L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 6 dicembre 2016

Per fare la Rivoluzione ci vuole una fortissima organizzazione politica

POLITICA E POTERE
Renzi addio. La versione di Massimo Fini: "Il risultato del referendum un voto contro l'establishment, come l'elezione di Trump. I populismi si rafforzeranno in Europa. Ma per sconfiggere i poteri economici e finanziari servirebbe una rivoluzione armata"

Intervista al giornalista e scrittore, firma del Fatto Quotidiano, all'indomani del referendum costituzionale che ha travolto il governo di Matteo Renzi: "Ma a al Premier rendo l'onore delle armi Non mi è mai piaciuto l'accanimento contro lo sconfitto. E sul futuro dell'Unione Europea penso che..."



Massimo Fini, visto dall'estero il risultato del referendum costato il posto di capo del Governo a Matteo Renzi, sembra una nuova tappa di quell'onda lunga che in Occidente ha già prodotto la Brexit e l'elezione di Donald Trump. La rivolta popolare contro l'establishment, per semplificare. È una lettura che condivide anche lei che in Italia ci vive?
"Senz'altro. È una rivolta contro i vari poteri del'establishment che ci hanno governato per decenni, praticamente dalla fine della seconda guerra mondiale".

A suo avviso la vittoria della Brexit e di Trump hanno influito psicologicamente sull'elettorato italiano, rafforzandoli nel voto contro le élite? Quando vedi che una cosa l'hanno già fatta gli altri e non è successo nulla, la fai con meno preoccupazione, no?
"Penso proprio di sì. Anche perché, ripeto, il voto degli italiani è stato certamente contro Renzi e il suo Governo, ma soprattutto contro l'establishment economico e finanziario che domina in Occidente".

Ora secondo lei che cosa succederà in Italia?
"Bisognerà fare rapidamente una nuova legge elettorale e poi andare al voto. Oggi non conosciamo la consistenza delle principali forze in campo: PD e Cinque Stelle. In Parlamento, inoltre, ci sono partiti che esistono solo sulla carta e che non sono stati votati da nessuno. Penso che se si riuscirà a fare questa nuova legge elettorale, la maggioranza dei partiti la faranno in modo tale da tagliare fuori il più possibile i Cinque Stelle, che sono visti come il pericolo numero uno. Chiaramente bisognerà capire dopo le elezioni cosa farà il Movimento di Grillo? Qualora non dovessero avere i numeri per governare da soli - ed è probabile se si andrà a votare con una legge sostanzialmente proporzionale - gli si riproporrà il bivio delle alleanze. Alessandro Di Battista stamattina mi ha detto che non le faranno in nessun caso. Il rischio però è che restino una forza politica molto forte ma tagliata fuori da tutto".

Non è detto però che le elezioni si faranno in tempi brevi. Un nuovo Governo potrebbe andare avanti ancora un anno.
"Le elezioni sono comunque previste entro il 2018 e sul fatto che sia necessario far una nuova legge elettorale mi sembrano tutti d'accordo".

Grillo, che lei conosce molto bene, ha detto che bisogna votare subito, correggendo le leggi elettorali già in vigore (su una delle quali, l'Italicum, deve esprimersi la Consulta), con la prospettiva, se ben interpretiamo il suo pensiero, di andare alle urne già in primavera. Pensa che glielo lasceranno fare?
"Dubito. Ma è anche vero che qualunque Governo nascerà con un nuovo esponente del PD alla sua guida - che sia Padoan o un altro, poco importa - sarà debolissimo e non potrà reggere a lungo alla forza d'urto delle opposizioni".

Matteo Renzi è politicamente finito?
"Matteo Renzi non ha governato solo male. Per esempio, seguendo la linea di Angela Merkel, non si è immischiato troppo nel caos mediorientale. Il che ci ha evitato di avere attentati da parte dell'Isis, almeno per ora. E poi, una volta tanto, ha mantenuto la parola: ha promesso che si sarebbe dimesso e lo ha fatto. Adesso si deve riposare per un po' e poi secondo me potrà tornare tranquillamente a fare politica. Io al referendum ho sostenuto il "no" e l'ho scritto sul Fatto Quotidiano, ma a Renzi rendo l'onore delle armi. Non mi è mai piaciuto l'accanimento contro lo sconfitto".

E di Berlusconi invece cosa mi dice? È apparso particolarmente ringalluzzito nelle ultime settimane di campagna elettorale...
"La vittoria ha come sempre molti padri, ma qui il vincitore è solo uno: Beppe Grillo. E a una distanza molto notevole Matteo Salvini. Berlusconi è finito. Se si candida alle elezioni prende il voto suo e della sua compagna. Una persona di 80 anni dovrebbe comprendere che non può più essere protagonista della vita politica".

Tornando all'inizio di questa chiacchierata. Da una parte c'è il referendum italiano che ci dice una cosa, dall'altra, sempre ieri, registriamo la vittoria degli europeisti in Austria. Secondo lei quali sono gli scenari che si aprono all'interno dell'Unione Europea?
"I populismi si rafforzeranno ma non tutti i populismi vogliono la disgregazione dell'Europa. Alcuni di questi Movimenti vogliono mantenere l'Unione ma modificandone priorità politiche e azione. A questo proposito secondo me non si possono mettere sullo stesso piano l'elezione di Trump o il referendum italiano con la Brexit, che mi sembra un'altra cosa. Non credo quindi ci sarà un'implosione dell'Unione Europea. Almeno me lo auguro, perché oggi nessun Paese da solo può far fronte agli Stati Uniti, alla Russia o alla Cina. Io credo occorra un'Europa diversa ma quanto più possibile unita politicamente e soprattutto in grado di costruire un esercito europeo".

Ma i vari poteri forti bocciati da queste consultazioni popolari, a questo punto cosa faranno? Accoglieranno alcune istanze che vengono dal popolo? Si faranno da parte? O continueranno, come accaduto fin qui, ad andare avanti come se nulla fosse?
"Saranno costretti a recepire alcuni messaggi. Gli si tagliano un po' le unghie, diciamo. Ma di sicuro non si faranno da parte. Per rovesciare questi poteri ci vorrebbe una rivolta armata, cosa che non mi sembra sia nell'aria. Forse li spazzerà via Al Baghdadi se con Isis riuscirà a conquistare l'Europa…".

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