L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 7 dicembre 2016

oleodotto Dakota Access - gli indiani contro l'inquinamento delle falde acquifere

Standing Rock, simbolo di pace contro Trump

Scritto da Castalda Musacchio il 6 dicembre 2016



La nuova battaglia sarà contro “il generale Trump”; ma, per il momento, i Sioux possono intonare i loro canti di vittoria. Per mesi i nativi americani si sono accampati lungo le pianure attraversate dal Missouri.

Standing Rock, i Sioux contro il generale Trump

Hanno portato con loro tende e caravan, i loro tipi, hanno vestito i loro abiti tradizionali, indossato i copricapo, intonato canti antichissimi a Wakan Tanka, il Dio che permea l’universo, la massima incarnazione del “grande Mistero”, il “Signore di tutte le cose”, il “grande Spirito”. Una durissima resistenza, repressa anche con il sangue e le cariche delle guardie forestali, fino all’ultima decisione, quella degli ingegneri del Genio militare che hanno bocciato il percorso dell’oleodotto che avrebbe inquinato le falde acquifere a meno di un chilometro dalla riserva di Standing Rock.
Standing Rock, la famiglia Trump possiede azioni della società dell’oleodotto

Obama ha bloccato i lavori chiedendo agli ingegneri militari di valutare l’impatto ambientale. Un impatto che sarebbe stato devastante e confermato dal Genio militare: il percorso dell’oleodotto della Dakota Access è bloccato. Troppi e numerosi sono i rischi per l’ambiente. L’acqua della riserva, sacra per i Sioux, come per tutti, rischia di essere contaminata. E questa è stata la prima vittoria dopo una strenua battaglia condotta sulle sponde del lago Oahe contro la stessa società (la Dakota Access, ndr) che ha ingaggiato un lunghissimo e durissimo braccio di ferro tra il numero uno della Energy Transfer, il gruppo che controlla la Dakota 
Access, e le autorità locali.

Foto ripresa da Standing Rock Rising
Standing Rock, una protesta fortemente simbolica
L’oleodotto bloccato, nella sua lunghezza, percorre quasi 2mila chilometri partendo dal Nord Dakota e arrivando fino ad un terminal in Illinois attraversando le lunghe e splendide pianure del South Dakota e dell’Iowa. Un oleodotto che avrebbe sfornato la bellezza di 550mila barili di oro nero al giorno. Un investimento di 3,7 miliardi di dollari per un gruppo – la energy Transfer Partners – di cui la stessa famiglia Trump fa parte. Insomma, interessi enormi che coinvolgono in prima persona la famiglia del nuovo Presidente americano nonostante il suo addio agli affari. E sarà proprio lui il nuovo nemico da combattere.

L’attesa, ora, è per il 20 gennaio, quando il nuovo Presidente si insedierà alla Casa Bianca e, dal massimo organo istituzionale del Paese, potrà decidere delle sorti della riserva. Una riserva che è diventata un nuovo campo di resistenza. Contava solo le sette tribù Sioux quando tutto è cominciato. Ma, nel corso dei mesi, questa resistenza pacifica e simbolicamente fortissima ha coinvolto tutti gli indiani del Nord America e, in aiuto dei fratelli del Dakota, sono arrivati 7mila partecipanti in rappresentanza delle 200 tribù dei Nativi Americani del Nord. E, cosa mai vista nella storia del continente americano, persino un esercito di 2mila veterani, completamente disarmati a suggellare un patto di coraggio e solidarietà con i Sioux di Standing Rock. Una protesta fortemente simbolica che è diventata il vero simbolo della lotta per i diritti delle Nazioni indiane e non solo: naturalmente anche per l’ambiente.

Standing Rock, le proteste si stanno espandendo in tutti gli Usa

Lungo il lago è sceso l’inverno. Il gelo non risparmia nessuno. Ma, per il momento, i Sioux, insieme alle centinaia di persone che stanno giungendo da tutta America, per sostenere Standing Rock intonano canti di festa. Si dicono pronti a combattere ancora contro il “grande generale”. Non lasceranno le pianure fino a che tutto sarà definitivamente sistemato e questa protesta si profila, davvero, come una nuova Woodstock dei diritti soprattutto contro un Presidente come Trump, in palese conflitto di interessi, che ha già annunciato senza mezzi termini che “l’oleodotto si farà”.

I Sioux intonano le loro preghiere, i loro inni di orgoglio. Tokala Ohitika, volpe coraggiosa, il capo tribù, urla la vittoria. Contro i colossi texani sono pronti di nuovo a dissotterrare le loro asce… di pace.

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