Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 9 luglio 2016

Banca Etruria - adesso Roberto Rossi non può far finta di niente, la vendita di quei 300 milioni di crediti venduti a cinque giorni prima dell'intervento legislativo e a quattro lire è più che sospetto

ECONOMIA
Le Vittime del Salva Banche davanti al Tribunale: revocate l’affare con Fonspa
Lunedì prossimo sarà invece la volta di Banca d’Italia. La stessa delegazioni, infatti incontrerà di nuovo il Dottor Stefano De Polis, nella sede in via Milano a Roma

Ultimo aggiornamento: 8 luglio 2016


Risparmiatori Banca Etruria in tribunale
Arezzo, 8 luglio 2016 - INTENSI e fondamentali i prossimi appuntamenti per le Vittime del Salva-Banche che stamani alle 9,30 hanno incontrato il Procuratore Capo di Arezzo, Roberto Rossi, per presentare un esposto corredato di nuovi conteggi e documentazione, con l’auspicio che si apra un nuovo filone di indagini, su un aspetto importantissimo legato alla vicenda di Banca Etruria. In tribunale è stata chiesta anche la revocatoria dell’Affare Fonspa, i 300 milioni di crediti deteriorati ceduti a novembre da Bpel alla società del gruppo Credito Fondiario a prezzi stracciati.

Una delegazione dell'Associazione Vittime del Salva-Banche insieme al Presidente dell'Associazione Amici di Banca Etruria, Vincenzo Lacroce,p>hanno depositato in Procura ad Arezzo l'esposto per richiedere la revocatoria della cessione di 302 mln di sofferenze alla società FONSPA, avvenuta solo 5 giorni prima della risoluzione (il 17 Novembre 2015) e che ha portato all'azzeramento delle obbligazioni ed azioni dei risparmiatori di Banca Etruria. Questa operazione infatti ha creato alla banca un'ulteriore ed inutile perdita di circa 70 milioni di euro, cifra che avrebbe permesso di rimborsare tutti gli obbligazionisti esclusi dal rimborso.

Lunedì prossimo alle 14,30, sarà invece la volta di Banca d’Italia. La stessa delegazioni, infatti incontrerà di nuovo il Dottor Stefano De Polis, nella sede in via Milano a Roma.

LA DELEGAZIONE dell’Associazione Vittime del Salva-Banche che aveva incontrato il Dottor De Polis a fine marzo e con il quale aveva condiviso e augurato una soluzione che ripristinasse la fiducia dei risparmiatori verso le nuove banche, torna a far visita al Direttore dell’Unità di Risoluzione e Gestione delle Crisi di Banca d’Italia per tirare le somme.

E sopratutto per capire se l’auspicio condiviso, quello che i nuovi acquirenti delle banche potessero emettere nuovi titoli a favore dei risparmiatori azzerati, potesse essere un’ipotesi realizzabile, a cui dare in qualche maniera concretezza, proprio nei giorni in cui si torna a parlare della cessione delle nuove banche.

Autovelox - c'è qualcosa che non funziona nella filosofia dell'uso di questi strumenti


Gli autovelox non perdonano: oltre cinquemila multe in sei mesi
Il più 'severo' è a Montelupo Fiorentino. La mappa delle sanzioni


Ultimo aggiornamento: 7 luglio 2016


L'autovelox fisso a Mercatale di Vinci
Montelupo Fiorentino, 8 luglio 2016 - Monte multe quasi raddoppiato rispetto a inizio 2015, con 5.489 verbali. Un velox, quello al km 54+900 sulla Tosco Romagnola a Montelupo, che ha staccato oltre 3.500 verbali, più della metà del complessivo. E un tesoretto da oltre 828mila euro, nei primi sei mesi dell’anno portato a casa da 6 degli apparecchi attivi nel Circondario. Una roba da brividi per gli utenti della strada e da occhio vispo per chi le multe le incassa. Soprattutto se paragonata ai primi sette mesi - uno in più rispetto al dato attuale - del 2015: a quel tempo, il monte velox incassati era fermo a 174.945 euro (3.175 infrazioni), con due postazioni conteggiate in più, sistemate a Cerreto Guidi.

Certo i dati dell’anno in corso parlano di sanzioni accertate (e non ancora incassate), ma a essere altrettanto accertato è il fatto che le postazioni fisse degli autovelox sistemate a Vinci, Fucecchio e Montelupo, si danno un gran da fare. «Colpa degli automobilisti indisciplinati», potrà commentare qualcuno.Ma i numeri, sia di chi sia la colpa, restano inquietanti. Anche perché, onestamente, la sensazione che si ha scorrendoli col dito è che manchi la cultura della sicurezza. O se vogliamo dirla in altre parole, l’amor proprio per noi che siamo al volante, per chi viaggia al nostro fianco e pure per chi incrociamo strada facendo. Ma questo è un altro discorso.

Tornando ai numeri, tra i tre in gara, la palma di Comune da scansare va aMontelupo Fiorentino: i due apparecchi, entrambi sulla Tosco Romagnola, in sei mesi hanno fatto registrare 3.627 verbali (totale accertato 609.943,88 euro). Con quello al km 54+900, dicevamo, già a quota 3.595 (alias euro 608.109,53) mentre il ‘collega’ è fermo a 32. Un dato che fa riflettere, anche perché, stando ad alcune sentenze del giudice di pace, una bella fetta di irregolarità fotografate da quello 'scatolotto' sono irregolari. Vedi, per fare un esempio, la sentenza dell’avvocato Adelaide Magnelli (giudice di pace di Firenze): il 26 maggio ha annullato 13 verbali collezionati dallo stesso automobilista in meno di un mese, perché «la strada non è extraurbana secondaria». E, dunque, la postazione fissalì non ci può stare.

Fucecchio e i suoi due velox, uno dato alle fiamme appena cinque giorni fa, sono sul secondo gradino del podio dei territori a rischio ‘flash’ e verbale a domicilio: 1.314 le sanzioni al 31 giugno. Con la postazione di San Pierino, ridotta in cenere, a quota 824, quasi il doppio rispetto alla ‘vicina’ ubicata sulla sr 436, ossia la Francesca. In tutto, si parla di accertamenti per 163.463,91 euro dei quali i più, ossia 130.975,94, in arrivo dall’apparecchio incendiato, forte di una media di 5 sanzioni al dì.

Sono ‘appena’ 548 le multe a Vinci, ben al di sotto quota 1.464 fatta registrare nei primi 7 mesi del 2015. Con a farla da padrone il velox sulla provinciale di Mercatale che porta a casa 518 verbali per un valore accertato di 49.749 euro, mentre quello alle pendici del Montalbano (via Pietramarina) è fanalino di coda con 30 multe e un potenziale incasso poco al di sopra dei 5.200 euro

Autovelox - giusto fare la battaglia sulla disposizione illegittima ma è sui limiti di velocità che bisogna agire, che sono fuori contesto

«Telesina», autovelox sotto accusa

Benevento - Guerra agli autovelox sulla Telese-Caianello, potrebbero scoppiare a breve una serie di granate giuridiche. Violentissime, capaci non solo di spazzare via gli oltre diecimila verbali elevati lungo la tratta sannita dell’arteria in questa prima parte del 2016, ma anche di aprire una prospettiva nuova per tutti coloro i cui ricorsi sono ancora pendenti o addirittura per chi ha già pagato.
Protagonista di questa battaglia è il comitato «Protrignina Abruzzo e Molise», il cui presidente Antonio Turdò è stato ieri mattina a Benevento, prima incontrando diversi automobilisti ma, soprattutto, recandosi in prefettura onde perfezionare la consegna della perizia tecnica tesa a dimostrare la non conformità delle postazioni autovelox fisse esistenti sulla Caianello e posta a supporto dei ricorsi depositati contro i verbali. Una perizia tecnica destinata, quindi, a diventare parte integrante ed aggiuntiva non solo di tutte le impugnazioni presentati finora, ma anche di quelli che verranno presentati in futuro.
«Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo con forza – spiega l’avvocato Turdò – in quanto appare chiara la mancanza negli autovelox dei requisiti previsti dalle direttive sulla sicurezza stradale. Mi riferisco, ad esempio, alla segnaletica di preavviso, come pure alla mancanza del display che indica la velocità di andatura del mezzo prima della rilevazione ed al fatto che gli autovelox restano completamente invisibili durante l’attività nelle ore notturne, laddove dovrebbero essere segnalati da una fonte luminosa». Nei prossimi giorni dovrebbe tenersi anche un incontro, richiesto dal Comitato, con i vertici della Polstrada di Benevento.

venerdì 8 luglio 2016

Elementi di Politicamente Corretto - 5 - Costanzo Preve

5. La fine delle filosofie, ovviamente, non esiste e non può esistere. E tuttavia oggi la filosofia è minacciata molto di più della religione e dell’arte. Si tratta di una pianta molto bella ma anche molto fragile, di fronte a quelle vere e proprie querce che sono la religione e l’arte. Dal momento che ragioni di spazio mi impediscono qui di parlare della filosofia in generale, mi limiterò a ricordare le forme storiche della sua pratica sociale. Nessuno potrà mai impedire al singolo di filosofare da solo e con i suoi amici. Il problema non è questo e non è mai stato questo. Il problema sta oggi nella sempre maggiore chiusura di spazi per la pratica sociale della filosofia al di fuori degli apparati universitari e del suo complesso manipolato e spettacolare, la conferenza pubblica narcisistica seguita da interviste manipolate nei giornali delle oligarchie, che non sono appunto né di destra né di sinistra, ma caratterizzati dal Politicamente Corretto come nuova forma di totalitarismo ideologico flessibile, soft. La nascita della filosofia greca è stata direttamente politica, fino a Socrate compreso (in questo senso, paradossalmente, Socrate è stato un vero presocratico). Il filosofo prende la parola per salvare la polis dalla dissoluzione dovuta al crescente potere corrosivo del denaro e della schiavitù per debiti, ed esercita così una funzione direttamente politica (Parmenide, Eraclito, Anassimandro, Pitagora, lo stesso Socrate). In questa prima fase storica non esistono ancora scuole filosofiche. Esistono singole individualità, in rapporto diretto con la comunità politica. La filosofia greca ha una genesi direttamente comunitaria. La funzione della manualistica dossografica è appunto quella di occultare questa genesi sociale attraverso lo schermo del sorgere delle differenti “opinioni”. Tutto questo si adatta molto bene all’attuale mitologia della “opinione pubblica” come spazio formale astratto in cui si confrontano diverse “opinioni”. In un secondo momento la filosofia si organizza per scuole, senza l’intervento di apparati pubblici. Le scuole sono associazioni di tipo religioso, e si auto-organizzano all’interno, nominando e revocando gli scolarchi (platonismo, aristotelismo, epicureismo, stoicismo, eccetera). Per capirci, sarebbe stato assurdo allora ciò che oggi è la normalità, e cioè un professore platonico che boccia un allievo aristotelico, o un professore stoico che boccia un allievo epicureo, magari con il pretesto di una citatologia inesatta o di un apparato di note insufficiente. In un terzo momento appare la figura grottesca del “conferenziere brillante” (esempio Luciano di Samosata) che fa della filosofia prendendo in giro la filosofia stessa. Si tratta di una prefigurazione dell’odierno postmoderno. In un’epoca in cui non si crede più in niente (oggi si direbbe: fine delle grandi narrazioni, fine della metafisica, eccetera), la pratica della filosofia coincide con la sua irrisione. Luciano non è diverso dai beffatori postmoderni lautamente pagati da fondazioni bancarie ed enti locali. La societas christiana trasforma la pratica filosofica in teologia per più di un millennio. La cosa può piacere o meno, ma è comunque più seria delle conferenze sbeffeggiatrici di Luciano. I grandi sistemi razionalistici della modernità (Spinoza, Cartesio, eccetera) rivelano la fondamentale serietà che veniva attribuita ad una fondazione razionale ed universalistica della nuova società. Lo spirito di sistema, oggi sbeffeggiato dai buffoni amanti dell’aforisma irresponsabile, che ad ogni pagina afferma il contrario di quanto affermato nella pagina precedente, indica invece serietà nel lavoro e nelle intenzioni. Il coronamento di questa serietà, mai più per ora raggiunto, sta nel sistema di Hegel, in cui la verità coincide con la presentazione sistematica del percorso necessario per giungervi. Prescindo qui dalla differenza fra i vari sistemi (Spinoza, Kant, Hegel, Darstellungsweise di Marx, eccetera). Faccio solo notare che soltanto un clima di buffoni sradicati può non capire che i sistemi di Kant e di Hegel avevano diversi ed opposti contenuti, ma avevano in comune la serietà della fondazione sociale della verità filosofica. Il positivismo ha dato un colpo mortale, fino ad oggi non ancora sanato, alla serietà della interrogazione filosofica in quanto tale. La filosofia viene interamente delegittimata come attività veritativa, e per questo deve ripiegare negli apparati universitari come attività erudita, e/o come teoria della conoscenza (gnoseologia ed epistemologia). Come ha correttamente compreso Lukács, la gnoseologia è la teologia del capitalismo, in quanto non è più Dio, ma è la Scienza a diventare il principale fattore ideologico di legittimazione della sintesi sociale.
Per circa centoventi anni (1870-1990) il marxismo diventa praticamente il solo luogo ideologico in cui la filosofia può sussistere al di fuori degli apparati universitari, pur incrociandosi (debolmente) con loro. La discussione filosofica marxista, pur inquinata dalla ideologizzazione partitica e dalla manipolazione degli apparati nichilisti delle burocrazie prima socialiste e poi comuniste, si svolge infatti per sua stessa natura al di fuori degli apparati universitari. Personaggi come Engels, Lenin, Gramsci, Bloch, Lukács, Korsch, Althusser, eccetera, sono impensabili all’interno degli apparati universitari. Persino filosofi marxisti che sono casualmente dentro gli apparati universitari lo sono quasi sempre al di fuori dei riti di riproduzione accademica. Con la fine del dibattito organizzato, esauritosi in Europa occidentale fra il 1980 e il 1990, muore il luogo residuo per una pratica non universitaria della filosofia. La filosofia è così consegnata interamente o ad apparati universitari di riproduzione autoreferenziale, oppure a pagliacci mediatici (non più di una decina per paese) con accesso ben pagato alla televisione o alle conferenze sponsorizzate. La filosofia può certo sopravvivere nelle coscienze individuali, ma rischia di perdere qualunque dimensione politica pubblica, se non nella forma interamente addomesticata e controllata dei cosiddetti “grandi intellettuali” (ad esempio Habermas, Bobbio, eccetera), che vengono definiti “grandi” unicamente perché grande è la loro compatibilità con il sistema delle oligarchie finanziarie. Il mio pessimismo sulla possibilità di restaurare in tempi non storici il ruolo critico-pubblico della filosofia è oggi come oggi totale. La filosofia non è certo morta, ma solo perché non può morire in quanto insita nell’antropologia umana. Oggi come oggi, però, è ibernata.

2016 crisi economica - le aziende multinazionali agendo a livello globale allineano i salari al ribasso, l'unico freno sono il rifacimento degli stati Nazionali per rilanciare i diritti di chi lavora

IL PREMIO NOBEL PER L'ECONOMIA STIGLITZ: ''SI PARLA DI PRESUNTI VANTAGGI DELL'IMMIGRAZIONE, MA PER L'EUROPA NON E' VERO''

giovedì 7 luglio 2016


"Da molto tempo avevo previsto che questa stagnazione avrebbe avuto alla fine conseguenze politiche. Quel giorno e' ormai alle porte", afferma il premio Nobel per l'economia Joseph Stiglitz invocando un ripensamento del commercio globale dopo il terremoto del referendum britannico sull'Unione Europea.
In un articolo pubblicato sul quotidiano "The Guardian" l'economista avverte che "digerire le implicazioni del voto del Regno Unito per la Brexit prendera' molto tempo alla Gran Bretagna, all'Europa e al resto del mondo e che le conseguenze piu' profonde dipenderanno, ovviamente, dalla risposta dell'Ue".
A suo parere un divorzio amichevole e' nell'interesse di tutti perche' "i benefici del commercio e dell'integrazione economica tra Regno Unito e Unione Europea sono reciproci"; la linea dura del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker dettata dalla volonta' di scoraggiare l'effetto contagio, "ignora la lezione della Brexit e delle primarie repubblicane statunitensi: ampi segmenti della popolazione non se la passano affatto bene. L'agenda neoliberista degli ultimi quattro decenni puo' essere stata un bene per l'uno per cento piu' ricco, ma non per il resto della popolazione".
"Su entrambe le sponde dell'Atlantico i cittadini percepiscono gli accordi commerciali come fonti dei loro guai - prosegue Stiglitz -.  Gli accordi di oggi sono negoziati in segreto, con gli interessi societari ben rappresentati e i comuni cittadini e i lavoratori completamente tagliati fuori. I risultati sono a senso unico verso la compressione dei diritti dei lavoratori. Gli accordi commerciali hanno giocato un ruolo nella creazione di questa disuguaglianza ma molti altri fattori hanno contribuito a spostare l'equilibrio politico verso il capitale", precisa il docente della Columbia University, citando, ad esempio, le norme sulla proprieta' intellettuale che hanno accresciuto il potere della case farmaceutiche di alzare i prezzi.
"Ogni aumento del potere di mercato delle corporation - spiega Stiglitz - si traduce di fatto in un abbassamento dei salari reali. Gli effetti della stagnazione e del declino dei salari reali si sono combinati poi con quelli dell'austerita', con tagli ai servizi pubblici sui quali fanno affidamento cosi' tanti lavoratori a medio e basso reddito". 
"La conseguente incertezza economica per i lavoratori, unita all'immigrazione, ha creato una miscela tossica", continua il Nobel per l'economia, sostenendo che "un aumento dell'offerta di manodopera scarsamente qualificata porta a un abbassamento dei salari e quando i salari non possono essere piu' abbassati la disoccupazione cresce. Si parla molto dei presunti vantaggi dell'immigrazione. Per uno stato che fornisce un basso livello di prestazioni garantite, cioè protezione sociale, istruzione, assistenza sanitaria e cosi' via, a tutti i cittadini, cio' puo' essere vero. Ma per i paesi che offrono una discreta rete di sicurezza sociale, come quelli europei, e' vero il contrario". 
"Il risultato della pressione al ribasso dei salari e dei tagli ai servizi pubblici e' stata l'eviscerazione del ceto medio", sintetizza l'economista, sottolineando che le famiglie medie prima non hanno partecipato abbastanza ai benefici della crescita economica e poi, con la crisi del 2008, "hanno visto miliardi spesi per salvare le banche e spiccioli per salvare le loro case e i loro posti di lavoro". "Tuttavia - conclude Stiglitz - ci sono alternative agli attuali regimi neoliberisti che possono creare una prosperita' condivisa, cosi' come ci sono alternative come il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti proposto da Barack Obama che possono causare ulteriori danni. La sfida oggi e' imparare dal passato, al fine di scegliere le prime ed evitare le seconde".
Il Brexit, nella sostanza, è un no netto e chiaro al liberismo sfrenato, all'immigrazione di manodopera dequalificata e a basso costo in Europa da Africa, Medio Oriente nazioni povere dell'Asia, e un no altrettanto netto ad accordi e patti segreti delle elite finanziarie globali ai danni della gente. Il Brexit, di fatto, decreta l'inizio della fine della globalizzazione selvaggia e del neoliberismo su cui s'è basata.
Redazione Milano.

Sistema Bancario - il mercato è una finzione per rubare soldi quando non ci riescono più è lo stato il vero ed unico interlocutore

ECONOMIA E FINANZA

CAOS BANCHE/ Così Mps può far cadere il Governo Renzi



Paolo Annoni


giovedì 7 luglio 2016

MONTE DEI PASCHI, MPS NEWS. Mentre l’Italia si fermava per parlare di una decina di indagati a Milano o di qualche raccomandazione esplosa a scoppio super ritardato grazie alle sempre provvidenziali intercettazioni, fondamentali per la trasparenza democratica, il mercato italiano chiudeva l’ennesima giornata da dimenticare. Nel silenzio generale, appunto, la borsa di Milano arrivava a perdere il 3% con l’ormai consueto condimento di ribassi orribili su banche e dintorni. Il mini recupero finale, con una chiusura a -2,2%, non cambia la sostanza. L’Italia e le sue banche sono al centro del dibattito europeo.
Dal fallimento di Banca Etruria & Co le banche italiane hanno trascinato il listino diventando un problema “sistemico” senza soluzione per l’Italia al punto da minacciare l’intera eurozona. Anche ieri si è assistito attoniti a una girandola di dichiarazioni e smentite fatte a mercato aperto che non hanno spostato di un millimetro la ricerca di una soluzione. Il mercato non può o non vuole intervenire per ricapitalizzare banche che sembrano un pozzo senza fondo, in un’economia messa molto male in un continente che non si sente troppo bene; oltretutto in un Paese che non ha più sovranità e che su tutte le questioni che contano, dalla politica estera, all’economia, viene messo a cuccia dagli “alleati”.
Dove non arriva il mercato dovrebbe arrivare lo Stato, solo che le nuove regole europee non consentono aiuti pubblici senza una partecipazione alle perdite da parte del “mercato”. Il Governo italiano potrebbe ricapitalizzare le banche solo a patto che anche gli obbligazionisti subordinati e junior contribuiscano al salvataggio. Il problema è che miliardi di euro di obbligazioni subordinate, per esempio del Monte Paschi, sono nelle mani di clientela “retail”, risparmiatori che come da lunghissima tradizione hanno sottoscritto obbligazioni bancarie pensando che fosse un investimento strasicuro. Effettivamente prima delle nuove regole europee un’obbligazione bancaria italiana, di qualsiasi grado, era nei fatti un investimento a bassissimo rischio.
Immaginiamo cosa succederebbe domani se a migliaia e migliaia di obbligazionisti “retail” (piccoli risparmiatori si direbbe in Italia), per importi miliardari, venisse detto che hanno perso tutti o quasi i risparmi. Banca Etruria al confronto sarebbe lo scoppio di un petardo il pomeriggio dell’ultimo dell’anno. Soprattutto il “costo politico” sarebbe insostenibile per un governo già in difficoltà alla vigilia di un referendum che sembra sempre più in salita.
A mettere nero su bianco queste considerazioni sono gli “investitori” con Morgan Stanley che ieri spiegava chiaramente perché il salvataggio delle banche italiane che passi per il “bail-in”, il contributo alle perdite degli obbligazionisti, è politicamente insostenibile. Il governo potrebbe, notava la banca d’affari, predisporre un fondo per rimborsare i piccoli risparmiatori, ma si tratta di una cosa molto complicata tecnicamente e ancora di più da gestire in termini di comunicazione. Facciamo noi la parafrasi: se Renzi fa il bail-in sacrificando i risparmiatori nel salvataggio delle banche al referendum il no prende il 70% e va a casa (sempre ammesso che non salti prima); fare un fondo ad hoc sarebbe più praticabile, ma si sta sempre maneggiando una bomba con l’innesco. A meno di concessioni europee (bisogna scommettere sulla nota flessibilità tedesca), il salvataggio delle banche italiane passa per la sconfitta al referendum e le dimissioni di Renzi oppure per la riuscita di un mezzo miracolo tecnico, politico e di comunicazione su cui è lecito dubitare visto che il nostro esecutivo si è già rivelato non all’altezza in diverse occasioni.
Ieri il Financial Times scriveva che il referendum italiano ha le chiavi della sopravvivenza dell’unione monetaria. Se l’Italia non approva il referendum non risolve i problemi di governabilità, si trova nell’incertezza politica con il rischio, grazie alla super-lungimirante nuova legge elettorale, di consegnare il Paese al Movimento cinque stelle. Lasciamo per un attimo stare quale sia la governabilità che si intende a Londra e in Europa per l’Italia; dato che su tutte le cose che contano, banche e primi ministri inclusi, l’Italia deve solo fare quello che le viene detto e dato che l’unica cosa che conta è che l’Italia non rompa le scatole agli “alleati”, paghi il conto con le buone o le cattive e che non diventi un rischio sistemico. L’Italia non è la Grecia e una sua “implosione” sarebbe davvero una minaccia letale per l’Europa.
Il migliore dei casi sempre per l’FT è che Renzi vinca il referendum, poi le elezioni e grazie alla nuova legge elettorale dia “stabilità” all’Italia per cinque anni. Questo optimum diventa sempre più complicato per la gestione di una crisi bancaria che può essere ignorata dai giornali solo fino a un certo punto, per i costi politici che rischia di avere e per la difficilissima partita del referendum di ottobre in un clima politico ostile per i fallimenti in economia. Il Movimento cinque stelle ha già fatto diciassette marce indietro sulla permanenza nell’euro, la decrescita felice va benissimo ai nostri alleati che prendono volentierissimo tutto quello che lasciamo per strada a furia di no tav, no metropolitane, no autostrade, no affari con i governi “impresentabili” con cui tutti ma proprio tutti gli altri fanno affari, ecc. Gestire un Paese nelle condizioni dell’Italia è però un mestiere difficile nelle mani di un movimento fondato da un comico che sarebbe nato anti-euro e anti-Europa in un anno, il 2017, post Brexit e con elezioni in Francia, Olanda e Germania.
Vendere l’idea che basta mandare a casa qualche dirigente pubblico, cambiando tutto per non cambiare niente della burocrazia italiana e fermando appalti e crescita può andare bene per rastrellare voti in un Paese stremato, ma è un’incognita se il gioco si dovesse fare duro; nessuno vuole altre “incertezze” dopo il referendum e con elezioni in tre Paesi chiave. “Una sconfitta di Renzi al referendum metterebbe l’Italia nelle mani di un partito pittoresco che parla tranquillamente di uscita dall’euro”; è sempre l’FT di ieri.
In attesa di trovare una soluzione a questo dilemma per salvare governo, banche e referendum, le banche italiane aggiornano i minimi; nel frattempo si deve parlare di tutto tranne che di questo. L’Italia è il primo problema da sistemare prima degli appuntamenti elettorali del 2017 nella nuova Europa post Brexit. Questo potrebbe alla fine persino riuscire a smuovere le resistenze tedesche sulle banche, ma la partita è evidentemente molto complicata e a rischio incidenti. Ci sarebbe poi il dettaglio di sistemare per davvero qualche milione di disoccupati e qualche milione di rifugiati; per questo ci sono gli esperti e i “tecnici”… che ci salvano da questo brutto vizio della democrazia. 

Banca Etruria - ma è possibile che un disegno massonico mafioso politico così evidente non smuova la procura di Arezzo per indagare in tal senso? La ChiantiBanca è il perno di tutta questa manovra fatta dal giglio magico e dalle sue propaggini

Bianconi torna su Banca Etruria e i conflitti di interesse di Bini Smaghi

By Ufficio Stampa 18 hours 20 minutes ago

L'onorevole Bianconi si è scatenato dopo una intervista rilasciata al Corrierone da parte del banchiere. Qui il testo dell'ìntervista.

Immediatamente presentata l'ennesima interrogazione al Presidente del Consiglio. 

INTERROGAZIONE URGENTE A RISPOSTA ORALE
On.M.Bianconi- Al Presidente del Consiglio dei Ministri
- Al Ministro dei Rapporti col Parlamento
- Al Ministro dell'Economia e delle Finanze

Per sapere, premesso che:

- Nello scorso mese di giugno, fu presentata a mio ministero interrogazione agli stessi ministri qui in epigrafe in relazione a Banca Etruria, ChiantiBanca, dr Bini Smaghi, e alla vicenda che li vede attori e per la quale si interrogavano i ministri per conoscere, fra l'altro, se non si ravvisasse la necessità' di interventi normativi in tema di sistema di vigilanza bancaria atteso, quanto descritto nella ridetta interrogazione.

- In essa si rappresentava che i crediti in sofferenza, furono acquistati, quattro giorni prima del decreto del governo inerente le quattro banche decotte, a 14,7% del valore, da società' riconducibile al dr Bini Smaghi ( e ad altri). Valutazione esigua che comportò che la successiva valutazione generale, operata secondo gli usuali parametri, determinati dall'ultima e dalla penultima vendita di crediti in sofferenza, comporto' la riduzione del montante da esborsare di 800milioni di euro, cifra corrispondente a quanto poi mancante per il soddisfo di tutti i sottoscrittori di obbligazioni subordinate, creando così, com'era ampiamente prevedibile, il clima di totale sfiducia intorno al sistema, ma ancor di più' intorno a Banca Etruria.

- Si rappresentava poi che altra società' di cui è presidente sempre il dr Bini Smaghi era stata nominata advisor della cessione di Banca Etruria, cioè aveva avuto l'incarico di seguire le fasi del negozio, selezionando, modalità, acquirente, posizionamento e quant'altro avrebbe disegnato il futuro destino del cedendo istituto, "non ravvisando motivi di conflitto di interessi"

- Si rappresentava infine che la società' nominata advisor di Banca Etruria e di cui il dr Bini Smaghi è' presidente, era socia di ChiantiBanca, istituto sottrattosi all'operazione di variazione delle banche cooperative, e che trasformato in spa era il naturale concorrente, per territorio, servizi, tipologia di clientela, di Banca Etruria.

- Si rappresentava infine che il dr Bini Smaghi era stato nominato presidente della ChiantiBanca, concorrente di Banca Etruria.

- In attesa di una risposta ancora non pervenuta, il dr Bini Smaghi ha rilasciato intervista al Corriere Fiorentino, inserto toscano del Corriere della Sera del 4/7/2016

- In essa si leggono le opinioni del dr Bini Smaghi sullo sviluppo della banca di cui è' Presidente. In particolare esprime la volontà di ChiantiBanca di diventare leader nella regione ( Toscana), di divenire redditizia e di 'crescere', puntando alle quote di mercato lasciate libere da MPS e Banca Etruria, divenendo vera banca di territorio della Toscana, "vicina alle aziende, alle famiglie, agli artigiani, ai propri soci".

- Nella sostanza sembra di essere in presenza ad un progetto preordinato nel quale colui che presiede l'istituto che che ha come mission anche l'occupazione del mercato di Banca Etruria, newco, per le sue strategie espansive, è anche colui che non solo, volenti o nolenti, ha determinato lo screditamento di Banca Etruria, mediante l'abile operazione di acquisizione crediti in sofferenza al 14,7%, ma è' anche colui che sceglierà' acquirente, modi, condizioni, prezzo etc di vendita di Banca Etruria come presidente della società' advisor.

- Infine va segnalato che la società' advisor presieduta dal dr Bini Smaghi è anche socia importante di ChiantiBanca.

- Infine non si può' sottacere come il territorio sia di pertinenza e di influenza di importantissimi membri del governo, quali il Presidente del Consiglio, il ministro alle riforme, rapporti col Parlamento, pari opportunità, sottosegretario alla presidenza del consiglio e di numerosi altri membri del Pd e del governo.

- Poiché le Autorità' di controllo non hanno ravvisato conflitto di interesse, ne il dr Bini Smaghi ha rilevato problematiche anche etiche di sorta:
1) se non si ritenga di dover intervenire nelle normative che regolano le autorità' di controllo
2) se non si ritenga di rappresentare la grave situazione ingenerata e operare in moral suasion
3) se il governo non abbia in animo qualche tipo di intervento per impedire che questa abnorme grave situazione approdi a conseguenze anche drammatiche

Acqua pubblica - Alto Calore - Tranquilli, ancora una volta il corrotto Pd ha fatto entrare nella gestione dell'acqua i privati

Acqua, via libera al consorzio Alto Calore Servizi-Gesesa-Aqp

7 luglio 2016
Acqua, via libera al consorzio Alto Calore Servizi-Gesesa-Aquedotto Pugliese.

Il parere ufficiale dell’Ato Calore Irpino è atteso per l’inizio della prossima settimana.

Salvo colpi di scena, sarà questa la cornice entro la quale si muoverà la gestione del servizio idrico integrato in Irpinia e Sannio. Si tratterà di una gestione di tipo misto, con una maggioranza pubblica, rappresentata dall’Alto Calore, e una minoranza partecipata dal privato e incarnata da Gesesa, società controllata da Acea SpA.

Sussistendo l’intesa, dunque, ci sarebbe lo stop alla gara europea (ma anche alle ipotesi di gestioni totalmente pubbliche, come pure richiesto dal Comune di Avellino) per l’affidamento del SII, avviata a metà giugno dall’Ato Calore Irpino con una serie di lettere inviate a Regione, Governo, e Anac.

giovedì 7 luglio 2016

Elementi di Politicamente Corretto - 4 - Costanzo Preve

4. La fine dell’arte, ovviamente, non esiste e non può esistere, ma è sicuro che l’arte soffre oggi di una odiosa incorporazione nel mercato capitalistico privato dell’arte come bene di rifugio della rendita petrolifera e del capitale finanziario, ed anche dell’esaltazione dell’estetica del brutto (Mavrakis), come riflesso della orrenda bruttezza del profilo culturale delle nuove oligarchie finanziarie e dei loro stili di vita particolarmente puttanesco-drogati. La grande arte rinascimentale si basò già su di una parziale privatizzazione dell’arte, rispetto al carattere maggiormente pubblico dell’arte medioevale (cattedrali, sculture, pitture religiose e civili, eccetera). Ma il fatto che il principale punto di riferimento culturale delle élites rinascimentali fosse una grecità, certo mai esistita in quella forma, ma comunque idealizzata, attenuò il carattere dell’incorporazione privatistica dell’arte. L’impressionismo e l’avanguardia storica furono gli ultimi due grandi fenomeni di protesta antiborghese. Dopo ci fu soltanto l’incorporazione, fetida e schifosa, della produzione artistica nel mercato capitalistico dei beni di rifugio. Il brutto che ci circonda non significa affatto la morte definitiva dell’arte, ma soltanto il riflesso sovrastrutturale del Brutto Strutturale del gusto delle nuove oligarchie finanziarie mondialmente unificate.

gli euroimbecilli del politicamente corretto ci stanno distrugendo


PRIMA DI ISTITUIRE IL REATO DI ISLAMOFOBIA LEGGERE ATTENTAMENTE LE AVVERTENZE E LE MODALITA’ D’USO [Il Poliscriba]

Posted on 7 luglio 2016

Cito D.H. Lawrence per sostituzione di nazione e nazionalità dal suo libro “Il serpente piumato”:

“Per sfortuna gli stranieri fanno diventare gli italiani peggiori di quello che sono per natura. E l’Italia, o qualcosa che c’è in Italia, fa certo diventare gli stranieri peggio di quel che non siano a casa loro”

Su che cosa si sperticano goffamente i difensori dell’inclusione degli immigrati/profughi a costo della liquefazione dell’identità italica-europea?

Sui sacri concetti di libertà di quaquoqui e libertà da quiquoqua.

C’erano una volta, tanto tempo fa, in uno stivale perso nel mare da un orco cattivo chiamato Religio, da taluni uomini definito oppio dei popoli, strani esseri che si riunivano in collettivi, paludati con eskimo, inneggianti a una Rivoluzione Culturale vergata su libricino rosso e proclamanti, con gran clangore di catene e successivi spari di mortaretti al tritolo, la fine di ogni credo mistico e l’inizio di quello che sarebbe stata la pietra d’angolo del tempio della totale libertà dalla superstizione, sacrificata sull’ara pacis del progresso scientifico: unica eucarestia razionale, laica, genuina transunstanziazione del corpo e del sangue del più perfetto degli illuminismi.

Quel gruppo di mar(z)xiani, da taluni comici definiti mimimmi, irremovibili come pietre nelle loro posizioni antireligiose e anticlericali, sono cresciuti e di molto, ed ora, dopo le vicende che li videro coinvolti nella Grande Marcia per la liberazione del Popolo dello Stivale dalla Chiesa, dal fascismo e da altri nemici interni/esterni al loro partito (compromessi storici e sedute spiritiche a parte), decisero di occupare le aule universitarie dove si sarebbe insegnata la Giusta Storia; le aule giudiziarie dove si sarebbe insegnata la Giusta Legge; le aule del Parlamento dove si sarebbe insegnato il politicamente corretto, mentendo, sapendo di mentire, per la nobile causa della verità.

Tutto ciò fu fatto con mestizia, ovviamente, ma occorre, quando la storia ce lo impone, o il Grande fratello o la Dichiarazione Universale dei diritti e dei rovesci, (che non varrà più per Wimbledon dopo la Brexit) sradicare dal cuore e dalla mente di ogni non o anti-mimimmo, le contraddizioni che minano il pensiero unico che ha sostituito l’uomo a una dimensione con l’uomo globalizzato.

Il quale, entrato di prepotenza nel campo minato dell’ultraliberismo finanziario, ha tirato subito un gran calcio a gamba tesa, scambiando il pallone per il culo dell’Uomo Nuovo gramsciano: fallo compiuto in un campo di calcio dedicato alla memoria di PierPP cantore della libertà che da e di quella che toglie dal quaquoqui.

Il pistolotto di cui sopra non c’entra un benemerito nulla con il reato di islamofobia.

O no?

La diffidenza per lo straniero non può e non deve essere strumentalizzata a fini politici.

O no?

Siamo liberi di quaquoqui e liberi da quiquoqua di decidere se offrire la nostra ospitalità a chicchessia imponendo le nostre regole di convivenza.

O no?

Al contrario, sono gli stranieri che liberi di quaquoqui e liberi da quiquoqua sono autorizzati a imporci le loro regole.

O no?

Siamo liberi di essere atei, agnostici, laici, cristiani, protestanti, appartenenti alla setta del melon blanco e possiamo incazzarci se qualcuno (2mld di persone che studiano, leggono o sono imboniti dal Corano) espressamente o non espressamente ci definiscono religio-fobicamente, CANI INFEDELI.

O no?

Perché, se esiste il reato di anti-semitismo (almeno gli Ebrei, bontà loro, ci danno dei Gentili) che fa capo a tutto il revisionismo e al negazionismo dell’Olocausto, non può esserci un anti-indianismo, un anti-schiavismo, anti-armenismo, anti-vietnamismo, anti-cambogismo, anti-cristianesimo e tutte le fobie che da essi discendono, solo per citarne alcune?

Si è tutti accusabili e difendibili allo stesso tempo per i sacri valori della giustizia uguale per tutti.

O no?

Chi è più uguale degli altri, chi più diverso degli altri, chi più minoranza di altre?

Chi vittima e chi carnefice?

Intanto, i cinesi di Prato, abbandonati dal nostro stato onninclusivo alla mercè dei ripetuti furti e alle barbarie impunite dei nordafricani protetti dai piddioti al governo, si armano, si costituiscono in ronde prendendo esempio da se stessi e non certo dalle proposte lecite e (ruspa)nti di Salvini e spaccano il culo ai fottuti magrebini che dell’inclusione non gliene frega una mazza, a meno che non gli sfasci la testa.

L’esempio pericoloso dei cinesi, che per gli e(x)skimesi non è che il sintomo di un’islamofobia strisciante, smuoverà le palle degli italiani o le palle se le faranno staccare sul cippo nazionale dall’ennesima esiziale campagna italofobica da parte dei buonisti per caso?

Loro sono i pacifisti de’ noantri che strangolano sul nascere qualsiasi sana, forte, maschia rivendicazione di un popolo ormai genderizzato.

Un popolo per larga parte astensionista che dovrebbero correttamente rappresentare tramite vere elezioni politiche.

Un popolo che nelle periferie okkupate dallo straniero fa finta di accettare l’invasione migratoria soltanto per paura dell’ennesima inutile Legge toppa appiccicata alla falla delle politiche di inclusione sociale.

Una falla che si sta paurosamente allargando e affonderà una volta per tutte il barcone nel quale ci troviamo profughi dalla sociodemoidiozia.

http://pauperclass.myblog.it/2016/07/07/istituire-il-reato-islamofobia-leggere-attentamente-le-avvertenze-le-modalita-duso-il-poliscriba/

erano 4.000 miliardi i risparmi degli italiani, compito di Renzi era di regalarli alla finanza internazionale, ci sta riuscendo benissimo

Popolari, spuntano quattro cavalieri bianchi americani

7 luglio 2016, di Daniele Chicca
ROMA (WSI) – A salvare le banche popolari Veneto Banca e Pop Vicenzapotrebbero essere dei fondi americani. L’idea è quella di fondere le due banche. Nello staff della società che ne nascerebbe potrebbero sedere i due ex Segretari di Stato Usa Larry Summers e Timothy Geithner.
Per ora si tratta di una manifestazione di interesse, che potrebbe però trasformarsi presto in un’offerta concreta. A farsi avanti per acquistare in blocco i due gruppi dal fondo Atlante è un pool di quattro fondi Usa poco noti in Italia, ma di caratura internazionale.
Già a maggio i fondi di private equity Atlas Merchant Capital, Warburg Pincus e Centerbridge insieme all’hedge fund Baupost si erano fatti avanti per testare il terreno con Quaestio, la sgr che gestisce il fondo salva banche e conoscere le possibilità di entrare nel capitale della banca vicentina.
Dopo che il fondo Atlante ha salvato quasi il 100% di capitale anche di Veneto Banca (1 miliardo) dopo avere fatto lo stesso con Pop Vicenza (1,5 miliardi), gli investitori sono tornati alla carica con una proposta ancora più ambiziosa, in cui elencano minuziosamente tutti i vantaggi dell’operazione di fusione da loro sponsorizzata.
Rimane ancora da vedere se e come potrebbero venire incluse le sofferenze bancarie nell’operazione, che richiederebbe in ogni caso del tempo. Entrambi gli istituti sono ancora in piena fase di trasformazione e assestamento manageriale. Oggi l’assemblea di Pop Vicenza nominerà il nuovo consiglio di amministrazione. Presidente sarà Gianni Mion, il ruolo di vice spetterà a Salvatore Bragantini, mentre l’amministratore delegato (confermato) saràFrancesco Iorio.

AD Iorio contestato: “Vai a casa, due morti!”

L’intervento durante l’assemblea dell’AD è stato contestato da alcuni soci. Dalla platea della Fiera di Vicenza si sono levate delle grida: “Vai a casa”, “Due morti!”, con riferimento ai due azionisti che si sarebbero tolti la vita per la crisi della Banca vicentina. Nel suo intervento Iorio ha sottolineato che la “situazione è molto complessa” e ha cercato di rasserenare gli animi ricordando i contenuti della lettera inviata oggi dal presidente di Quaestio sgr ai soci in cui Alessandro Penati ricorda che “i vecchi soci potranno partecipare alla creazione di valore futura” della banca.
Come spiegava lo stesso Penati anche a giugno, “siamo lì per nominare un cda,indipendente al 100%, e appoggiarlo dall’esterno per fare la ristrutturazione prima possibile, trovare un partner e uscire nel giro di 18-24 mesi ma non è detto che ci possano essere delle sorprese, anche prima della fine dell’anno”.
Penati, il presidente della società che gestisce il fondo Atlante, ha voluto tranquillizzare i soci di Pop di Vicenza con una lettera in cui assicura che non ci sarà spezzatino e che la banca gode di uno dei livelli patrimoniali più alti d’Italia. Il chairman di Quaestio scrive che ora la banca è sicura e che si impegna a risanarla, perché i soci abbiano il diritto di acquisire le azioni a 0,10 euro “qualunque sarà in futuro il valore della banca”.
Il gruppo che controlla il 99,3% dell’istituto, secondo lui, ha acquistato Pop Vicenza da Atlante “a un prezzo elevato”. La partecipazione di Quaestio all’aumento di capitale ha permesso di scongiurare il ricorso al regime di bail-in.
Il Corriere della Sera descrive nel dettaglio chi si nasconde dietro ai quattro fondi che hanno manifestato il loro interesse: si tratta di “investitori internazionali molto rilevanti (Baupost con filosofia speculativa). Due di loro hanno ex segretari al Tesoro degli Stati Uniti nello staff di vertice: Timothy Geithner (2009-2013 con Barack Obama) in Warburg e Larry Summers (1999-2001 con Bill Clinton) in Atlas. Bob Diamond, fondatore di Atlas ed ex top manager della banca Barclays, è l’uomo che sta seguendo la «pratica veneta» per conto dei quattro fondi. Il progetto sarebbe già stato al centro di ripetuti contatti e colloqui con il numero uno di Quaestio sgr, Alessandro Penati, e con il manager-gestore Alessandro Potestà”.
Il quotidiano italiano ipotizza che all’origine dell’interesse per le popolari ci siaArca sgr, posseduta da 12 banche Popolari con 28 miliardi di risparmio in gestione e una quota di mercato del 4%, scrive Il Corriere ricordando che in autunno del 2015 per acquistarla Atlas ha messo sul tavolo un miliardo di euro.

Implosione europea - è stabilita nel 2 ottobre, cominciamo a studiare l'economia di Mosler

Mentana: questo è il giorno che sancirà la fine dell’Ue

7 luglio 2016, di Daniele Chicca
ROMA (WSI) – Dopo il giugno torrido per i mercati e gli eurocrati, è ottobre il prossimo mese da segnarsi in calendario come quello in cui il futuro dell’Europa unita sarà di nuovo messo in gioco. Il referendum costituzionale italiano, le elezioni in Austria e il referendum ungherese sulle quote di migrantida accogliere imposto agli stati membri da Bruxelles. Tutti e tre gli appuntamenti elettorali si preannunciano combattuti e per Enrico Mentana il giorno della fine dell’Ue è già scritto.
L’autodistruzione si materializzerà il 2 ottobre secondo il conduttore televisivo Enrico Mentana, che su Facebook ha pubblicato un post di riflessione sulla situazione critica dell’Ue, divisa come non mai nel periodo post Brexit. 
Perché il 2 ottobre? È il giorno in cui si svolgeranno sia le elezioni presidenziali  in Austria, dopo che il risultato del ballottaggio è stato l’invalidato, il voto popolare in Ungheria sul ricollocamento obbligatorio degli stranieri, un quesito che chiamerà i cittadini a esprimersi, di fatto, pro o contro l’Unione europea.
“Nello stesso giorno, al di là del confine, l’Austria ripeterà il ballottaggio presidenziale. Musil la chiamava Kakania, ma cent’anni dopo esser morta l’Austria-Ungheria può stendere l’Europa”.
Il popolare giornalista e direttore del TgLa7 osserva che dopo la Brexit “se passa il no a Budapest, se vince Hofer (il candidato di estrema destra anti europeista) a Vienna, l’Unione davvero rischia di crollare”. O per lo meno spaccarsi in due. E “la causa è sempre la stessa: la paura degli immigrati”.
“Ma a Bruxelles non l’hanno ancora capito, senza cuore per la solidarietà né muscoli per la fermezza. Guardando solo alle banche non hanno visto le barche. E ora affonderanno loro, a cominciare da JunckerL’uomo senza qualità“.

http://www.wallstreetitalia.com/mentana-2-ottobre-sancira-fine-ue/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+WallStreetItalia&utm_content=07-07-2016+mentana-questo-il-giorno-che-sancir-la-fine-dellue+primo-piano 

ChiantiBanca - con l'accordo con Fidi Toscana il cerchio si chiude, il giglio magico massonico mafioso sposandosi con la burocrazia del corrotto Pd ha messo in atto un sistema bancario alternativo al Mps e a Banca Etruria ormai bruciati


Accordo ChiantiBanca e Fidi Toscana per il sostegno del settore agricolo


I finanziamenti saranno chirografari a 5 e a 7 anni e ipotecari a 10 e 15 anni con spread che vanno dal 2,50% al 3,95% con il costo della garanzia compreso.

MONTERIGGIONI. Un nuovo sostegno al settore dell’agricoltura toscana, grazie a un accordo fra ChiantiBanca e Fidi Toscana.

Garanzia Compresa Agricoltura è un prodotto innovativo finalizzato ad incentivare lo sviluppo e il rilancio delle imprese agricole del territorio regionale.
ChiantiBanca mette a disposizione del settore finanziamenti per il capitale circolante e per i nuovi investimenti avvalendosi della preziosa collaborazione della finanziaria regionale da sempre a fianco delle imprese toscane.
I finanziamenti saranno chirografari a 5 anni e a 7 anni e ipotecari a 10 e 15 anni con tassi molto vantaggiosi per le imprese con spread che vanno dal 2,50% al 3,95% con il costo della garanzia già compreso.
“Anche con questa nuova iniziativa – sottolinea il Direttore Generale di Fidi ToscanaItalo Romano – Fidi Toscana manifesta la propria capacità innovatrice a sostegno del futuro delle imprese toscane”. “Grazie alla partnership strategica con ChiantiBanca le imprese agricole toscane accederanno più facilmente al credito senza pagare direttamente il costo della garanzia”.
“Sono particolarmente felice di presentare questo accordo perché rappresenta ciò che vogliamo rappresentare per il sistema economico regionale da ora in poi. Fidi ha avviato un nuovo corso – conclude Romano – e si candida infatti a intercettare in maniera dinamica le esigenze delle aziende toscane che si devono confrontare necessariamente con un quadro economico complesso e complicato”.
Dando alcuni numeri, il direttore generale di ChiantiBanca Andrea Bianchi ricorda che “il credito erogato da ChiantiBanca alle aziende agricole e alimentari ha superato, nel 2015, i 150 milioni di euro, per un totale di quasi 1.800 aziende clienti servite”.
“Una banca toscana in terra di Toscana – conclude Bianchi – non può non avere, fra i suoi punti di riferimento, quello delle eccellenze agro-alimentari: il sostegno alle imprese che operano in questo settore è infatti uno dei cardini della nostra attività”.

Diego Fusaro: "Schiavi in lotta tra loro. Il capolavoro del potere"

PTV speciale: “Sistema insostenibile” (seconda parte)

la 'Ndrangheta si combatte anche facendo assumere alle istituzioni le proprie responsabilità

Ex ospedale militare, Gratteri fa il "miracolo"

A un mese e mezzo dall'insediamento del nuovo procuratore di Catanzaro, le pratiche accelerano. Dopo il via libera del Comune arriva la conferenza dei servizi. E ora tocca alla pianta organica
Giovedì, 07 Luglio 2016 
L'ex ospedale militare di CatanzaroL'ex ospedale militare di Catanzaro





CATANZARO È prevista per lunedì la conferenza dei servizi nel corso della quale si deciderà la nuova destinazione d'uso dell'ex ospedale militare di Catanzaro che passerà, in parte, al ministero di Grazia e giustizia per ospitare i nuovi uffici della Procura del capoluogo, attualmente stipata all'ultimo piano del palazzo della corte d'Appello di Catanzaro. A un mese e mezzo dall'insediamento del nuovo procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, le pratiche per la cessione del bene – bloccata da tempo immemore dal lucchetto burocratico degli usi civici – hanno subìto un'accelerazione notevole. Il sindaco Sergio Abramo ha già firmato per la cessione della struttura al ministero della Giustizia, per 99 anni. Con l'acquisizione del bene può partire la conferenza dei servizi, alla quale seguirà la fase di progettazione ma, soprattutto, potranno essere sbloccati quei 10 milioni di euro destinati ai lavori.
La nuova Procura guarda al futuro e a quell'aumento di organico per il quale i magistrati stanno lottando da anni e che è divenuta una delle priorità del procuratore Gratteri. Lo aveva anticipato già il giorno del suo insediamento, lo scorso 16 maggio: «Con questo organico non andiamo da nessuna parte ma sono fiducioso. In questi mesi, anche prima della nomina ufficiale, ogni volta che sono stato a Roma sono andato al Ministero, ho incontrato Massimo Forciniti del Csm e ho parlato più volte con il ministro Andrea Orlando. Si sta discutendo sui numeri ma questo aumento di organico ci sarà».
I tempi oggi sono maturi visto che la prossima settimana il ministro della Giustizia Andrea Orlando presenterà al Csm la nuova pianta organica di tutti gli uffici giudiziari d'Italia, valutata su parametri come i carichi di lavoro e la densità criminale del territorio. In quella occasione Catanzaro avrà quell'aumento di organico per il quale battaglia da lungo tempo.
MIRACOLO O BUONA VOLONTÀ? Nell'ex ospedale militare verranno ospitati tutti gli uffici che rispondono alla Procura, compresi quelli della Polizia giudiziaria che attualmente si trovano in fitto in un palazzo di fronte alla corte d'Appello e costano allo Stato più di un milione di euro all'anno. Una parte del bene, invece, tornerà alla città. Tornano nella disponibilità dei cittadini, per esempio, il parco dell'ex ospedale militare e la chiesa destinata a diventare un centro polifunzionale.
Dall'inedia in cui il bene versava fino a pochi mesi fa, avviluppato dal blocco infrangibile degli usi civici, si è passati a parlare di conferenza dei servizi. Miracolo? Eppure è bastato che nel corso di una gremita, quanto compassata, cerimonia di insediamento il neo procuratore accendesse una miccia: «L'apertura della nuova sede della Procura della Repubblica a Catanzaro nei locali del vecchio ospedale militare – sono parole del 16 maggio scorso – ha un solo problema, un problema locale: su parte dell'immobile ricadono degli usi civici. E su questa materia deve decidere un magistrato della corte d'Appello e l'amministrazione della città. Io voglio conoscere questo collega e capire le intenzioni dell'amministrazione altrimenti il rischio è che si sposti tutto lontano dal centro storico e qualcuno se ne deve assumere le responsabilità. Cerchiamo di essere coerenti ciascuno per il nostro ruolo. Da parte del governo c'è la volontà di dare immediatamente inizio ai lavori. Ci sono già da parte 10 milioni di euro per i lavori. Il problema risiede a Catanzaro». L'incantesimo sembra essersi rotto da quel momento. Il 24 maggio è partito il sopralluogo sul posto con il sindaco Abramo, che non era presente all'insediamento di Gratteri ma che gli effetti di quella miccia accesa deve averli avvertiti. Giorno 11 è prevista la conferenza dei servizi e a breve, se la tabella di marcia sarà rispettata, potrebbero partire i lavori.
Alessia Truzzolillo

Banca Etruria - il Rossi ha chiuso con un nulla di fatto, una, due, tre ... indagini sul Boschi, anche se non ha una conoscenza diretta sa chi è, cosa fa, il suo modus operandi. Il come si investiga è sufficiente per mandare segnali di accomandamento soprattutto in una città intrisa di massoneria , che ha accolto Licio Gelli

Rossi contro Csm: il procuratore chiede approfondimenti su delibera della Prima Commissione


Redazione Arezzo Notizie

7 luglio 2016



Quattro cartelle con all’interno tutte le motivazioni che lo hanno spinto a chiedere un ulterioriore approfondimento da parte del Comitato di presidenza del Consiglio superiore della magistratura.
E’ il procuratore di ArezzoRoberto Rossi a fare le pulci alla proposta della I Commissione del Csm che, nei giorni passati, ha presentato una delibera chiedeno al plenum di archiviare il suo caso, perché non sussistono gli estremi d’incompatibilità. Una decisione presa quasi all’unaminità e che ha contato soltanto un astenuto (Maria Rosaria San Giorgio).

Rossi è finito davanti al Csm a causa della preseunta incompatibilità dell’incarico di consulenza svolto presso Palazzo Chigi e l’avvio delle indagini da parte del pool di cui è a carico su Banca Etruria (di cui è stato vice presidente per un periodo Pierluigi Boschi, padre del ministro per le Riforme Maria Elena). Entrambi gli incarichi sono stati concomitanti e il Cms ha voluto fare chiarezza sul tipo di rapporti che fossero intercorsi tra il procuratore e l’ex vice presidente della Bpel.

Nella stessa delibera con la quale viene chiesta l’archiviazione per Rossi, il Csm sottolinea la volontà di inviare gli atti al Pg della Cassazione perché valuti se i comportamenti del procuratore abbiano una rilevanza disciplinare.

Ma nel frattempo il procuratore Rossi ha preso carta e penna ed ha inviato una lettera al Comitato di presidenza di Palazzo dei marescialli muovendo critiche alla Commissione ottenendo di fatto lo slittamento del voto del plenum alla prossima settimana, per dar tempo alla Commissione di studiare le carte e proporre eventuali modifiche a un testo.

Tra le critiche mosse da Rossi e rendicontante attraverso la propria lettera c’è un passaggio della delibera della Commissione che, pur sostenendo che con Pier Luigi Boschi non c’è mai stata una conoscenza diretta, il procuratore abbia tenuto un atteggiamento esitante nelle risposte date ai consiglieri sui suoi rapporti con il mondo politico e delle istituzioni. Illazione che per Rossi non ha nessun fondamento e particolarmente grave.

Inoltre il procuratore contesta anche l’affermazione dei consiglieri che lui si sarebbe attribuito tutti i fascicoli su Banca Etruria, ma che al contrario tutto sia dipeso dal sistema automatico di distribuzione dei procedimenti.