L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 10 dicembre 2016

Renzi non ha nessuna intenzione di mollare, ha toccato il potere e non è capace di staccarsene, il guaio è che di Noi Italiani non gli ne frega niente

LA CRISI

09/12/2016 07:08
Mattarella consulta, Renzi gioca

Continuano i colloqui: il bandolo della matassa è tornato al Pd, che però non sa che fare



Renzi a giocare alla playstation a Pontassieve e Mattarella che cerca di togliere le castagne dal fuoco a una legislatura alla frutta. La fotografia del Paese che affronta l’ennesima crisi politica è, per dirla con Flaiano, grave ma non seria. Ieri al Quirinale è cominciato il ballo delle consultazioni e ad aprire le danze sono stati personaggi un po’ taciturni: Pietro Grasso, presidente del Senato e tra i candidati a raccogliere la difficile eredità del bullo fiorentino; Laura Boldrini, “presidenta” della Camera fortunatamente fuori da ogni gioco (almeno per ora, non si sa mai); e Giorgio Napolitano, presidente pure lui anche se “solo” emerito, ma soprattutto regista dell’operazione che ha catapultato il giovane segretario del Pd a Palazzo Chigi, chiamato al Quirinale non già per raccogliere i cocci delle spericolate manovre che portano la sua firma, ma per consigliare il successore sul da farsi. Tipi taciturni, si diceva: i giornalisti più ottimisti, in sala o in piazza per registrare qualche dichiarazione, sono andati in redazione con i taccuini malinconicamente vuoti.

D’altronde, siamo appena all’inizio del tentativo di risolvere il rebus. Sul tavolo c’è il governissimo che Renzi ha tratteggiato, con pennellate un po’ naïf, alla direzione nazionale del Pd di martedì sera. A timonarlo dovrebbe essere un qualche ministro uscente, con particolare attenzione a Dario Franceschini o Paolo Gentiloni. Tutto in casa Pd, quindi. Peccato che sempre là dentro siano i primi a non crederci, fermo restando che vedere, tanto per dire due sigle, Lega o Movimento 5 Stelle dentro un qualsivoglia progetto parlamentare è pia illusione.

Quindi? Mattarella dovrebbe percorrere, per raggiungere l’obiettivo minimo di una legge elettorale, una strada pragmatica: quella di affidare un governo istituzionale a Pietro Grasso, con l’orizzonte politico di chi deve girare i pollici discettando di legge elettorale, aspettando che il 24 gennaio la Corte Costituzionale rovesci (o meno) il tavolo dell’Italicum. Ma in pochi esultano davanti a questa prospettiva. Così si guardano varie altre opzioni, considerate più deboli: quelle che hanno diritto di cittadinanza nei corridoi dove le voci si rincorrono parlano ad esempio di un Renzi-bis. La base di partenza sarebbe la maggioranza già in piedi, Matarella approva ma qualcuno deve aver detto al diretto interessato che per lui sarebbe una tomba politica, dalla qualche è impossibile risorgere anche producendo slide in quantità industriale. Perciò, al limite,potrebbe dirsi disponibile ad accollare il fardello sulle spalle del fido Delrio. Vedremo.

L’altra soluzione sempre in piedi è un governo “tecnico” dal vago sapor montiano, con Padoan a garantire le volontà eurocratiche, al punto di imporre una patrimoniale da 15 miliardi per le banche in crisi, oppure di ricorrere per lo stesso motivo al fondo salva-Stati (al netto delle vuote smentite dei giorni scorsi) stendendo tappeti rossi alla Troika, o entrambe le cose. Su questo, si consultano.

@RobertVignola

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