Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 3 settembre 2016

Il Donbass sulla linea del fuoco - di Maxim Fadeev (prima parte)

PTV news 2 Settembre 2016 - La Turchia attacca Kobane

Poracci, si sentono grandi ma sono piccoli piccoli, ma quanti danni stanno facendo all'Italia

Tav Firenze, piccola guida per amministratori Pd confusi: il progetto alternativo
di Alle porte coi sassi | 3 settembre 2016


Una delle critiche avanzate ai movimenti fiorentini (ma non solo) dai dominanti (siano essi esponenti delle istituzioni, dei partiti o delle imprese che vivono di capitalismo di Stato) è quella di saper solo criticare. Per questi signori fermare le Grandi opere dannose per la collettività, inutili per risolvere i problemi dei cittadini e capaci di far crescere solo il debito pubblico è semplicementevelleitario e fuori da ogni cultura di governo di cui solo loro sono i legittimi depositari. I casi sono molti e diffusi.


Chi critica gli inceneritori secondo loro è “fuori dalla storia, non capisce la scienza e fa solo allarmismo”, e mentre lo affermano rimuovono – con la complicità dei giornaloni – le alternative proposte, a partire dalla Strategia Rifiuti Zero ormai adottata in città come Camberra o San Francisco, o il sostegno all’economia circolare.

Chi propone la ripubblicizzazione dell’acqua “è antimoderno, non capisce di economia e mette in dubbio il buongoverno delle amministrazioni”, e mentre lo affermano rimuovono – con la complicità del mainstream – le tante proposte di gestione pubblica diffuse in Italia e nel mondo, a partire da Napoli, Berlino, Parigi.

Chi chiede che la Toscana sia dotata di un sistema aeroportuale figlio di una programmazione razionale che rispetti la morfologia del territorio, la messa in sicurezza delle città e non “gli interessi degli amici degli amici” viene bellamente ignorato. A fermare la razzìa della classe padrona è intervenuto recentemente il Tar.

Chi lotta contro i progetti di Alta velocità ferroviaria è vissuto come un “anarcoinsurrezionalista” se non addirittura accusato di terrorismo tout court, e mentre continuano nei loro affari, spesso con la connivenza delle mafie e naturalmente sostenuti dai grandi editori, cancellano le “buone pratiche” proposte dai cittadini organizzati e dagli esperti che con competenze raffinate e messe a disposizione gratuitamente, studiano il problema da risolvere e propongono alternative sostenibili a livello economico e ambientale.

È il caso, ad esempio, del sottoattraversamento Tav di Firenze, le ragioni dei No Tunnel sono state marginalizzate per anni fino a quando non è sorto un conflitto tra poteri: Comune di Firenze e Ferrovie da una parte, Regione Toscana dall’altra. E anche adesso nel dibattito pubblico fanno fatica ad emergere le analisi, gli studi, le proposte alternative all’enorme buco nell’acqua (letteralmente, avete presente la voragine della Foster che blocca la falda fiorentina?) fatto dalle amministrazioni Ds-Pd negli ultimi 20 anni.


Per questi motivi pubblichiamo online e gratuitamente, considerato che il volume non è più disponibile in commercio, lo studio “TAV sotto Firenze. Impatti, problemi, disastri, affari; e l’alternativa possibile” edito da Alinea nel 2011 in collaborazione con il Laboratorio di Progettazione Ecologica degli Insediamenti dell’Università di Firenze, in cui troverete sviscerato l’inutile, dannoso e costoso progetto imposto fino ad oggi dal Partito Democratico e, soprattutto, le alternative plausibili ed economiche per ottenere risultati migliori sia per gli utenti pendolari che per quelli dell’Alta velocità; per tacere dei vantaggi esponenziali per la tenuta urbanistica e ambientale della città.

Il volume è curato tra gli altri da Alberto Ziparo e Giorgio Pizziolo con scritti di studiosi e esperti indipendenti. Molti di loro, ad iniziare dai curatori, sono autori della “nostra” rivista, La Città invisibile.

Buona lettura, anche ai tanti decisori pubblici che in questa fase ci sembrano abbastanza confusi.


Un governo da mandare via di corsa a calci nel sedere - si potrebbero riportare sulle spiagge libiche, sotto scorta militare e con la protezione delle navi da guerra, tutti i clandestini invece di portarli in Italia

MIGRANTI, LA VERGOGNA DEI SOCCORSI IN PORTAEREI

di Gianandrea Gaiani
2 settembre 2016, pubblicato in Analisi Italia Commenti
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da Il Mattino del 1° ettembre 2016
Non si era mai vista una parata navale più penosa di quella che nelle ultime ore ha raggiunto i porti dell’Italia Meridionale. Portaerei, fregate lanciamissili, corvette e pattugliatori dal costo di diverse centinaia di milioni di euro ognuna e il cui impiego costa decine di migliaia di euro al giorno impiegate in massa come traghetti per portare in Europa oltre 13mila clandestini che, a una media di 2.400 euro a «posto barca», hanno fatto incassare oltre 31 milioni ai trafficanti in soli tre giorni.
La portaerei Garibaldi, che nel 2011 bombardò le forze di Gheddafi coi suoi caccia Harrier e il cui utilizzo costava all’epoca 135 mila euro al giorno, è arrivata a Palermo con a bordo 1.049 clandestini. La fregata lanciamissili Fasan, costata mezzo miliardo, è giunta a Messina imbarcandone 1.145.
La fregata spagnola Reina Sofia ne ha sbarcati 1.048 a Salerno, 679 erano sulla corvetta Sfinge, 537 sul pattugliatore Cigala Fulgosi e 268 sulla fregata Libeccio.
Ci sono vari motivi per definire assurdità le operazioni di accoglienza indiscriminata e il continuo impiego di navi militari.
Si tratta di grave errore politico perché sta incentivando le partenze da tutta l’Africa verso le coste libiche, come aveva predetto l’allora ministro degli interni britannico Theresa May, oggi premier di una Gran Bretagna il cui “Brexit” è stato dovuto in buona parte alla politica migratoria della Ue, prona ai trafficanti.
È un insulto alla legge, poiché viene di fatto rimosso il concetto di confini e sovranità nazionali, ed è una sciagura sul piano sociale perché alimenterà tensioni e violenze e scoraggerà i tanti stranieri che finora sono immigrati legalmente in Italia ed Europa.
È devastante per la sicurezza, poiché è noto che i trafficanti finanziano al- Qaeda e Isis e che insieme agli immigrati clandestini giungono in Europa anche jihadisti, ed è un disastro in termini militari.
Innanzitutto sul piano della deterrenza: nessun terrorista o criminale avrà mai timore delle flotte europee impegnate non a bloccare i flussi illegali ma a favorirli col paradosso che i terroristi infiltratisi mischiandosi ai clandestini sono stati sbarcati nel Vecchio Continente da navi militari europee.
E poi sul piano dell’usura dei mezzi e degli equipaggi. L’emergenza immigrazione ha consentito alla Marina di farsi finanziare il parziale rinnovo della flotta ma sta assorbendo la quasi totalità delle ore di moto, salite da 70 mila a 110 mila negli ultimi tre anni mentre i fondi per manutenzioni e carburante si sono dimezzati.
Le indennità d’imbarco agli equipaggi vengono pagate dai fondi ad hoc per le missioni stanziati dal governo ma da più parti si ammette che vi sono crescenti carenze nell’addestramento ai compiti militari dovute all’intenso impegno coi migranti.
L’aspetto più grave è però che i flussi migratori non avranno mai fine finché continuerà un’accoglienza che fa incassare ai trafficanti 5/6 miliardi di euro l’anno secondo l’ Europol mentre la missione Ue Eunavfor Med ritiene che circa la metà del Pil della regione libica della Tripolitania provenga dai traffici di esseri umani. Meglio sgombrare il campo dai facili buonismi e dalla retorica della missione umanitaria.
L’Italia e l’Europa non hanno mai scelto nulla né hanno mai varato operazioni per salvare popolazioni sterminate o che subiscono eccidi. Accettiamo chiunque abbia il denaro per pagare i trafficanti, cioè almeno 10 mila euro per un viaggio che inizia in Africa Occidentale o Orientale da Paesi quasi mai in guerra e spesso addirittura considerati “tigri africane” per i tassi di crescita economica annuali.
In realtà neppure i pochi che arrivano da zone di guerra (ieri a Cagliari sono sbarcati 20 siriani e 600 africani) dovrebbero poter chiedere asilo poiché il diritto internazionale riconosce loro di poter raggiungere il primo Stato in pace confinante e da lì, nei campi profughi dell’Onu, chiedere accoglienza a Paesi disponibili ad offrirla.
Gli Stati Uniti hanno già accolto 10 mila siriani prelevati dai campi profughi in Turchia, Giordania e Libano che potrebbero quadruplicare presto, la Gran Bretagna ne accoglierà nello stesso modo 20mila e il Canada almeno 25 mila: così non arricchiscono i trafficanti e corrono meno rischi di portarsi a casa jihadisti e criminali.
L’Italia invece accoglie quasi esclusivamente migranti economici e certo benestanti, mentre lascia in Africa a morire di stenti bambini con addomi e occhi sporgenti per la denutrizione.
Per favorire il business dei trafficanti libici vengono impegnate ben quattro flotte: l’Europa schiera le flotte di Frontex (Operazione Triton) e di Eunavfor Med (Operazione Sophia) e l’Italia le unità della Guardia Costiera e il gruppo navale dell’operazione Mare Sicuro.
E c’è addirittura chi ne vorrebbe una quinta, questa volta a guida Nato.
Se le flotte venissero schierate all’interno delle acque libiche (in base al principio indiscutibile che Tripoli non è in grado di amministrare il suo territorio né di perseguire o ostacolare i trafficanti) si potrebbero riportare sulle spiagge libiche, sotto scorta militare e con la protezione delle navi da guerra, tutti i clandestini.
In questo modo tutti verrebbero soccorsi appena salpati, non vi sarebbero vittime in mare mentre bisognosi e bambini soli potrebbero venire assistiti in Italia e poi rimpatriati nei Paesi di origine.
I flussi cesserebbero in pochi giorni, poiché nessuno pagherebbe i trafficanti per restare in Africa.
Sarebbe l’unica iniziativa efficace e ragionevole che possa giustificare e dare dignità all’impiego delle flotte militari dimostrando, per una volta, che l’Europa ha gli attributi necessari a difendere i suoi confini e i suoi interessi.
Foto Marina Militare ed Eunavfor Med

Brasile - un Senato pieno di corrotti e di indagati fa il golpe e il Circo Mediale Mondiale zitto e allineato

Leonardo Boff: il “giorno triste” del Brasile, il Golpe parlamentare

03.09.2016 Redazione Italia
Quest'articolo è disponibile anche in: SpagnoloPortoghese
Leonardo Boff: il “giorno triste” del Brasile, il Golpe parlamentare
In quei giorni avvenne che sicari si mascherarono da senatori in gran numero, non tutti, e decisero di attaccare una signora onesta e incorruttibile che bloccava loro la strada per raggiungere il potere statale. Partendo dallo Stato avrebbero fatto quello che han sempre fatto: appropriarsi di beni pubblici per arricchirsi, sottrarsi disperatamente al braccio della giustizia e elevare ancor di più la loro posizione di privilegio, sempre a spese della povera gente che vogliono tenere a distanza nelle periferie, un esercito di riserva al loro servizio, quasi come schiavi.
Essi dissanguarono la donna incorruttibile e onorata con il pretesto che le sue pratiche fiscali erano criminose, cosa negata dai maggiori specialisti di diritto ed economia – e pure da organismi ufficiali. Essi inscenarono una farsa e fecero a pezzi la Costituzione. Destituire una presidentessa senza prova di reato è colpo di stato. Colpo di Stato parlamentare: questo è il termine corretto da usare.
Erano felici, ipocritamente dicendo che si sentivano male, ma dicendo che inauguravano una “era, una nuova primavera, l’inizio di un nuovo Brasile prospero e giusto”. Menzogne.
Il piano “un ponte per il futuro” in realtà è un ponte verso l’arretratezza perché mira ad annullare i progressi che avevano raggiunto i lavoratori, le donne, i neri, i popoli indigeni, la popolazione LGBT, i poveri e gli “invisibili” per la prima volta nella nostra storia, nel campo dell’inclusione sociale, dei salari, della salute, dell’istruzione, delle leggi sul lavoro, delle pensioni e dell’accesso all’istruzione tecnica e superiore. E la cosa peggiore: vogliono mantenerli nell’analfabetismo perché così restino muti e incapaci di rivendicare diritti e dignità.
Oggi ciò che conta è il mercato. Chi vuole salute, che vada al mercato e paghi. Chi vuole fare studi universitari, che vada al mercato e paghi. Tutte le cose diventano merce da vendere e comprare. Forse si compra la dignità? Si compra la solidarietà? Si paga per l’amore? Non importa. Sono cose che non entrano nella loro contabilità. Ma qualcuno può vivere ed essere felice senza tutto questo?
Agli albori della conquista e della dominazione del Messico, nel 1520, accadde “la notte triste” quando gran parte dell’esercito spagnolo fu decimata. Oggi, nel 2016, abbiamo “il giorno triste” in cui una presidentessa è stata ingiustamente rimossa dal potere conquistato alle urne.
Le stanze e i corridoi del Senato grondano sangue. Una “notte politica triste” è calata sul Brasile, rubando la speranza di quelli che uscirono dalla miseria e oggi rischiano di ricaderci.
E tutti quelli che hanno combattuto per consolidare la democrazia di segno sociale e per far sì che la volontà popolare espressa nelle urne sia rispettata sono stati traditi ancora una volta. Questo giorno è il giorno dei “lunghi coltelli” che hanno pugnalato una signora onesta e ferito gravemente la sovranità popolare.
Oggi, 31 agosto, è il giorno della tristezza ma non dello scoraggiamento. Quelli che hanno tramato questa tragedia e i senatori-sicari porteranno l’infamia di golpisti e di impostori per tutta la vita. La loro coscienza li perseguiterà e la loro memoria sarà polvere. Il desiderio di condannare non sostituisce la ragione guidata dalla verità. Hanno calpestato la verità stando agli ordini dell’ingiustizia. Saranno in sinistra compagnia con quelli che anni fa assalirono lo Stato, oppressero il popolo, torturarono -come fecero con la presidentessa Dilma-  e assassinarono molti che cercavano di ripristinare la democrazia.
E alla sera della vita affronteranno un Giudice superiore che svelerà tutte le ingiustizie da loro commesse consapevolmente.

Canone Tv - non aspettare rimborsi perchè significa anticipare denari, scorporare dalla bolletta-luce la tassa non dovuta

venerdì, 2 settembre 2016











Quest’anno lo Stato ha fatto si che la tassa più evasa di sempre (il canone Rai) venisse pagata dal maggior numero di persone possibili. L’escamotage è stato presto trovato e la tassa sulla televisione è stata accorpata a quella della corrente. Il cambiamento però sembra aver portato qualche problema di troppo, tanto che stamattina, dinanzi agli uffici abbonamenti Rai di via Cavalli si sarebbe presentata una folla inferocita pronta a fare reclami nei confronti dell’azienda.
Alcuni utenti lamentano di essersi ritrovati sulla bolletta della luce un canone tv mai richiesto. Altri di averlo ricevuto anche sulle seconde case, altri ancora avevano già fatto regolare disdetta. In alcune famiglie addirittura sarebbe arrivato un doppio canone. Insomma un vero e proprio casino. Le code sono cominciate alle 9 del mattino (c’erano già 65 utenti) e per alcune persone si è persa un’intera mattinata. La Rai, attraverso il sito: www.canone.rai.it, ha disposto un modulo scaricabile, con tanto di istruzioni, per presentare reclami e richieste di rimborso all’azienda televisiva pubblica italiana. Intanto il premier Renzi, in un’intervista, ha fatto sapere che è intenzionato ad abbassare il canone per la prossima annata.
Antonio Russo

http://www.direttanews.it/2016/09/02/canone-rai-gia-caos/

Islam - abbiamo un governo euroimbecille di bamboccioni, una commissione dove c'è un Stefano Allievi, un italiano, che fa della dissimulazione l'arma più potente per assoggettare le istituzioni italiane alla Fratellanza Musulmana

Se nella commissione anti-jihad non c'è neanche un musulmano

Insediata a Palazzo Chigi una commissione di studio contro la radicalizzazione jihadista in Italia. Ma tra i membri non c'è nemmeno un musulmano
Giorgio Borghetti - Ven, 02/09/2016 - 10:10




La prima riunione è stata introdotta dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi e dal sottosegretario con delega alla Sicurezza della Repubblica, Marco Minniti, come riferito dallo stesso sito dell’Esecutivo.

La commissione è indipendente e avrà una durata di 120 giorni, al termine dei quali verrà pubblicata una relazione finale. Ne fanno parte diverse personalità del mondo dell’università, della ricerca, della comunicazione.

Sono molti però gli aspetti che fanno emergere dubbi sul progetto, primo fra tutti quei 120 giorni, una tempistica decisamente breve per affrontare un fenomeno, quello del radicalismo islamista, così complesso, radicato nel tempo e con una grande capacità di mutamento e riadattamento a nuovi contesti.

Un nominativo presente all’interno della commissione che appare invece come particolarmente grave è quello di Stefano Allievi, docente dell’Università di Padova e direttore del Master sull’Islam in Europa, legato al PD padovano e membro del Consiglio per le Relazioni con l’Islam italiano, organismo con funzioni consultive sulle questioni relative alla presenza in Italia di comunità musulmane, che in un intervento dello scorso 21 agosto al centro islamico di Verona, davanti a dirigenti islamisti, alcuni dei quali legati all’area Fratelli Musulmani, aveva incitato i giovani musulmani a entrare nelle istituzioni da egli definite “deludenti” e chiamando alcuni giornalisti “sporche carogne”: “… giovani delusi entrino, facciano lo sforzo come i nostri, di entrare in istituzioni deludenti, la politica, l’arma, l’esercito, i carabinieri, la marina, servizio sanitario nazionale non c’è bisogno perché c’è già pieno di medici che ne fanno parte, li conosco da anni... In riferimento alla presenza di esponenti islamici alle trasmissioni televisive segue: Posso dirlo, ma siamo in una moschea, non posso usare delle parolacce, certo che alcuni giornalisti sono delle sporche carogne, però bisogna andarci, io sono per andarci. Semmai il sacrificio che va chiesto alle leadership attuali, lo dico un po’ così mettendo i piedi nei piatti vostri con delicatezza, è che ci vada chi è preparato, non chi, solo perché è qua da trent’anni, crede di esser preparato”.

Tutto documentato in un filmato, tanto che alcuni media avevano sollevato il caso ritenendo inammissibile che un docente con tali incarichi si esprima in questo modo, rischiando di delegittimare le istituzioni e infuocare certi animi nei confronti di quei giornalisti che non condividono certe posizioni sull’Islam. L’Esecutivo potrebbe quantomeno esprimersi su tale fatto.

C’è poi il caso del giornalista di Repubblica, Carlo Bonini, costantemente impegnato con pezzi che attaccano l’esecutivo del generale Abdelfattah al-Sisi, in prima linea contro i jihadisti in Egitto e contro il radicalismo dei Fratelli Musulmani.

Nella Commissione non c’è poi nessuna presenza di musulmani esperti dell’anti-terrorismo, provenienti da quei paesi che sono da decenni in prima linea contro l’estremismo di matrice islamista.

Come fa notare Sherif El Sebaie, esperto di diplomazia culturale e opinionista di Panorama: "Pur con tutto il rispetto per molti degli stimati docenti e giornalisti che fanno parte della commissione, ho il timore che potrebbero analizzare il fenomeno attraverso le lenti dell’osservatore esterno che non ha mai vissuto in prima persona il fenomeno su cui è chiamato ad esprimersi. Il dibattito estivo sul burkini ha dimostrato che, soprattutto in Italia, alcuni sociologi e giornalisti hanno gravi limiti nell’individuare i sintomi del dilagare dell’ideologia dell’Islam politico che è l’ambiente incubatore ideale per l’estremismo religioso. In Francia, nonostante il parere negativo del Consiglio di Stato, mi sembra che la classe politica – anche grazie all’aiuto degli intellettuali musulmani - sia perfettamente consapevole del pericolo rappresentato da quello che in Italia è stato invece liquidato come un semplice capo di abbigliamento o addirittura come strumento di integrazione. Una commissione che non include neanche un esperto musulmano parte già svantaggiata. Ma pensandoci bene forse è meglio cosi: il rischio che alcuni di questi sociologi e giornalisti indichino al governo un qualsiasi propagandista dell’Islam politico come membro del tavolo che dovrebbe combattere la radicalizzazione non è neanche tanto lontano, e questo - oltre ad essere un controsenso - sarebbe anche un errore madornale”.

NOI non siamo MAI stati #CharlieHebdo e ne siamo orgogliosi

ImolaOggi, noi, non siamo più Charlie Hebdo




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ImolaOggi, come chiunque sia ancora in possesso della Ragione e del buonsenso, dopo il barbaro assalto dei terroristi islamici alla sede del giornale che decimò la redazione, ci siamo listati di solidarietà nei confronti  di “Charlie Hebdo” e abbiamo fatto imponenti manifestazioni di protesta. Lo abbiamo fatto per loro, ma anche per la libertà di stampa, di informazione, di espressione.
Oggi questa libertà viene strumentalizzata gratuitamente per insultare l’Italia, per umiliare gli italiani terremotati, ma soprattutto per infierire sulle vittime, sui morti di questa tragedia,capovolgendo il concetto stesso di “satira”, ovvero lo strumento dei poveracci per attaccare i potenti.
Il minimo che possiamo fare – per loro e per noi – è mandare a dire a questi coprofagi che siamo sconcertati per questo violento insulto e certi che non rispecchia lontanamente il pensiero dei francesi sappiano che ImolaOggi, noi, non siamo più Charlie Hebdo.

http://www.imolaoggi.it/2016/09/03/imolaoggi-noi-non-siamo-piu-charlie-hebdo/

Migranti - il governo dei bamboccioni ci sta innondano di immigrati, mandano addirittura le nostre navi da guerra davanti alle coste libiche a raccogliere barconi

Lombardia. Bordonali: "Allarme rosso, servono rimpatri massicci"

02 SETTEMBRE 2016



L'assessore regionale alle Sicurezza contro la nuova distribuzione di profughi decisa dal Viminale. "Solo il 5% sono rifugiati, via tutti gli altri"

Milano, 2 set 2016 - "Per la Lombardia quella dell'immigrazione non e' una emergenza: è un allarme rosso". Così l'assessore regionale alla Sicurezza, la leghista Simona Bordonali, commentando i numeri dei richiedenti asilo sul territorio lombardo.

"Le prefetture ormai si occupano solo di trovare appartamenti e camere d'albergo agli immigrati, mentre le citta' lombarde sono al collasso. Ora il Viminale ha rivisto anche le quote regionali di accoglienza. In Lombardia sfondiamo quota 20 mila richiedenti asilo: saranno 23 mila secondo i nuovi parametri. Un costo da 800 mila euro al giorno. Soldi freschi per le cooperative e per tutti quelli che stanno lucrando su questo enorme business. A questi vanno aggiunte anche le migliaia di clandestini presenti nelle stazioni di Como e Milano e alle frontiere a causa dei respingimenti dalla Svizzera". 

L'esponente della giunta Maroni attacca: "Siamo ormai l'unica regione ad avere piu' del 10% di richiedenti asilo, nonostante ospitiamo gia' 1 milione e 300 mila immigrati, piu' del 25 per cento del totale nazionale. Il Governo Renzi - conclude Bordonali - sta massacrando il territorio lombardo. Serve una massiccia operazione di rimpatrio dei clandestini, visto che i rifugiati rappresentano solo il 5% dei richiedenti asilo"

la scuola è per l’uomo e non l’uomo per la scuola MA non ditelo all'euroimbecille di Renzi

Quaglia, dirigente dell'ufficio scolastico provinciale di Verona, sull'avvio di anno scolastico più incasinato mai visto

Quaglia
Un anno di fuoco. E’ quello che attende la scuola, e anche a Verona si ammette di non avermai visto un avvio di anno scolastico così incasinato. La riforma, quella che porta il numerino magico di “legge 107” del 2015, battezzata dal premier Matteo Renzi come “Buona Scuola”, sta mettendo a dura prova anche uno navigato come il professor di belle lettereStefano Quaglia. Uno che il cursus honorum in un ministero complesso come quello dell’Istruzione – andrà in pensione nel 2018 inoltrato – lo ha percorso tutto.
Da bravo insegnante di greco e poi preside, come si chiamavano un tempo, quindi ispettore regionale, è semplice e chiaro: la riforma va bene, va fatta rapidamente, ma non precipitosamente, perché la sua attuazione è complessa. Sottolinea come forse sarebbe stata necessaria una gradualità diversa, anche perché gli stessi sindacati sono disorientati. Luccicano gli occhi al professor Quaglia quando parla di studenti e di scuola, così nel nostro colloquio mette i puntini su una premessa. «E’ emblematico – dice – che dopo un terribileterremoto, che stavolta ha colpito il Centro Italia, la zoomata sia stata fatta su quelle pareti crollate della scuola di Amatrice. Questo è molto significativo. Negli anni del Belice e del Friuli non era avvenuto. Significa che il Paese ha capito cos’è la scuola e quant’è importante. E’ il più complesso sistema del Paese». E come per il terremoto, il riassetto organizzativo passa attraverso fratture e riaggregazioni, che con nuovi percorsi portano a imprevedibili assetti. Dimostra di avere le idee chiare il professor Quaglia, anche perché è materia che mastica, anno più, anno meno, dal 1998. E’ un’idea maturata in anni di discussioni. «E’ finita – dice scandendo le parole – l’idea che il docente sia agganciato a una scuola. Oggi si lavora nell’ambito scolastico. E’ finito il concetto di soprannumerario e di un sistema rigido. Certo, serviva una diversa gradualità e questo rende tutto più tremendo».
Vediamolo nel concreto per il nostro territorio…
Oggi in Veneto ci sono 26 ambiti e così il dirigente generale incontra 26 responsabili di rete. Ogni ambito è più piccolo di una provincia e più grande di un istituto. La Provincia (che non c’è più) di Verona ha 4 ambiti: Lago-Baldo, Villafranchese, Sanbonifacese ed est e il Sud. La città di Verona con i suoi distretti, si suddivide nei primi tre ambiti, ognuno dei quali avrà 25-30mila studenti. E’ un sistema geniale, ma serve un riassetto. Non si può negare che il problema sia l’attuazione. E le risorse, che vanno ripartite per numero di studenti.

E i docenti? Si è parlato di organico potenziato…
C’è un pacchetto di docenti sulla base della programmazione e delle necessità dell’istituto. E’ un cammino difficilissimo. Sarà più semplice alle elementari dove ci sarà un organico normale e uno di sostegno. Più complicato è alle medie e alle superiori dove ci sono le differenziazioni per classi di concorso. Come si fa ad essere sicuri degli insegnanti che servono? In Provincia di Verona per esempio ci siamo trovati con 15 figure di docenti di materie giuridico-economico che non si sapeva dove mettere. Ora i presidi chiameranno dalla disponibilità dei docenti dell’ambito ai quali sarà fatto un contratto periodico, che ora è triennale.

Ma se hai necessità di professori di filosofia e hai solo quelli di matematica, o viceversa, che si fa?
Serve un parterre di docenti calibrato sulle necessità dell’ambito. Certo è un lavoro lungo e complesso, mentre le esigenze sono immediate, ma sono convinto che a Verona non ci troveremo in difficoltà a soprattutto non avremo buchi. Verona è una delle prime in Italia ad aver costituito le cosiddette reti d’ambito. C’era solo un dirigente critico, ma ha firmato anche lui. Io, per esempio, farò 4 riunioni territoriale per i nostri 4 ambiti.

Fioccano in questi giorni le pomiche per il concorsone, che avrebbe mietuto tante vittime…
Quello dell’arruolamento resta un tema delicato, perché non si dice che tipo di concorso si debba fare, per titoli, per titoli ed esami. L’ultimo assetto prevede che il laureato faccia quello che si chiama tirocino formativo attivo, che ti dà l’abilitazione, ma non ti dà l’accesso all’insegnamento. Per quello serve il concorso, che si fa sulla …preparazione educativa. E qui sono nati i problemi per la diversificazione dei test. C’è stata nel nostro caso la mano dura in musica, con una tipologi di prove… difficilissima. Ricordo che a Verona sono stati fatti 7 concorsi, con una media di bocciati del 33 per cento, che è una cosa normale. Ebbene, in musica, a Padova, la percentuale dei bocciati è salita al 66 per cento, con il brano che dopo essere stato composto doveva anche essere eseguito… Si torna allora al tema dell’attuazione della riforma. Allora, per alcuni concorsi (lingua 2 è concluso) copriremo i posti messi a bando, in qualche caso no. Scienze, per esempio, finirà a ottobre, ma non significa che non ci saranno insegnanti: Non ci saranno insegnanti stabili, ci saranno supplenti.

Avanti dunque su questa strada…
Il concorso è lo strumento per coprire i posti, ma a una condizione: che venga fatto ogni 2 anni e non ogni dieci. Così, finita questa tornata, va bandito subito il prossimo. Con un’altra condizione: regole più semplici per l’arruolamento dei commissari. Stavolta ci siamo trovati ad agosto a ricorrere ai presidi. Servono commissioni permanenti e un gruppo di docenti stabili in grado di trasmettere con umiltà la loro esperienza, persone competenti nella loro materia, che sanno cosa vuol dire entrare in classe ogni mattina. Occorre creare un sistema consapevole. E poi oggi, un docente non può stare in una classe con alunni che hanno l’età dei suoi nipoti.

Nel riassetto del sistema ci sta anche l’ufficio territoriale…
Certo, occorre personale amministrativo. Va bene lo stato leggero, ma non quello impoverito. E noi in questi anni ci siamo impoveriti. A Verona, per pensionamenti, abbiamo perso 7 impiegati. Se faccio il conto di 36 ore settimanali, in un anno ho perso 13 mila ore di lavoro. Per coprire questi buchi ho attinto dal comparto scuola, i segretari per intenderci. Così ho gravato sulle scuole e a loro va il mio ringraziamento. Ma con 7 concorsi da seguire, se i 4 amministrativi che ho preso ritornano alle loro sedi… io chiudo il Provveditorato.

Abbiamo iniziato parlando del terremoto e allora chiudiamo con le questioni del terremoto: con la sicurezza scolastica come stiamo?
In Veneto ci sono circa 5 mila edifici scolastici, ma la loro è un’anagrafe che va continuamente aggiornata. Solo che dopo quella del 2009 non si sa più nulla. Ricordando peraltro che con un decreto del consiglio dei ministri si specificava di occuparsi delle questioni strutturali, ma… anche di quelle non strutturali. E così si è finito per occuparsi solo di quelle non strutturali e cioè delle plafoniere. E invece sul territorio serve una squadra che segua le modifiche degli istituti che nascono e chiudono. Serve un sistema amministrativo che non c’è. Un’anagrafe aggiornata, che ripeta i controlli. Devo dire che i Comuni hanno fatto la loro parte e che c’è una generazione di nuovi sindaci che ha preso molto a cuore la questione della sicurezza delle loro scuole. Sapeste su quante palestre siamo intervenuti.

Nostalgia per l’insegnamento?
Per latino e greco e per 15 anni all’università, ma c’è anche uno sviluppo nella gradualità della formazione. Senza dimenticare che siamo lì per i ragazzi, dove la scuola è per l’uomo e non l’uomo per la scuola.

Brasile - il Senato degli indagati manda via Dilma Rousseff

Il Governo dell’Ecuador condanna la destituzione di Dilma Rousseff

01.09.2016 Redazione Italia
Quest'articolo è disponibile anche in: Tedesco
Il Governo dell’Ecuador condanna la destituzione di Dilma Rousseff
COMUNICATO UFFICIALE. IL GOVERNO DELL’ ECUADOR A FRONTE DELLA DESTITUZIONE DELLA PRESIDENTESSA DEL BRASILE, DILMA ROUSSEFF
Il Governo dell’ Ecuador condanna i fatti politici accaduti nella Repubblica Federale del Brasile, che nelle ultime ore hanno comportato l’allontanamento definitivo dal suo incarico della Presidentessa costituzionale Dilma Rousseff, legittima depositaria del mandato popolare.
Il Governo dell’Ecuador respinge la flagrante sovversione dell’ordine democratico in Brasile, considerandola un colpo di stato subdolo. Avversari politici e altre forze di opposizione hanno tramato contro la democrazia per destabilizzare il Governo e rimuovere illecitamente la Presidentessa Dilma Rousseff dal suo incarico.
Il procedimento spurio di destituzione portato avanti per via legislativa e culminato con la destituzione di oggi, non ha rispettato il requisito fondamentale di provare che la Presidentessa abbia commesso reati dolosi. Il Governo dell’Ecuador non può trascurare il fatto che un importante numero di accusatori nel processo politico alla Presidentessa sono indagati per gravi atti di corruzione.
Di fronte a questi fatti eccezionali il Governo dell’Ecuador ha deciso di richiamare per consultazioni il proprio Incaricato d’Affari presso la Repubblica Federale del Brasile.
Questi fatti deplorevoli, inaccettabili in pieno secolo XXI, comportano un serio pericolo per la stabilità della nostra regione e costituiscono una grave regressione nel consolidamento della democrazia, che ha richiesto tanti sforzi e sacrifici ai nostri popoli.

Strategicamente la Germania deve continuare a svolgere il suo ruolo che è quello di conolonizzare l'Italia deindustrializzandola. Solo l'Euroimbecille Renzi fa finta di non saperlo

MARANELLO, CHIESA: "LA MERKEL IN CERCA DI ALLEANZE PROMETTE AIUTI. E' SOLO PROPAGANDA ANTI-BREXIT"


Le interviste della Civetta

Maranello, Chiesa: "La Merkel in cerca di alleanze promette aiuti. E' solo propaganda anti-Brexit"
01 settembre 2016 ore 11:25, Americo Mascarucci





"La Merkel dopo Brexit ha bisogno di alleati in Europa, per questo è venuta in Italia e ha promesso a Renzi di sostenere le sue richieste rivolte ad ottenere flessibilità dalla Ue per i costi della ricostruzione post sisma".
Ne è convinto il giornalista Giulietto Chiesa, esperto di geopolitica internazionale, che ad Intelligonews spiega cosa si nasconde a suo giudizio dietro l'attivismo italiano della cancelliera tedesca.

Dottor Chiesa, cosa ha significato per lei l'incontro di Maranello fra Angela Merkel e Matteo Renzi?

"La signora Merkel sta affannosamente cercando un’alternativa a Brexit, lo ha fatto prima con il vertice trilaterale con Hollande e Renzi, adesso con l’incontro di Maranello E’ chiaro che questa Europa è in così grande difficoltà da dover essere ricostruita attraverso una triangolazione fra i paesi fondatori. Questo è il vero scopo del dinamismo della Merkel verso l'Italia. La Cancelliera sta tentando di rimettere insieme i cocci di una Ue che sta andando in frantumi"

Il fatto che la Merkel si sia detta favorevole a sostenere le richieste dell'Italia sulla flessibilità per ciò che riguarda i costi del terremoto, ma di demandare ogni decisione alla Commissione europea che significa?

"La Merkel ha capito anche che questa Europa e questo euro non possono reggere con i ritmi fin qui imposti. La Germania fino ad oggi ha avuto una visione egoistica basata esclusivamente sulla tutela dei propri interessi a scapito degli altri, ma ora ha capito che deve correggere il corso, allentando la morsa del rigore. Ecco perché ha fatto balenare la possibilità che le misure restrittive allo sviluppo possano essere allentate"

Ma secondo lei dalle parole si passerà realmente ai fatti?

"No, credo si tratti di propaganda, di fuffa e nient'altro"

Da cosa ricava questa convinzione? 

"La ricavo dal fatto che non c’è nessuna riflessione seria, ci sono soltanto incontri, accarezzamenti, strette di mano e promesse. Nulla di più. Si sta soltanto cercando di guadagnare tempo e frenare eventuali nuove spinte verso Brexit".

Cosa pensa della nomina di Vasco Errani commissario per la ricostruzione?

"Non conosco così a fondo Vasco Errani da poter dare un giudizio obiettivo su di lui ma di sicuro la competenza nella scelta non c'entra nulla. Si tratta di manovre interne al Pd e al Governo, la solita politica della collocazione degli amici e dei quadri di cui ci si può fidare. Logiche di potere e nulla più".