L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 8 dicembre 2016

Monte dei Paschi di Siena - le responsabilità di Renzi, del suo governicchio, del suo partito sono enormi, hanno dato il colpo di grazia al Sistema Bancario, dalle popolari a Banca Etruria da Veneto Banca al Monte dei Paschi e siamo solo all'inizio

07/12/2016 11:26
Per Mps un bail-in mascherato

L’ad Morelli a Francoforte per chiedere un rinvio all’operazione di rafforzamento patrimoniale



Senza la proroga della Bce l’unica strada possibile è quella del salvataggio pubblico attraverso il 'burden sharing', che porterebbe all’azzeramento e conversione in capitale delle obbligazioni più rischiose

In ginocchio da Draghi. L’amministratore delegato del Monte dei Paschi, Morelli, ieri pomeriggio è volato a Francoforte per recarsi negli uffici della Banca centrale europea (Bce) e chiedere un rinvio all’operazione di rafforzamento patrimoniale. Una mossa disperata volta a prendere altro tempo dopo la dèbacle elettorale che ha visto trionfare il “No” mettendo altri ostacoli sulla strada del sospirato aumento di capitale.

Quella di lunedì 12 è l’ultima giornata disponibile per far partire la manovra - così come imposto dall’Eurotower - e chiuderla definitivamente entro dicembre. Ma Mps non è pronta e le prossime dimissioni del premier Renzi (attualmente congelate da Mattarella) hanno azzerato ogni speranza possibile di riuscita dell’operazione. Di qui la decisione del Ceo di Rocca Salimbeni di recarsi a Francoforte per “implorare” la Vigilanza della Bce e ottenere l’ennesima proroga. Con l’obiettivo che è quello di rinviare tutto a gennaio, in attesa di un quadro politico più chiaro. Insomma, un altro mese di tempo (la richiesta) per provare a convincere anche il fondo sovrano di Doha a investire circa 1,5 miliardi per provare a condurre in porto l’intervento.

Il Cda di banca rossa, inizialmente previsto per ieri, per tutti questi motivi ha subito uno slittamento. Verrà riconvocato nei prossimi giorni per fare il punto della situazione su una vicenda davvero esplosiva. I vertici della roccaforte della sinistra sperano nel benestare di Draghi, altrimenti l’unica strada percorribile sarà quella del salvataggio pubblico. Con il Tesoro che sta lavorando per garantire ossigeno al Monte ed è pronto a battere la strada del cosiddetto aumento precauzionale. Attraverso l’ennesima iniezione di introiti pubblici consentita dalle regole Ue a patto di far scattare anche il “burden sharing”, una versione più leggera del bail-in che porterebbe all’azzeramento e conversione in capitale delle obbligazioni più rischiose. Aprendo la porta a un possibile rimborso per i piccoli risparmiatori ripetendo dunque le vergogne ancora attuali vissute dai risparmiatori dei quattro istituti (Etruria, Marche, Carichieti, Carife) oggetto di risoluzione nel novembre 2015.

Le malefatte del passato rischiano dunque di ripetersi. Per un déjà vu per nulla piacevole. Gli aiuti di Stato al Monte dei Paschi appaiono sempre più probabili. Sullo sfondo, ormai defilato, resta l’impossibile salvataggio interno. 
M.Z.

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