L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 10 dicembre 2016

Gli ebrei hanno da sempre cospirato contro Assad, i milioni di profughi, le centinaia di migliaia di morti, la distruzione dei territori e delle città ricadrà su quest'accozzaglia di assassini che si nascondono dietro alla religione ma denotano una volontà di potere e di dominio

Siria, l’Isis attacca Palmira ma viene respinto. E Israele ammette di aver bombardato Damasco

Aggiunto da Eugenio Palazzini il 8 dicembre 2016.

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Damasco, 8 dic – Mentre ad Aleppo l’esercito siriano sta completando la riconquista della città e di conseguenza la definitiva sconfitta dei vari gruppi armati jihadisti, a Palmira l’Isis ha tentato un nuovo attacco a sorpresa. A riferirlo è l’agenzia di stampa ufficiale siriana Sana: “Terroristi dell’Isis hanno attaccato postazioni militari siriane a Palmira, a Gazel, nei pressi dei giacimenti petroliferi di al-Shaer, Za amleh, ad al-Katibeh al-Mahjoura e nel villaggio di al-Bardeh a sud-ovest di Homs”. Fonti dell’esercito di Assad riferiscono che tutte le incursioni dell’Isis sono state respinte. “Sono stati uccisi numerosi terroristi e sono stati distrutti 4 SUV dotati di mitragliatrici”, scrive Sana.

Nel frattempo, durante un incontro con ambasciatori europei in Israele, il ministro della Difesa Avigdor Lieberman ha ammesso che Tel Aviv ha bombardato Damasco, come riportavamo ieri su questo giornale. “Lo abbiamo fatto per evitare trasferimenti di armi sofisticate, armi di distruzione di massa ed equipaggiamenti militari dalla Siria a Hezbollah”, ha detto Lieberman. “Israele non ha intenzione di intervenire nella guerra civile siriana ma gli iraniani e Assad devono andarsene”, ha specificato poi il ministro della Difesa.

Le dichiarazioni sono state riportate dal quotidiano israeliano Haaretz e non sono affatto di poco conto, perché per la prima volta Tel Aviv ha ammesso di aver colpito il territorio siriano. Fino ad ora, seppur chiamato in causa a riguardo molte volte, il governo di Netanyahu aveva sempre negato (o comunque non confermato) coinvolgimenti nella guerra in Siria. Si tratta quindi di rivelazioni che denotano quantomeno forte nervosismo in Israele per le recenti e continue vittorie dell’esercito di Damasco. Successi militari che potrebbero, con tutta evidenza, rafforzare ulteriormente Assad e imprimere una svolta

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