sua campagna ha spesso ricordato di essere figlio di genitori originari dell’Estonia e della Russia, fuggiti in Austria dove hanno trovato una nuova casa. Per quanto riguarda le relazioni diplomatiche, punterà a rafforzare i rapporti con i governi retti da leader europeisti, in primis Germania e Francia. Il ruolo di presidente non gli assegna però alcun potere che gli possa permettere di cambiare le politiche sull’immigrazione. Solo il parlamento può modificare le leggi. Negli ultimi anni ci sono stati solo pochissimi esempi in cui il presidente non ha firmato delle leggi approvate dalla maggioranza del parlamento e ha cercato di modificarne il corso. Van der Bellen non ha alcun potere legale per farlo.

Dopo la sconfitta di Norbert Hofer, l’FPOE è ancora dato per favorito alle prossime elezioni politiche?

Norbert Hofer e i vertici dell’FPOE cercano in ogni occasione di sottolineare che il loro non è un partito di estrema destra ma un partito a destra rispetto al centro. L’FPOE seguirà questa linea in vista delle prossime elezioni. Hofer ha annunciato visite in Russia, Stati Uniti e Cina per continuare a promuovere il programma del partito. Ovviamente il suo obiettivo è quello di promuovere l’immagine del partito come di una corrente principale, e dunque di un partner forte, all’interno di una coalizione di centro-destra. Ci sono segnali che dicono che le elezioni potrebbero già essere anticipate al 2017 a causa dei conflitti all’interno della coalizione di governo (attualmente guidata ad interim dal socialdemocratico Christian Kern, ndr). È possibile che l’FPOE sarà il partito che otterrà il maggior numero di voti.

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