Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 13 agosto 2016

Hillary Clinton no, è la peggiore guerrafondaia ed è teleguidata dai pescecani della finanza

WikiLeaks: George Soros detta a Hillary Clinton come gestire crisi in Albania

Hillary Clinton potrebbe diventare Presidente degli Stati Uniti ma una email pubblicata da WikiLeaks svela che nel 2011 il miliardario George Soros ha dettato all'allora segretario di Stato USA come gestire la crisi in Albania.

Mentre gli Stati Uniti stanno prendendo in considerazione l'applicazione di nuovesanzioni economiche contro la Russia dopo il rilascio delle email del DNC, WikiLeakspubblica una nuova email che dimostra come il miliardario George Soros abbia non solo interferito nella gestione dei disordini inAlbania del 2011 ma dettato al Hillary Clinton, all'epoca segretario di Stato, le mosse da intraprendere.

Nella email datata 24 gennaio 2011 Soros spiega alla Clinton, in corsa per i democratici allaCasa Bianca, che "una situazione grave è sorta in Albania che necessita una urgente attenzione da parte dei più alti livelli del governo degli Stati Uniti". "Saprai già che una manifestazione dell'opposizione (all'allora premier Sali Berisha, ndr) a Tirana lo scorso venerdì ha provocato la morte di tre persone e la distruzione di alcune proprietà" ricorda Soros a Hillary Clinton, affermando che "esistono gravi preoccupazioni riguardo ad ulteriori disordini collegati ad una contro manifestazione organizzata per mercoledì dal partito di governo e ad un evento di risposta da parte dell'opposizione due giorni dopo la commemorazione delle vittime". Berisha aveva accusato l'opposizione di tentare di provocare una rivolta in stile Tunisia. 

George Soros nella email diretta alla Clinton sottolinea quindi che "la prospettiva che decine di migliaia di persone manifestino per le strade in un contesto politico già infiammato è un cattivo auspicio per il ritorno dell'ordine pubblico e per il fragile processo democratico del Paese". 

Ecco quindi che Soros elenca ciò che dovrebbe fare Hillary Clinton, colei che tra pochi mesi potrebbe diventare Presidente degli Stati Uniti. In primo luogo la Clinton avrebbe dovuto convincere "la comunità internazionale a sostenere il primo ministro Berisha e il leader dell'opposizione Edi Rama per prevenire ulteriori manifestazioni pubbliche e smorzare i toni". 

In secondo luogo, l'ex segretario di Stato USA avrebbe dovuto "nominare un alto funzionario europeo come mediatore" consigliando alla Clinton anche alcuni nomi quali "Carl Bildt, Martti Ahtisaari o Miroslav Lajcak" perché "hanno forti connessioni con i Balcani". Secondo alcune fonti, WikiLeaks possiede dei documenti che dimostrano come lo svedese Carl Bildt sia in realtà una spia americana. 

Al termine della email, George Soros ricorda a Hillary Clinton che la sua fondazione (Open Society Foundations) a Tirana "sta monitorando la situazione da vicino ed è per questo in grado di fornire un'analisi indipendente (sic) della crisi". 

Alcuni giorni dopo questa email, l'UE ha inviato Miroslav Lajcak, proprio uno dei candidati indicati da Soros (si sarà trattato certamente di una fortuita coincidenza), a Tirana per incontrare i leader albanesi, con l'obiettivo di mediare la fine della rivolta. La email pubblicata da WikiLeaks fa quindi sorgere il dubbio che una volta nello studio ovaleHillary Clinton potrebbe continuare ad essere influenzata da questi poteri forti. 

Filomena Darelli

2016 crisi economica - separare le banche d'investimento da quelle di risparmio (commerciali) se ne è convinto anche Tremonti

PARLA L'EX MINISTRO
Il siluro di Tremonti contro euro e Bce. "Vi spiego perché così ammazzano tutto"



L'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti suona il de profundis per il capitalismo. Il suo attacco arriva dalle pagine del Tempo dove spiega, citando il Capitale di Carl Marx, quanto "per tanti anni si è visto solo il lato luminoso e non quello oscuro della globalizzazione, che è quello che si sta profilando, e che comprende la degenerazione della finanza. Quella cioè non al servizio dell'economia, ma che domina anche dal punto fi vista politico e culturale". E non va meglio con la nascita della moneta unica europea: "creata dal nulla".

Sono due le ragioni alla base della degenerazione dell'economia mondiale secondo Tremonti: "Un deficit politico e un surplus tecnico". In sintesi l'incapacità dei politici di far fronte a tutte le crisi che finora si sono sviluppate, facendo ricorso a ricette solo in apparenza risolutive come: "comprare tempo e sommergere tutto con crescenti quantità di liquidità-droga".

Non aiutano per niente le decisioni delle banche centrali di tenere al minimo i tassi di interesse sul denaro o peggio sotto lo zero, perché in questo modo: "si mettono in crisi tanto i bilanci delle banche, delle assicurazioni e della previdenza quanto quelli delle famgilie". L'effetto domino parte dagli istituti di credito, costretti a far pagare sempre di più i servizi di prelievo per i clienti, "una forma atipica di prelievo sul risparmio", pur di risollevare i ricavi ordinari che tendono allo zero.

I grandi stravolgimenti degli ultimi vent'anni nello scenario geo-economico mondiale, l'esplosione dei mercati asiatici in testa, ha creato: "un effetto di illusione di ricchezza artificiale - ha aggiunto Tremonti - il lavoro migra in Asia ma i lavoratori occidentali hanno la fortuna di comprare prodotti a basso prezzo. I loro salari - ha aggiunto - sono livellato sugli standard orientali ma vengono comprensati con i subprime. Fino al 2008".

Quel che accadrà può farlo capire l'atteggiamento dei partiti americani e cosa vogliono fare in campo economico con i propri candidati alla Casa Bianca: "Non è un caso che sia nel programma repubblicano sia in quello democratico si preveda di ritornare alla legge bancaria abrogata da Bill Clinton. Per questo, anni fa, mi sono opposto all'eliminazione dei dazi per comprare tempo, proteggere la nostra produzione e il lavoro. Non volevo bloccare la globalizzazione ma ricordo il furore mercatista contro la mia proposta".

No al papocchio costituzionale voluto dal giglio magico e da quei debosciati del corrotto Pd

Riforma costituzionale e governabilità

12.08.2016 Rocco Artifoni
Riforma costituzionale e governabilità
(Foto di governo.it)
Rafforzare la governabilità: per raggiungere questo obiettivo è stata approvata anzitutto la legge elettorale (cosiddetta “italicum”) e in seguito la riforma della Costituzione, che in autunno verrà sottoposta a referendum popolare. 
Anche i promotori della riforma ammettono che ciò avverrà a scapito di altri “valori”. È infatti evidente che la legge elettorale sacrifica la rappresentanza del popolo a vantaggio del primo partito, al primo turno (se supera il 40% dei consensi) o al secondo turno di ballottaggio. 
Ma molti sono i dubbi sulla costituzionalità della norma, in particolare considerando le motivazioni espresse dalla Corte Costituzionale sulla precedente legge elettorale (cosiddetta “porcellum”) proprio su questo punto. 
Venendo al testo della riforma costituzionale si adduce come fondamentale miglioramento della governabilità il fatto che la fiducia al Governo sia di pertinenza soltanto della Camera (e non più dal Senato), dove il primo partito disporrà di una maggioranza certa grazie al premio previsto dalla legge elettorale. 
Vero, ma tralasciando il fatto che non poche leggi necessiteranno di approvazione bicamerale, in particolare quelle in materia costituzionale, elettorale, referendaria, di tutela delle minoranze linguistiche, sull’ordinamento e sulle funzioni di comuni e città metropolitane, sull’autonomia delle regioni e relative ai trattati europei. 
Dato che i senatori verranno eletti – come prescrive la stessa legge di revisione costituzionale – “in conformità alle scelte degli elettori”, cioè con un sistema diverso da quello dei deputati e senza premi di maggioranza, è possibile (e persino probabile) che la maggioranza del Senato non sia conforme a quella della Camera. Il che significa che le leggi sulle materie di competenza bicamerale avranno un percorso parlamentare ben più arduo di quanto accada attualmente, in cui le maggioranze dei due rami del Parlamento sono sempre state sostanzialmente omogenee. Inoltre, se la maggioranza dei senatori sarà diversa da quella dei deputati, avrà la possibilità di fare ostruzionismo, chiedendo la modifica di tutte le norme approvate dalla Camera. Non solo: dato che le modalità attraverso le quali il nuovo Senato determinato dalla riforma potrà intervenire rispetto alle leggi approvate dalla Camera variano a seconda della materia, è possibile che vengano sollevati conflitti di attribuzione, soprattutto se i progetti di legge – come spesso accade – sono relativi ad argomenti diversi e complessi. 
In altre parole, se entrasse in vigore la riforma, da un lato si semplificherebbe almeno in parte il rapporto tra Governo e Parlamento, ma c’è il forte rischio che aumenti in modo consistente la conflittualità tra Camera e Senato, complicando il procedimento legislativo e rendendo difficoltosa l’attuazione del programma di Governo, che avrà la fiducia dei deputati ma difficilmente l’appoggio di entrambe le istituzioni parlamentari.
Un altro punto che, secondo i fautori della riforma, porterebbe ad un maggiore governabilità consisterebbe nell’eliminazione della competenza legislativa concorrente tra Stato e Regioni, che la riforma riporterebbe in capo allo Stato centrale. Ma ciò che esce dalla porta principale potrebbe rientrare dalle finestre. Anzitutto ci sono molte materie che sono affidate allo Stato solo per le norme generali, mentre la legislazione specifica spetta alle Regioni: e qui si riapre la strada del contenzioso sul limite della norma “quadro” rispetto al dispositivo approvato a livello regionale. 

Se dalla riforma del Titolo V del 2001 si era andati nella direzione di una produzione legislativa in cui concorressero Stato e Regioni, l’esclusione della competenza regionale potrebbe produrre un aumento dei contenziosi pregiudiziali, soprattutto da parte di Regioni governate da maggioranze diverse da quella che sostiene il Governo centrale. 

Per non dire dell’arma di possibile “ripicca” – introdotta dalla riforma costituzionale – di cui disporrebbe il Governo nei confronti di Regioni considerate “ostili”, attraverso la clausola di supremazia, che consente allo Stato di intervenire in materie riservate alla legislazione esclusiva delle Regioni in modo discrezionale, quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica ovvero la tutela dell’interesse nazionale. 

Non è tutto: la restrizione delle competenze Regionali sarà valida soltanto per le Regioni a statuto ordinario, con conseguente accentuazione della condizione di oggettivo privilegio delle Regioni e Province a statuto speciale, che già godono di più ampie competenze. Anzi, una postilla alla legge revisione costituzionale stabilisce che l’eventuale revisione degli statuti speciali debba avvenire “sulla base di intese con le medesime Regioni e Province autonome”, stabilendo di fatto che i privilegi si possono eliminare soltanto con il consenso del privilegiato. 

Non è difficile cogliere in queste norme elementi discriminatori, che facilmente accentueranno la conflittualità tra lo Stato e le Regioni a statuto ordinario e tra queste ultime e le Regioni a statuto speciale,  che potrebbero essere considerate fonte di sottrazione di risorse comuni. Anche in questo caso pare difficile trovare nel disegno di revisione costituzionale un reale rafforzamento della governabilità in riferimento ai rapporti tra poteri legislativi regionali e nazionali.

Infine, è palese che questo progetto di riforma costituzionale stia producendo una forte lacerazione politica, essendo stato approvato nella votazione finale soltanto con il consenso della maggioranza di governo, mentre tutte le opposizioni parlamentari hanno abbandonato l’aula senza partecipare al voto. In un simile contesto di contrapposizione, che sicuramente è destinata ad inasprirsi con la campagna referendaria, qualora entrasse in vigore la revisione costituzionale occorrerà mettere in conto future ripercussioni negative. 

Gli attuali oppositori tenderanno a non riconoscersi nella nuova Costituzione e, quando avverrà l’alternanza della maggioranza parlamentare, vorranno rimodificarla secondo la propria unilaterale visione costituzionale. Quando la Costituzione non è più la fonte delle regole condivise, diventa campo di battaglia politica, a rischio di altalenanti revisioni. Non è certo questo uno scenario di stabilità istituzionale capace di porre solide basi per l’esercizio di una concreta e coerente governabilità.
A meno che si confonda la governabilità con l’esercizio di un forte potere centrale del Governo, utilizzando in modo strumentale la Costituzione  e ignorando la conflittualità che ciò può produrre nelle aule parlamentari e nelle istituzioni regionali.
 La governabilità in realtà si rafforza con la credibilità di una classe politica capace di creare sinergia tra le varie istituzioni del Paese, avviando processi di confronto e di integrazione, nel rispetto di regole condivise. In questa prospettiva si può comprendere la frase di Thomas Jefferson, terzo Presidente degli Stati Uniti d’America: “Il miglior governo è quello che governa meno”.
È il caso di ricordare che il terzo principio della dinamica esprime il concetto che “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Soprattutto nelle questioni costituzionali, elettorali e istituzionali bisognerebbe tenerne conto, poiché in gioco non dovrebbe esserci il potere di qualcuno, ma la realizzazione del bene comune.

Euroimbecillità assume connotati grotteschi

GUERRA AL RISPARMIO

12/08/2016 06:44
Eurofollia: "tassa" sui soldi in banca
Altro che interessi: arriva il compenso di deposito, ti tolgono lo 0,4% annuo


Il posto più sicuro per i tuoi soldi: la banca? Magari tanto tempo fa, quando ancora per il continente e persino sui podi olimpici non veniva sguainata la bandiera blu con le stelle gialle. Sotto l’eurodittatura non c’è posto dove tener soldi, manco che a Bruxelles e Francoforte avessero riscoperto le radici cristiane e che quindi sempre di sterco del demonio si tratta.

Il materasso no: a parte per il rischio di furti nelle case (e guai a chi osa collegarne l’ondata a presenze etniche o flussi migratori), è considerato demodé e fa pure un po’ evasore fiscale. Siccome l’altra alternativa è metterli, appunto, in banca, occorre vedere se abbia ancora un senso, e se sì quale. Gli obbligazionisti (di Banca Etruria, ad esempio) hanno una loro personalissima chiave di lettura in materia di “investimenti” suggeriti dagli istituti di credito. Per tutti gli altri, c’è il conto corrente. Che non conviene granché, si obietterà. Ma dalla Baviera arriva la grande novità: non è che non convengano, ci rimetti direttamente.

La Raffeisen di Gmund, banca cooperativa piccolo comune del Land più grande e ricco di Germania, ha infatti avvertito i propri correntisti: da settembre, chi ha depositati più di centomila dei suoi euro, dovrà versare lo 0,40% annuo come “compenso di deposito”. E quando la notizia è emersa come indiscrezione, Josef Paul, consigliere dell’istituto, ha dato il crisma dell’ufficialità: “Abbiamo scritto a tutti i grandi correntisti e abbiamo consigliato loro di analizzare la situazione: una parte dei clienti ha deciso di andare su investimenti alternativi e altri hanno spostato la liquidità verso altre banche”. Ma ad aver ispirato le teste d’uovo della Raffeisen di Gmund è stato in realtà Mario Draghi: il numero uno della Bce è visto male dalla Germania per via del suo quantitative easing e malissimo dalla realtà, giacché continua ad agitare il suo “bazooka” senza accorgersi che ha le polveri completamente bagnate. Il meccanismo che sta utilizzando, trionfalmente presentato dai i titoloni della carta stampata “mainstream” come la manovra da 60 miliardi di euro al mese, non sta sortendo alcun effetto all’economia reale e sta finendo per indispettire persino le banche di risparmio, cui fondamentalmente non conviene più (a causa dei tassi negativi) gestire i soldi della gente. Proprio grazie ai tassi negativi. L’ennesimo vicolo cieco, e poi ci si lamenta che siamo in deflazione. Già, ma come uscirne? Facile, basterà aspettare ancora un po’: con conti correnti del genere, presto di soldi i cittadini non ne avranno più. Né in banca, né sotto il materasso. 

robert vignola

Un cialtrone al governo che non avrebbe MAI dovuto esserci ha giocato con la pelle degli italiani, il suo compito era creare la Piena Occupazione Dignitosa

POLITICASCENARIO/
L'autunno caldo in arrivo per Renzi
Gianluigi Da Rold

venerdì 12 agosto 2016
Porca miseria, l’Italia non riparte! E la famosa luce in fondo al tunnel resta sempre lontana. 

Deve esserci in corso una congiura giudaico-massonica contro il nostro fiducioso premier Matteo Renzi e i registi della “congiura” stanno probabilmente (si fa per dire) all’interno dell’Istat, il nostro Istituto nazionale di Statistica. 

Non è semplice, anche se appare come l’ultima risorsa, fare ironia su quello che sta ancora accadendo, con una cadenza quasi ossessiva. Ma non è possibile, con tutto il dispiacere che ti prende, conoscere dall’Istat, all’ennesimo ragguaglio trimestrale, che l’Italia, dopo nove anni di crisi, è ancora in deflazione. 

Nonostante tutte le rassicurazioni e le note di ottimismo, il motore dell’economia italiana rischia di incepparsi. Prima è stata la produzione industriale a segnare a giugno una pesante battuta d’arresto, poi i dati sull’inflazione e persino quelli sull’export sono diventati negativi.

In breve sintesi, nonostante le iniezioni di liquidità della Bce, non si arresta la caduta dei prezzi e a luglio l’Italia resta in deflazione: su base annua il segno è appena del -0,1%, ma se si fa un ragguaglio con giugno la discesa è del -0,4%. Va male anche sul fronte del commercio estero perché le esportazioni sono calate e l’import è fermo. In sostanza, i consumi non sono affatto ripartiti.

Adesso siamo a poche ore dalla conoscenza della revisione (è già prevista al ribasso) del Pil. E speriamo ardentemente che non ci siano “gufi”, “menagramo”, oppure nuovi “congiurati” che ci forniscano un quadro deprimente dello stato dell’economia italiana, dopo (occorre ripeterlo sempre) nove anni di fila di crisi mondiale, quella che un commentatore economico del Corriere della Sera (proprio nell’agosto del 2007) si sbilanciava a dire che si sarebbe stata risolta in un paio di mesi.

Ora è anche probabile che, per sfuggire a questi dati economici, gli italiani si rifugino nei bar per discutere il nuovo testo dell’articolo 70 della Costituzione (quello sul procedimento legislativo) che alcuni hanno definito un cruciverba. Purtroppo altri dati statistici indicano che solo il 4% degli italiani è interessato alla riforma istituzionale, ma quasi tutti sono invece in attesa di una ripresa di produzione, di una crescita economica, di posti di lavoro, di diminuzione della pressione fiscale, di consumi e di altre “ quisquilie e pinzillacchere” che riguardano la vita reale delle persone.

Ora, è evidente che tutto quello che accade in campo economico non può essere attribuito a Matteo Renzi. Nella grande recessione mondiale, da quando fallì Lehman Brothers, e un grande “inviato” della grande finanza si presentò alla Casa Bianca per spiegare che o “ci date questo assegno o da domani questo mondo non c’è più”, si è assistito al fallimento conclamato, ripetuto e ribadito della riscoperta del neoliberismo, che era stato consacrato non solo contro gli interventi dello Stato, ma pure con le opportunità di interventi statali temporanei come suggeriva un liberale come Lord Keynes. 

In definitiva, i teorici della “mano invisibile” che aggiusta i mercati sono i cantori di una favola che è diventata come quella dell’araba araba fenice: tutti sanno dov’è, ma nessuno lo dice. Il problema di Renzi è che malgrado le sue “epiche battaglie sulla flessibilità” in quella realtà europea che è diventata la nuova “semplice espressione geografica” dei nostri giorni, sembra in linea con questo capitalismo rampante, con il Ceo di “JP Morgan” Jamie Dimon, quello che dovrebbe sistemare Monte dei Paschi di Siena ed è il massimo esponente di una banca che suggeriva nei suoi documenti come rifare le Costituzioni, come quella italiana, troppo democratica, troppo schierata in difesa dei lavoratori e dei contratti di lavoro. In più non si capisce perché i dati della ripresa o, meglio della non ripresa, siano sempre da interpretare.

In realtà, l’estate rischia di passare in fretta per il nostro Presidente del Consiglio e può arrivare la sorpresa di un autunno piuttosto concitato, tanto da far rimpiangere quello “caldo”, come si diceva una volta. Se la ripresa economica, come pare, non riparte, il governo rischia di trovarsi impantanato in nuove promesse per cercare di superare la recessione permanente con una legge di stabilità che sarà stilata con una cura molto particolare, ma che difficilmente potrà risolvere i problemi della fiscalità, della crescita, del lavoro, di un solido aiuto alla povertà. Resta aperto, e in parte con lati non chiari, un problema bancario che la mancata ripartenza italiana difficilmente riuscirà a risolvere.

Ma oltre a questi nodi tutti da sciogliere, ci sono altri problemi che incalzano in un contesto internazionale che sembra contrassegnato da un caos difficilmente governabile. A parte tutte le “schivate” possibili fatte in questi mesi, la questione libica investe inevitabilmente, come si era capito da tempo, anche l’Italia. Fayez al-Sarraj “comunica”, via Corriere della Sera, di fatto che l’Italia diventa operativa (o è già operativa?) nella partita libica, che si gioca contro l’Isis certamente, magari anche con la conquista (che sembra già attuata della zona di Sirte), ma che è anche una partita sui giacimenti di petrolio, dove l’interesse vede una concorrenza tra le stesse nazioni occidentali. Muoversi su quel terreno è un altro rischio da prendere con le molle e da non sottovalutare.

Il recente incontro tra Putin ed Erdogan non pare un ribaltamento di alleanze come molti prevedono. Piuttosto è come se Erdogan, diffidente verso gli Usa e deluso dall’Europa (sempre più silenziosa ed enigmatica), tenti di giocare anche su un altro tavolo con un’alleanza che faccia una sorta di cerniera dalla Russia fino all’Egitto, cercando di avere dei punti fermi a tutte le destabilizzazioni che ha provocato una politica estera americana, soprattutto in Medio Oriente, piuttosto insensata.

È difficile prevedere gli sviluppi di questa situazione, anche le stesse reazioni dell’Isis alla perdita di Sirte. Il fatto è che il coinvolgimento italiano in questo contesto internazionale ha aspetti problematici con l’Egitto (caso Regeni), con la Turchia (Erdogan dice che due addetti militari turchi sono fuggiti in Italia dopo il golpe fallito).

Aggiungiamo a questo altri rischi di controllo del flusso migratorio. C’è una situazione tesa a Ventimiglia, un’altra complessa a Como e ci sono problemi “stanziali” a Milano, dove si cerca il modo di sistemare migliaia di profughi. In attesa di sapere come si comporterà la Turchia per il famoso accordo con l’Europa, vale la pena di non dimenticare che il 1 (2) ottobre c’è un referendum austriaco dove si preannuncia la vittoria di un partito che molti definiscono neonazista. Quanti muri si costruirebbero al Brennero?

Vista questa situazione italiana nel suo complesso, siamo sicuri che in autunno parleremo molto del referendum costituzionale? Sarebbe una speranza.

http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2016/8/12/SCENARIO-L-autunno-caldo-in-arrivo-per-Renzi/718525/

 

Implosione europea - solo gli euroimbecilli italiani possono credere che la Germania gli possa ridare la possibilità di ricominciare a fargli concorrenza sulle merci

Pil e Debito, Luigi Zingales: "Situazione insostenibile. Renzi ha sbagliato in Europa, deve cambiare la sua politica"

L'Huffington Post | Di Giuseppe Colombo

Pubblicato: 12/08/2016 18:40 



Pil fermo al palo e debito pubblico al nuovo massimo storico, ma i problemi che attanagliano l’economia italiana travalicano la dimensione nazionale: la partita si gioca in Europa. È lì che “il governo Renzi ha sbagliato perché avrebbe dovuto ridiscutere la nostra posizione piuttosto che preoccuparsi di ottenere margini di flessibilità”. L’economista Luigi Zingales, professore alla University of Chicago Booth School of Business, legge così, in un’intervista all’Huffington Post, i dati resi noti oggi dall’Istat e dalla Banca d’Italia.

L’economia italiana piange: crescita nulla e un debito pubblico che aumenta invece di calare. Come lo spiega?

“I dati sono chiaramente preoccupanti: quello più preoccupante è il calo dell’export. L’export negli anni della crisi è stata la componente della domanda che ha sostenuto la nostra economia. In una fase in cui l’euro era più debole del dollaro, ci saremmo aspetti un aumento dell’export, non una riduzione”.

Cosa manca?

“C’è una carenza di domanda a livello europeo. Assistiamo a una deflazione, a livello europeo, che non sembra essere stata risolta dal quantitative easing e dalla Bce. Mi sembra che la Bce abbia sparato tutte le cartucce e a questo punto siamo di fronte alla necessità di avere una politica fiscale europea. Qui casca l’asino però perché la politica fiscale non c’è perché non c’è un governo europeo”.

Leggendo i dati dell’Eurostat, l’Italia sta peggio rispetto a molti Paesi europei: Germania, ma anche Spagna.

“Il problema di fondo è che l’Italia è in crisi da vent’anni. La Spagna ha avuto una grande crescita negli anni 2000 e poi una grande crisi. L’Irlanda ha ripreso a crescere a ritmi straordinari. Il nostro problema non dipende dal fatto che al governo ci sia Berlusconi, piuttosto che Letta o Renzi. C'è un problema di fondo. Per esempio molti si sono appigliati al fatto che bastava aumentare la flessibilità del lavoro, ma si è fatto e la situazione non è cambiata”.

Cosa servirebbe all’economia italiana?

“Serve quella che io chiamo la flessibilità del capitale, cioè la flessibilità della capacità di spostare gli investimenti e i capitali da imprese che oggi sono marginali a imprese che sono più dinamiche. Serve una maggiore capacità di crescere, che significa anche tagliare i rami secchi. Questa dinamicità in Italia si è persa ed è un grande ostacolo per la crescita”.

Cosa aggiungerebbe alla ricetta per guarire il malato Italia?

“Una riduzione generalizzata del costo di fare impresa. Uno va in Austria e costa molto meno, costa molto meno anche in Slovenia. Perché i nostri imprenditori devono stare in Veneto quando possono andare in Slovenia e stare molto meglio?”.

Qual è la freccia che è mancata nell’arco di Renzi?

“Il governo Renzi avrebbe dovuto cercare di ridiscutere la nostra posizione in Europa. Noi siamo in una situazione insostenibile. Un’Unione monetaria non è sostenibile senza una qualche forma di ridistribuzione fiscale”.

Il governo italiano in cosa ha sbagliato?

“Fino ad ora il governo italiano si è più preoccupato di ottenere margini di flessibilità piuttosto che ridiscutere la situazione dall’inizio. La Germania non ci sente: non solo ha negato la promessa di fare una garanzia unica sui depositi, ma ha imposto nuove condizioni e quando si vogliono imporre nuove condizioni significa che le cose non si vogliono fare. A questo punto ci dicano loro cosa sono disponibili a fare: se la risposta è niente, allora la sopravvivenza dell’area euro è in bilico”. 

#RomaPulita - se la Raggi starnuta il Pd protesta, opposizione vuole dire proporre idee alternative e non criticare e basta

Rifiuti dalla Capitale | Muraro: “Terni può stare tranquilla”

Rifiuti dalla Capitale | Muraro: “Terni può stare tranquilla”

Per l'assessore capitolina non esiste nessun caso Umbria | "La città è già martoriata dall'inquinamento"

Non esiste nessun caso Umbria e la Presidente della Regione non si deve preoccupare“. È questa la frase con la quale l’assessore all’Ambiente del Comune di Roma, Paola Muraro, corregge il tiro sulle recenti dichiarazioni del sindaco Raggi che lasciavano ipotizzare l’utilizzazione delle strutture Acea di Terni e Orvieto come sedi per lo smaltimento dei rifiuti della Capitale.
Il conferimento dei rifiuti negli impianti ACEA nel Lazio – prosegue –  già avviene da molti anni nel silenzio generale (che ha fatto finora la vecchia politica?), non è nelle intenzioni del Comune di Roma intervenire su nuovi ampliamenti o modifiche autorizzative degli impianti ACEA. Gli impianti citati fanno parte dell”impiantistica di ACEA di proprieta per il 51% del Comune di Roma. L’utilizzo dei suddetti impianti potrà avvenire solo nel rispetto delle autorizzazioni vigenti e i rifiuti verranno conferiti tenendo conto del principio di prossimità“.
Terni – conclude l’assessore – è già una città martoriata dall’inquinamento: ricordiamo che ha il triste primato di essere la prima città in Italia per nichel e cromo dispersi in atmosfera e nei suoli. Quelle di oggi sono solo polemiche costruite ad arte e i sindaci Pd e Fi che oggi pretestuosamente hanno alzato il classico polverone agostano. I cittadini possono dormire sonni tranquilli. Il M5S non solo a Roma ma in tutta Italia vuole andare verso Rifiuti zero e sta lavorando per questo con impegno“.

Expo - c'era la mafia tutti noi lo sapevamo ma lo zombi al governo ha costretto anche la procura di Milano a far finta di niente

Expo 2015: gli appalti di Cosa Nostra

Undici persone arrestate, tra loro anche un avvocato siciliano. Ilda Boccassini: "Questa volta è coinvolta la magia, non la 'ndrangheta"
Expo 2015 a Milano, Cosa Nostra. Sì, la mafia aveva messo più di una mano sull’esposizione universale dell’anno passato. Undici persone sono state arrestate. Tutto come da copione consolidato, insomma: grande manifestazione, appalti milionari, la malavita che ci entra di forza. Se non fosse che, a lungo, Milano è passata per la “capitale morale” d’Italia, contrapposta a Roma e a Mafia Capitale.
Le accuse vanno dall’associazione a delinquere finalizzata a favorire gli interessi della famiglia Pietrapersa di Enna, a riciclaggio e frode fiscale. La Guardia di Finanza ha sequestrato diversi milioni di euro, pochi in confronto ai 20 dati in tre anni dall’Ente Fiera al consorzio ‘Dominus’, controllato dalla società ‘Nolostand’. Tra le persone arrestate pure un avvocato, Danilo Tipo di Caltanissetta, ex presidente della Camera penale nissena.
Nel mirino degli investigatori, in particolare, i lavori sul Decumano per i padiglioni di Francia, Qatar e Guinea. Ma pure per la costruzione degli stand di ‘Birra Poretti’, del Palazzo Congressi e dell’Auditorium. Nessun indagato nell’Ente Fiera o nella società di gestione Expo 2015, ma i magistrati parlano di “censurabile sottovalutazione” e di “nessuna riflessione su alcune evidenti anomalie” nella gestione degli appalti.
Francesco Greco, procuratore della Repubblica di Milano, aggiunge: “Abbiamo dimostrato la stretta interconnessione tra organizzazioni criminali mafiose e criminalità economica”. Ilda Boccassini, procuratore aggiunto e coordinatore della Dda milanese, spiega: “Questa volta, in Lombardia, non c’è la mano della ‘ndrangheta, ma di Cosa Nostra”.Quelli che, parlando di Expo nelle intercettazioni, dicevano: “Abbiamo fatto Bingo”.

Ucraina - Il governo invece di pensare al benessere degli ucraini pensa a fare la guerra eppure l'economia va male e tante cose si potrebbero fare e raggiungere se non ci fossero gli Stati Uniti con la loro lotta ideologica della loro unica supremazia ad ogni costo

Crimea, la Russia schiera i micidiali missili antiaerei S-400

Una batteria di missili russi S-400

Per le tensioni alla frontiera con la penisola scambi di accuse continui tra il Cremlino e Kiev continuati nella riunione di ieri all'Onu. Il premier russo Medvedev: "Senza soluzioni, romperemo relazioni". In due anni e mezzo la guerra tra Ucraina e separatisti filo-russi ha fatto oltre 9000 morti

12 agosto 2016

La Russia ha posizionato in Crimea batterie dei nuovi missili S-400 'Triumf'. Lo ha riferito il ministero della Difesa. Si tratta di un sistema moderno e avanzato rispetto agli S-300, il cui spiegamento era già stato annunciato a metà di luglio scorso dal capo di Stato maggiore Evgenij Oleynikov e rappresentano la punta più alta dei sistemi di difesa terra-aria russi. Gli S-400 sono nati per proteggere aree di importanza strategica. Ogni batteria può attaccare più di una mezza dozzina di obiettivi simultaneamente: secondo Mosca, questi missili possono intercettare ed abbattere i migliori bombardieri strategici e i caccia occidentali oltre ai velivoli stealth.

Lo spiegamento coincide con l'aumento del livello di tensione tra Kiev e Mosca sulla questione ancora aperta della penisola di Crimea annessa dalla Russia dopo il controverso referendum del 16 marzo 2014, che potrebbe portare il Cremlino, riferisce il sito Sputnik citando il quotidiano Izvestia, a chiudere la propria rappresentanza diplomatica in Ucraina e richiamare in patria lo staff.

La Russia, infatti, ha oggi fatto sapere che potrebbe rompere le relazioni diplomatiche con l'Ucraina in seguito alle crescenti tensioni sulla frontiera della Crimea. "Se non c'è altro modo per cambiare la situazione, il presidente Vladimir Putin potrebbe fare questo passo", ha detto il primo ministro Dmitry Medvedev parlando a Sochi (Mar Nero), dove sta partecipando alla riunione dei capi di governo dell'Unione economica eurasia.

Il nuovo strappo nelle già complesse relazioni tra Mosca e Kiev, si è avuto lo scorso 10 agosto, quando i servizi segreti russi Fsb hanno rivelato di aver sventato "attentati terroristici" organizzati dall'Ucraina allo scopo di "destabilizzare" la penisola in vista delle elezioni di settembre. Autore compiere degli attentati doveva essere Ridvan Sulemanov, l'uomo arrestato lo scorso 30 luglio mentre stava scattando fotografie all'aeroporto di Simferopoli. Secondo le autorità russe Sulemanov, reclutato dal servizio di intelligence del ministero della Difesa ucraino, ha detto che aveva scelto la stazione degli autobus e l'aeroporto della capitale della Crimea come i luoghi dove posizionare "quattro ordigni esplosivi". Il video della presunta confessione è stato diffuso dai servizi russi. Lo riporta l'agenzia Tass.

Ieri al palazzo di vetro delle Nazioni Unite si è tenuta una riunione urgente del Consiglio di sicurezza, che si è occupato della tensione crescente ai confini tre le due ex repubbliche dell'Unione sovietica. Ed è continuato, anche in quella sede, lo scambio di accuse tra Ucraina e Russia. Kiev teme un'offensiva di Mosca, che starebbe ammassando nuove truppe in Crimea. Per il Cremlino è invece l'Ucraina che tenta di destabilizzare la penisola sul Mar nero alla vigilia delle elezioni per la duma in calendario a settembre.

Il duello alle Nazioni unite segue quello a distanza tra i due presidenti Petro Poroshenko e Vladimir Putin, dopo che in Crimea all'inizio della settimana sarebbe stata sventata un'incursione da parte di sabotatori di Kiev, smentita da parte Ucraina. Il Cremlino ha addossato a Kiev la responsabilità di essere passata al "terrorismo", la Bankova - la presidenza ucraina - ha parlato di accuse "ciniche e insensate".

L'ambasciatore ucraino alle Nazioni unite Volodimir Yelchenko ha sostenuto che la Russia ha ammassato oltre 40.000 soldati in Crimea e sarebbe pronta a un'invasione. "Questi numeri rispecchiano cattive intenzioni, è l'ultima cosa che vogliamo", ha detto Yelchenko. Il rappresentante russo Vitaly Churkin gli ha risposto che Kiev, "piuttosto che contare le nostre truppe", dovrebbe occuparsi di mettere fine alle provocazioni nel Donbass e rispettare gli accordi di Minsk. Per Churkin la seduta del Consiglio di sicurezza è stata "utile" ed è servita per chiarire la situazione che minaccia di degenerare dopo che l'Ucraina ha messo in allerta le truppe lungo il confine con la Crimea e la linea del fronte con le repubbliche separatiste e la Russia ha iniziato nuove esercitazioni militari sul Mar nero.

"Negli ultimi giorni non vediamo alcun aumento significativo dei combattimenti", ha replicato Oleksandr Motuzyanyk, portavoce dell'esercito di Kiev in un intervento televisivo. "Purtroppo il cessate il fuoco non è stato osservato da parte dei gruppi armati separatisti, ma il numero medio di bombardamenti è praticamente allo stesso livello".

Non è la prima volta che il conflitto ucraino si infiamma dopo il cambio di governo a Kiev e l'annessione della Crimea da parte russa. Da due anni e mezzo la guerra tra Ucraina e separatisti filo-russi va avanti a corrente alternata e il conto dei morti è arrivato a oltre 9000, gli ultimi proprio questa settimana tra la Crimea e il Donbass. Ad aumentare la tensione c'è stato anche l'episodio dell'autobomba che qualche giorno fa ha fatto quasi saltare in aria Igor Plotnitsky, leader filorusso della repubblica di Lugansk, ferendolo solo lievemente. Anche in questo caso reciproche accuse e speculazioni si sono scatenate a cavallo tra i due Paesi.

Oltre alla retorica e alla propaganda su entrambi i fronti ci sono però anche i tentativi per evitare che la polveriera esploda e sia da Mosca che da Kiev si punta sulla mediazione internazionale. Dal Cremlino si è avanzata l'ipotesi che il cosiddetto Quartetto normanno, con Putin, Poroshenko, Angela Merkel e Francois Hollande, possa riunirsi già a margine del prossimo G20 programmato all'inizio di settembre in Cina. Dalla Bankova, Poroshenko tenta inoltre di coinvolgere direttamente anche gli Stati Uniti, dopo che negli ultimi mesi il sostegno di Germania e Francia è apparso meno consistente.

L'ambasciatore americano a Kiev Geoffrey Pyatt, sulle accuse di incursioni ucraine in Crimea si è schierato subito dalla parte di Poroshenko, dicendo che "la Russia ha spesso accusato falsamente l'Ucraina per distogliere l'attenzione dalle proprie azioni illegali", ma è vero che nei mesi scorsi gruppi nazionalisti ucraini hanno preso di mira le infrastrutture delle Crimea con attacchi di stile terrorista.

Anche per quanto riguarda gli accordi di Minsk, le colpe della mancata implementazione sono da addebitare non solo agli
indipendentisti filorussi, ma anche al governo Ucraino che non è riuscito ancora a risolvere il nodo del decentramento e delle riforme costituzionali. Il dialogo con i separatisti per lo svolgimento di elezioni secondo meccanismi condivisi nelle regioni occupate è sempre in stallo.

venerdì 12 agosto 2016

Fuori dall’€uro subito! Ora! Non c’è più tempo

agosto 12, 2016 posted by Giuseppe Palma
PIL SECONDO TRIMESTRE 2016: SI FERMA QUEL POCO DI CRESCITA DELL’ECONOMIA ITALIANA. COSA VUOL DIRE? 



L’Istat registra crescita ZERO nel secondo trimestre 2016!

Ma partiamo dall’inizio.

Lì dove gli aggiustamenti non possono avvenire sul cambio (essendo l’€uro un accordo di cambi fissi), avvengono sui salari e sulla qualità occupazionale. In altre parole, il peso della competitività – nell’eurozona – non è più scaricato sulla moneta bensì sul lavoro!

E infatti la riforma Fornero prima, e il jobs act poi, vanno esattamente in questa direzione.

Tuttavia, a dare un grande aiuto all’economia italiana sono intervenuti sia Mario Draghi (BCE) con il Quantitative Easing che il governo Renzi con la decontribuzione.

Ciononostante, la disoccupazione in Italia resta altissima (siamo all’11,6%, mentre nel 2011 era all’8,8%) e il PIL rallenta, registrando una battuta d’arresto nel secondo trimestre 2016 (zero!).

A questo punto, in considerazione del fatto che il governo Renzi aveva previsto per quest’anno una crescita del PIL di un + 1,7% (poi rivista a ribasso ma comunque intorno all’1,5%), e se ci va bene chiuderemo il 2016 con un + 0,6/0,7%, ciò comporterà l’adozione di ulteriori misure lacrime e sangue anche alla luce del fatto che laCommissione europea ci ha imposto – per il 2017 – di mantenere il rapporto deficit/PIL all’interno di un misero 1,8% (per poi fare pareggio di bilancio, cioè ZERO spesa a deficit, a partire dal 2019). Per dirla con parole povere, il governo Renzi (per compensare la minore crescita) dovrà trovare circa 16-18 miliardi di euro in più, quindi – con ogni probabilità – scatteranno le clausole di salvaguardia (tra le quali l’aumento dell’IVA al 25,5% e delle accise sulla benzina).

Ora. Non vi viene in mente che il problema sia proprio l’€uro? Una moneta completamente sbagliata per la nostra economia. Del resto, la scusa che l’Italia “non fa le riforme” non regge più: il mercato del lavoro è stato ampiamente riformato esattamente come voleva l’UE, stesso dicasi per la Costituzione (sperando che il popolo bocci la “schiforma”) e la pubblica amministrazione. In più vi sono stati la totale informatizzazione del processo civile e i famosi 80 euro…
Continuando di questo passo, stando alle folli ricette dei sostenitori dell’€uro, dell’Italia resterà solo il nome.

La responsabilità di quanto è avvenuto e sta avvenendo è solo ed esclusivamente di una moneta unica totalmente sbagliata, generatrice di morte e disperazione. Accompagnata dai parametri forcaioli previsti dai Trattati europei, addirittura rivisti a ribasso dalla Commissione europea. Aspettando l’entrata in vigore del fiscal compact (2019).

Fuori dall’€uro subito! Ora! Non c’è più tempo.

Giuseppe PALMA
(autore di 19 libri, tra i quali: “figli destituenti”, “il tradimento della Costituzione”, “il male assoluto”, “€urocrimine” e tantissimi altri…).

Libia - Siria - Turchia - Ucraina

Quattro interrogativi geopolitici di cruciale importanza di Eugenio Orso
Posted on 12 agosto 2016


Come forse qualcuno ha compreso, io non sono un esperto di Geopolitica e di Relazioni Internazionali, con le iniziali maiuscole perché si tratta di cose molto serie e di discipline riconosciute.

Tuttavia, in questo frangente storico tali materie acquistano un’importanza esiziale, alla presenza di un conflitto di classe a senso unico, in occidente, che non è un vero e proprio conflitto verticale, in cui l’alto e il basso della piramide sociale si combattono – con tutte le implicazioni del caso, come accadeva nel novecento – ma semplicemente un attacco delle strapotenti élite finanziarie neocapitaliste ai diritti e ai redditi delle classi dominate, che appaiono inerti e prive di difesa.

Se la Geopolitica e la Guerra neoimperialista del grande capitale finanziario diventano cruciali nel determinare il nostro futuro, osservando “il campo di battaglia”, che oggi è in pieno fermento in tre continenti, non posso evitare di pormi alcune domande d’importanza cruciale:

1) In Libia, le milizie “islamosunnite moderate” di Misurata e altre forze, per conto del governo Serraj imposto dall’esterno (Onu, Usa, Ue e altri), stando a quanto strombazzano i media, stanno per liberare completamente Sirte e sconfiggere lo stato islamico, con l’aiuto di commando inglesi sul terreno e di qualche bombardamento aereo americano. La finalità di queste operazioni militari, supervisionate e appoggiate dall’occidente neocapitalista, è veramente quella di spazzar via gli islamisti sunniti di al-Baghdadi dalla Libia, oppure di consentirne il riposizionamento, nel quadro della “guerra infinita al terrore”, per perpetuare la minaccia e continuare con la destabilizzazione, investendo anche l’Europa? 

2) In Siria, la battaglia di Aleppo potrebbe entrare nella fase finale, pur fra mille difficoltà per i governativi di Assad, le milizie alleate e i Russi. Le maggiori probabilità, allo stato attuale delle cose, sono quelle di una vittoria sul campo del legittimo governo siriano, appoggiato dalla Federazione Russa e dall’Iran, anche se i tempi potranno non essere brevissimi. La battaglia di Aleppo ha un grande valore strategico e anche simbolico, perché gli sconfitti non sarebbero solo al-nusra, l’esercito della conquista e le altre bande di tagliagole che hanno insanguinato per più di cinque anni la Siria, ma soprattutto i loro sponsor dell’Asse del Male, Usa, Nato, la scodinzolante Ue, le monarchie islamosunnite del Golfo, la Turchia, Israele. Guarda caso, nel momento in cui i mercenari delle élite neocapitaliste, dopo aver perso oltre cinquemila elementi fra morti e feriti, rischiano il collasso, infuria la solita tempesta mediatica, contro Assad, la Russia (e l’Iran), con accuse di aver utilizzato il cloro nei bombardamenti, con la pelosa e interessata pietà per gli abitanti senz’acqua e senza luce, per i bambini uccisi, eccetera. Mobilitato anche l’inutile e vile Onu, a partire dai burattini Ban Ki-moon e Staffan de Mistura, che promuove un’inchiesta sull’utilizzo del cloro per accertare crimini di guerra, naturalmente a senso unico, onde mettere sotto accusa la Resistenza governativa siriana. Ciò che si vuole, nonostante le apparenze di “ingerenza umanitaria”, è imporre una tregua – o peggio, una no-fly zone – per rifornire e riarmare i tagliagole jihadisti superstiti, mettendoli in grado di “contrattaccare” ancora. Non dimentichiamo che esiste un piano di spartizione della Siria condiviso da molti stati-canaglia, dagli Usa all’Arabia saudita, dalla Turchia a Israele. Riuscirà l’Asse del Male a guida statunitense a impedire che la Resistenza governativa siriana, appoggiata dalla Russia, dall’Iran e da Hezbollah, vinca in modo chiaro e netto la battaglia di Aleppo? 

3) L’infame ottomano islamosunnita Erdogan sembra che abbia compiuto un rapido voltafaccia, a trecento e sessanta gradi, dopo il fallimento dell’ambiguo golpe del 15 di luglio, apparentemente rivolto contro di lui. All’interno, le epurazioni, dall’esercito alla magistratura e alla pubblica istruzione procedono spedite e consolidano il potere del miserabile sultano. L’incontro con Putin, coronato da successo e dalla progressiva rimozione delle sanzioni russe alla Turchia, dovrebbe aver ufficializzato la svolta nella politica internazionale turca, tanto che si riparla di Turkish Stream. Putin è un grande statista che deve avere, nel suo ruolo, un po’ di pelo sullo stomaco – l’ha dimostrato una volta di più stringendo la mano di Erdogan! – ed è interessato a indebolire la minaccia, per la Russia, l’Europa e il mondo intero, rappresentata dalla Nato. Per quanto mi riguarda, Putin non ha fatto nulla di sbagliato e non ha tradito nessuno (tantomeno il popolo russo), incontrando Erdogan. La domanda che mi pongo, però, è la seguente: Erdogan sta cessando di rifornire, attraverso il confine turco con la Siria, i tagliagole “moderati” annidati ad Aleppo, nell’Idlib e nell’estremo nord della provincia di Latakia, e lo stato islamico ancora insediato a Raqqa, oppure sta facendo una sorta di doppio gioco, prostrandosi davanti a Putin, ma continuando a sostenere, da brava pedina dell’Asse del Male, i terroristi in Siria? 

4) In ultimo la situazione in Crimea e nel Donbass ucraino ridiventata incandescente. La ripresa della tensione fra la Russia e l’Ucraina di Poroshenko, che ha tentato sabotaggi nella Crimea liberata e sfondamenti nel Donbass, è soltanto una tensione passeggera determinata dalle difficoltà interne del regime ucraino, che non farà saltare gli accordi di Minsk 2 (garanti Merkel e Hollande!), oppure rappresenta la riapertura del fronte dei Balcani profondi, nel quadro dell’aggressione dell’Asse del Male alla Russia, prima delle presidenziali americane di novembre?

Lascio agli esperti di Geopolitica e Relazioni Internazionali (e alla vostra capacità d’analisi) la risposta alle mie domande …

IL REGNO UNITO GRAZIE ALLA STERLINA SVALUTATA STA REGISTRANDO UN BOOM DI ACQUISTI E TURISMO DALL’ESTERO

SHOCK! UNA NOTIZIA CORRETTA AL TG1! (di Giulio Betti)



Attenzione, questo articolo può provocare disturbi dell’umore in soggetti euristi. Se siete sensibili a monete diverse dall’euro, si prega di non continuare la lettura.

Stamattina mentre stavo guardando il Tg1, aspettandomi le solite notizie (omicidi, terrorismi ecc.) vedo un servizio inaspettatamente veritiero. Il corrispondente da Londra dice qualcosa di veramente scioccante e inaspettato: IL REGNO UNITO GRAZIE ALLA STERLINA SVALUTATA STA REGISTRANDO UN BOOM DI ACQUISTI E TURISMO DALL’ESTERO.
Nel servizio vengono intervistati turisti spagnoli, italiani, francesi che si mostrano tutti felici e contenti di fronte alla telecamera: “Pochi mesi fa con 1 euro riuscivamo a malapena a comprare 78 pence, oggi che la sterlina si è fortemente svalutata abbiamo potuto fare vacanze e acquisti a costi molto minori. Avevamo programmato questa vacanza da tempo, ma il cambio odierno della sterlina ci ha sicuramente aiutato.”
Il servizio, incredibilmente, si chiude senza neanche citare altre terribili conseguenze della Brexit.
M-ma ma come è mai possibile???? Davvero?? Non mi starete forse dicendo che chi ha sempre sostenuto che la moneta forte danneggia l’economia (cioè tutti i sovranisti) aveva ragione??
Ma il Regno Unito non è mica stato distrutto dopo il terremoto post-Brexit?? Io sapevo che là tutti i turisti venivano attaccati da cavallette giganti!
In ogni caso noi dell’Eurozona non azzardiamoci a tornare alle nostre valute nazionali, eh! Non facciamo gli irresponsabili nazionalisti, mi raccomando! Noi stiamo molto meglio. Con la nostra bella moneta forte, impossibilitati a fare politiche fiscali di deficit pubblico, siamo proprio in una botte di ferro e siamo felici.
Liberi di esser disoccupati o sottoccupati, ma allo stesso tempo liberi di poter andare in giro per la Gran Bretagna a far felici gli albergatori, ristoratori e commercianti della terra d’Albione.

Britannici, tenetevi la vostra moneta svalutata.
“E’ una bella Eurozona!” cit.

Qui di seguito trovate il link al video del servizio, buona visione: https://www.youtube.com/watch?v=sTlxaU3MdUU&feature=youtu.be



Siria&Parigi&Bruxelles&Nizza - I mercenari della Rivoluzione a Pagamneto ricevono armi dagli Stati Uniti e soldati dalla Gran Bretagna hanno creato milioni di profughi e 300.000 morti e ancora insistono vedi Aleppo

Forze Speciali britanniche identificate per la prima volta sul territorio siriano

Una formazione anti-Assad addestrata e armata con artiglieria pesante da parte delle forze speciali di Londra. Rivelazioni clamorose alla BBC

Redazione
martedì 9 agosto 2016 11:30

Veicoli britannici nella base di Al Tanaf

Veicoli britannici nella base di Al Tanaf

da RT.

Le foto pubblicate dalla BBC mostrano dei militari britannici presso una base dei ribelli in Siria. Laddove i media affermano che i soldati giocano un ruolo difensivo, li si può invece notare in queste immagini mentre trasportano artiglieria pesante.

È la prima volta che le forze speciali britanniche sono state fotografate sul suolo siriano. Nelle immagini si possono vedere dei veicoli e dei militari britannici che pattugliano il perimetro di una base dei ribelli di Al Tanaf, nei pressi della frontiera iracheno-siriana. Le immagini risalgono allo scorso giugno.

Veicoli  britannici nella base di Al Tanaf.

La BBC afferma che i militari britannici ricoprono un ruolo difensivo in questa base del c.d. Nuovo Esercito Siriano, che si oppone al governo di Bashar al-Assad. Tuttavia queste immagini esemplari dimostrano che i soldati dispongono di missili anticarro, fucili da cecchino e pezzi di artiglieria pesante.

Un portavoce dei ribelli ha ammesso che stavano ricevendo l'aiuto britannico. «Riceviamo l'addestramento da parte delle forze speciali dei nostri partner britannici e americani. Riceviamo inoltre le armi e l'equipaggiamento del Pentagono così come un sostegno aereo», ha svelato alla BBC. Il Foreign Office, il ministero degli esteri britannico, da parte sua ha rifiutato di commentare queste immagini.


Fonte:

Traduzione per Megachip a cura di Matzu Yagi. 

http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=126348#.V6mrGUAO7Tc.facebook