Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 30 luglio 2016

David Riondino: Tgsuite - dicembre 2015

PTV news 28 luglio 2016 - Papa Francesco sul terrorismo: e' una guerra d...

Diego Fusaro: "Marx contro l'aristocrazia finanziaria e il capitale usur...

Roma - Rifiuti - se emergenza c'è, sequestrare l'impianto di Cerroni

CAPITALE
Raggi, Cerroni e il Pd: cosa succede sui rifiuti romani
La cacciata dei vertici di Ama, le indagini per truffa, la trattativa con il Re dei rifiuti, lo spettro della riapertura di Malagrotta. Ma anche l’obiettivo Rifiuti zero e una delibera su cui i 5 stelle si astennero. Un punto sulla “monnezza” di Roma

DI LUCA SAPPINO29 luglio 2016



Virginia Raggi e Paola MuraroRoma non è l’unica città che sta vivendo una crisi del ciclo dei rifiuti, anzi. La crisi romana, coi cassonetti stracolmi e le strade sporche, con trecentomila chili di rifiuti non raccolti ogni giorno - seminati «a macchia di leopardo», come li definisce l’Ama - e settemila tonnellata accumulate, in attesa, nelle fosse degli impianti, non è neanche una delle più gravi.

Per la Sicilia, ad esempio, il sottosegretario Davide Faraone (che di Rosario Crocetta, pur essendo collega di partito è nei fatti un oppositore) ha chiesto al governo di nominare un commissario straordinario, per sbloccare la situazione. I cumuli di Palermo in effetti fanno sembrar pulite le strade romane, a confronto.

Però quella dei rifiuti è la prima vera grana che deve affrontare la giunta Raggi, tra la rabbia dei cittadini, le polemiche sul suo assessore e le accuse delle opposizioni, dem in testa, soprattutto per un inatteso rapporto creatosi - giocoforza, dicono i grillini - con Manlio Cerroni, il mitologico re dei rifiuti romani, proprietario della smisurata discarica di Malagrotta - duecentoquaranta ettari di rifiuti - e di altri centri per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti, tra cui l’ormai celebre tritovagliatore di Rocca Cencia, costruito da Cerroni proprio vicino agli impianti di Ama, ma dato recentemente in affitto al gruppo Porcarelli.



Il tritovagliatore di Rocca Cencia è un impianto - che la giunta vorrebbe riaccendere - che lavora i rifiuti indifferenziati, separando la parte combustibile da quella che va in discarica, e «che può - assicura Cerroni - trasformare in combustibile mille tonnellate di rifiuti al giorno». È dunque perfetto, dice, per smaltire i rifiuti accumulati in queste settimane. Rocca Cencia - notazione geografica - è una zona di Roma fuori dal Grande raccordo anulare, tra la Prenestina e la Casilina.

Una via - via di Rocca Cencia - che dista 25 chilometri dal Campidoglio, muovendosi in direzione est. Lì, come detto, ci sono già alcuni impianti di proprietà di Ama, non tritovagliatori però ma Tmb, acronimo che sta per trattamento meccanico biologico, una procedura che ha lo stesso fine, separare il cdr, combustibile, dal rifiuto da discarica, ma che è un po’ più avanzata, come tecnologia, ed è soprattutto un servizio con il costo standardizzato, stabilito cioè da una tabella regionale.

Per il Tmb il prezzo è dunque lo stesso chiunque sia il proprietario dell’impianto. Deve quindi fare tariffa concordata anche Cerroni, nei suoi due Tmb di Malagrotta, uniche strutture della discarica che ancora lavorano. Gli impianti di Ama, quello di Rocca Cencia e un secondo sulla Salaria, infatti non bastano: per lavorare i rifiuti indifferenziati della Capitale, che solo poi potranno andare nelle discariche (tutte fuori regione o all’estero), servono a Roma almeno quattro Tmb.

Che però - come evidente - spesso non bastano. Non bastano quando qualcuno si rompe (come capitò un anno fa all’impianto Ama sulla Salaria) e servono 48 ore per cambiare un pezzo. E non bastano però quando gli impianti di Cerroni adducono «problemi logistici». Rallentano anche solo del 10 per cento, e così si crea l’emergenza: «motivi logistici» dice Cerroni, che ha subito la soluzione, rallentando l’intero ciclo dei rifiuti.

I camion attendono in coda il loro turno per scaricare e non possono tornare in città a prendere altri rifiuti: è più o meno questo quello che sta accadendo, il problema che Raggi deve risolvere. Il rallentato ciclo dell’indefferenziata, infatti, rallenta anche il ciclo della raccolta differenziata, che percentualmente è ancora limitata ma coinvolge comunque un milione di romani: i camion sono infatti gli stessi, anche se i rifiuti differenziati vanno poi verso altri impianti (quasi tutti fuori regione, individuati con apposite gare e al momento sufficienti): impianti di compostaggio, per l’umido, o di riciclo, per la plastica, il vetro, la carta e l’alluminio.

Il ciclo si blocca, dunque, e Cerroni - o meglio il Consorzio laziale rifiuti - offre il suo tritovagliatore. Ogni tonnellata di rifiuto trattata lì, però, costa circa 30 euro in più rispetto alla stessa tonnellata trattata nel suo Tmb.

Non è il massimo - per le casse pubbliche - ma l’idea è piaciuta subito all’assessore Paola Muraro che ha come obiettivo prioritario quello di liberare in fretta le strade. Tant’è che Muraro e il deputato Vignaroli - uno dei 5 stelle usciti dai comitato per la bonifica di Malagrotta - convocano l’arcinemico in una riunione “segreta”. Lì si stringe un patto con Cerroni: non è il massimo ma non c’è alternativa, hanno pensato, almeno per tamponare l’emergenza.

Cerroni però non è uno - diciamo - che code di buona stampa, simbolo del vecchio potere, novantenne non proprio affabile, in attesa di una sentenza per associazione per delinquere finalizzata al traffico di rifiuti. E così lo scontro con il presidente di Ama Daniele Fortini, contrario all’operazione, ha avuto molta eco, e non tanto per il blitz di Muraro nella sede di Ama, rilanciato in una diretta streaming a cui Fortini aveva acconsentito, pur controvoglia.

Fortini dice che non può mandare i rifiuti in un altro impianto di Cerroni «senza una gara» o senza un mandato esplicito dell’amministrazione che con una ordinanza del sindaco può imporre ad Ama di ignorare le norme, soprattutto per un emergenza sanitaria. Ama di suo non può perché il tritovagliatore - a differenza del Tmb che non va messo a gara - non ha un prezzo calmierato.

Fortini poi, nel piano operativo richiesto e ottenuto dalla giunta con il blitz, segnala anche che l’impianto di Rocca Cencia - insieme a tutti gli altri impianti del genere, però - è sotto inchiesta della magistratura, perché si teme - tra le altre cose - produca scarti difformi da quanto previsto dalla legge, e questo sì che potrebbe essere un problema.

Per le opposizione sono tutti argomenti ricchissimi, dalla riunione segreta («Nulla di male», dicono dai 5 stelle, «è stata una riunione operativa anche se non in sede istituzionale, ma sì, avremmo dovuto renderla pubblica noi») alle tariffe fino alle inchieste e pure all’astensione, ripescata, dei 5 stelle su una delibera votata nel 2014, il piano “rifiuti zero”: «È incredibile», si mostrano increduli dal Campidoglio, «che vogliano far passare l’idea di un complotto del Movimento 5 stelle con Cerroni, quando sono loro ad averlo sostenuto per anni».

Fortini comunque dice no, lo conferma nel piano che consegna alla Giunta, e così tocca ai 5 stelle insistere, se vorranno, anche se pure per loro - soprattutto per loro - Cerroni è sempre stato il simbolo della cattiva amministrazione romana, con la discarica di Malagrotta che ha continuato a riempirsi per anni in deroga, in violazione delle norme europee.

La scelta va ancora fatta - e non è detto che gli ultimi sviluppi non facciano cambiare idea a Muraro - ma come comunicazione già la trattativa non è facile da gestire. Il rapporto con Cerroni è una bella novità. I cinque stelle plaudirono infatti alla chiusura di Malagrotta, che - è il momento di dire - non è la causa dell’emergenza di questi giorni.

«Non c’entra nulla Malagrotta» spiega a ragione all’Espresso Estella Marino, ex assessore ai rifiuti della giunta di Ignazio Marino, che Malagrotta l’ha chiusa nell’ottobre del 2013, «perché i rifiuti non trattati non potrebbero comunque più andare in discarica, per legge, e il collo di bottiglia sono infatti gli impianti di trattamento meccanico biologico».

Chiudere la maxi discarica era e resta dunque la cosa giusta da fare (come dicono ancora anche i 5 stelle), ma siccome quella toccata a Raggi non è certo la prima crisi del ciclo, «la giunta avrebbe dovuto resistere alle pressioni di Cerroni e rivolgersi al prefetto», continua Marino, «come abbiamo più fatto noi ogni volta che si manifestavano inspiegabili difficoltà logistiche».

Resistere finché l’aumentare della differenziata (dove Cerroni non ha impianti) non avesse reso superflui gli impianti di Malagrotta e permesso di alleggerire anche quelli di Ama, in particolare quello sulla Salaria. Se Manlio Cerroni può invece dire con soddisfazione «alla fine tornano sempre da me, è nella forza delle cose», è perché «i cinque stelle» - dice ancora Marino - «vogliono dare alla città la risposta più semplice».

E le accuse che muove Marino e soprattutto il Pd sarebbero anche corrette se non fossero pure un po’ curiose, quelle dem, siccome è da 40 anni, comprese le giunte del centrosinistra e poi di Alemanno, che Cerroni ottiene deroghe e consolida il suo ruolo da monopolista, che rende così efficaci le sue proposte. Per capirci: anche gli impianti di Ama a Rocca Cencia - su cui indaga la magistratura, per truffa, frode e associazione a delinquere - li ha costruiti Cerroni, tant’è che sono vicini al suo, attraverso la Sorain Cecchini.

Dallo staff del sindaco una voce incredula infatti dice: «Se Cerroni ha il monopolio e solo a lui, su Roma, ci si può rivolgere, non sarà mica colpa nostra, no?». Ha però ragione il presidente del Pd e commissario romano Matteo Orfini (per cui stanno addirittura «accadendo cose davvero inquietanti» sui rifiuti) a ricordare che Virginia Raggi in campagna elettorale diceva che «a Roma il problema rifiuti ha un solo nome: Cerroni».

Di fronte all’emergenza, Raggi ha scoperto così nuovamente le insidie delle responsabilità di governo. Cerroni è così la soluzione, oltre che il problema, se si vuole risolvere in fretta e rivendicare il risultato immediato. Bisogna capire se sarà effettivamente la soluzione scelta, e quindi se Raggi la considererà l’unica. Se non si accontenterà e fiderà quindi di Ama che ha assicurato - anche senza accendere Rocca Cencia - di risolvere tutto entro il 20 agosto, come chiesto, ma forte di puntando molto su alcuni turni straordinari, sulla manutenzione del Tmb della Salaria e soprattutto sulla storica diminuzione dei rifiuti dei romani nella settimana di Ferragosto.

Strategia che però non sembra convincere molto Muraro. Che ha la piena fiducia di Raggi, anche se i 5 stelle stanno scontando, nella polemica, anche il fatto di essersi affidati a una tecnica del settore, sì, ma che con Ama ha un contenzioso aperto e di Ama è stata consulente con funzioni di dirigente per dodici anni. Era responsabile proprio dei Tmb, anche se lei, pronta a rinominare tutti i vertici di Ama, precisa: «Ero solo una consulente. II consulente consiglia, non dirige». Gli impianti di Tmb su cui sta indagando la magistratura, attivata dai dossier di Fortini, arrivando a individuare, pare, anche alcune responsabilità in Ama.

Giulietto Chiesa: "Sigaretta popolare russa"

Israele - il popolo eletto, amato da Dio odia i palestinesi e gli distrugge le case

B’Tselem: Israele ha demolito più case palestinesi negli ultimi 6 mesi che in tutto il 2015

Il rapporto, presentato anche dalla Lega Araba congiunta, durante una conferenza della Knesset sulla politica israeliana di demolizione delle case, ha affermato che 168 sono state distrutte durante la prima metà del 2016 per la difficoltà di ottenere il permesso di costruzione rilasciato da Israele, lasciando 740 Palestinesi senzatetto.
Il rapporto di B’Tselem non include le demolizioni punitive adottate per le abitazioni dei presunti aggressori palestinesi e delle loro famiglie.
Ha evidenziato un numero superiore al totale delle case distrutte da Israele ogni anno, negli ultimi dieci anni, con l’eccezione del 2013, quando sono state demolite 175 case.
Le statistiche del 2016 segnano un drastico aumento dal 2015, quando sono state distrutte 125 abitazioni, lasciando 496 Palestinesi senzatetto.
B’Tselem ha valutato inoltre che Israele ha demolito 1.113 case palestinesi in Cisgiordania dal 2006 al giugno 2016, colpendo  in primo luogo le comunità palestinesi a est di Gerusalemme, a sud delle colline di Hebron e nella valle del Giordano – dove si trovano molti insediamenti illegali israeliani.
Il gruppo ha aggiunto che durante lo scorso decennio, almeno 769 Palestinesi in Cisgiordania, tra cui 340 minori, hanno visto demolire le loro case più di una volta.
Durante la conferenza della Knesset sulla relazione, Ayman Odeh, il capo della Lega congiunta che riunisce le fazioni politiche che rappresentano i cittadini palestinesi di Israele, ha affermato che le demolizioni hanno dimostrato che, nonostante l’incitamento dei gruppi di destra israeliani per annettere tutta la Cisgiordania, “in realtà e in pratica, sappiamo che Israele preferisce perpetuare il suo controllo in una zona grigia mentre rispetta a parole la comunità internazionale”.
B’Tselem ha evidenziato il fatto che le autorità israeliane, oltre alle case, hanno demolito anche strutture palestinesi da cui dipendevano per la loro sussistenza, come stalle per il bestiame, capannoni, bagni e confiscato pannelli solari e serbatoi d’acqua.
“In tal modo, l’Amministrazione Civile non solo lascia questi residenti senza casa, ma anche con  una grave carenza di servizi di base e la capacità di guadagnarsi da vivere”, si legge nel rapporto.
Il deputato della Lega congiunta, Dov Khenin, ha denunciato le demolizioni durante la conferenza della Knesset come una misura voluta del governo israeliano per annettere parti dell’Area C – il 60 per cento della Cisgiordania sotto il pieno controllo militare israeliano.
“Demolire case, serbatoi d’acqua e pannelli solari non avviene per caso o per errore”, ha dichiarato alla Knesset. “Si tratta di una politica organizzata che mira a cambiare la condizione politica attuale, costringere i Palestinesi a lasciare la zona e annettere  parte dell’Area C per evitare la soluzione a due stati. Pertanto, non è più un caso di diritti umani ma innanzitutto un caso politico”.
Natalie Grove, rappresentante dell’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite presente alla Knesset, ha affermato che “Israele non adempie al minimo dei suoi impegni fondamentali come potenza occupante”.
“Israele sta creando crisi umanitarie, e quando la comunità internazionale interviene per risolvere queste crisi, Israele aumenta gli ostacoli a fronte di questi interventi”, ha aggiunto Grove. “Questa politica ha portato al peggioramento della crisi umanitaria e ha creato il pericolo di deportazione della popolazione che porta ad un confronto tra Israele e la comunità internazionale e fa temere che Israele non sia serio riguardo alla soluzione a due stati”.
Il rapporto è stato pubblicato due giorni dopo che 30 famiglie palestinesi hanno perso le loro case durante raid di demolizione senza precedenti e su larga scala a Gerusalemme Est, nei quartieri di Issawiya e Ras al-Amoud e a Qalandiya,  nel distretto di Gerusalemme, in Cisgiordania.
Secondo l’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari  dell’ONU (OCHA), Israele ha concesso solo 33 licenze edilizie su 2.020 domande presentate dai Palestinesi tra il 2010 e il 2014.
Il basso numero di licenze concesse dalle autorità israeliane ha costretto molti Palestinesi a costruire senza permesso, con il rischio di vedere demolite le proprie case.
B’Tselem ha affermato che i pretesti di Israele per demolire tante case palestinesi costituiscono “una falsa pretesa vista l’assenza di una reale possibilità per i Palestinesi di costruire legalmente nell’area”.
“Le autorità israeliane impongono una realtà quotidiana impossibile alle comunità palestinesi dell’Area C”, conclude B’Tselem nella sua relazione. “Israele agisce per stabilire prassi e per creare una situazione che sarà difficile cambiare in qualsiasi futuro accordo”.
(Una famiglia palestinese fra le rovine della sua casa demolita dalle forze israeliane a Masafer Jenbah, foto non datata. AFP / Hazem Bader).
Traduzione di Edy Meroli

Autovelox - Dietro l'ideologia della sicurezza TUTTI i comuni fanno cassa per una impossibile velocità di 50km/h

Rufo Spina: “Autovelox, tassa occulta”

Venerdì, 29 Luglio 2016



(Rimini) Autovelox, una “tassa occulta”, secondo il consigliere comunale di Forza Italia Carlo Rufo Spina, in vista del consiglio comunale dedicato oggi ad accogliere alcune variazioni e riguardanti anche i maggiori introiti in multe per il comune di Rimini, complici i due nuovi autovelox piazzati in via Euterpe e via Settembrini. 
In pratica, al 31 maggio l’aumento delle entrate comunali è stato pari a 1.150.000 euro, tutte derivanti dalle multe deella polizia municipale.
“La cifra - commenta Rufo Spina - è notevole, considerando che a preventivo erano stati messi quasi 10milioni e quindi, con questo aumento, andiamo a superare abbondantemente gli 11milioni”.
Andando a fondo nella questione e previa richiesta di informazioni ai dirigenti comunali, Rufo Spina ha scoperto “che in tutto il 2015 sono state accertate 78.848 contravvenzioni (il cui incasso ad oggi ammonta a 5.150.823,23 euro), mentre fino al 30 giugno 2016, cioè fino ad oggi, ne sono già state accertate 87.683, con una previsione teorica (cioè al lordo della infruttuosa riscossione) di introito da parte della polizia municipale a fine anno di ben 15,6 milioni”.
Cosa è cambiato dal 2015 a gennaio 2016? 
“Gli autovelox di Via Settembrini e Via Euterpe con proditorio limite a 50km/h. Si può dire quindi che grazie agli autovelox il Comune può sperare in un beneficio complessivo nel suo primo anno di investimento di oltre 15milioni, un dato che se depurato dalle entrate “fisiologiche” già riscontrate nel 2015, porta il beneficio netto dell’introduzione degli autovelox a circa 10milioni annui”.
Non male, “soprattutto se parametrate alle entrate tributarie del Comune che ammontano nell’anno 2015 a 64.095.934,44 euro per Imu, tasi, Imposta di soggiorno e addizionale irpef e a 40milioni ulteriori per Tari (incassati 33milioni). 100milioni circa in totale”.
Accade quindi a Rimini che “l’incasso per contravvenzioni, che dovrebbe essere una semplice voce residuale e – mi si permetta – eventuale, trattandosi di sanzioni pecuniarie, diventa invece voce indispensabile del bilancio comunale, rappresentandone più o meno il 15% e, in effetti, dopo Imu e Tari, diventa la principale voce di entrata comunale (molto più di Tasi, addizionale, imposta soggiorno, ecc.)”.
Rufo Spina quindi si somanda se“i già tartassati cittadini riminesi non hanno forse il diritto di lamentarsi della presenza di quelle che io posso chiamare “tasse occulte” e che li graveranno entro fine anno per ben 15milioni?”.
I contribuenti riminesi sono 49.774. Le multe fino al 30 giugno sono 87.683, “cioè vuol dire che una stima al 31 dicembre le porterà a 175.366: quindi a fine anno ogni già tartassato contribuente riminese avrà pagato – in media - più di 3,5 multe. Non è accettabile. Al bando le tante parole e i propositi di garantire la sicurezza: con i nuovi autovelox a 50km/h il Comune ha voluto fare soltanto cassa e basta! Lo dicono i numeri ufficiali che ho appena illustrato”.

Siria&Parigi&Bruxelles&Nizza - le forze armate siriane liberano Aleppo dai mercenari della Rivoluzione a Pagamento

I SIRIANI SFONDANO AD ALEPPO, AL-NUSRA LASCIA AL-QAEDA

di Redazione
29 luglio 2016, pubblicato in Enduring freedom
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“La strada strategica del Castello (nel nord di Aleppo) è in mano all’esercito siriano e la via di comunicazione fra i terroristi islamici e la Turchia è ormai interrotta”. Lo ha comunicato ieri il Comando generale delle Forze armate siriane in poche righe che però sanciscono la sconfitta dei miliziani nella battaglia più importante del conflitto siriano.
Dopo questa operazione, per le fazioni armate terroriste sarà impossibile per statunitensi, turchi e arabi continuare a rifornire di armi e munizioni dalla Turchia e far giungere dagli stessi territori miliziani e aiuti.
Il Comando militare delle Forze armate siriane ha inoltre lodato il ruolo dei civili nell’appoggiare le operazioni dell’esercito promettendo di garantire al meglio la loro difesa contro le operazioni criminose delle fazioni jihadiste.
Esso si è detto deciso a ripristinare al più presto le infrastrutture danneggiate, riportando nel più breve tempo possibile acqua e corrente elettrica ai quartieri a lungo rimasti privi.
Il governo ha promesso l’apertura di tre corridoi umanitari in città, la riapertura delle scuole, dopo i restauri necessari, perché siano pronte per la ripresa dell’anno scolastico a settembre, e la riabilitazione dei centri sanitari e degli ospedali danneggiati.
Nel comunicato si invitano i siriani in possesso di armi nella parte est di Aleppo e “tratti in inganno dalle fazioni terroristiche” ad approfittare dell’occasione per deporre le armi abbandonando in tempo la città. I miliziani “pentiti” sono invitati a consegnarsi alle Forze dell’ordine e beneficiare dell’amnistia offerta dal presidente Bashar Assad.
Un decreto presidenziale emanato ieri mattina promette infatti un trattamento privilegiato e il beneficio dell’amnistia a chiunque consegni volontariamente le armi.
Residenti di Aleppo Nord, contattati sui social, hanno riferito all’agenzia AsiaNews che “decine di combattenti delle fazioni armate del quartiere di Bani Zaid, nella parte settentrionale di Aleppo, si danno ora alla fuga, in uno stato confusionale mai visto prima, mentre l’esercito siriano continua ad inseguire i combattenti nascosti nelle viuzze. Molti di loro si sono arresi e hanno deposto le armi”.
Ieri mattina le truppe dell’esercito regolare siriano avevano già preso sotto controllo la zona di Sakan El Shababi nel quartiere di Bani Zaid, mentre i combattenti jihadisti fuggivano, a quanto pare senza avere avuto il tempo di seminare mine che possano impedire l’avanzata delle truppe regolari.
Nella parte di Aleppo sotto il controllo del governo, sono state adottate misure urgenti per accogliere i civili in fuga dalle zone liberate, garantendo loro il necessario per l’accoglienza.
Il governo russo ha promesso aiuti umanitari urgenti ad Aleppo in coordinamento con il governo siriano, mentre il ministero russo della Difesa ha annunciato l’apertura di “4 corridoi umanitari ad Aleppo, tre per i civili ed uno per i combattenti che intendono deporre le armi”.
L’operazione umanitaria russa è stata annunciata ieri a tutti gli addetti militari stranieri accreditati in Russia a conferma del peso attribuito dal CRemlino alla vittoria ad Aleppo.
La fine della battaglia che ha insanguinato la città di Aleppo per quattro anni sembra costituire per Mosca un risposta implicita alle pretese di Francia e Gran Bretagna che anche ieri hanno chiesto di cessare l’assedio. “E’ giunto il momento per il governo siriano e i suoi alleati di mettere fine al disastroso assedio di Aleppo” hanno dichiarato i ministri degli Esteri francese, Jean-Marc Ayrault, e britannico, Boris Johnson, al termine di un colloquio a Parigi.
Russi e siriani però hanno posto fine vincendo la battaglia e sbaragliando le diverse milizie che occupavano aree della città: dai qaedisti del Fronte al-Nusra alle milizie Salafite, dei Fratelli Musulmani, dell’Esercito Siriano Libero e altre milizie definite “moderate” dagli Occidentali che le sostengono.
Il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu ha sottolineato che il quarto corridoio per i militanti che vogliono la resa è stato attivato a nord  di Aleppo, in quanto gli Stati Uniti non hanno fornito i dati sulla separazione tra la il Fronte al-Nusra e il Free Syrian Army.
“Stiamo ancora sperando che i nostri colleghi americani ci inviino le coordinate delle zone in cui si trovano le unità’ del Free Syrian Army e dei gruppi di opposizione moderati – ha detto Shoigu.
Sarebbe anche bello acquisire una comprensione di come sono composti i gruppi moderati di opposizione: quanti carri armati hanno, quanti lanciatori di razzi multipli, mortai, fucili d’assalto e altre armi. Inoltre – ha concluso -, vorremmo ricevere informazioni sui percorsi concreti che questi gruppi prenderanno al momento di lasciare la città”.
Al-Nusra lascia al-Qaeda
L’impatto della vittoria di Assad ad Aleppo si abbatte immediatamente sul Fronte al-Nusra, filiale siriana di al-Qaeda, che ha annunciato il cambio del nome la rottura con l’organizzazione “madre” guidata da Ayman al-Zawahiri dopo la morte di Osama bin Laden.
Zawahiri ha approvato la separazione rafforzando l’impressione che non si tratti di un ripensamento ideologico ma di una mossa di facciata per consentire ad al-Nusra di apparire più “moderato” agli occidentali e in vista del “tramonto” dell’Isis, auspicato da molti, che offrirebbe al gruppo la possibilità di assorbire molti miliziani orfani del Califfato.
“La fratellanza dell’Islam che ci unisce è più forte di tutti i legami organizzativi evanescenti e transitori. La vostra unità e armonia è più importante e cara per noi da qualsiasi legame organizzativo”, aveva affermato in una registrazione audio postata in rete una voce attribuita allo sceicco Ahmed Hassan Abi al- Kheir presentato come “vice generale dello sceicco Aymen la Zawahiri”.
Poche ore dopo il leader di al-Nusra, Abu Mohammed al-Golani, ha ufficializzato l’ormai inevitabile divorzio anticipando il nuovo nome del suo gruppo Jabhar Fath al Sham (Fronte per la Conquista della grande Siria).
Nel suo discorso, al-Golani ha anche espresso la sua gratitudine ai “comandanti di al-Qaeda per aver compreso la necessità di rompere i legami”. I motivi delle rottura li ha spiegati ad al-Jazira il colonnello Faez al Assamar, oggi analista militare.
“La separazione di al-Nusra da al-Qaeda è da tempo una richiesta popolare”, afferma il colonnello spiegando che la mossa serve “per togliere di mezzo il pretesto dei russi e di altri per bombardare le fazioni ribelli” dell’opposizione ad Assad cosiddetta moderata sostenuta da Washington.
La presenza tra i ribelli siriani di al-Nusra, inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche, costituisce un elemento di forte contrasto tra USA e Russia.
Alle critiche di Washington alla Russia di bombardare le postazioni dei ribelli, Mosca ha sempre risposto che i raid dei suoi aerei prendono di mira unicamente le zone controllate dallo Stato Islamico (Isis), del Fronte al-Nusra e di altre formazioni jihadiste, in quanto trattasi di gruppi terroristici.
Il Cremlino ha sempre fatto presente che molti gruppi ribelli hanno stretto alleanze con al-Nusra, che infatti guida l’esercito della Conquista composto anche da milizie Salafite e dei fratelli Musulmani.
E’ infatti noto che almeno due dei principali gruppi islamici che combattono il regime del presidente siriano, finanziati e sostenuti da Turchia, Qatar e Arabia saudita, “Jeish al Islam” (“Esercito dell’Islam”) e “Ahrar al Shaam” (“Liberi della Grande Siria”), hanno stretto l’alleanza con al-Nusra di cui ora non è chiara l’evoluzione, specie dopo la disfatta di Aleppo.
Anche le forti pressioni esercitate dai Paesi del Golfo e da Ankara, a loro volta pressati dagli Usa, per staccare le altre fazioni ribelli dai qaedisti hanno contribuito alla decisione.
In un video ottenuto in esclusiva da al-Jazira, al-Gulani – che appare per la prima volta davanti a una telecamera – ha, spiegato che “le creazione di questo nuovo fronte ha l’obiettivo di ridurre le distanze tra le fazioni jihadiste in Siria. Rompendo il nostro legame con al-Qaeda puntiamo a proteggere la rivoluzione siriana”.
La Coalizione vuole un fronte a sud contro l’Isis
Intanto nel Sud della Siria la Coalizione a guida statunitense contro lo Stato Islamico cerca ancora di aprire un nuovo fronte contro i jihadisti. Lo ha indicato nei giorni scorsi il segretario alla Difesa americano, Ashton Carter.
“Noi intendiamo attivamente ricercare le possibilità di fare pressioni contro l’Isis (in Siria) da sud, a completamento dei nostri grandi sforzi attuali da nordest”, ha dichiarato il capo del Pentagono di fronte ai militari americani che si apprestano a essere dispiegati a Baghdad.
“Questo avrà inoltre il vantaggio di aumentare la sicurezza dei nostri partner giordani e di tagliare ancora di più” le linee di comunicazione dei jihadisti tra l’Iraq e la Siria, ha spiegato.
Per il momento il grosso degli sforzi della Coalizione in Siria verterà sulla riconquista della “sacca di Minbej” nel nord del Paese, gli ultimi territori controllati dai miliziani jihadisti in contatto con la frontiera turca.
L’offensiva è condotta dal nordest della Siria per la coalizione arabo-curda delle Forze democratiche siriane (Fds). La coalizione ha già tentato di attaccare l’Isis in Siria da sud, ma finora senza successo.
Una piccola formazione ribelle alleata con gli Stati Uniti, il Nuovo esercito siriano (Nas), ha già tentato a fine giugno di attaccare le posizioni dell’Isis a Boukamal, alla frontiera con l’Iraq. Ma dopo essersi inizialmente spinto fino a cinque chilometri dalla città, il gruppo ha dovuto battere la ritirata di fronte alla controffensiva dei jihadisti.
Sviluppi sul fronte iracheno
Sviluppi rilevanti anche sul fronte iracheno dove il capo delle operazioni dell’esercito iracheno nella provincia di Ninive, generale Najim al Jubouri, ha annunciato che l’offensiva finale per riprendere il controllo di Mosul “inizierà presto”. Parlando ad “al Jazira”, l’ufficiale ha chiesto ai civili di Mosul di rimanere nelle loro case nei prossimi giorni e di non uscire in strada per non essere coinvolti negli scontri a fuoco.
Allo stesso tempo “restare a casa a Mosul è molto meglio che vivere nei campi profughi dove le condizioni di vita sono drammatiche” ha detto Jubouri, sconsigliando quindi anche di fuggire dalla città considerato il forte caldo di questo periodo.
Il premier iracheno, Haider al Abadi (nella foto a sinitra), ha annunciato ieri di aver dato ordine di fissare la data d’inizio dell’offensiva sulla città controllata dallo Stato islamico.
Grazie alle operazioni militari degli ultimi giorni il governo di Baghdad sostiene di aver demoralizzato i jihadisti al punto che questi avrebbero iniziato la ritirata da Mosul.
Ora le truppe di Baghdad stanno cercando vie di fuga sicure e corridoi umanitari per portare i civili al di fuori della città. Intanto i caccia iracheni hanno lanciato milioni di volantini sulla zona occupata dall’Isis chiedendo ai cittadini di collaborare con le forze di sicurezza per facilitare la liberazione della città, occupata nel giugno 2014.
Un esponente del consiglio provinciale di Mosul, Hossam al Abbar, ha detto che oltre 1.500 membri dello Stato islamico hanno lasciato la città e sono diretti verso Raqqa, in Siria.
“Il numero dei membri dello Stato islamico a Mosul, prima che cedesse la base di Qayyarah e i villaggi circostanti, era di circa 9 mila persone, inclusi arabi e stranieri”, ha detto al Abbar, aggiungendo che dopo la liberazione della base di Qayyarah, il numero dei miliziani dello Stato islamico è diminuito e molti sono scappati verso Raqqa, roccaforte jihadista in Siria.
Secondo fonti consultate dal sito “Iraqi news”, alcuni esponenti dello Stato islamico avrebbero lasciato la città confondendosi tra i civili. “.
Foto: AP, AFP, Reuters, Getty Images, RIA Novosti e US DoD

Roma - Acea - pare che i giochetti per fare profitti sulle spalle dei romani sia finito e i ladri piangono

29/07/2016 09:45

CAMPIDOGLIO

La bomba d’acqua della Raggi su Acea. Stop agli aumenti in bolletta. Ed è caos

Approvato il primo assestamento di Bilancio targato Movimento 5 Stelle

Raggi Comune
Un’uscita «bomba» quella del sindaco Raggi su Acea spa, programmata proprio quando era in corso il Consiglio di amministrazione per l’approvazione della semestrale - con un utile di 149,5 milioni - e poco dopo la volontà resa pubblica dei francesi di Suez ad aumentare la propria quota in Acea dall’attuale 12,5% al 23,3% acquisendo azioni dal gruppo Caltagirone. «Stop agli aumenti della bolletta dell’acqua», ordina la Raggi. «Siamo riusciti a fermare l’aumento della bolletta dell’acqua deciso dall'Autorità dell’Energia per il 2016: se non lo avessimo fatto, avremmo avuto da subito un incremento della tariffa del 4,9%; ebbene - scrive il sindaco - il M5S questo aumento lo ha fermato avanzando una proposta che soddisfa anche i soci privati di Acea, un’azienda che deve rimanere in salute e che può farlo indirizzando i propri piani nell’esclusivo interesse dei cittadini. Così Roma fa valere il suo 51%. Certo, lo stop per quest’anno non ci basta: vogliamo vederci chiaro e avvieremo da subito un’interlocuzione con l’autorità per l’energia elettrica e il gas per esaminare e intervenire sulla tariffa». Una promessa che sa di minaccia, niente affatto gradita a piazzale Ostiense: costerà una «stangata» posticipata agli utenti la decisione dei sindaci dell’Ato 2 di bloccare per quest’anno l’aumento del 4,9% della tariffe dell’acqua previsto già per il periodo 2016-2019. La dilazione dell’aumento, secondo quanto comunicato da Acea nella relazione alla semestrale, è stato infatti compensato dal riconoscimento di un onere finanziario. In pratica, sui mancati introiti che si determineranno in virtù della dilazione dell’aumento della tariffa, ad Acea viene riconosciuto un interesse che sarà poi caricato sugli utenti a partire dalle bollette del 2017, che saranno così più salate rispetto a quanto era già previsto dagli aumenti concordati. Un vero e proprio braccio di ferro che probabilmente si risolverà solo con il cambio dei vertici della partecipata più preziosa, e virtuosa, di Roma Capitale. Il risultato della partita insomma, per quanto il Pd gongoli attaccando il primo cittadino, è già scontato. A capirlo, forse, solo il gruppo Caltagirone. Un punto a segno dunque per la grillina al comando del Campidoglio e per i 5 Stelle che ieri pomeriggio hanno incassato anche il via libera dell’Assemblea capitolina all’assestamento di Bilancio in una seduta di Consiglio record. Anche in questo caso infatti il risultato è, e sarà da qui a fine consiliatura, "noiosamente" scontato: 29 voti favorevoli, ovvero la maggioranza bulgara pentastellata contro i 16 contrari di un’opposizione raramente così compatta. La prima manovra finanziaria a 5 Stelle non presenta né sorprese né sconvolgimenti. Le principali cifre del documento, presentato dall’assessore capitolino al Bilancio, Marcello Minenna, segnalano un saldo di finanza pubblica positivo a 1,8 milioni di euro; 800 milioni di cassa; 200 milioni di spazio di finanza pubblica che, quest’anno per la prima volta, la gestione commissariale del debito storico non ha concesso al Campidoglio; 70 milioni di euro è invece il totale delle voci di spesa «fantasma», ovvero ferme da troppo tempo (oltre tre anni) e quindi sottoposte a monitoraggio; 21 milioni pagati dal Comune per il lodo Roma Tpl, ma che in realtà avrebbe dovuto saldare la gestione commissariale; 90 milioni (45 nel 2017 e 45 nel 2018) che si prevede di poter mettere a disposizione per il salario accessorio, come utilizzo del fondo di passività. La vera partita sulla gestione delle complesse casse capitoline comincerà tuttavia a settembre, quando la giunta metterà a punto il primo vero assestamento politico oltreché economico. Al centro un nodo decisivo da sciogliere, la gestione del debito commissariale. Su questo Minenna nel suo intervento in Aula ieri è stato lapidario: «Non nascondo che ritengo che si debba avere una gestione integrata della finanza della città di Roma anche perché altrimenti si finisce in rivoli burocratici che non fanno bene a nessuno». Critiche, per quanto impotenti, le opposizioni.
Susanna Novelli

Acqua Pubblica - Torino, M5S raglia

Acqua Pubblica Torino: “Movimento 4 Stelle: quella dell’acqua è stata una meteora”

29.07.2016 Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Acqua Pubblica Torino: “Movimento 4 Stelle: quella dell’acqua è stata una meteora”
(Foto di Comitato Acqua Pubblica Torino)
L’emendamento votato dal Gruppo 4Stelle del Comune di Torino per rinviare all’infinito la trasformazione di SMAT SPA in Azienda di diritto pubblico denota una grave mancanza di conoscenza della questione e una incomprensibile sottovalutazione del movimento per l’acqua pubblica, delle sue lotte e delle sue analisi.
Nel primo caso, non c’è torinese che non sappia che la falda acquifera nel sottosuolo della città è talmente inquinata da non poter fornire da decenni nemmeno una goccia d’acqua che non sia tossica. Eppure i consiglieri comunali 4Stelle di Torino votano un emendamento che
impegna il Comune (…)
·       a dotarsi degli strumenti necessari a garantire che il prelievo idrico corrisponda al fabbisogno dell’area comunale limitando gli emungimenti dannosi alla falda; (sic!)
 Senza rendersi conto che un emungimento dalla falda cittadina sarebbe mortale innanzitutto per i torinesi stessi
 ·       a monitorare la qualità dell’acqua tramite la definizione delle aree di salvaguardia delle acque destinate al consumo umano per tutte le captazioni esistenti
 Senza rendersi conto che, per le ragioni suddette, a Torino non c’è più da decenni alcuna captazione né area di salvaguardia da tutelare.
La città di Torino, che ha avvelenato tutte le sue captazioni, deve invece avere un ruolo propulsore, soprattutto verso i Comuni montani, nella definizione delle aree di salvaguardia delle loro fonti di captazione.
È infine grave e sconcertante  l’ultima frase dell’emendamento che premette una serie di condizioni irrealizzabili per trasformare SMAT SPA in Azienda di diritto pubblico. Nemmeno il PD,  dopo il referendum di 5 anni fa,  era arrivato a tanto.
Come se i consiglieri 4Stelle di Torino non avessero mai sentito dire dai loro colleghi nei 306 Comuni dell’ATO3 della diffusa sudditanza a SMAT di quegli Enti Locali,  i quali dovranno compiere  un lungo e faticoso processo di autonomia per affrancarsi da SMAT.
L’emendamento 4Stelle  condiziona al loro preventivo consenso non tanto la trasformazione ma addirittura l’avvio di uno studio di fattibilità  per la trasformazione di SMAT in azienda di diritto pubblico il che significa, nei fatti, bloccare a priori la trasformazione stessa.
Nell’esprimere la nostra profonda preoccupazione, richiamiamo la rinnovata maggioranza del Consiglio Comunale a imprimere quel ruolo propulsore che dovrebbero esercitare Torino e i Comuni del Coordinamento ABC che già hanno intrapreso questa strada:  liberarsi dall’influenza “padronale” esercitata da SMAT con un rovesciamento dei ruoli istituzionali per cui SMAT e Torino decidono, gli altri 300 Comuni acquiescono: vera e propria negazione della democrazia, e ripristinare  rapporti corretti, peraltro ben individuati nella Convenzione istitutiva dell’ATO3  tra il Governo del nostro Servizio Idrico Integrato = ATO3 Torinese e il gestore = SMAT .
Torino, 29 luglio 2016
Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua – Comitato Acqua Pubblica Torino