Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 23 gennaio 2016

2016 crisi economica, e la non libera circolazione degli uomini, merci e capitali manderà a picco gli euroimbecilli e i loro amici

ECONOMIA E FINANZA
CRISI FINITA?/ Le tre tempeste pronte a colpire
INT.Luigi Campiglio
sabato 23 gennaio 2016

















«Draghi per il momento ha interrotto una spirale che si stava avvitando sempre più verso il basso», ma «i problemi ci sono ancora tutti». A evidenziarlo è Luigi Campiglio, professore di Politica economica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Venerdì l’indice Ftse-Mib della Borsa di Milano ha continuato a riprendersi, chiudendo la giornata . L’ottimismo sulle borse è stato in larga parte attribuito all’intervento del presidente della Bce, Mario Draghi, che giovedì ha promesso tassi fermi ancora per lungo tempo e nuovi interventi a marzo.

Dopo l’intervento di Draghi le borse sono tornate a crescere. Possiamo dire che tutto è risolto?
Non è stato tutto risolto, ma Draghi per il momento ha interrotto una spirale che si stava avvitando sempre più verso il basso.

L’intervento della Bce risolve i problemi o ci sono ancora tutti?
I problemi ci sono ancora tutti, ma non dipendono da Draghi. La questione più problematica sul tavolo è il referendum in Gran Bretagna, rispetto a cui c’è un grado di imprevedibilità molto elevato. La situazione della Cina inoltre non è affatto risolta: l’indice di Borsa di Hong Kong ha perso oltre il 30% da maggio a oggi ed è difficile dire se abbiamo toccato il fondo. Il terzo serio problema è quello legato al prezzo del petrolio.

Che cosa deve fare Draghi per allontanare gli spettri della crisi?
La soluzione ottimale sarebbe aumentare l’ammontare del Quantitative easing. Nel complesso comunque, in quanto presidente della Bce, Draghi è l’unico che sta portando avanti una politica europea. Tra i beneficiari della nuova politica monetaria ci sarà sicuramente anche l’Italia, ma soprattutto la Germania. È molto probabile dunque che i nuovi indirizzi previsti per i primi di marzo saranno approvati anche da Berlino.

Perché le politiche monetarie di Draghi hanno conquistato la Germania?
Perché oggi siamo in piena deflazione e la Bce risponde adeguatamente a questo problema. Fino a qualche anno fa si usava distinguere tra inflazione nominale e core inflation, dove quest’ultima è calcolata al netto del petrolio e della componente alimentare. Oramai però siamo di fronte a problemi così strutturali che quella che conta di fatto è l’inflazione nominale.

Quali conseguenze avrà la deflazione?
In linea di principio la deflazione dovrebbe essere quasi un beneficio. La riduzione del prezzo del petrolio che da 100 dollari scende a meno di 30 dovrebbe avere forti conseguenze anche sul prezzo della benzina alla pompa. Nella realtà la benzina è diminuita, ma non così tanto.

Che cosa si aspetta per quanto riguarda il prezzo del petrolio?
Nonostante il lieve rimbalzo di giovedì e venerdì, i mercati petroliferi si trovano sempre in una fase delicatissima. Da un lato c’è un eccesso di produzione, ma dall’altro lo stock di petrolio immagazzinato ha raggiunto una dimensione mai conosciuta prima. Ormai non ci sono più gli spazi fisici per stoccare il petrolio prodotto in attesa di vendita.

Perché di recente i mercati sembrano seguire l’andamento del petrolio?
Ci sono due correlazioni di fondo, con azioni e obbligazioni. Si tratta di correlazioni simmetriche, nel senso che quando una sale l’altra scende. Nel caso del prezzo del petrolio la situazione è molto delicata.

In che senso?
In questo momento l’unico Paese che sta andando bene dal punto di vista economico sono gli Stati Uniti. Un prezzo del petrolio che scende al di sotto dei 30 dollari manda in fallimento una quantità di imprese che hanno adottato nuove tecnologie come lo shale gas, e che negli Stati Uniti sono state fortemente finanziate dalle banche.

E quindi?
Nel momento in cui queste imprese dovessero fallire, gli effetti sul sistema bancario americano potrebbero essere rilevanti. La diminuzione del prezzo del petrolio determina inoltre dei licenziamenti anche negli Stati Uniti.

Lei si aspetta che il petrolio continui a calare?
Se l’Arabia Saudita lo decidesse, il prezzo del petrolio potrebbe scendere tranquillamente fino a 20 dollari. I costi di estrazione del petrolio saudita sono pari a circa 3 dollari, cui si aggiunge un dollaro per la raffinazione. L’Arabia Saudita è quindi in grado di tenere una situazione di questo tipo per almeno un anno.
(Pietro Vernizzi)



Roma elezioni, la foglia di fico Giachetti del corrotto Pd è abbrancato ai suoi soldi di vice presidente della Camera

Roma, Marino: «Le primarie Pd? Un rottame: non corro». Giachetti ancora solo, candidature fino al 10 febbraio

«Le primarie sono un rottame». «E' tutta colpa di Renzi». «E io mi tiro fuori». Ignazio Marino scioglie la riserva: non parteciperà ai gazebo democrat. In una lettera a Repubblica l'ex sindaco spiega: «Le primarie sono uno straordinario strumento di partecipazione e di democrazia» ma «hanno un senso a patto che chi le propone e chi vi partecipa ne rispetti il valore e poi l'esito. Se si calpesta la scelta dei cittadini, come è successo a Roma, si svuota il significato stesso di quelle consultazioni». Per Marino «il presidente del Consiglio non si rende conto che con la sua interferenza sull'amministrazione cittadina, interferenza che in altri casi egli stesso ha definito inaccettabile perché 'il sindaco lo eleggono i cittadini ha reso le primarie, almeno a Roma, un rottame inutilizzabile» e «il Pd a Roma non dovrebbe nemmeno partecipare con il proprio simbolo alle elezioni amministrative del 2016». Nella sua lettera Marino  attacca anche Roberto Giachetti, che lo aveva sfidato a correre: «Non lascerà il suo incarico parlamentare, a riprova che non ci crede nemmeno lui fino in fondo, perché é facile candidarsi quando si ha un paracadute d'oro sulle spalle».

Reazioni alle parole di Marino? Nessuna. Per ora c'è la regola del silenzio. In attesa della direzione nazionale in programma oggi pomeriggio. Questa mattina sempre al Nazareno si è riunita la coalizione (senza Sel e Radicali). Bisognerà raccogliere 2000 firme per candidarsi alle primarie del Campidoglio per la corsa a sindaco e i candidati dovranno consegnarle entro il 10 febbraio. Tutti i cittadini potranno votare alle primarie del centro-sinistra.
S. Can.

Milano elezioni, il brillante e omertoso Sala ha il 50% delle Consorterie, cordate, clan, clientele, famigli del corrotto Pd, e cioè il 3% dei milanesi che hanno diritto di voto, gran cassa mediatica per un numero risibile

Primarie Pd: casa, bilanci, appalto a Farinetti. L'eredità Expo di Giuseppe Sala accende le primarie

Pubblicato: 
GIUSEPPE SALA
In questa storia di mezze verità, imbarazzi, titoloni su Gli architetti di Expo che fanno la villa a Sala in cui il candidato del Pd Giuseppe Sala, di fronte alle inchieste giornalistiche, parla di “attacchi politici” perché “la candidatura è solida”, ecco in questa storia c’è tutta l’ambiguità del mondo Expo che avvelena le primarie. Expo è stata la fiera della deroga e della discrezionalità nell’affidare gli appalti. E quindi non stupisce, in questa fiera, che Giuseppe Sala abbia dato nel 2012 un affidamento diretto all’archistar Michele De Lucchi. E che lo stesso architetto, nello stesso periodo, si occupava dei lavori della villa al mare di Sala, tra gli uliveti del Tigullio, per una parcella di 72.800 euro più Iva.
Ricapitolando: il Giornale e poi il Fatto accendono i riflettori sulla casa di Sala, progettata dagli stessi professionisti che disegnato alcuni padiglioni della Fiera di Rho. Il candidato, in una conferenza stampa di mercoledì, spiega che è tutto è regolare, tutto tracciabile. È questa la verità, dice: “In Expo l’architetto Michele De Lucchi ha avuto un totale di 110mila euro per tre incarichi”. Una mezza verità, perché nel 2013 l’architetto aveva ricevuto pure mezzo milione di euro (più Iva) – in affidamento diretto e senza gara – per allestimenti di Padiglione Zero e Expo Center, da Fiera Milano. Non direttamente da Expo, ma su richiesta dell’Expo. Di fronte alla mezza verità, nuova precisazione di Sala sulle modalità di conferimento dell’incarico, con annesso attacco: “È evidente che qui non ci sono non dico illeciti ma neppure ombre, ma c’è invece un evidentissimo attacco politico concentrico, dove destra e giustizialismo si saldano senza tanti scrupoli”.
Una risposta che, forse, chiude questa storia della casa, ma certo non chiude il capitolo delle opacità dell’Expo, a esposizione terminata, e anche dopo che i primi dati sono usciti: quanti sono stati i biglietti effettivamente venduti? A quale prezzo? Con quale incasso? E le spese? Le sponsorizzazioni? Gli extracosti e le penali? Quello che è uscito sui giornali corrisponde ai dati reali? Attorno a queste domande la sinistra legata allo sfidante Pierfrancesco Majorino sta organizzando quasi un processo a Sala, che inizierà lunedì quando il vincitore annunciato sarà audito a palazzo Marino, nella commissione consiliare di Expo.
Secondo fonti che stanno preparando il dossier, l’accusa di “mancanza di trasparenza” è fondata: visitatori al di sotto delle attese nei primi tre mesi, nascosti i numeri degli ingressi, gonfiate le cifre per la stampa. Parecchi rilievi li avrebbe messi nero su bianco anche l’Anac di Cantone, su bandi e contratti. Dice Pierfrancesco Majorino: “Continuo a dire a Giuseppe Sala che deve essere molto più preciso e trasparente nella gestione delle informazioni riguardanti l'eredità di Expo, dal punto di vista dei conti e del bilancio. Continuo a chiederlo e vedo che sono l’unico candidato a farlo. Ci sia una rendicontazione puntuale del bilancio di Expo, ne va della credibilità di tutte le istituzioni coinvolte”. Altro fronte sono gli appalti senza gara, tra cui il più importante sul fronte della ristorazione a Eately di Oscar Farinetti, amico e sostenitore del premier. Secondo il Giornale, non smentito dalla procura, Sala sarebbe stato indagato per abuso di ufficio e poi prosciolto, grazie a una sottigliezza giuridica ovvero l’assenza dell’elemento psicologico del reato.
Questa storia in cui il manager scelto da Silvio Berlusconi e da Letizia Moratti è il vincitore annunciato del Pd alimenta vari paradossi. Con la sinistra che scopre un garantismo e una prudenza che non avrebbe riservato ad altri: “Mi chiedo – dice Maria Stella Gelmini – cosa sarebbe accaduto a Sala se fosse stato il candidato del centrodestra”. Domanda che qualcuno nel Pd rovescia: “Mi chiedo cosa avrebbe scritto Sallusti sulla casa se fosse stato il candidato di Berlusconi”. Paradossi che, secondo i sondaggi, al momento non incidono sugli orientamenti di voto. Sono in arrivo sondaggi di più istituti che danno Sala attorno al 50 per cento.

La Consulta ribadisce che senza il parere concordato con il territorio il bamboccione al governo non può fare i capricci e fare quello che gli pare, viene salvata le scelte sull'Energia Sporca

MANFREDONIA22 GEN 2016

"UNA NUOVA SENTENZA DICHIARA L'ILLEGITTIMITÀ DELLE NORME CHE ACCELERANO L'ITER PER LA REALIZZAZIONE DELLE OPERE RELATIVE ALLA TRATTA FERROVIARIA NAPOLI-BARI"

Consulta boccia norme ‘Sblocca Italia': “Lo stanno demolendo pezzo a pezzo”
Diego De Lorenzis (M5S): "'Sblocca Italia' un anticipo delle volontà delle lobby influenzanti parte della politica e dei partiti"


Il leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo con l'attuale parlamentare Diego De Lorenzis in una foto d'archivio - ohttp://photos1.meetupstatic.com
Di: Giuseppe de Filippo

Roma/Manfredonia. “OGNI giorno i giudici dell’organo di garanzia della Costituzione demoliscono un pezzo, come già è avvenuto per la riforma delle autorità portuali, del provvedimento contestato ovunque“. Così il parlamentare del Movimento 5 Stelle, Diego De Lorenzis, in seguito alla bocciatura, da parte della Corte Costituzionale, di alcune norme del cd ‘Sblocca Italia‘. A finire nel mirino della Consulta sono stati questa volta i commi 2, 4, 10-bis e 11 dell’articolo 1 del decreto-legge (cd ‘Sblocca Italia’) 12 settembre 2014, n. 133 (Misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1 della legge 11 novembre 2014, n. 164, con giudizio di legittimità costituzionale promosso dalla Regione Puglia (in riferimento agli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma), con ricorso notificato il 9-14 gennaio 2015 (Governatore Nichi Vendola).

LA SENTENZA DELLA CONSULTA – 21.01.2016. Secondo la Corte costituzionale –sentenza n. 7/2016 depositata il 21 gennaio 2016 – i commi 2 e 4 dell’art. 1 sono costituzionalmente illegittimi “nella parte in cui non prevede che l’approvazione dei relativi progetti avvenga d’intesa con la Regione interessata”. La Consulta ha inoltre dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 10-bis “nella parte in cui non prevede che l’approvazione del Piano di ammodernamento dell’infrastruttura ferroviaria avvenga d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni”.

Costituzionalmente illegittimo è anche il comma 11 dell’art. 1, “nella parte in cui, ai fini dell’approvazione, non prevede il parere della Regione sui contratti di programma tra l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) e i gestori degli scali aeroportuali di interesse nazionale”.

BOCCIATO ANCHE IL COMMA 1 DELL’ART. 29 SUL PIANO PORTI. Da ricordare come con la sentenza n. 261/2015 depositata l’11 dicembre 2015, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 29 comma 1 dello Sblocca Italia nella parte in cui non prevede che il piano strategico nazionale della portualità e della logistica sia adottato in sede di Conferenza Stato-Regioni. “La Corte non ha messo in discussione i contenuti del Piano Nazionale Strategico della Portualità e della Logistica, né le prerogative del Governo di realizzarlo, ma ha sostanzialmente chiesto al Governo di ricercare l’intesa sui contenuti anche con il Sistema delle Regioni”, ha detto nel dicembre scorso il ministro alla Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio (fonte: www.casaeclima.com).

“(…) la norma impugnata ha sottratto alla Regione interessata l’adeguato spazio partecipativo assicurato dalla competenza del CIPE, benché, quando la funzione amministrativa è chiamata in sussidiarietà, esso sia costituzionalmente necessario, non solo per l’inserimento dell’opera nel Programma Infrastrutture Strategiche, ma anche per l’approvazione del progetto (sentenza n. 303 del 2003). Né questo spazio viene recuperato nell’ambito della conferenza di servizi, che il Commissario convoca entro 15 giorni dall’approvazione dei progetti, perché il motivato dissenso della Regione attiva le procedure concertative previste dall’art. 14-quater, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi) solo per profili inerenti alla «tutela ambientale, paesaggistico-territoriale o del patrimonio storico-artistico, ovvero alla tutela della salute e della pubblica incolumità». È invece evidente che, per conseguire la «codeterminazione» dell’atto (sentenza n. 378 del 2005), la Regione deve essere posta su un piano paritario con lo Stato, con riguardo all’intero fascio di interessi regionali su cui impatta la funzione amministrativa. I commi 2 e 4 dell’art. 1 del d.l. n. 133 del 2014 vanno perciò dichiarati costituzionalmente illegittimi, nella parte in cui non prevedono che l’approvazione dei progetti avvenga d’intesa con la Regione interessata“.



Corte Costituzionale (archivio http://i.huffpost.com – facebook) MA SENTENZA DELLA CONSULTA NON RIGUARDA IL SETTORE ENERGIA DEL CITATO DL ‘SBLOCCA ITALIA’. “Mi auguro di cuore che il progetto possa essere realizzato. Me lo auguro come azienda, come professionista, come cittadino italiano. Ricordo che sussiste un decreto legislativo, cd Sblocca Italia, che addirittura afferma come i progetti da nuove installazioni di gas naturali siano da considerare di pubblica utilità. C’è un’Italia che va in una direzione; un’altra parte del paese che va nel senso opposto. Dovremmo essere tutti uniti, ricordando come l’Italia ha bisogno di diversificare a livello energetico per avere garanzie in caso di problematiche dettate dall’economia nazionale, dai mercati, da alterazioni di tipo geopolitiche e nazionali”. Così si era espresso a Stato Quotidiano, nell’ottobre 2014, l’ingegnere Claudio Marino, dell’Energas SpA, società proponente il progetto per l’installazione di un deposito costiero di gpl nel Comune di Manfredonia (in località Santo Spiriticchio).

ARTICOLO 37 DEL CD ‘SBLOCCA – ITALIA’ INTERESSANTE IL SETTORE ENERGIA. A riguardo, bisogna infatti ricordare come l’articolo 37 (Misure urgenti per l’approvvigionamento e il trasporto del gas naturale) del decreto-legge (cd ‘Sblocca Italia’) 12 settembre 2014, n. 133, dispone che gasdotti, rigassificatori e stoccaggi di gas naturale rivestono “carattere di interesse strategico e costituiscono una priorità a carattere nazionale e sono di pubblica utilità, nonché indifferibili e urgenti”, e di conseguenza avranno diritto a una serie di semplificazioni (“1. Al fine di aumentare la sicurezza delle forniture di gas al sistema italiano ed europeo del gas naturale, anche in considerazione delle situazioni di crisi internazionali esistenti, i gasdotti di importazione di gas dall’estero, i terminali di rigassificazione di GNL, gli stoccaggi di gas naturale e le infrastrutture della rete nazionale di trasporto del gas naturale, incluse le operazioni preparatorie necessarie alla redazione dei progetti e le relative opere connesse rivestono carattere di interesse strategico e costituiscono una priorita’ a carattere nazionale e sono di pubblica utilita’, nonche’ indifferibili e urgenti ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327“).

DIEGO DE LORENZIS A STATO QUOTIDIANO: “SBLOCCA ITALIA ANTICIPO DELLA VOLONTA’ DELLE LOBBY CHE INFLUENZANO DETERMINATI PARTITI”. “Il dispositivo della sentenza del 21 gennaio 2016 della Corte Costituzionale – precisa a Stato Quotidiano il parlamentare Diego De Lorenzis – non riguarda al momento il settore energetico, fermo restando che i giudici si sono comunque pronunciati su 3 settori quali porti, aeroporti e ferrovie, bocciando sistematicamente i commi dello ‘Sblocca Italia’. Da qui, sono state confermate le nostre analisi per i quali il decreto aveva ed ha profili di incostituzionalità, essendo volto a centralizzare determinate competenze, in opposizione a quanto disposto dall’articolo 117 della Costituzione. Effetti retroattivi della sentenza della Corte Costituzionale? Credo sia ecessaria un’interpellanza a tal fine rivolta al Ministro Del Rio: come si intende provvedere relativamente all’iter già avviato correlato ai progetti oggetto di analisi da parte della Consulta? Ad esempio, si potrebbe procedere con una legge ordinaria, prevedendo una Conferenza dei servizi con la presenza della Regione interessata, senza passare attraverso i decreti (atteso dalla stessa Energas, ndr). A provvedere in merito dovrebbe essere il Parlamento, nelle sue funzione di organo legislativo. Di certo, nella contesa Stato – Regione – continua De Lorenzis – avocando a sè la decisione, il Consiglio dei Ministri potrebbe esprimersi comunque a sostegno della realizzazione del relativo progetto di determinati imprenditori o società. Posso solo confermare come lo ‘Sblocca Italia’ vada a configurarsi quale anticipo concreto della volontà delle lobby che influenzano una parte della politica e dei partiti”.

GIANNI FIORE: “NON POTRANNO PIU’ BY-PASSARE I TERRITORI”. “A prescindere dall’analisi o meno nella recente sentenza della Corte Costituzionale dell’articolo riguardante il settore energia – dice a Stato Quotidiano il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle di Manfredonia Avv. Gianni Fiore – il dato da evidenziare è l’impossibilità per il Ministero di by-passare i territori, e gli enti correlati quali Regioni e Comuni per le autorizzazioni correlati ai singoli progetti. Come Movimento 5 Stelle continueremo ad analizzare le varie fasi correlate alle decisioni finali, compreso la verifica delle integrazioni – avvenute o meno – richieste alla società dal CTR“.



Diamante Menale, Presidente della società ENERGAS SpA (ex Isosar) di Napoli (immagine from profilo facebook) IL RICORSO DEL COMUNE DI MANFREDONIA. Ritornando sul progetto del deposito costiero di gpl a Manfredonia, si ricorda come il Comune di Manfredonia avrebbe dato incarico legale all’avv. Nino Matassa per rappresentare l’Ente, nelle sedi opportune, in seguito al ricorso presentato dall’Energas SpA, al TAR Puglia di Bari, per l’accertamento di nullità – ovvero per l’annullamento – della delibera del Consiglio comunale di Manfredonia n. 27 del 17.09.2015 (pubblicata sull’Albo pretorio del Comune dal 06.10.2015), con la quale il Consiglio aveva approvato la seguente interpretazione autentica dell’ art. 44 delle NTA del vigente PRG (Piano regolatore generale): “Le zone D3E sono parti del territorio interessate da complessi industriali di tipo non inquinante, esistenti o già approvati, ovvero non sono autorizzabili insediamenti industriali che per dimensione, caratteristiche delle sostanze trattate e per il rischio di incidente rilevante derivante dall’utilizzo di sostanze pericolose, ai sensi della normativa vigente in materia, siano comunque da considerarsi nocivi e quindi di tipo inquinante”. Come risaputo, l’strong>Energas – (ex Isosar), è la società proponente il progetto per l’installazione di un deposito costiero di gpl nel Comune di Manfredonia , costituito da “12 serbatoi con capacità complessiva di 60.000 metri cubi, opere relative al gasdotto di collegamento del silo al vicino pontile di attracco delle navi gasiere della lunghezza di 10 km, strutture di adeguamento dell’imbarcadero per il trasbordo del Gpl dalle navi al gasdotto, raccordo ferroviario lungo 1.800 metri”. Al contempo, il Comune sipontino avrebbe dato mandato all’avvocato Nino Matassa per opporsi al decreto del 22.12.2015, a firma del Ministero dell'Ambiente e dei Beni culturali, con il quale è stata espressa “la compatibilità ambientale”, relativamente al progetto per l’installazione del deposito gpl a Manfredonia, “subordinatamente al rispetto delle prescrizioni”.

Si ricorda come, attraverso il ricorso presentato al TAR Puglia contro il Comune di Manfredonia e la Regione Puglia, l’Energas SpA aveva richiesto l’ottemperanza della sentenza del Consiglio di Stato – Sesta sezione – n.5499/2003 (che confermata altre sentenze del Tar Puglia di Bari, relativamente al suddetto progetto per l’installazione del deposito di gpl nel territorio di Manfredonia). Con il recente ricorso presentato al TAR Puglia di Bari, l’Energas avrebbe richiesto anche di “integrare il risarcimento del danno” in favore della società e di “provvedere alla nomina di un Commissario ad acta che si sostituisca al Comune e alla Regione nella richiesta di ottemperanza” della suddetta sentenza del Consiglio di Stato.

L’avversione di una parte del territorio e della comunità di Manfredonia all’installazione del deposito gpl avrebbe originato una riflessione, secondo ultime voci non confermate e naturalmente non confermabili, nei vertici della Energas SpA, per la realizzazione finale del progetto.

DEPOSITO GPL MANFREDONIA – CONFERENZA DEI SERVIZI: IL VERBALE DEL MISE

(A cura di Giuseppe de Filippo – g.defilippo@statoquotidiano.it – Redazione Stato Quotidiano – RIPRODUZIONE RISERVATA)

Davos, il Capitalismo è consapevole delle diseguaglianze ma non prova minimamente a porre l'economia al servizio dell'uomo e non del profitto-denaro

Davos 2016: la disuguaglianza della ricchezza è una minaccia per la crescita globale

di  22.01.2016 
    Poveri
Persone tendono le loro mani per chiedere l'elemosina Reuters
La disuguaglianza è una delle minacce fondamentali dell'economia globale, e superare le sfide economiche che ne derivano richiederà ai governi di lavorare in tandem con il settore privato, ha detto giovedì un gruppo di esperti al pubblico in occasione del World Economic Forum di Davos, in Svizzera. La discussione, dal titolo "Rebooting the Global Economy", è stata animata dal ministro delle Finanze brasiliano Nelson Barbosa, dal primo Ministro irlandese Enda Kenny, dal premio Nobel economista Joseph Stiglitz e dall’imprenditore cinese Zhang Zin.
"Uno [dei principali fattori che sta contribuendo a indebolire l’economia globale] è la crescita della disuguaglianza", ha detto al pubblico Stiglitz. "Le persone che appartengono alla fascia alta non hanno bisogno di spendere molto del loro reddito rispetto a quelli che stanno in fondo, che devono invece spendere il 100 per cento, o a volte anche di più. Quando c’è questa crescita della disuguaglianza, c’è un'economia debole."
Alcuni membri del gruppo hanno sostenuto che un livello di intervento del governo nell'economia è stato necessario per correggere questi squilibri.
"L'economia di mercato è il miglior motore per la crescita", ha detto Barbosa. "Il mercato è in grado di produrre un sacco di guadagni di produttività, il mercato può produrre progresso. Ma il mercato produce anche troppa disuguaglianza e anche molta volatilità, e dobbiamo trovare il modo per gestire e affrontare questo".
Kenny ha citato l'esempio del suo paese, che ha richiesto un piano di salvataggio all’UE sulla scia della crisi finanziaria, ma è tornata a crescere dopo anni di austerità, dicendo che una prudente gestione delle finanze pubbliche è la chiave per la lotta contro la disuguaglianza.
"Un'economia non è fine a se stessa. Si tratta di persone ", ha detto Kenny. "Per me, la disuguaglianza è una priorità. Abbiamo problemi in molti settori, ma sono molto ottimista sul fatto che se si riescono a gestire bene le proprie finanze pubbliche, se si riesce a indirizzare bene il modello di crescita, si forniscono ai governi le risorse necessarie per prendere decisioni in materia di servizi che la gente ha bisogno."
L’accordo di Barbosa dice che il governo ha un ruolo chiave da svolgere sia nelle economie emergenti che in quelle avanzate per garantire la stabilità macroeconomica e mantenere le disuguaglianze a un livello ragionevole.
Anche la tassazione è una questione fondamentale nella gestione della crescita economica, ha detto il panel, con Stiglitz che tornando sul tema si è lamentato per il fatto che i cittadini con redditi più alti negli Stati Uniti hanno pagato, in media, circa il 15 per cento del loro reddito in tasse, un livello significativamente inferiore rispetto alle fasce di reddito più basse della scala economica.
Quando la questione della tassazione è stata sollevata, Kenny ha colto l'occasione per affrontare una delle critiche più persistenti di regime fiscale del suo paese, il cosiddetto "doppio irlandese", una strategia di elusione fiscale utilizzata da molte multinazionali che operano nel paese. L’economista ha detto che il "danno di immagine" fatto al Paese ha spinto il governo ad abolire il sistema e sostituirlo con un’aliquota d'imposta sulle società del 12,5 per cento. Ha anche negato l’aliquota d'imposta sulle società, che rimane il pomo della discordia per molti dei suoi partner europei ed è la ragione principale per cui molte multinazionali hanno investito nel paese.
Il panel ha inoltre concordato con una domanda fatta da un membro del pubblico, che ha sollevato la questione sul prodotto interno lordo e se è una misura adeguata del successo dell'economia di un paese.
"Assolutamente giusto", ha detto Stiglitz. "Il PIL non è una buona misura della performance economica e del benessere. È importante che ci rendiamo conto di questo, perché ciò che si misura è ciò che facciamo ", ha aggiunto, aumentando l'esempio della nazione asiatica del Bhutan, che misura la felicità interna lorda piuttosto che il PIL.
"Il PIL negli Stati Uniti è salito ogni anno tranne che nel 2009, ma la maggior parte degli americani sono in condizioni peggiori rispetto a un terzo di secolo fa", ha detto Stiglitz. "I vantaggi sono andati alla parte alta della popolazione. In fondo, i salari reali aggiustati per i prezzi di oggi sono più bassi di quanto non fossero 60 anni fa. Pertanto, questo è un sistema economico che non funziona per la maggior parte delle persone".

"Basta che ci sta la salute", Fronte Unico per la Sanità Pubblica

“Basta che ci sta la salute”, nasce il Forum in difesa della sanità pubblica

Pubblicato in Cultura e società | emanuelebracone@termolionline.it 22 gennaio, 2016 



CAMPOBASSO. In campo anche il Forum in difesa della sanità pubblica. “Basta che ci sta la salute”. Questo mantra di origini antiche e noto a tutti ha sempre messo d’accordo intere generazioni. E non si poteva che partire da qui, durante l’incontro pubblico tenutosi ieri pomeriggio presso l’Incubatore a Campobasso.

In tale contesto è emersa chiaramente la volontà di condividere un progetto che salvaguardi proprio il diritto alla salute, oggi, purtroppo, pericolosamente minato da improbabili programmazioni che la politica regionale sta tentando di propinare ai molisani. Ieri,in un momento di confronto e di partecipazione straordinari,soggetti anche molto diversi tra loro hanno riscoperto con entusiasmo il piacere e l’importanza di combattere uniti per un obiettivo comune.

La rete di cittadini, comitati, sindacati e movimenti, al termine di un acceso dibattito, ha convenuto di istituire il Forum in difesa della sanità pubblica, un catalizzatore che ha l’ambizione di coinvolgere tutti i soggetti civici e politici che vorranno perseguire in ogni sede la difesa del diritto a ricevere cure, così come la Costituzione sancisce. Si tratta di una brutta notizia per chi ordisce trame opportunistiche sulla pelle dei cittadini di questa regione: la resa, in questa battaglia, non è contemplata. Ci vedremo sul campo!

Il corrotto Pd sempre più in mano a una banda di delinquenti altro che politica

Direzione Pd, Gianni Cuperlo contro Matteo Renzi: "Denis Verdini? Il segretario non mi ha risposto sul futuro del Pd"

 Pubblicato: MATTEO RENZI


"Francamente mi aspettavo una replica del segretario. Non era un atto di cortesia, dato che sul tavolo erano stati posti alcuni temi politici importanti". Lo ha detto Gianni Cuperlo, esponente della minoranza del Pd, lasciando la sede del partito al termine della Direzione del partito.







Arrivando alla direzione del partito, Cuperlo aveva espresso le sue perplessità sulla nomina come vicepresidenti di commissione di alcuni membri di Ala, partito di Denis Verdini: "Non è solamente l'episodio di ieri delle commissioni - aveva spiegato -. Esiste una prassi parlamentare che assegna le vicepresidenze alle opposizioni, in questo caso sono stati eletti i vicepresidenti con i voti determinanti del Partito democratico.
L'esponente della minoranza Pd aveva aggiunto: "Ma sono anche le parole di questi mesi di Verdini, come la scivolata sulle 'affiliazione' al Pd, poi smentita, oppure sono le dichiarazioni del ministro dell'Interno oggi dove in un'intervista dice che il referendum sulla Costituzione sarà lo spartiacque di nuove alleanze politiche e potrebbe persino configurare un 'fronte del popolo' contro il conservatorismo. Questa non è la strategia del Pd".

Bamboccione al governo, una grande amicizia porta a pagare meno della metà del dovuto al contrario di un italiano medio che viene perseguito anche per un euro

Tim Cook a Palazzo Chigi incontra ancora Matteo Renzi: oramai è amicizia
di Gianfranco Giardina - 22/01/2016 


Nel pomeriggio del 22 gennaio 2016, Tim Cook, CEO di Apple, ha incontrato a Palazzo Chigi il premier Matteo Renzi. Dopo l'accordo fiscale e l'annunciata scuola di coding Apple a Napoli, Renzi può dare libero sfogo al suo amore per Apple.

Per la seconda volta in poche settimane Tim Cook si rivede con Matteo Renzi. La prima occasione, che risale allo scorso 10 novembre, era stata un pranzo a Milano, a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico della Bocconi, a cui il CEO di Apple aveva partecipato come speaker d’onore.

A novembre 2015 Renzi aveva incontrato Tim Cook per un pranzo nel ristorante milanese di Carlo Cracco. A destra l'italiano Luca Maestri, CFO di Apple

Oggi, invece l’incontro è avvenuto a Roma, a “casa” di Matteo Renzi: Tim Cook è arrivato per pranzo a Palazzo Chigi, dopo essere andato in visita da Papa Francesco.

In mezzo a questi due incontri, due eventi notevoli, e di certo correlati: dapprima l’annuncio dell’accordo da oltre 300 milioni di euro tra Apple e il fisco italiano per sanare alcune situazioni contestate; e quindi – annuncio di ieri – la prospettatacreazione di una scuola di coding finanziata da Apple a Napoli, operazione che dovrebbe garantire, oltre ad un auspicato miglioramento delle competenze sullo sviluppo software dei giovani italiani, anche 600 posti di lavoro, che da quelle parti non guastano di certo.

Matteo Renzi è apparso cordiale e in sintonia con Cook: singolare anche la somiglianza dei vestiti, forse addirittura coordinata dagli uffici stampa.


Un amore, quello sbocciato tra Apple e il Governo, che sicuramente farà bene all’Italia, non foss’altro perché potrebbe far uscire allo scoperto, ingelositi, altri colossi dell’hi-tech, come Google, che invece sembrano meno vicini, come anche ha evidenziato una nostra inchiesta.

Peraltro il premier Renzi non ha mai nascosto la sua passione per Apple, diventandone quasi involontario testimonial, presentandosi spesso in pubblico con iPhone e Mac e citando spesso nei suoi discorsi i prodotti Apple come archetipo di semplicità di utilizzo.

Ecco Renzi qui sotto ripreso in parlamento con iPhone e MacBook in bella mostra.

E qui, ben più giovane, in visita alla sede di Cupertino di Apple.

Tim Cook ha incontrato, a margine del meeting con Renzi (che gli ha regalato, tra le altre cose, una Moka Bialetti), anche alcuni rappresentati del Governo: le ministre Stefania Giannini (Istruzione, Università e Rierca) e Maria Anna Madia (Semplificazione e Pubblica Amministrazione) e Paolo Barberis, consigliere per l’Innovazione del premier. Interessante la presenza del Ministro Madia, almeno pe gli amanti delle dietrologie: ci sono forse possibilità che la Pubblica Amministrazione passi al Mac?

Insieme a loro 5 giovani sviluppatori italiani (selezionati da Apple) hanno mostrato la propria soluzione a Tim Cook, alcuni anche con uno strategico e ben brandito iPhone. Ecco quelli che secondo Apple sono gli sviluppatori di app più promettenti e innovativi in Italia:

Stefano Portu, co-fondatore dell'appDove conviene, sicuramente la realtà più conosciuta del pool. Portu è laureato in scienze della Comunicazione a Bologna e con precedenti in Buongiorno e l’Espresso, forse anche da non annoverare più tra i “super-giovani” visto che si approssima alla quarantina…

Alessandro Petazzi, Ceo diMusement, app (e sito web) lanciato nel 2013 che suggerisce attrazioni turistiche in tutto il mondo, gestendo anche la biglietteria. Petazzi è un bocconiano con master a Copenhagen con trascorsi in Bain e Fastweb e con gli ultimi anni passati in On Cubed, società di sviluppo di app per Smart TV.

Filippo Veronese, Ceo e co-fondatore di Quokky, una app nata nel 2013 che gestisce in maniera elettronica documenti cartacei ed eventuali scadenziari semplicemente fotografandoli. Veronese ha un passato da imprenditore e ha collaborato alla realizzazione di diverse app, prima di Quokky, come quella della Milano City Marathon, Ferrari Tribute e 1000 Miglia, in collaborazione con Accenture.

Francesco Marino, co-fondatore diGaniza, una app che facilita l’organizzazione delle uscite serali con gli amici, suggerendo i migliori posti vicini e inviando, secondo i principi “social” le convocazioni in maniera automatica. Marino è un giovane siciliano, laureato in economia a Catania e con un master a Venezia in Digital Economics & Entrepreneurship.

Roberto Macina, Ceo e co-fondatore di Qurami, app che permette di gestire in maniera intelligente e dematerializzata le code, meglio del classico “bigliettino” del supermercato. Macina è un ingegnere informatico che ha ideato l’app ancora da studente, nel 2010, e l’ha realizzata, con alcuni co-fondatori, nel 2011. 

Banca Etruria, più che amministratori sono clan, consorterie, cordate, famigli, clientele che contribuiscono e confluiscono nel corrotto Pd

Il fratello della Boschi e la carriera sospetta

Emanuele si occupava dei crediti deteriorati che hanno affossato Etruria. Poi il ruolo nello studio che offriva consulenze alle aziende in cambio di prestiti. E chi li erogava? Lo stesso istituto che aveva lasciato da poco

Arezzo - A Banca Etruria «il Boschi» era una specie di boss. Intoccabile e rispettato. Pur avendo fatto tutt'altro prima di allora (dirigente della Coldiretti in Valdarno, consigliere del consorzio agrario di Arezzo dal 1978 al 1986, poi presidente di Confcooperative aretina dal 2004 al 2010) quella banca era il suo punto riferimento economico da sempre.





Lui è entrato a far parte del consiglio di amministrazione nell'aprile del 2011, ma uno dei suoi figli - Emanuele, 32 anni - è stato assunto in quell'istituto già nel novembre del 2007 e proprio lì ha fatto carriera. «L'hanno assunto perché era preparato, mica perché aveva il bollino rosso», sbotta mamma Stefania Agresti. Fino al novembre 2012 è stato process analyst, poi cost manager fino all'ottobre 2014, infine program and cost manager dall'ottobre 2014 al marzo 2015, in piena crisi dei titoli. Anche sua moglie, Eleonora Falsinelli, era dipendente come communication specialist. Si sono conosciuti lì. «Papà Pier Luigi è diventato vicepresidente per una ragione squisitamente politica»: è quello che dice uno dei piccoli soci della banca, Pierino Lega, durante l'assemblea del 4 maggio 2014, parlando al presidente uscente Giuseppe Fornasari: «Il nostro esimio presidente in liaison con il direttivo - disse Lega - ha pianificato e unito le due fazioni che si contendevano il potere in questa assemblea, costruendo così ad arte un nuovo direttivo di larghe intese, una sorta di grosse coalition, come per dire ha unito e sposato il diavolo e l'acqua santa».Ma la vera chiave di tutto sembra essere Emanuele Boschi, che essendo a capo del servizio di controllo dei costi, lavorava coi crediti deteriorati proprio quando, egli stesso lo scrive in un rapporto a Banca d'Italia, «gli organi amministrativi hanno prestato scarsa attenzione al contenimento delle spese per consulenze, che nel biennio 2013-2014, sono ascese a oltre 15 milioni». Boschi junior lascia Banca Etruria a marzo 2015, (appena sette mesi prima del dissesto) e si appoggia per alcune settimane allo studio fiorentino di Luciano Nataloni, in via delle Mantellate 8, commercialista ed ex membro del cda della stessa Etruria. Nataloni è quello indagato per conflitto d'interessi dalla procura di Arezzo per i finanziamenti erogati dalla banca a 14 società vicine a lui e all'ex presidente Lorenzo Rosi, che avrebbero causato 30 milioni di euro di buco. Banca Etruria, attraverso Nataloni, autorizzava finanziamenti sciagurati a queste aziende sull'orlo del baratro, che non davano alcuna garanzia di rientro. In cambio veniva richiesto a quelle imprese di avvalersi della consulenza finanziaria dello «Studio professionale associato dottori commercialisti» dello stesso Nataloni e dove per alcuni mesi ha lavorato Boschi jr, continuando evidentemente ad avere rapporti con Banca Etruria visto il legame stretto che c'era tra l'istituto di credito e lo studio commerciale di Nataloni.Nel giugno 2015 Emanuele Boschi lascia lo studio commerciale e si trasferisce a pochi passi, al civico 9 della stessa via, chiamato da Francesco Bonifazi, tesoriere del Partito democratico, parlamentare, avvocato ed ex fidanzato della sorella Maria Elena, per ricoprire la carica di presidente del consiglio di amministrazione della Mantellate Nove Srl, che offre servizi aziendali rivolti a studi legali e contabili. Bonifazi fonda Mantellate Nove nel maggio 2013 (mettendo suo padre Franco alla presidenza) insieme a Federico Gianassi, assessore alla Trasparenza e al Lavoro del Comune di Firenze, e a due soci di studio, Andrea Nardi e Federico Lovadina, quest'ultimo gran collezionista di poltrone alla corte di Renzi (è nel cda della partecipata del Comune Mercafir e alla presidenza di Toscana Energia succedendo a Lorenzo Becattini, parlamentare Pd). Dal luglio 2014 Lovadina è stato messo da Renzi anche nel cda di Ferrovie dello Stato.Il solito intreccio alla Renzi in odor di intrallazzo.

Snam Sulmona, schizzofrenia del corrotto Pd, che nelle contraddizioni si rotola lordandosi

Snam, minoranza e comitati se la prendono con Gerosolimo
   
venerdì 22 gennaio 2016
Immagine attivaSULMONA - L’atteggiamento schizofrenico dei rappresentanti istituzionali e in particolare dell’assessore regionale sulmonese Andrea Gerosolimo (che in un’assemblea d’istituto al fermi si sarebbe dichiarato a favore della centrale elettrica) scatena la reazione di una parte dei consiglieri di minoranza, affiancati dai comitati cittadini per l’ambiente. Per loro il sindaco dovrebbe mettersi a capo della protesta e proclamare consiglio permanete fino al no definito alla centrale e al metanodotto della Snam. e invece stamattina in conferenza stampa (foto) sono state denunciate l’assenza e l’ambiguità dei rappresentanti istituzionali ai vari livelli sulla questione. 
“Stigmatizziamo il comportamento di Gerosolimitano che al Fermi si è detto favorevole alla centrale elettrica – incalza il consigliere Alessandro Lucci – ha purtroppo espresso una posizione all’interno di una scuola, quindi facendo passare un messaggio diseducativo, e non nella ristrettezza di un tavolo politico riservato. La nostra paura è che così si apra una breccia nel fronte del no”.
La paura unanime, infatti, è quella dell’indebolimento del fronte del no.
“Da una parte registriamo l’inerzia dei parlamentari verso prossimo via libera del governo  e dei nostri rappresentanti a tutti i livelli – aggiunge Mimmo Di Benedetto – dall’altro ci si limita ad incontri col sindaco e a rimpalli di responsabilità fra i vari enti; in più notiamo l’atteggiamento schizofrenico della Regione che da un lato prende decisioni ufficiali sul no al progetto e poi i suoi rappresentanti agli incontri pubblici non esprimono la stessa linea e fanno terrorismo psicologico sulla necessità di dover fare la centrale elettrica perché tanto si farà, nonostante la Snam sia obbligata a farla non inquinante. Così si indebolisce solo il fronte del no, questo atteggiamento è da irresponsabili soprattutto perché le alternative ci sono e la Snam non le prende in considerazione perché sono più costose. Il nostro sindaco sarebbe dovuto essere alla testa della mobilitazione e convocare consiglio permanete”.
La critica alla giunta Ranalli è unanime.
“Questa è la prova dell’incapacità della politica locale, che è ambigua e personalistica – fa notare il consigliere Luigi La Civita - si sottende ad un disegno che ancora non si capisce. Le istituzioni sono in errore perché non fanno quello che deliberano, con un pericoloso sdoppiamento politico che rischia di pregiudicare un intero territorio”.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Mario Pizzola dei comitati.
“Siamo tornati indietro di un mese dopo il via libera che doveva arrivare dal governo e l’incontro avuto col governatore D’Alfonso del 29 dicembre scorso in cui si era impegnato a portare una posizione chiara. Noi gli avevamo ribadito che la Regione non avrebbe dovuto ritirare le delibere di contrarietà come chiesto da Snam, né che si dovesse dichiarare favorevole al confronto su centrale e metanodotto e che ci si doveva attenere alla risoluzione della Commissione ambiente della camera dei deputati dell’ottobre 2011. Ma da allora è sceso il silenzio ed è inammissibile che siamo costretti ad andare a controllare gli odg del consiglio dei ministri. Unica cosa che dovrebbe fare governo è bocciare il progetto, sulla base della volontà di tutte le istituzioni che si sono espresse, altrimenti calpesta la democrazia e la costituzione. Questo è l’unico caso di unanimità delle istituzioni sul no. Ma parlamentari, sindaco e tutti continuano a fare finta di niente”.