L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 5 dicembre 2016

Noi Italiani abbiamo respinto gli stranieri e sconfitto i suoi lacchè al governo

POLITICA
Quanto ci odiano



domenica, 4 dicembre 2016, 15:58
di Raffaello Volpe

“Italiani liberi” è il movimento politico-culturale fondato dall’antropologa Ida Magli, strenua sostenitrice dell’indipendenza dell’Italia dai vincoli europei e morta nove mesi fa. Ecco il primo articolo in cui gli ex allievi di Ida Magli tornano a far sentire la loro voce e il loro pensiero e spiegano perché dobbiamo votare no a una riforma che cancella ulteriormente i pochi diritti rimasti all’Italia per asservirli definitivamente alla “governance” economica europea. 

Anche alla vigilia del referendum sulla nuova Costituzione renziana ti accorgi di quanto vecchi e nuovi oppressori ci odiano. Lo capisci dalla loro sorridente esortazione a votare "Si" il 4 dicembre: come nei casi di Obama, Juncker, il ministro degli interni tedesco de Maiziere, la Merkel e altri personaggi dell’ultima ora, non ultimi i campioni del finanziariamente scorretto Standard & Poor's. Fa da corollario il ricatto della finanza con gli spread alti sull'Italia, il più recente dei quali generò le dimissioni anomale dell’ultimo governo Berlusconi. L’attenzione straniera alla nostra Costituzione in realtà nasconde intenti non benevoli. Vediamo quali. 

Innanzitutto va ricordato e sfatato il mito secondo cui L’Italia non conti niente nello scacchiere mondiale. L’Unione europea, per esempio, non si sarebbe potuta fare senza di noi: e crollerebbe con la nostra uscita. A tal punto è da considerarsi primaria la nostra presenza. Infatti i vincitori dell’ultima guerra mondiale, sin dal 1947, vollero nella nostra Costituzione l’articolo che ci avrebbe impedito, grazie alla natura di “trattato internazionale” del Trattato Europeo, di indire referendum per uscire dalla trappola bruxellese. L’Italia è ancora oggi considerata, dagli stessi americani, la “portaerei del Mediterraneo”, un'importante base missilistica per testate nucleari per via della posizione centrale in Mediterraneo, dunque di vitale importanza. Ecco spiegata l'attenzione di questi "stranieri" alla nostra "politica interna", pur facendo, loro, parte della nostra "politica estera". 
Tornando a noi, gli aspetti più macroscopici della riforma renziana sono, con la scusa di inadeguatezza negli ultimi quindici anni, la limitazione di poteri alle regioni, che è un passo indietro rispetto alla riforma della Costituzione del 2001, che invece concesse loro grande autonomia. Si può dire che, rispetto alla riforma della Costituzione nel 2001 attuata dal governo Amato, che sottomise l'Italia all'Unione europea grazie all'art. 117, si stia annunciando una tendenza inversa, e cioè un forte accentramento del potere, di contro al precedente decentramento. 
La dittatura è alle porte. C'è un parallelo fra la riforma costituzionale di Renzi e quella del 2001. Il continuo richiamo a vincoli comunitari appena nominati nella Costituzione stessa è un aspetto che ne dimostra l'invalidità sia formale che sostanziale, poiché si fa decadere l'aspetto costitutivo del documento: che senso ha rifarsi ad altre entità esterne al Paese quando il documento dovrebbe essere di per sé autosufficiente nella sua "fondatività"? 
Con quest’ultima riforma costituzionale perderemo anche l'indipendenza nella produzione economica. Il controllo assoluto da parte dello Stato dell’economia d’esportazione e turistica, una novità nella storia economica d’Italia, si spiega con il fatto che sia lo Stato sia l’economia sono stati fortemente indeboliti dall’alta finanza mondialista, quella celata dietro le imposizioni di Bruxelles, per cui il passo conclusivo è ora quello di impadronirsi di tutto promulgando le ultime necessarie leggi liberticide. Ora si può finalmente "rastrellare". Con l'eliminazione del sistema bicamerale, invece, giustificata dallo snellimento delle operazioni e dalla risibile quanto falsa scusa della riduzione delle spese dei parlamentari, si trasferisce il controllo sull'operato dei governi alla sola Camera, con la eliminazione di fatto del Senato, che sarà invece ridotto a poco più di un passacarte dittatoriale fra UE e regioni. Di fatto, il Senato sarà ridotto a soli cento componenti. Ci troviamo di fronte al definitivo svuotamento di senso dello strumento democratico del voto. Renzi è restio a farci sapere come saranno eletti i nuovi senatori. Il vero intento, come sappiamo bene dalla disamina di quanto i nostri governanti hanno fatto negli ultimi due decenni, con la complicità dell’Unione europea, è quello di limitare il controllo diretto da parte del cittadino sui rappresentanti eletti. Sembra che i senatori non saranno scelti direttamente dai cittadini, se non in forma indiretta, ma da consigli e assemblee interne alle Regioni e allo Stato. 
Che di riforma di stampo sovietico si tratti, non c’è dubbio. Basta osservare attentamente le parole utilizzate dai difensori del “Sì”, tutti della sinistra, renziani o asserviti renziani, parole quali: “armonizzazione”, “centralizzazione”, “internazionalizzazione”, “risorse umane”, tutte ispirate a una fede incrollabile, che fa paura, nella riuscita di programmi economici privi di un sia pur minimo principio di realtà. I famosi “piani quinquennali” staliniani, impostati nella stessa forma e presentati con il medesimo delirante entusiasmo, erano strumenti che riducevano le persone allo stato di cose (siamo tutti "risorse umane", no?), i cui demoniaci effetti sono scritti nelle pagine della Storia. 
Ma è sulla questione della riforma elettorale che si deve riflettere. Nessuna forza politica, grillini inclusi, ci ricorda che i governi eletti dal 21 dicembre del 2005 a oggi, che gli ultimi due presidenti della Repubblica - Napolitano e Mattarella - che tutte le più alte cariche dello Stato elette alle camere sono allegramente e silenziosamente illegittimi. Nessuno dice che da gennaio 2014 la Consulta ha dichiarato illegittima la legge elettorale, nota come il “Porcellum”, in virtù del fatto che “i cittadini elettori non hanno potuto esercitare il diritto di voto personale, eguale, libero e diretto secondo il paradigma costituzionale”. A queste parole, il 4 aprile dello stesso anno, la Cassazione aggiunse che “[…] le camere elette in violazione della libertà di voto […] sono il frutto della grave ferita inferta alla logica della rappresentanza”. E a nulla vale il fatto che la legge Calderoli sia stata sostituita con l'Italicum il 1° luglio del 2016, visto che le cariche rivestite da chi ha operato nella sostituzione erano ancora illegittime. 
E' evidente che il cambiamento sostenuto dai vari Renzi cancellerà definitivamente i pochi scampoli di libertà, favorendo la conquista economica dell'Italia da parte di multinazionali, oligarchi della finanza mondiale, banchieri, massoni, piduisti e triduisti; e legalizzando il controllo straniero, con la solita scusa della "politica estera", da parte di organizzazioni mondialiste come l'ONU, la Nato, l'Unione europea o fondazioni pseudo filantropiche finanziate dagli stessi poteri che si stanno ingoiando il pianeta. Questi soggetti, sempre forti dei valori illuministici ai quali si riferiscono ciecamente, soprattutto quelli noti per irrealizzabilità, sintetizzabili in un'uguaglianza assoluta, perseguono un’omogeneità "purificatrice" e patologica: "tutti uguali", dunque "tutti morti". 
Con l’articolo 117 della Costituzione, nel 2001, lo Stato aveva già avocato a sé tutte quelle voci che oggi stanno facendo morire l’Italia come nazione e gli Italiani come popolo: dall’economia al voto, dai confini all’immigrazione, noi Italiani non abbiamo più voce in capitolo. Decideranno tutto a Bruxelles, mentre i nostri governanti, nel seguitare a galleggiare nella loro storica corruzione, protetti da leggi liberticide e garantiste a seconda dei casi, obbediranno ai dominatori stranieri, fra i quali i peggiori si sono rivelati essere i vincitori della Seconda Guerra Mondiale. L’articolo inserito nella Costituzione del 1947, che estrometteva dal controllo diretto degli Italiani i “trattati internazionali” con la clausola della "politica estera", è stato imposto dagli angloamericani. Tutti i trattati europei, quelli che hanno sottratto al popolo italiano la sovranità monetaria, eliminando la moneta, e territoriale, eliminando i confini, sono passati con questo cavillo normativo.

Osservando certi volti, ascoltando i governanti, ti accorgi che vanno tutti nella stessa direzione: odio, odio e odio contro di noi: contro la nostra storia, la nostra intelligenza. Contro i nostri sogni e desideri, contro l'Arte e l'intero Occidente. Contro il nostro odio verso la morte, quell'odio che, al contrario del loro, sempre ci ha resi vivi come popolo nei secoli e ci ha ispirati a tutto quello che di bello Noi Italiani abbiamo creato, pensato, sussurrato e gridato ai quattro venti e al Sole, alla Luna e al mondo intero. Forti di questa stessa consapevolezza, siamo avvezzi a riconoscere le differenti versioni di quell'altro odio, tanto antico quanto attuale, riconoscendo nelle espressioni dei potenti come Renzi, Obama, Juncker, Merkel, de Maiziere, il sorriso vuoto, falso, ipocrita, assolutamente privo di qualsiasi barlume di vita, di intelligenza, di umanità, e perennemente accompagnato da una sorta di ghigno feroce, segno inequivocabile di sadismo.

Che noi si possa fare tesoro di queste espressioni prive di suono, che affermano sempre: "Solo io resterò in piedi, voi tutti morirete senza speranza". Questo è il potente nella sua forma primigenia. Noi Italiani lo sappiamo bene. Il suono delle nostre voci, invece, la stessa musica che abbiamo creato in tutti questi secoli si propaga ancora grazie all'aria che respiriamo. Renzi e i suoi complici sembra ne vivano senza, in un vuoto pneumatico da spazio siderale. Per questo ci appaiono marziani, brutti nel cuore, cattivi nell'anima.

Nessun commento:

Posta un commento