Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 7 maggio 2016

ci sono delle signore che fanno le ministre ma che non le esime da essere delle imbecille che esaltano il precariato

Precariato, Giulietto Chiesa: “Modello americano Giannini? Significa dichiarare guerra a 6 miliardi di persone"
06 maggio 2016  Lucia Bigozzi


“Le due ministre ragionano integralmente nell’area del consenso washingtoniano che è quella della prosecuzione della crescita infinita. Una logica profondamente sbagliata”. Non ci gira intorno Giulietto Chiesa, giornalista, scrittore, esperto di scenari geo-politici, che nella conversazione con Intelligonews analizza le proiezioni disegnate dalla ministra Giannini e dall’omologa tedesca Wanka, siglando l’accordo sulla formazione professionale.

“Come si combatte la decrescita? Importando i migranti, per la ministra tedesca Wanka - secondo quanto riportano alcuni quotidiani nazionali - che hanno una precisa funzione economica perché vanno a inserirsi in uno spazio economico vuoto”. Che ne pensa?

«Non ha tutti i torti da questo punto di vista. Se l’Europa pensa di poter crescere, in qualche misura ha bisogno di un afflusso di migranti, mi pare evidente. Si era già previsto da molti decenni in avanti; lo sviluppo demografico dell’Europa è molto scadente. Se si ragione nell’ambito della crescita infinita, dei criteri della crescita del prodotto interno lordo, questa è l’unica risposta possibile. Naturalmente, la domanda che io pongo è: ma è questa l’unica logica che noi possiamo utilizzare?».

La sua risposta?

«La mia risposta è no; non si può usare solo questa logica perché bisogna ragionare in termini totalmente diversi e il problema dello sviluppo quantitativo dell’Europa, si risolve solamente mettendo in piedi un sistema economico internazionale che ragioni secondo un’altra logica. Ad esempio, laddove si pensa che l’occupazione debba essere distribuita sui territori nei quali vive la gente; ad esempio l’occupazione va difesa e potenziata in Africa del Nord, eccetera; compito che deve fare l’Europa, tra le altre cose con i suoi capitali. Sono due logiche totalmente diverse che si confrontano; le due ministre ragionano integralmente nell’area del consenso washingtoniano che è quella della prosecuzione della crescita infinita. Siccome io ritengo che questa logica sia profondamente sbagliata perchè non funzionante, allora tutto il ragionamento delle due ministre che ne segue, è un ragionamento sbagliato, ma se stiamo dentro quella logica, allora bisogna potenziare l’immigrazione». 

Un maggiore precariato non sarebbe sinonimo di malessere, per la ministra Giannini - secondo quanto riportano alcuni quotidiani nazionali -, “dobbiamo tendere sempre più verso il modello americano in cui la flessibilità, che è sinonimo di precariato, è la base di tutto il sistema economico”. E’ così?

«La signora ha perfettamente ragione; solo che ragiona come una signora che non conosce il precariato; nel senso che se lei pensa che il precariato sia uno stato felice, allora dovremmo riassumere così le sue idee: se vogliamo essere tutti ugualmente infelici, dobbiamo scegliere la strada che hanno scelto gli americani dove non ci sarà più nessuna garanzia di lavoro per nessuno, tutti saranno appesi a un filo delle decisioni delle grandi banche e delle Corporation: se questo è il futuro che ci viene riservato, questo futuro è assenza di democrazia, crollo del benessere, inquietudine come condizione permanente di centinaia di milioni di europei». 

Il nuovo sistema economico italiano ispirato ai modelli tedesco e americano, per la ministra Giannini - secondo quanto riportano alcuni quotidiani nazionali -, renderebbe il Paese maggiormente competitivo su scala globale. Esiste solo il modello americano?

«Nella testa di queste signore esiste solo il modello americano; il resto del mondo non c’è; non c’è perché non lo vedono neppure, sono chiuse dentro la monade dell’Occidente. Sfortunatamente, la monade dell’Occidente è ormai diventata una minoranza che pensa di poter sfruttare e utilizzare il resto del mondo come ha fatto nel corso degli ultimi tre secoli. Questa prospettiva è una prospettiva di guerra perché significa dichiarare guerra a sei miliardi di persone. Quando qualcuno in Europa, tra i dirigenti, comincerà a capire questo fatto, probabilmente saremo tutti un po’ più sicuri; fino a quel momento, le due signore che si incontrano sono l’emblema dell’assoluta cecità dell’Occidente di fronte al resto del mondo».

Giulietto Chiesa, l’influenza della Nato sui Balcani

Energia pulita - l'Italia al palo grazie al matrimonio d'affari tra Renzi e i petrolieri delle trivelle che vogliono l'energia sporca


Rinnovabili:frena crescita Italia, nel mondo invece è record

Nel 'BelPaese' +7% installato, 290 mld investimenti 'globali'


Redazione ANSA ROMA 



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(ANSA) - ROMA, 6 MAG - Rallenta la crescita delle energie rinnovabili in Italia nel 2015, in un contesto mondiale in cui è stato segnato un record assoluto degli investimenti. A fronte infatti di una previsione nel 'BelPaese' di incremento dell'installato del 7% nel periodo 2016-2020 rispetto al 2015 (era del 43% nel periodo 2010-2015), alla fine dell'anno scorso si registrano a livello globale investimenti pari a oltre 290 miliardi di euro (+21% rispetto al 2014). Questi i principali dati emersi nel corso della presentazione del secondo 'Renewable energy report' redatto dall'Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano

Nel 2015, secondo lo studio, la nuova potenza installata è stata di 893 MW nell'intero comparto delle rinnovabili. Le rinnovabili hanno contribuito al 40,5% delle produzione e alla copertura del 35% della domanda elettrica nazionale.

Complessivamente la potenza installata è stata pari a 50,3 GW, in crescita dell'1,8% rispetto al 2014 con un parco impianti composto per un terzo della sua potenza da impianti idroelettrici, un terzo da fotovoltaico e la rimanente parte da eolico, biomasse e geotermico. "E' ragionevole ipotizzare installazioni complessive - sottolinea la ricerca - pari a 4.000 MW nel periodo 2016-2020 con l'eolico a guidare la classifica delle rinnovabili". L'avvio del nuovo sistema di incentivazione "sembra essere condizione fondamentale per mantenere in vita il comparto delle rinnovabili in Italia".

I dati italiani contrastano con quelli a livello mondiale, "dove è ormai evidente come il trend negativo degli anni 2012 e 2013 sia definitivamente superato. Il 2015 fa segnare il 'record' assoluto di investimenti anche oltre il picco raggiunto nel 2011". A livello globale l'Europa ha perso la sua leadership, passando dal 40% degli investimenti complessivi nel 2008 al 21% nel 2015 e superata dall'America, Regno Unito, Germanie e Francia rispettivamente con 13,11 e 5 miliardi di euro di investimenti nel 2015. L'Asia è prima nella classifica degli investimenti in rinnovabili nel 2015 (55% del totale).

I medesimi imbecilli che affossarono i NoExpo a Milano hanno usato lo stesso metodo al Brennero. Sono al servizio di Renzi e del potere che rappresenta

Guerriglia al Brennero: gli anarchici e i black bloc attaccano le forze dell'ordine, quattordici fermi 

Sab, 07/05/2016

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Si temevano disordini ed i disordini ci sono stati. Il corteo organizzato al valico del Brennero dai circoli anarchici trentini e dai black bloc si è trasformato quasi in una battaglia campale, svoltasi a quota 1.300, là dove nella vallata passano la linea ferroviaria internazionale del Brennero e l'autostrada che poi portano in territorio austriaco.


Le prime avvisaglia si erano avute già nei giorni scorsi quando sul web era circolato un volantino che ritraeva un black bloc con una mazza in mano, accanto allo slogan "no borders". La giornata si è conclusa con un agente di polizia e tre carabinieri contusi, oltre a 14 fermi tra i manifestanti: tra loro anche tre austriaci e una ragazza tedesca.



ORE 17.58: - Tre carabinieri e un poliziotto sono rimasti feriti durante gli scontri al Brennero. Feriti anche alcuni manifestanti, Nessuno di loro è però grave. Sono invece una ventina i manifestanti fermati per accertare
una loro eventuale responsabilità. 

ORE 17.32 L'autostrada del Brennero è nuovamente aperte ed è percorribile dopo gli scontri al valico italo-austriaco. La situazione sta tornando verso la normalità anche per quanto riguarda la linea ferroviaria.

ORE 17.18 Il grosso dei manifestanti al Brennero è stato disperso. Le forze di polizia stanno lentamente ritornando verso il paesino di frontiera lungo una strada statale cosparsa dei resti della vera e propria battaglia che al valico è infuriata per ore. Grossi sassi si vedono ovunque, i carabinieri hanno sequestrato addirittura quello che sembra essere il grosso manico di un'ascia, centinaia di bengala lanciati contro i poliziotti.


ORE 17.10 Le forze dell'ordine sono riuscite a sgomberare i manifestanti dalla linea ferroviaria internazionale del Brennero e dall'autostrada. Una buona parte dei manifestanti si è dispersa. Ne rimane un nucleo che le forze dell'ordine stanno fronteggiando a valle dell'abitato di Brennero.

ORE 16.51: Sono decine i manifestanti fermati durante gli scontri al Brennero. È quanto si è appreso. Le forze dell'ordine hanno raggiunto i manifestanti sull'autostrada. Un altro contingente di polizia e carabinieri, più nutrito, alla cui testa si trova un idrante della polizia, sta fronteggiando il grosso dei manifestanti, che ora si accalca sulla strada stradale. 

ORE 16.40: I manifestanti hanno bloccato l'autostrada che collega l'Italia all'Austria.


ORE 16.35: Le forze dell'ordine, polizia, carabinieri e guardia di finanza, sembrava avessero respinto il gruppo dei manifestanti che era giunto al Brennero in automobile. Questi invece si sono ora concentrati sulla ferrovia. I black bloc mentre ripiegavano verso il parcheggio hanno continuato a lanciare bengala e grossi sassi contro i poliziotti. Gli agenti si sono fatti avanti con i lacrimogeni spingendo i dimostranti fino al parcheggio. Qui una parte di loro anzichè raggiungere le vetture è di nuovo uscita, ammassandosi sulla linea ferroviaria internazionale. 

ORE 16.20: Proseguono gli scontri tra le forze dell'ordine ed i manifestanti, anarchici e black bloc, al Brennero. Dopo un primo attacco alle forze di polizia, i manifestanti si sono dispersi nel paesino. Un gruppo ha raggiunto i binari nei pressi della stazione ferroviaria. Altri gruppi si sono dileguati nel paese. Sulla strada davanti alla stazione ci sono decine e decine di pietre lanciate dai manifestanti. Ora dalla stazione stanno uscendo dei poliziotti che hanno fermato un giovane con un cappuccio nero. Il paese di Brennero è avvolto dalla nebbia dei lacrimogeni. In alto volteggia un elicottero.












ORE 16.05: Ferito un poliziotto, alcuni manifestanti sono stati fermati.


Ore 16: Black bloc e anarchici hanno cominciato ad attaccare le forze di polizia al Brennero. Il corteo si e diviso in due tronconi. Il primo troncone ha cercato di abbattere le transenne che le forze dell'ordine avevano allestito per evitare che i dimostranti giungessero sulla sedia ferroviaria. I manifestanti hanno lanciato bengala ed oggetti esplodenti. A questo punto la polizia ha lanciato i lacrimogeni.


Ore 15.50: Procede il corteo degli anarchici al Brennero. Mentre attraversavano la strada principale del paese, alcuni manifestanti si sono scagliati contro i giornalisti ed i fotografi che li riprendevano. Sono stati respinti a colpi di manganello. Ora la polizia sta facendo sgombrare alcuni turisti che erano rimasti imbottigliati davanti ai manifestanti.

Ore 15.40 - Sono circa 500 tra black block ed anarchici i manifestanti giunti al Brennero per manifestare contro la chiusura del confine. Gran parte di loro sono giunti in treno, da varie regioni italiane, ma anche da Germania, Austria e Spagna. Un altro gruppo è giunto con le automobili. Appena i manifestanti sono usciti dalla stazione, molti di loro con volto coperto e vestiti di nero, hanno pronunciato slogan contro le forze di polizia e contro i giornalisti.


Sono stati fatti esplodere anche alcuni botti. I manifestanti si sono incontrati davanti alla stazione e poi hanno cominciato a marciare verso l'Austria.

«Al Brennero non ci sarà nessun muro e il confine non verrà chiuso». Lo ha detto il neo ministro degli interni austriaco Wolfgang Sobotka a Merano per il congresso della Svp. «Se l'Italia fa i suoi compiti non ci sarà neanche bisogno dei controlli».

#No3GuerraMondiale - gli Stati Uniti vorrebbero prendere in giro la nostra intelligenza, i missili servono per la Corea del Nord e Iran, imbecilli

SCUDO ANTIMISSILE IN EUROPA: LE PREOCCUPAZIONI DI MOSCA E LE MOTIVAZIONI DI WASHINGTON

(di Franco Iacch)
06/05/16 
Gli Stati Uniti non distribuiranno alcun tipo di difesa missilistica nel Mar Nero. E’ quanto ha confermato l’assistente del segretario di Stato per il controllo degli armamenti Frank Rose.
"La difesa missilistica degli Stati Uniti non è diretta contro la Russia, lo diciamo da almeno 20 anni. Non stiamo cercando di negare il deterrente strategico russo nemmeno in Polonia. I sistemi in Polonia così come in Romania sono stati progettati per affrontare le minacce provenienti dall'esterno della regione euro-atlantica. E non sono diretti contro la Russia. Aegis sarà operativo entro la fine dell'anno. Il sito in Polonia in linea entro il 2018".
In precedenza, il vice ministro degli Esteri russo Sergey Ryabkov ha affermato che “gli Stati Uniti hanno la necessità di dimostrare la necessità di un sistema di difesa missilistica”.
"Lanciare missili balistici russi contro obiettivi in Europa è impensabile. Ciò potrebbe essere fatto solo da terroristi che, per definizione, non sono in grado di possedere tali armi. Quindi credo che l'amministrazione Obama stia cercando di nascondere il reale motivo del sistema missilistico in Europa”.
Il sistema di fuoco Aegis Ashore installato in Romania è tecnicamente in grado di rilevare bersagli. Lo “Scudo” antimissile si basa sull’intercettore SM-3, testato nelle Hawaii, lo scorso dicembre, nel primo test di prova “ashore”. In quel frangente la testata cinetica dell’SM-3 ha colpito il missile balistico nella fase di rientro con un impatto diretto.
Lo status di pronto al combattimento del sistema di fuoco del Ballistic Missile Defense System era già stato annunciato, nonostante le “perplessità” russe, secondo quanto previsto dalla Fase 2 dell’European Phased Adaptive Approach. Da rilevare che se da un lato la postazione di fuoco potrebbe rilevare bersagli già adesso, dall’altro non potrebbe ancora entrare in servizio perché non interfacciato con il più ampio sistema di difesa missilistica della NATO.
Gli intercettori Sm-3 Block IB in Romania dovrebbero entrare in servizio entro le prossime settimane. Lo scuso spaziale è da sempre motivo di scontro tra Russia e Stati Uniti. Secondo gli USA lo scudo mira a difendere gli alleati da possibili minacce balistiche provenienti dall’Iran e dalla Corea del Nord. Mosca, però, intravede nelle postazioni dello scudo missilistico (intercettori in Romania e Polonia) a ridosso dei suoi confini coma una minaccia alla sicurezza nazionale. Le contromisure russe esistono e sono già in atto: nella regione di Kaliningrad, che confina con l’Europa, sono stati schierati missili Iskander e sistemi di difesa aerea stratificata e di rilevamento.
Le postazioni di fuoco europee dello Scudo Spaziale USA saranno in Polonia e Romania. Il Mar Mediterraneo (così come il Mar Adriatico e Ionio) rappresenta il fulcro delle capacità offensive dello scudo con rotazione costante dal 2011 di incrociatori lanciamissili classe Ticonderoga eArleigh Burke. Le due stazioni di allarme precoce sono state schierate presso la stazione della RAF di Fylingdales ed in Turchia. La stazione mobile AN/TPY (Army Navy / Transportable Radar Surveillance, ndr) è stata schierata presso la base Kürecik, in Turchia, nel gennaio del 2012.
(nella foto - U.S. Navy - lavori del 2015 per il sistema Aegis Ashore in Romania)

Energia pulita - Renzi abbraccia i petrolieri e le loro trivelle mentre le multinazionali Siemens, Mitsubishi e Vestas fanno affari con il vento

CULTURA
6 MAGGIO 2016
L’eolico va molto benedi Jessica Shankleman - Bloomberg
Crescono gli investimenti e gli impianti, e in Danimarca hanno costruito la turbina più grande del mondo
 
(Chris Ratcliffe/Bloomberg)

Nonostante spesso siano considerate degli ecomostri che deturpano i paesaggi rurali, le turbine eoliche sono diventate più imponenti e potenti che mai. Gli impianti di nuova generazione sono ancora più grandi e possono resistere anche a una tempesta artica. Il progenitore dei nuovi modelli è un impianto con un rotore largo 164 metri realizzato da una società mista formata dalla danese Vestas Wind Systems e da Mitsubishi Heavy Industries. Ogni pala della turbina è lunga 80 metri, più o meno come l’intera apertura alare di un Airbus A380. Il settore dell’eolico è molto competitivo, ed è raro che le aziende permettano di dare un’occhiata da vicino ai progetti che stanno sviluppando, per paura che arrivino informazioni ai loro rivali. Questo mese, però, Vestas ha permesso a Bloomberg di visitare e fotografare i suoi prototipi.

Le nuove unità oltre a essere più grandi sono diventate anche più efficienti. L’anno scorso gli impianti eolici hanno aumentato la loro produzione del 23 per cento a livello mondiale, raggiungendo la quota record di potenza installata pari a 63,5 gigawatt, l’equivalente di 63 reattori nucleari alla massima potenza. L’eolico oggi è il settore di produzione di energia a bassa emissione di CO2 più diffuso al mondo. Nonostante fuori dal settore se ne siano accorti in pochi, la crescita dell’eolico ha permesso alle aziende produttrici di risollevare le loro azioni e i loro guadagni dopo il crollo avuto durante la crisi finanziaria. Stando alle previsioni, questo venerdì Vestas dovrebbe registrare un aumento dei suoi profitti per il quinto trimestre consecutivo, superando così la crisi che dal 2011 costrinse l’azienda a tagliare tremila posti di lavoro.

(La chiusura di un portello su una turbina Vestas V126, a 140 metri d’altezza – Chris Ratcliffe/Bloomberg)

Nemmeno il crollo dei prezzi del greggio iniziato nel 2014 è riuscito ad arrestare la crescita del settore. «Il fatto che in questo decennio le dimensioni delle turbine siano raddoppiate permetterà ai parchi eolici di usare nel 2020 la metà delle turbine rispetto al 2010», ha detto Tom Harries, un analista che lavora a Londra per Bloomberg New Energy Finance (BNEF), una società di ricerca consulenza che si occupa di energie rinnovabili. «Questo significa meno lavori di costruzione, meno cavi e impianti più semplici, tutti fattori essenziali per abbattere i costi nel settore». La media delle turbine installate in Europa l’anno scorso aveva una potenza di 4,1 megawatt, il 28 per cento in più rispetto al 2010, dice Harries, ed entro il 2020 impianti da 6,8 megawatt saranno la norma. Harries ha aggiunto che Siemens ha accennato di avere in cantiere una turbina da 10 megawatt.

Nel nord della Danimarca, dove i fiordi attraversano i terreni agricoli in pianura, MHI Vestas Offshore Wind ha costruito la turbina più potente al mondo. L’impianto può sviluppare fino a 8 megawatt di potenza, sufficienti ad alimentare quattromila case. Secondo BNEF la turbina potrebbe mettere in discussione la leadership nel settore dell’eolico offshore di Siemens, che detiene i due terzi della capacità installata. MHI Vestas oggi è al secondo posto, con il 19 per cento. Un portavoce di Siemens ha detto che l’azienda sta lavorando a una turbina da 7 megawatt, che «ha già dato prova di affidabilità» e ridurrà i costi per i clienti. Mercoledì scorso Siemens ha ottenuto un’importante commessa dalla società elettrica spagnola Iberdrola, che comprerà 102 delle sue nuove turbine per 1,04 miliardi di euro.

(Turbine eoliche vicino a Fjerritslev, in Danimarca – Chris Ratcliffe/Bloomberg)

Le pale da 80 metri rendono la turbina MHI Vestas V164 alta quanto la Times Square Tower di New York e sono così larghe che trasportarle per delle strette stradine di campagna è stato un “incubo”, ha raccontato in un’intervista Jens Tommerup, CEO della società. Il prototipo è destinato a un uso “offshore”, ma dal 2014 viene testato sulla terra ferma nel parco eolico di Østerild, gestito dall’Università Tecnica della Danimarca, per individuare i difetti delle turbine prima che diventino operative. Le pale del modello V164 arriveranno dall’Isola di Wight, a largo della costa meridionale del Regno Unito, che è dotata di una struttura portuale speciale in grado di rifornire i parchi eolici. Secondo Tommerup è probabile che la turbina non sarà mai operativa sulla terra ferma, perché «è davvero troppo grande». Le aziende produttrici dei generatori non possono stare lontano dai parchi eolici, dal momento che le strutture pesano centinaia di tonnellate. Oltre l’80 per cento dei parchi eolici offshore in progetto useranno turbine da più di 5 megawatt, secondo BNEF.


Tutte le 72 turbine commissionate a MHI Vestas saranno installate nelle acque del Regno Unito, nello specifico nel parco eolico di Burbo Bank, di proprietà della società energetica danese Dong Energy, e in quello di Wanley, entrambi nel Mare d’Irlanda. I computer permettono alla turbina di adattarsi a tutte le condizioni. Le pale ruotano per fronteggiare il vento e limitare i tempi morti. In presenza di venti che viaggiano a più di 12 metri al secondo i motori impediscono alla turbina di girare troppo velocemente, e nel caso di venti ancora più violenti la turbina può disattivarsi. Mentre alcuni dei suoi concorrenti puntano a costruire una turbina da 10 megawatt, MHI Vestas dice di essere concentrata esclusivamente sul suo impianto da 8 megawatt per ora. «Ci vuole un mercato consistente per un impianto del genere. Al momento non abbiamo in programma di costruire nuove turbine. Dobbiamo aumentare il volume in modo da abbattere i costi», ha detto Henrik Baek Joergensen, responsabile della gestione dei prodotti di MHI Vestas.

© 2016 – Bloomberg

NoMuos - quei campi elettromagnetici fanno bene, sono convinti quelli del Consiglio di Giustizia Amministrativo



ASSOCIAZIONE RITA ATRIA: “PORTIAMO AVANTI LA LOTTA CONTRO IL MUOS”
Redazione Mag 06, 2016


L’associazione antimafie Rita Atria ritiene di non commentare la sentenza del Cga che statuirebbe la legittimità del MUOS di Niscemi.
Si limita ad evidenziare che un atto amministrativo ( nelle specie le autorizzazione regionali ) potrebbe essere formalmente legittimo ma ciò non significa che sia lecito dal punto di vista penale, fermo restando il potere del Giudice Penale di disapplicare l’atto amministrativo.
Concetti questi che spiegano e legittimano il sequestro penale del MUOS di Niscemi.
Concetti ribaditi dalla Corte di Cassazione nella sentenza che confermava proprio il sequestro pensale del MUOS.

In data 6 maggio 2016 l’avvocato dell’associazione antimafie Rita Atria, Goffredo D’Antona, ha depositato la lista testi per il processo sulla realizzazione del MUOS.
Processo fissato avanti il Tribunale di Caltagirone per il giorno 20 maggio e dove l’associazione è stata indicata dalla Procura di Caltagirone parte offesa.
Lista testi che indica tra gli altri Raffaele Lombardo e Rosario Crocetta. Nelle qualità rivestite da loro in questi anni.

Il giorno 13 maggio a Catania l’associazione antimafie Rita Atria terrà una conferenza stampa dove illustrerà quello che è stato e sarà l’iter processuale avanti il tribunale di Caltagirone. E tutte le iniziative portate avanti in questi anni per la lotta No MUOS. Esposti, memorie, deposito, video e documentazione che hanno anche queste comportato ( fermo restando in primis le meticolose indagini della Procura di Caltagirone ) il sequestro del MUOS ed il processo per il gli imputati.

Goffredo D’Antona avvocato dell’associazione antimafie Rita Atria

Gruppo Caltagirone - questi ricconi guardano solo il mantenimento&l'accrescimento dei denari e per questo sono disposti a tutto

Caltagirone Editore abbandona la Fieg per «diversità di vedute»

6 maggio 2016

Francesco Gaetano e Azzurra Caltagirone (Imagoeconomica)

«Il Gruppo Caltagirone Editore, dopo 20 anni di partecipazione attiva nella Fieg, ha deciso oggi di abbandonare l'associazione per diversità di vedute in merito al futuro del settore e allo sviluppo dello stesso. Contestualmente si sono dimessi tutti i rappresentanti del Gruppo ivi compreso il Cav. Francesco Gaetano Caltagirone e Azzurra Caltagirone Vice Presidente dell'Associazione». Lo si legge in un comunicato.

Implosione europea - Tsipras è un falso ideologico e sta cercando di dimostrare agli euroimbecilli che fa i compiti a casa. distruggendo il poco rimasto del sistema di sicurezza sociale

Venerdì 06 Maggio 2016 

Grecia, al via oggi sciopero di 48 ore contro riforme per aiuti

Anche i giornalisti hanno aderito all'iniziativa di protesta

Grecia, al via oggi sciopero di 48 ore contro riforme per aiuti

I greci hanno iniziato oggi uno sciopero nazionale di 48 ore per protestare contro le riforme fiscali e previdenziali per ottenere i soldi dai creditori internazionali. Indetto dai maggiori sindacati pubblico e privato, lo sciopero ha tenuto le navi attraccate al porto e sta bloccando i trasporti pubblici. Anche i giornalisti hanno aderito all'iniziativa di protesta.

NoMuos - le imbegillagini del Consiglio di Giustizia Amministativo, l'abusivo diventa non abusivo

Clamoroso MUOS: per il CGA Sicilia non è abusivo


Il CGA sicilia ha accolto il ricorso del Ministero della Difesa contro la sentenza del Tar Palermo che aveva dichiarato abusivi i lavori di costruzione dell’impianto MUOS.

E’ stata dunque ribaltata la sentenza di primo grado che aveva ritenuto illegittime le autorizzazioni rilasciate per la costruzione dell’impianto.

La notizia clamorosa è stata comunicata sui social dagli attivisti NO MUOS.

I giudici del Cga avevano imposto al collegio dei verificatori di effettuare le prove per misurare l’entità delle emissioni delle parabole in cumulo con le emissioni delle antenne, prove che si sono svolte a marzo.


A quanto pare però i giudici d’appello siciliani hanno ritenuto l’impianto non pericoloso evidenziando che i dati dei controlli non potevano che essere forniti dalla committente nonché titolare dell’impianto.

Più tardi forniremo ulteriori aggiornamenti sulla vicenda

6 maggio 2016

La faccia dura del Potere - siamo noi che diamo forza a questi manigoldi che non sanno pensare oltre le prossime elezioni



EUROPA / Lettera da Parigi


5 MAGGIO 2016

Un reportage sulle recenti mobilitazioni a Parigi contro la legge sul lavoro, con alcune considerazioni sulla loro portata, le loro problematiche, le repressioni della polizia e le prospettive della lotta di classe. Dal sito Brescia Anticapitalista
Lettera da Parigi.

Ho avuto la fortuna di essere a Parigi durante le giornate di mobilitazione del 28 aprile e del 1° maggio scorso contro la legge sul lavoro. Il 28 aprile era sciopero generale (sia del privato che del pubblico): a Parigi, alla partenza, c’erano 15-20.000 persone (un numero probabilmente più vicino a 15mila che a 20mila), ma poi lungo il percorso si sono aggregati un po’ di altri lavoratori. Penso di non sbagliare dicendo che all’incirca era un corteo di 20mila persone. La Prefettura ha dato la cifra, riduttiva, ma non distante dalla realtà, di 15mila. Il 1° maggio c’era, ad occhio, tra il doppio e il triplo delle persone presenti il giovedì prima: anche qui una valutazione di 50mila manifestanti penso non sia troppo distante dalla realtà. La Prefettura ha dato la cifra ridicola (vachement ridicola, come dicono i francesi) di 17mila persone; la CGT di 70mila. Considerando che l’Île-de-France conta circa 12milioni di abitanti non sono numeri straordinari. E’ vero che in generale le grandi città sono i luoghi dove le mobilitazioni incontrano più difficoltà, rispetto ai centri medi e piccoli: in un altro grande centro, a Lione, il 1° maggio secondo la locale Prefettura c’erano 2mila persone, per gli organizzatori 5mila (Lione, come città, ha circa mezzo milione di abitanti). Comunque rispetto alla giornata di mobilitazione del 31 marzo il trend nazionale è in discesa: da 390mila/1milione di manifestanti il 31 marzo a 170mila/500mila il 28 aprile (dati rispettivamente della Prefettura e della CGT). Il 1° maggio per la Prefettura ci sono stati 84mila manifestanti a livello nazionale, mentre non sono a conoscenza di dati nazionali forniti dalla CGT. Ma naturalmente pensare che tutti i trend debbano essere sempre di tipo lineare è una sciocchezza…
Quali prospettive per queste mobilitazioni? Il Parti de Gauche ha distribuito un volantino in cui sostanzialmente dà l’indicazione di votare Mélenchon alle Presidenziali del 2017. Lutte Ouvrière aveva un manifesto che si concludeva con le parole “i lavoratori devono far sentire la loro voce!”. Un analogo manifesto della CGT recitava “Indignatevi! Mobilitatevi! Iscrivetevi alla CGT!”. Un po’ meno generici e vaghi i trotskisti sia del NPA sia di Ensemble! (parte costituente del Front de Gauche), che, insieme a Solidaires e agli anarchici della CNT, propagandano la “grève reconductible”: uno sciopero indetto un giorno dopo l’altro, in pratica uno sciopero prolungato in settori che riescono a reggerlo, lavorando alla loro generalizzazione. Che i lavoratori francesi siano pronti a questa prova di forza è tutto fuorché sicuro: non c’è in corso una “febbre degli scioperi” in Francia, a cui dare indirizzo e corso nazionale unitario attraverso la proclamazione della “grève reconductible”; nelle piccole realtà in cui si sono avute in queste settimane esperienze positive di scioperi radicali era in piedi un lavoro da anni di sindacalismo combattivo – nella stragrande maggioranza delle situazioni è difficile immaginare che la situazione di arretratezza possa essere superata in un pugno di giorni.
Quello che mi ha colpito delle manifestazioni parigine è che erano molto piacevoli: tutti molto “indignati”, ma non per questo queste manifestazioni erano anche mezza festa, mezza passeggiata in cui trovarsi “tutti insieme”. Niente a che vedere con lo sciopero, inizio anni ’50, descritto in un bel libro riedito in questi giorni in Francia (Louis Oury, Les prolos): “Giovedì 5 maggio, in una mattinata di primavera, ci ritroviamo in quindicimila metalmeccanici raggruppati sul terrapieno di Penhoët. Appollaiato sulla piattaforma di un vagone, per alcuni momenti sono rimasto sconvolto dall’impressione di potenza espressa da quindicimila uomini riuniti per un comune scopo, per una lotta vitale. Il potenziale di violenza mi faceva un po’ paura, anche se mi sentivo solidale con i miei compagni. Quindicimila maschi che dominano la dura materia per lunghi anni e si dichiarano apertamente pronti a prendere per le palle il direttore e i suoi aggiunti se non dànno loro i mezzi per vivere decentemente, questo mi faceva l’effetto di una doccia ghiacciata. Tanto più che le lezioni di catechismo sono sempre vive nella mia memoria, soprattutto « … panem nostrum quotidianum de nobis hodie ». Il pane quotidiano? A dire il vero gli operai non vogliono che glielo si dia, ma vogliono strapparlo, ottenerlo con la forza, per una semplice questione di dignità, per « non dover calar le braghe davanti al padrone »”.
Ecco: i quindici-venti mila uomini e donne riuniti a Parigi il 28 aprile non davano nessuna impressione di potenza, per una “lotta vitale” comune. E’ un “universo” diverso da quello inizio anni ‘50. Quello che si è perduto è la disponibilità, o la volontà, e la capacità di battersi – come classe contro una classe che le si fronteggia. E “battersi”, in ultima analisi, vuol sempre dire “menare le mani”. E’ il collettivo “potenziale di violenza” che emanava dalla manifestazione metalmeccanica francese di decenni fa. Sembra che oggi non ci sia da “prendere per le palle” nessuno – direttori, governanti, poliziotti; ma solo, ciascuno, votare per qualcuno o prendere la tessera di qualcun altro, pacificamente, come è di buon gusto in una società citoyenne, dove tutt’al più di classi si può discutere in modo amabile, l’importante è che non diventino delle realtà che facciano l’effetto di una “doccia ghiacciata”. A me le manifestazioni parigine, per quanto piacevoli e simpatiche, sono sembrate delle belle passeggiate fatte solo per far vedere che CGT e FO esistono e “hanno i numeri”. Niente a che vedere con la lotta di classe.
Se CGT e FO, per far vedere che esistono, devono far appello alle passeggiate di massa, altre strutture – di dimensioni minuscole – per far vedere che esistono devono inscenare degli happening, da un lato assolutamente innocui, ma dall’altro con un forte impatto mediatico. Sto parlando dei famosi cagoulés (persone con passamontagna in testa), i casseurs (il vocabolario recita un buffissimo “rompitutto”), che hanno inscenato gli “scontri” con la polizia, sia il 28 aprile che il 1° maggio. Ridimensiono quello che è successo: sono stati lanciati all’indirizzo della polizia un po’ di sanpietrini e di bidoni dello sporco (non quelli enormi e di metallo di Brescia, ma quelli minuscoli e di plastica, che se vuoti possono essere sollevati da un bambino), e qualche vetrina rotta. Qui non è in gioco nessuna classe, ma solo (piccole) dinamiche di (piccoli) gruppi. Nessun obiettivo, scopo. Nessuna controparte reale (le controparti preferite sono, non a caso, quelle simboliche). Che la polizia gradisca queste sceneggiate, e giochi al loro stesso gioco, è testimoniato dal fatto che talvolta, impaziente, ricorra ad alcuni falsi cagoulés per riscaldare l’ambiente, e “chiamare in scena” quelli veri, perché finalmente lo spettacolo inizi (è successo così il 1° maggio: dopo la manifestazione sono state pubblicate alcune foto di cagoulés in rapporti molto amichevoli con la polizia), e trasmissioni televisive, giornali e personalità possano finalmente indignarsi dei “violenti”. Alla fine, burocrati sindacali e cagoulés non si differenziano più di tanto, nel loro approccio alle classi: si potrebbe dire che, finalmente, hanno realizzato l’ “unità del movimento”!
La classe lavoratrice francese è in un terribile momento. Borghesia, governo, poliziotti e pennivendoli sono scatenati contro di lei, a favore di una “riforma” del Code de travail che avrà impatti disastrosi sulle condizioni di vita e di lavoro di chi sgobba tutti i giorni per arrivare a fine mese. Addirittura le condizioni per i lavoratori francesi saranno peggio di quelle italiane (i francesi vogliono sempre primeggiare, e chissà quanto si sono rosi il fegato negli ultimi anni a vedere che l’Italia era in testa nella classifica delle controriforme contro il lavoro). In particolare, Le Monde non ha pubblicato una riga sullo sciopero generale del 28 aprile, prima del suo svolgimento: lo sciopero era una non-realtà, che come fantasma ha preso la sua rivincita – il giorno dopo era Le Monde a essere davvero una non-realtà, non uscito a causa dello sciopero. In generale, quanto avvenuto il 1° maggio è stato particolarmente rivoltante: in pratica Prefettura e polizia hanno annullato il corteo. In Boulevard Diderot, dopo che erano iniziate alcune azioni dei cagoulés, la polizia ha ritenuto che bloccarli e versare un po’ d’acqua fredda su queste “teste calde” era troppo pericoloso, e ha ritenuto che bloccare tutto il corteo era più semplice e facile. Sitôt dit sitôt fait. Tutto fermo per un’ora. I manifestanti, che all’inizio non avevano apprezzato particolarmente l’happening dei cagoulés, hanno capito che il problema era invece la polizia, e hanno iniziato anch’essi a lanciare quel poco che c’era. Ma l’effetto è stato nullo: i poliziotti francesi sono particolarmente buffi, conciati come gli antichi centurioni romani, caschi, pettorine, copri spalle, copri avambraccio, proteggi-palle, copri stinco. Da fermi reggono sanpietrini e bidoncini dello sporco senza problemi. Il vero problema per loro è se devono muoversi: con vento a favore fanno i 100m in non meno di 30 minuti. Poi la Prefettura ha comunicato ai sindacati che potevano entrare in Place de la Nation per un’altra via: così un pezzo di corteo è riuscita ad arrivarci verso le 18.30. E qui c’è stato il vero coup de théâtre: la Prefettura ha ordinato – esattamente alle 18.30 – che la Place de la Nation doveva essere sgomberata. Ti abbiamo fatto sudare sette camicie per arrivarci? Appena arrivato, sciò, vattene via subito. Un po’ di manifestanti si sono fermati, nonostante tutto: la polizia ha deciso di svuotare in parte i propri magazzini di lacrimogeni, e ha affumicato oltre alla piazza tutti i quartieri circostanti. Poi, lentamente, 3.000 poliziotti sono avanzati nella piazza e sono riusciti ad avere la meglio di poche centinaia di “irriducibili” senza nulla in mano. Lo spettacolo era riuscito tanto bene che è stato replicato la sera a Place de la République. Vi piace vincere facile, eh?, recitava una volta una simpatica pubblicità. Tanta prova di eroismo poliziesco non è stata invece dimostrata nella lotta al terrorismo. Proprio in questi giorni è uscito un rapporto d’inchiesta sui fatti del 18 novembre scorso a Saint Denis, una freddissima giornata che ho vissuto in diretta. Quel giorno la polizia francese (addirittura le sue unità d’élite) sparò per ore contro un caseggiato dove, in un appartamento, c’erano due terroristi e una ragazza. Gran parte della zona nord di Parigi era bloccata. L’unica arma a disposizione dei tre era una pistola che sparò in tutto undici colpi, oltre a una cintura esplosiva che servì ai due terroristi per suicidarsi. Reparti della polizia scambiarono gli spari di altri reparti della polizia come se fossero provenienti dai terroristi (anche un cane poliziotto venne ucciso da “fuoco amico”). Nessuno ebbe il coraggio di entrare nel caseggiato prima di sette ore, dopo aver sparato tra i 1.500 e i 5.000 colpi (nessuno dei quali colpì i terroristi, morti da tempo), lasciando morire asfissiata la ragazza sotto i detriti. Se l’inefficienza e l’inettitudine della polizia belga nella lotta al terrorismo è oramai diventata un luogo comune a livello mondiale, bisogna dire che quella francese non ha nulla da invidiare a quella belga. Queste polizie non sanno far altro che reprimere i lavoratori, se non “vincono facile” non vincono. Stesso ragionamento potrebbe esser fatto per gli “stati d’emergenza”: del tutto inutili nella lotta al terrorismo, sono invece utilissimi nella lotta a chi si oppone a borghesie e governi.
I mass media, dopo il 28 aprile e il 1° maggio, hanno naturalmente urlato a squarciagola contro i “violenti” e chi non li condanna. Lo “stile” usato in questi articoli e programmi televisivi riesce addirittura a superare in grettezza le campagne mediatiche italiche. Il livello della propaganda è talmente squallido da ribaltarsi e diventare ridicolo. Il simbolo di questo è Valls, un primo ministro la cui nullità e la cui idiozia superano perfino quelle del nostro premier (i soliti francesi che vogliono primeggiare in tutto…). Gli unici problemi in Francia non sono lavoro, terrorismo, ecc. ecc., ma cagoulés e casseurs, e chi non li condanna (in primis “La nuit debout”, alla fine tutti i manifestanti anti-legge sul lavoro), potenziali cagoulés e casseurs. Ho detto che a mio avviso i casseurs del 28 aprile e 1° maggio si riducono a piccoli gruppi che si autoperpetuano in questo modo. Ma il continuo arretramento della condizione lavorativa (anche grazie alla “riforma” Valls-Hollande) farà sì che pian piano diventi espressione di settori sociali ridotti alla disperazione, sia dal punto di vista reddituale, sia dal punto di vista esistenziale. In modo intermittente, fiammate di rivolte senza prospettive incendieranno qui e là la Francia. E’ una storia conosciuta: è la storia delle banlieues e della loro rabbia, la cui ultima impressionante testimonianza fu quella del novembre 2005. Una prefigurazione per ampi settori della classe dei lavoratori, se nel frattempo non si arresta l’offensiva borghese. Ma la distinzione tra “violenza” come happening e violenza come espressione di strati sociali disperati è una distinzione che non concerne i mass media francesi: per loro la Repubblica è citoyenne, e ciascuno si comporta in una logica esclusivamente individualistica, sottoposta al diritto (penale, in questo caso), e in cui il “sociale” non c’entra per definizione. Valls è un bravo cittadino e per questo non farebbe mai queste cose. E’ una storia vecchia come il cucco, messa in berlina dal famoso e bel film di John Landis, Una poltrona per due. Chi scommette un euro che Valls, senza più il rolex, neanche un soldo, un vestito decente, maltrattato e preso a botte dalla polizia, con tutti gli amici che lo abbandonano, la moglie che non ne vuole più sentire niente di lui, senza casa, senza sapere come fare a mangiare la sera di questo stesso giorno, ecc. ecc. diventi un delinquente, un volgare casseur, come un poveraccio qualsiasi? Nel film naturalmente Valls diventa casseur, ma grazie all’organizzazione tra proletari (il Valls divenuto nullatenente, un accattone, una prostituta e un domestico) e alla loro intelligenza (cambiando il film aggiungerei: eccetto quella di Valls) niente più violenza senza prospettiva e senza scopo: alla fine riescono ad averla vinta e a distruggere i due esponenti della più arrogante élite finanziaria del paese, e godersi la meritata ricchezza in un’isola paradisiaca.
In questo frangente drammatico, quale prospettiva per la classe lavoratrice francese? Personalmente penso che non ci siano né scorciatoie, né sostituti più o meno temporanei, alla lotta della classe lavoratrice contro la borghesia. La classe lavoratrice non è ancora disposta e capace a battersi come lo era un tempo? Verrà battuta ancora una volta, e nulla per ora la salverà, né Mélenchon, né i burocrati della CGT e di FO, né l’attivismo di tanti piccoli gruppi, né le idee illuminate di tanti intellettuali, né un fantasmatico “movimento”, né un governo “veramente” di sinistra (si vedano i percorsi di tanti governi, dal PT brasiliano al Syriza greco). Crederlo è mantenere le illusioni presenti, illusioni che portano i lavoratori a pensare che non sia davvero necessario battersi – ci penseranno altri per loro. La classe lavoratrice ritroverà la sua strada, se non oggi, domani, o dopodomani, solo quando queste illusioni si dissiperanno, e anziché émeutes vi sarà senso di potenza collettiva, organizzazione, intelligenza e humour. A mio avviso come rivoluzionari il nostro primo compito è proprio dissolvere queste illusioni (quando invece molte organizzazioni “rivoluzionarie” le ricreano, pur in buona fede, in ossequio allo spirito del tempo, per vie laterali) e aiutare, nella piccola misura realisticamente possibile, i lavoratori a ritrovarsi (ritrovarci). L’emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi: con tutti i pro e tutti i contro che questo comporta.

(lettera firmata) Parigi, 2 maggio 2016

#No3GuerraMondiale - questi della Nato sempre più scemi

Nato: “pronti ad attaccare Russia nel giro di una notte”

6 maggio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – La Nato dovrebbe disporre di una forza agile e pronta a “combattere nel giro di una notte”, nel caso di nuove minacce da parte della Russia. Lo ha detto il generale dell’esercito Usa Curtis M. Scaparrotti, che pochi giorni fa ha assunto la carica di comandante supremo della Nato in Europa, al posto di Phil Breedlove, che si è ritirato dopo aver prestato 39 anni di servizio.

La tensione tra la Russia e la Nato è alle stelle. Diversi sono stati gli incidenti diplomatici che hanno portato all’escalation. E lo stesso Breedlove aveva addirittura affermato che la Russia e la Siria starebbero deliberatamente perseguendo un disegno per rendere l’immigrazione un’arma, al fine di provocare problemi all’Europa. Sempre dalla Nato erano arrivate dichiarazioni secondo cui la Russia vorrebbe far fuori la cancelliera tedesca Angela Merkel.

E’ recente, inoltre, lo schieramento di soldati e carrarmati contro la Russia da parte della Nato, tanto che, nel riportare la notizia, il Wall Street Journal aveva parlato di un dispiegamento di forze armate mai così imponente dalla fine della Guerra Fredda. Per non parlare dell’episodio di qualche giorno fa, quando per la prima volta gli Stati Uniti hanno schierato due caccia F-22 per “impedireun’aggressione” eventuale da parte della Russia in Romania.

Ci sono stati poi il caso degli aerei russi che si sono avvicinati in modo aggressivo a navi e aerei Usa e l’avvertimento dello scorso 4 maggio arrivato per voce di Andrei Kelin, responsabile del dipartimento presso il ministero degli Affari esteri della Russia, contro un eventuale dispiegamento da parte della Nato di altri quattro battaglioni in Polonia e negli stati del Baltico.

Lo stesso esercito Usa ha annunciato che all’esercitazione “Noble Partner 16, che dovrebbe iniziare il prossimo 11 maggio per concludersi il 26 dello stesso mese, parteciperanno 1.300 militari circa provenienti dagli Stati Uniti, dalla Georgia e dal Regno Unito.

Le esercitazioni si svolgeranno nell’area di training Vaziani, in Georgia, dove per la prima volta è stato dispiegato un carrarmato M1A2 Abrams.