Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 17 dicembre 2016

Roberto Quaglia: "Maccartismo 2.0, ma McCarthy è Mister Bean"

PTV No comment 16 Dicembre: I Jihadisti abbandonano Aleppo

Raggi Roma pretende e gli è dovuta un volo d'acquila - Scarpellini e i soldi incassati da distribuire al corrotto Pd

In galera anche Montecitorio. Per la sua accertata pericolosità sociale.
Maurizio Blondet 17 dicembre 2016 5

Vedo che hanno sbattuto in carcere preventivo il palazzinaro Sergio Scarpellini, benché 80 enne, insieme a quel Marra-braccio-destro-della Raggi. Adducendo la “pericolosità sociale” dei due. Complimenti. Si poteva giungere alla conclusione già otto anni fa. La pericolosità sociale di Scarpellini deriva dalla accertata pericolosità sociale del Parlamento italiano, ben lieto di affittare a Scarpellini lussuosi immobili, che avrebbe invece potuto comprare – risparmiando denaro dei contribuenti.

Leggere lì articolo di Gian Antonio Stella a pagina 6 del Corriere (un articolo che poteva, e forse è stato già scritto, anni fa) è necessario per capire il modus operandi criminoso delle due Camere, e i suoi rapporti delittuosi col palazzinaro.

Da lì risulta che è stato il presidente della Camera di allora, Luciano Violante, già magistrato, a decidere nel ’97 di dare a ciascun deputato un proprio ufficio. Si trattava di trovare immobili di pregio vicini a Montecitorio, zona ricchissima e densissima di edilizia anche di valore storico.

La Camera prende un accordo con la società di Scarpellini, “Milano 90 srl”: che ha gli immobili, direte voi. No, ingenui che siete. La radicale Bernardini (quel che è giusto è giusto) scopre, dai documenti, che la società non li aveva. Li ha cominciati a comprare al momento dell’accordo con Montecitorio. Che gli paga affitti principeschi: 36 milioni l’anno (in vecchie lire, farebbero 70 miliardi) per Palazzo Marini, in piazza San Silvestro, per uffici dei deputati. Contratto garantito per 9 anni più nove.

Ovviamente, nota Stella, chiunque abbia in mano un contratto così grasso può andare in banca a farsi anticipare i capitali per comprare quegli immobili di lusso. In pratica, è il Parlamento che anticipa il capitale a Scarpellini, facendolo diventare ricchissimo.

A Scarpellini, il Parlamento affida anche – con ricco contratto – la fornitura dei “servizi aggiuntivi: ristorazione, portierato, pulizie….e tutto alla stessa società e senza concorso”. La pericolosità sociale del Parlamento doveva essere evidente già allora, e stroncare la collusione fra i due delinquenti con opportune iniziative giudiziarie.

Invece no. Sempre senza bando e concorso, Scarpellini ha comprato continuamente immobili avendo già in tasca il contratto con Montecitorio . Tra il 1997 e il 2010, il Parlamento gli ha versato 586 milioni – in vecchie lire, fanno oltre mille e cento miliardi.

Con quei miliardi il Parlamento avrebbe potuto non affittare, bensì acquistare tutti gli immobili che gli servivano. Secondo le valutazioni di mercato, poteva avere 63 mila metri quadri nel centro di Roma, e per giunta ristrutturati: 95 metri quadri per ogni parlamentare (contro i già lussuosi 80 metri quadri di oggi). Con l’acquisto, la presidenza della Camera l’acquisto avrebbe acquisito e valorizzato un patrimonio pubblico e permanente per il popolo italiano. Ma che gli frega a loro di arricchire il popolo italiano. Loro, si occupano di arricchire Scarpellini. Perché – da quel che si scopre, stranamente, solo oggi – Scarpellini si sdebitava con tangenti, consistenti in appartamenti di lusso a prezzi ridicoli.

Sergio Scarpellini, palazzinaro unico per la Politica
Così, sempre lo stesso ‘imprenditore’, e senza bando di concorso, viene contattato per trasformare l’ex hotel Bologna in uffici di lusso per 80 senatori, al costo per noi contribuenti di 81,6 milioni di euro – 160 miliardi di lire. Anche il Comune di Roma molto prima della Raggi corre ad accaparrarsi i servizi dello Scarpellini: vuole un palazzo come sede dei gruppi consiliari, e Scarpellini gliene compra uno a via delle Vergini: il comune l’affitta a 9 milioni annui (18 miliardi di lire); ha bisogno di una sede dignitosa e larga per le sue Commissioni del consiglio comunale, e Scarpellini, sempre e solo lui, gli trova l’immobile di Largo Loria: glielo dà per 9,5 milioni l’anno (19 miliardi di lire). Sempre in affitto: chissà perché, al Comune non viene a mente che con quell’esborso, poteva fare un mutuo con una banca per acquistare qualunque immobile di pregio.

E la Regione Lazio? Se ha bisogno di “un appartamento lussuoso a due passi dalla Camera” , a chi volete che si rivolga? A Scarpellini. Che si fa in quattro e glielo trova. Interessante il modo: Scarpellini lo prende in affitto dall’Inpgi (l’ente di previdenza di noi giornalisti) per 2,1 milioni annui, e la Regione Lazio glielo subaffitta per 9, 18 miliardi ogni anno.

Palazzo Madama
Non poteva la Regione Lazio indebitatissima, affittare direttamente dall’Inpgi? Avrebbe risparmiato 7 milioni di denaro pubblico. Denaro di noi contribuenti che gli diamo i soldi. Risparmiarli? Non fateli ridere, che hanno le labbra screpolate.

Poi Stella accenna a un palazzetto Isma “a due passi dal Pantheon” che il Senato vuole per allargarci i suoi senatori, e si rivolge al solito palazzinaro Scarpellini. Sono tremila metri quadri. Ma così malandati che ci vogliono un sacco di soldi per la ristrutturazione. Beh, direte voi, Scarpellini qualche milione in cassa lo ha, e poi può farsi fare un mutuo da qualunque banca. Ebbene, siete proprio ingenui: Scarpellini non ha bisogno di spendere nulla, di anticipare niente. E’ il Senato che gli paga la ristrutturazione. Interessante, anche qui, il modo: gli affitta il palazzetto a due passi dal Pantheon “quando è ancora un rudere”, inabitabile, e dunque prima che il Senato possa utilizzarlo. Proprio un generoso regalo. La ristrutturazione è costata 9 mila al metro quadro, ciò che ha finito “per pesare sul bilancio conclusivo 7 volte di più di quanto accertato da una valutazione del Demanio”

Un bel regalo. Coi soldi nostri. E Scarpellini resta proprietario di quel patrimonio . Enorme. Nel centro di Roma. Ristrutturato, e quindi ri-valorizzato, a spese nostre.

E che puntuali pagatori sono Camere, Regione Lazio, Comune di Roma: buchi neri, che non pagano i fornitori più piccoli, come tutto l’apparato pubblico accumula arretrati e fa fallire le aziendine, ma a Scarpellini versano i milioni con una puntualità svizzera. Praticamente, il 40 per cento dei costi delle Camere è rappresentato dagli affitti e servizi forniti senza asta da Scarpellini.

Stella riporta anche il fastidio con cui il questore anziano della Camera, Angelo Muzio, rispose a chi criticava che tutto ciò avvenisse con patti allo stesso palazzinaro, senza bando, senza concorso: “E che dovevamo fare? Una gara europea per affittare qualche immobile?”. Questo Muzio appare anche nel libro La Casta che Stella ha scritto con Sergio Rizzo: come uno che è stato “prima PCI, poi rifondarolo, infine dilibertiano”. Insomma uno “de sinistra”. Un servitore del proletariato. Con stipendio, diciamo, sui 160 mila euro annui.

E mi state a parlare della “pericolosità sociale” di Scarpellini e di Marra? La pericolosità sociale delle due Camere, della Regione e del Comune sono molto più evidenti. Lo erano anche prima. Solo da quando il 5 Stelle è stato eletto per mettere ordine in questa cloaca, in questo intreccio di porcherie, furti e sprechi astronomici che si chiama “Roma capitale”, o apparato pubblico romano, si scopre che Marra se la intendeva con Scarpellini.

Bene: ma allora si pretenda la carcerazione preventiva anche per gli amministratori di Montecitorio, come minimo. Invece ecco cosa accade: tutti i partiti, che sono stati compliciti di Scarpellini e del suo arricchimento, si avventano contro il Movimento 5 Stelle – è logico, voglionno prenderne il posto. La Raggi – colpevole di ingenuità, che in politica, d’accordo, è imperdonabile – cadrà; il 5 Stelle (che ha fatto almeno qualcosa per non rinnnovare i contratti a Scarpellini) si dilania in accuse e contro-accuse. Si faranno nuove elezioni e andrà su qualche piddino, e la malversazione continuerà.

E così sarà, finchè i contribuenti italiani non prenderanno coscienza della lotta politica primaria, del Nemico principale contro cui devono combattere. E’ un concetto semplice, persino elementare: coloro che i soldi allo Stato li danno, sono oppressi, truffati e taglieggiati da coloro che i soldi dallo Stato li prendono. E ne vogliono sempre più.

i neoliberisti hanno perso la testa, danno di matto e non se ne rendono conto, sono diventati pericolosissimi

“E’ STATO PUTIN”: NON E’ PIU’ PROPAGANDA, E’ PSICHIATRIA OLIGARCHICA

dicembre 16 09:34 2016

In Germania è stato arrestato il profugo afgano di 17 anni (dice lui) che ad ottobre, a Friburgo, ha stuprato e ucciso la studentessa di 19 anni Maria Landerburger, figlia (tra l’altro) di un altissimo funzionario UE, l’assistente capo dell’ufficio giuridico della Commissione. Lo scorso mese gli agenti tedeschi hanno arrestato sette profughi afghani che, in un campo profughi, hanno violentato un’adolescente iraniana. “Una epidemia di stupri avviene in Germania”, il più possibile taciuta dai media, perché sono i profughi a commetterle.

Di chi è la colpa? Ma di Vladimir Putin, è ovvio. E’ possibile che i russi stiano infiltrando nei centro di raccolta dei profughi, degli stupratori siriani legati ad Assad, e iracheni collegati a Saddam Hussein (buonanima), in combutta con la mafia russa, per aggredi


L’Esperto: Putin ha infiltrato stupratori fra i profughi.


L’accusa è stata elevata da Gustav Gressel, un ‘esperto’ dell’European Council on Foreign Relations. Che è il think tank a cui partecipa anche Emma Bonino; nonostante il nome lo colleghi allo storico Council on Foreign Relations (CFR) dei Rockefeller che dagli anni ’20 detta gran parte della politica estera Usa, lo ECFR è fondato e finanziato da George Soros.


Ovviamente, questa uscita si inserisce nella grande campagna in corso in Usa per accusare Putin di aver interferito nelle elezioni presidenziali, ordinando ai suoi hacker di penetrare le mail della campagna Hillary Clinton e metterla in cattiva luce; e nella più vasta tempesta propagandistica per cui se in Siria avvengono atrocità, bombardamenti, ad Aleppo viene distrutto l’ultimo ospedale pediatrico, se l’IS riconquista Palmira, “è stato Putin”. Putin è causa del Brexit, della crisi dell’UE e dell’euro; Putin che ha “occupato la Crimea”, che ordina la guerra civile in Ucraina, che costringe la NATO a mandare truppe nei paesi baltici che temono un’invasione. Ormai l’intero Establishment della sinistra globale, dopo aver deriso per due decenni come complottasti coloro che si occupavano degli strani retroscena del loro potere oligarchico, vive nell’ossessione di essere vittima di un complotto.

Tuttavia, la tesi dell’esperto del European Council on Foreign Relations è così inverosimile, così stupida, senza fondamento, che supera le necessità della propaganda e disinformazione. Il solo fatto di poterla enunciare per iscritto, e farla pubblicare sui giornali, invoca un’altra spiegazione: dalla psichiatria. Qui manca la capacità di sottoporre al vaglio della coscienza i propri abbagli e le proprie allucinazioni, che distingue l’uomo sano dal matto.


E’ un’alterazione mentale ed ideologica, che sviscera un intelligente articolo del sito Washington’s Blog. Colpisce sulle due sponde dell’Atlantico tutti i portatori dell’ideologia globalista-progressista e suoi beneficati e profittatori, di fronte agli eventi che stanno incrinando il loro bel progetto. Essi “danno la colpa a tutti e a a qualunque cosa, tranne alle loro politiche che hanno impoverito i loro cittadini e connazionali – di cui non si sentono parte.

“E’ un fatto incontrovertibile – ha scritto Glenn Greenwald – che le istituzioni e autorità occidentali, per decenni e con assoluta indifferenza, hanno calpestato il benessere economico e la sicurezza sociale di centinaia di milioni di persone. Mentre i circoli elitari si ingozzavano di globalismo, libero commercio, speculazione nel casinò di Wall Street e guerre senza fine (che arricchivano gli autori e hanno fatto sopportarne il peso ai più poveri e marginali), essi hanno completamente ignorato le vittime della loro ingordigia, salvo quando le vittime protestavano un po’ troppo, causato confusione – e allora sono stati condannati come trogloditi che meritavano di essere i perdenti nella gloriosa gara globale della meritocrazia”.

Già: gli inglesi che hanno votato Brexit sono “rurali”, per Trump hanno votato i bianchi lasciati senza lavoro operaio dal progresso, lo sgomento verso le ondate di immigrati è frutto di arretratezza e provincialismo, quando non di razzismo del secolo scorso, l’insoddisfazione crescente per l’oligarchia burocratica – per Mogherini e Merkel – è dovuta all’influenza dei media russi (che dunque vanno chiusi) sulle infantili menti dei sudditi, e sulle suggestioni che vengono da blogger e partiti pagati – da Putin..

Da qui si vede che questa malattia psichiatrica è di fatto una malattia morale: l’altezzosa, ferrea convinzione delle elites che loro hanno ragione, sempre e comunque. L’ideologia politicamente corretta, la sola ammissibile, è la loro. Chi è contro, è spregevole, stupido, o mosso da motivi ignobili e illegittimi.

“Dagli anni ’80 le elites nei paesi ricchi hanno calcato la mano, accaparrando per sé tutti i guadagni, e chiudendo le orecchie quando parlavano gli altri; e adesso guardano con sorpreso orrore la rivolta degli elettori”. Le “elites che fanno opinione sono così aggruppate, così incestuose, così lontane dalla gente che avrebbe deciso le elezioni (Usa), la disprezzano al tal punto, che non solo non hanno visto l’ondata che andava verso Trump, ma hanno accelerato quella tendenza, involontariamente, col loro comportamento altezzoso e auto-glorificatorio”.

In Usa, i democratici hanno “scelto deliberatamente di avanzare un candidato fortemente impopolare, vulnerabile, con infiniti scheletri nell’armadio”, Hillary, che “era percepito da tutti come il beneficiario o il protettore dei peggiori aspetti della corruzione della elite”. Ora che Hillary ha perso, hanno accusato dell’insuccesso tutti, tranne se stessi: Bernie Sanders, Jill Stein (la verde che ha portato via una quota di voti “progressisti”), James Comey (il capo dell’FBI), Wikileaks, i blogger alternativi che hanno parlato male della Clinton – e sopra tutti e tutto, finalmente – Vladimir Putin.

E’ stato Putin.

Anche dopo il Brexit, s’è visto come hanno reagito le oligarchie eurocratiche, fra Bruxelles e Berlino: con rabbia. Colpa di Farage; attenti a Grillo e Salvini, o sarà Italexit! Sono soggetti alla propaganda di Mosca! Gli inglesi devono soffrire per la loro scelta, hanno detto Hollande e Juncker. “Invece di riconoscere e correggere i difetti fondamentali del sistema, han dedicato le loro energie a demonizzare le vittime della loro corruzione, onde delegittimare le loro lagnanze, e così sollevare se stessi da ogni responsabilità di correggerle”. Ma una tale reazione è riuscita a “rafforzare la percezione comune che queste elites e istituzioni sono interessate a sé, tossiche e distruttive in modo inguaribile; dunque non possono essere riformate – dunque, vanno distrutte”.

In Italia, dopo il travolgente NO a Renzi, abbiamo visto l’oligarchia globalista fare lo stesso governo di prima, con la benedizione dell’oligarca Mattarella, e la soddisfazione dei parlamentari non votati da nessuno. Attenti a Salvini, che riceve i soldi da Putin!

Chi è abbastanza vecchio, ricorda che di questa malattia mentale-ideologica già erano affetti quando facevano i marxisti leninisti e volevano ridurre l’Italia a paese sovietico: chi si opponeva loro non aveva diritto al discorso, perché i suoi moventi erano sicuramente ignobili e interessati, voleva lo sfruttamento dei lavoratori, era pagato dagli Americani. Gentiloni era così: militava nel Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, e aveva ragione lui; ora sta con Hillary, e ha sempre ragione lui. Con tutta la sinistra , da marxista-leninista diventata globalizzatrice, stra-capitalista, filo-americana e anti-Putin. La sola cosa che non cambia: ha sempre ragione.


Gentiloni ha sempre ragione

Ovviamente non è un caso personale, di Gentiloni. E’ un contagio, una epidemia in atto scatenata dalle novità dirompenti il Progetto. Secondo un ex parlamentare britannico, Ben Bradshaw, è “probabile” che la Russia abbia falsato il voto sul Brexit. Merkel ha avanzato che hacker russi, infiltrando Internet e diffondendo false informazioni, potrebbero determinare la sua sconfitta alle elezioni di settembre 2017.

Di fronte al malcontento galoppante verso la UE e l’euro, la risposta della Commissione Europea è: “La propaganda russa ha penetrato tutti i paesi europei”.
https://www.euractiv.com/section/global-europe/news/thurs-commission-official-russian-propaganda-has-deeply-penetrated-eu-countries/

La Mogherini ha allestito una “task force” per contrastare la propaganda di Mosca (cioè i notiziari di Russia Insider e Russia Today), che instilla nei sudditi idee “contrarie ai nostri valori”. Esiste un certo “deficit di democrazia” nell’Unione? Lunedì, a Bruxelles, è stato deciso che le decisioni importanti – come l’esercito europeo, una maggiore integrazione, il federalismo – saranno sottratti alla vista del pubblico (e delle opposizioni euroscettiche) abolendo i passaggi al Parlamento; tutto si deciderà in “trialoghi” tra Commissione, Consiglio e selezionati membri dell’Europarlamento. A porte chiuse e senza informazioni ai media.


Ma “è colpa di Putin”. Questi sono padroni pazzi che non vogliono, non possono rifromare il Sistema. Vanno distrutti o ci distruggeranno.

Titolo: “Assad schiaccia Aleppo nel sangue”. Didascalia: un soldato del regime porta una donna ferita da un cecchino ribelle mentre scappava – Nouvel Observateur.

Siria - Aleppo - Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Israele sono i protagonisti che hanno aizzato la Rivoluzione a Pagamento

Assad e Putin vincono ad Aleppo
16 dicembre 2016
di Gianandrea Gaiani



La battaglia di Aleppo è di fatto terminata con la netta vittoria delle forze governative siriane e dei loro alleati. Poco importa che i ribelli ancora in vita accettino di evacuare con i loro famigliari raggiungendo Idlib o altre zone controllate dagli insorti o che in parte decidano di combattere fino all’ultimo proiettile nei due chilometri quadrati che ancora controllano nei quartieri orientali.

L’esito della battaglia era ormai chiaro da almeno un mese quando le forze siriane con l’appoggio russo e, iraniano e degli hezbollah libanesi avevano sfondato le difese dei quartieri orientali nella città. Giorno dopo giorno il territorio in mano ai ribelli, dove si stima che all’inizio della fase finale della battaglia vi fossero tra gli 8mila e i 15 mila combattenti, si è rapidamente ridotto fino alla cessazione di ogni resistenza in cambio della possibilità di lasciare la città impunemente.


Una soluzione già adottata in molti altre aree del territorio siriano in base ad accordi che garantiscono ai ribelli l’evacuazione insieme ai loro famigliari (in tutto pare 11 mila persone stiano lasciando Aleppo) verso l’area di Idlib sotto il controllo dei movimenti di insorti, per lo più jihadisti di ispirazione qaedista, salafita e dei fratelli musulmani.
Lo scambio degli assediati

Mosca ha confermato che l’intesa è stata sottoscritta dalla quasi totalità dei gruppi ribelli anche se poi alcuni gruppi l’hanno rifiutata e poi rinegoziata. Secondo fonti militari governative la mattina il 15 dicembre “951 persone, tra cui 200 miliziani e 108 feriti” sono salite a bordo del primo convoglio. Bus e ambulanze sono arrivati verso le 2.30 del pomeriggio (ora locale) nella parte sud di Aleppo, nelle mani dell’esercito siriano. L’evacuazione è stata segnata nella fase iniziale da colpi d’arma da fuoco che hanno ucciso una persona e ferite quattro tra i volontari. Ambulanze con malati e feriti, e pullman con civili, hanno attraversato il corridoio di Al Ramusa-Ameriya, a sud della città siriana.

Contemporaneamente le forze governative siriane sono entrate con i bulldozer nei quartieri assediati per rimuovere i sacchi di sabbia e ripulire l’area. Secondo la tv siriana, sono circa 4mila i combattenti con le loro famiglie e 9mila i civili coinvolti nei trasferimenti. Un secondo convoglio è partito nel tardo pomeriggio.

A bordo vi erano “i miliziani ribelli e i membri delle loro famiglie” e ad accompagnarlo, anche i rappresentanti della Croce Rossa Internazionale. In tutto sono state evacuate 1198 persone: 577 uomini, 320 dinne, 301 bambini, e 12 civili feriti. Parallelamente a queste operazioni è partita l’evacuazione di decine di feriti e civili anche da Fua e Kefraya, le due località a maggioranza sciita e assediate dai ribelli anti-Assad nella provincia di Idlib, nel nord-ovest del paese mediorentale devastata da cinque anni di guerra civile. Il numero delle persone evacuate sarebbe identico (15mila persone) a quello che uscirà da Aleppo. Finora ne sono uscite 1.500. Nella provincia di Idlib, a circa 50 km da Aleppo e in mano ai ribelli, affluiscono gli evacuati dalla seconda città della Siria.

L’evacuazione da Fua e Kefraya è parte dell’accordo è stata una condizione imposta dal regime di Damasco e i suoi alleati come parte dell’accordo di Aleppo. I ribelli anti-Assad assediano dal 2015 le due località. L’intero processo è gestito dai russi e dal governo siriano e secondo l’inviato dell’Onu in Siria, Staffan De Mistura, ad Aleppo Est “vi sono ancora tra 1.500 e 5.000 miliziani da evacuare a cui si devono aggiungere le loro famiglie”

La più grande vittoria di Assad

Questo tipo di accordi possono apparire contraddittori poiché permettono a ribelli già intrappolati di uscire dall’assedio e di tornare successivamente a combattere. Oltre a consentire uno scambio” di combattenti e civili assediati Le forze di Assad evitano così però di logorarsi in inutili battaglie all’ultimo sangue, casa per casa, che mieterebbero molte vittime tra i civili come tra i combattenti.
L’esercito di Assad soffre da tempo di una cronica carenza di truppe per l’usura dei reparti dopo cinque anni di guerra con circa 120 mila morti e forse il doppio di feriti.


Il problema dei rimpiazzi è stato in parte risolto arruolando milizie scite locali e combattenti stranieri (libanesi, afghani, iraniani e iracheni e pachistani) inquadrati dalle forze dei pasdaran iraniani.
Assad non può quindi permettersi perdite troppo elevate e oggi la sopravvivenza del suo regime dipende direttamente dalle truppe alleate.

Il presidente siriano aveva bisogno di una vittoria eclatante e forse decisiva nei confronti dei miliziani sostenuti dalle monarchie sunnite del Golfo e da Usa ed Europa la cui richiesta di tregue umanitarie non è riuscita a nascondere il reale intento di consentire ai ribelli di ricevere aiuti e ricostituire linee difensive dopo lo sfondamento effettuato dalle truppe siriane. La vittoria di Assad e della Russia ad Aleppo è stata invece totale anche se “macchiata” dal contemporaneo successo dell’offensiva dell’Isis più a sud che ha permesso ai jihadisti di riconquistare Palmira.
Il successo nella seconda città del Paese renderà disponibili ingenti forze siriane e alleate necessarie a combattere ancora a Idlib e contro lo Stato Islamico a Palmira, Raqqah e Deir Ezzor.

In un’intervista rilasciata il 14 dicembre alla televisione Russia Today, Assad ha dichiarato che, dopo aver conquistato Aleppo, le autorità di Damasco, coordinandosi con Mosca e Teheran, escogiteranno un piano per cacciare i miliziani dagli altri territori siriani, inclusa Idlib. Ma ormai il capo del regime si sente più che mai sicuro della permanenza al potere, come ha fatto capire quando nella medesima intervista ha affrontato il tema della ricostruzione post-bellica. “La priorità – ha chiarito – verrà data ai paesi amici come la Russia, la Cina, l’Iran e altri”.

Vittime civili e propaganda

L’assenza di osservatori neutrali sul capo di battaglia rende difficile separare nettamente la realtà dalla propaganda che si spreca su entrambi i fronti. Come sempre accade nei conflitti contemporanei in cui i cosiddetti “danni collaterali” hanno una rilevanza strategica spropositata rispetto al passato, anche ad Aleppo il braccio di ferro tra le diplomazie internazionali è incentrato sulle vittime civili.


L’Onu chiede di fermare la “carneficina”, Amnesty parla di “crimini di guerra” compiuti da russi e forze di Damasco, termini utilizzati anche da molti Paesi europei e dagli Stati Uniti che intimano a Damasco di tenere a freno i suoi soldati e garantire la protezione ai civili e alla Russia di moderare i bombardamenti aerei. L’Unicef ieri ha denunciato che decine di bambini, forse oltre cento, erano intrappolati in un edificio ad Aleppo est sotto il fuoco delle forze governative siriane.

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha parlato di “sparizioni forzate e video scioccanti di cadaveri in fiamme nelle strade” mentre stime dell’opposizione parlano di 6.000 persone arrestate, tra loro soprattutto adolescenti.

L’Alto commissario Onu per i diritti umani, Zeid Al Hussein, ha riferito che molti civili che erano riusciti a fuggire sono “stati catturati e uccisi sul posto” riferendo di 82 civili uccisi lunedì dalle forze pro-governative in quattro diversi quartieri, tra cui 11 donne e 13 bambini. I soldati entrano nelle abitazioni e uccidono chiunque si trovi all’interno, anche donne e bambini”.

Al-Hussein è però un principe giordano che non è mai apparso imparziale nella guerra siriana e ieri gli ha fatto da contrappeso al Palazzo di Vetro l’ambasciatore russo Churkin che ha smentito le stragi di civili.

Del resto l’Onu stesso ammette che solo negli ultimi giorni oltre 100 mila persone sono fuggite dai quartieri in mano ai ribelli per rifugiarsi nelle aree controllate dai curdi o dalle forze di Damasco.
In una guerra combattuta senza risparmio anche e soprattutto sul fronte della propaganda va riconosciuto che il temuto bagno di sangue tra la popolazione non c’è stato. Nonostante Europa e Usa accusino Mosca e Damasco di crimini di guerra promettendo nuove sanzioni, l’Onu ha riferito che tra il 17 novembre (quando prese il via l’offensiva finale) e il 10 dicembre 413 civili erano morti ad Aleppo Est più altri 139 uccisi dal fuoco dei ribelli nei quartieri controllati dal governo.


Anche aggiungendo un centinaio di ulteriori vittime relative ai massacri attribuiti lunedì scorso alle truppe siriane arriviamo a meno di 650 civili uccisi in un mese di battaglia che molti osservatori hanno paragonato a quella di Stalingrado. Se anche fossero il doppio si tratterebbe comunque di perdite certo dolorose ma tutto sommato limitate rispetto all’ampiezza e alla ferocia della battaglia.

La reazione dell’Europa

Con la liberazione di Aleppo i siriani “hanno scritto la storia”, ha detto il presidente della Siria, Bashar al-Assad, in un breve video su Facebook e il successo più rilevante del regime dall’inizio della guerra civile nel 2011 manda in soffitta le richieste di arabi e occidentali di un accordo per la transizione del potere in Siria.
Le reazioni, in un’Europa che appare sempre di più un’appendice della Lega Araba guidata dalle petromonarchie del Golfo, non si sono fatte attendere.


Il ministero degli Esteri britannico ha convocato gli ambasciatori di Russia e Iran a Londra per esprimere “la profonda inquietudine” del governo del Regno Unito sulla situazione di Aleppo. E’ cruciale proteggere i civili e consentire agli aiuti umanitari di arrivare”, ha detto il capo della diplomazia britannica, Boris Johnson, lasciando intendere una sintonia con Parigi, che ha chiesto e ottenuto una riunione urgente e a porte chiuse del Consiglio di sicurezza dell’Onu. “In questi giorni bui per Aleppo è importante che lì giungano osservatori internazionali dell’Onu per monitorare quanto accade”, ha spiegato Francois Delattre, ambasciatore francese alle Nazioni Unite.

Fa sorridere e mostra la pochezza politica e militare dell’Europa osservare che Parigi e Berlino sottopongano al Consiglio Europeo la proposta di mettere in campo un’iniziativa umanitaria per Aleppo: non lo hanno fatto in 4 anni di feroci scontri e vogliono farlo ora che la battaglia è finita?

Il portavoce del governo francese, Stephane Le Fooll, ha spiegato che Hollande e Merkel chiederanno al resto dei leader europei di approvare questa iniziativa, che punta in primo luogo a creare “corridoi” perchè possano essere evacuate 120mila persone che vogliono andarsene dai quartieri di Aleppo circondati dalle forze del regime di Assad; e inoltre punta a portare aiuti umanitari in questa zona della città siriana.

Secondo Le Fooll, l’operazione deve essere condotta sotto la supervisione degli osservatori delle Nazioni Unite ma la proposta franco-tedesca arriva con patetico ritardo. Mentre Parigi e Berlino pianificano di proporre un piano alla Ue i corridoi sono già stati istituiti e i civili sono già stati evacuati dai quartieri orientali di Aleppo dalle forze governative siriane e soprattutto dai russi che hanno anche messo in campo (a differenza della Ue) una mole imponente di aiuti umanitari per gli sfollati.

Foto AFP e SANA

Gli euroimbecilli di Bruxelles-Strasburgo si blindano, attraverso il CORBETT REPORT, hanno paura dei popoli

l’Ue ha votato: meno democrazia. E più favori alle lobbies.
Maurizio Blondet 16 dicembre 2016 0

Strasburgo approva in sordina il «Corbett Report»: con la scusa di velocizzare la produzione di normative, si mettono nuovi ostacoli ai critici di Bruxelles. E per i deputati sarà più facile rappresentare interessi privati

di FRANCESCO BORGONOVO

Sono mesi che i popoli del Vecchio Continente continuano a rifilare all’Unione Europea schiaffoni su schiaffoni. Dai sondaggi risulta evidente che l’euroscetticismo è ai massimi un po’ ovunque, e gli esiti di tutti i referendum popolari lo confermano. Il messaggio è chiaro: la gente ne ha le tasche piene della burocratica strafottenza di Bruxelles. Già, peccato sia chiaro a tutti tranne che agli euroburocrati. Sapete come rispondono i capoccia dell’Ue all’ondata di indignazione? Trincerandosi ancora di più dietro ai loro privilegi, e aumentando oltre ogni limite immaginabile il

deficit di democrazia che da sempre caratterizza le istituzioni comunitarie.

Quasi nessuno dei grandi giornaloni internazionali ne ha parlato, ma martedì sera il Parlamento europeo riunito a Strasburgo ha approvato a maggioranza una proposta presentata dall’eurodeputato di centrosinistra Richard Corbett. Si tratta, in sostanza, di una revisione dei regolamenti dell’Europarlamento, che è stata venduta nei comunicati stampa ufficiali come un passo avanti verso un’era di maggior trasparenza e libertà. Il problema è che, in realtà, si tratta dell’esatto contrario. Tramite piccole modifiche agli articoli delle normative interne, i simpaticoni dell’Ue si sono garantiti ancora più privilegi e hanno reso ancora più complicata ogni forma di opposizione ai diktat comunitari.

La proposta del britannico Corbett – un signore noto per la sua totale opposizione alla Brexit, proseguita anche a referendum avvenuto – è stata ribattezzata «The Corbett Report» e prevede una serie di incredibili novità. Cerchiamo di spiegarle evitando i tecnicismi e aggirando le furbizie da burocrati.

Le assurdità più evidenti riguardano il ruolo delle lobby. Secondo Corbett, la sua proposta aiuterebbe a regolamentare la loro azione. In realtà, si tratta di un enorme favore ai gruppi di pressione foraggiati dalle grandi compagnie. Circa 170 eurodeputati, a oggi, mantengono un secondo lavoro. Alcuni di loro, oltre a sedere in aula, fanno i lobbisti. Tuttavia il piano di Corbett non li obbliga a dichiararsi. Si limita a dire che «dovrebbero farlo», senza imporlo per regolamento. Non solo. La proposta avrebbe dovuto contenere un passaggio esplicito utile a impedire che gli euro-parlamentari, una volta terminato il mandato, passassero attraverso la proverbiale «porta girevole» diventando lobbisti a tempo pieno. Bene, tale articolo è stato stralciato. Chi dobbiamo ringraziare per questo? Il signor Martin Schulz, presidente del Parlamento. Secondo vari osservatori è stato proprio lui, il giorno prima del voto in aula, a eliminare il passaggio dal regolamento, facendo un enorme regalo ai suoi colleghi e, ovviamente, alle lobby.

Poi, a peggiorare il quadro, arrivano altri e più inquietanti aggiornamenti. Anche qui, il diavolo si nasconde nei dettagli e nei cavilli. Con la scusa di «velocizzare» la produzione di normative, Corbett ha introdotto una razionalizzazione delle procedure di voto. Invece di aumentare i giorni di lavoro dei parlamentari, ha preferito introdurre regole che impongono un limite agli emendamenti e ai voti da parte dei vari gruppi del Parlamento.

Facciamo qualche esempio. Prima, tutte le leggi proposte dalla Commissione Ue (cioè un organismo potentissimo e non eletto) dovevano passare attraverso il vaglio dell’Europarlamento. I deputati avevano a disposizione tre tornate di dibattito, e potevano ogni volta presentare emendamenti. Ora, nella gran parte dei casi, le proposte della commissione dovranno essere sottoposte a una sola lettura da parte dei deputati.

Ci sono inoltre limitazioni al cosiddetto «voto registrato», di modo che i deputati possano mantenere il segreto sulle loro scelte. Non basta: è prevista una lunga serie di limitazioni alla presentazioni degli emendamenti e delle interrogazioni scritte (alcune delle quali vengono spiegate da Isabella Adinolfi nell’intervista che pubblichiamo in questa pagina). Secondo Paul Nuttall, rappresentante dell’Ukip, l’approvazione del Corbett Report è «una mossa esplosiva e pericolosa da parte dei grandi gruppi del Parlamento europeo, perché riduce la visibilità pubblica di importanti voti legislativi e trasferisce enormi quantità di potere decisionale nelle segrete stanze. Anche se, in apparenza, si tratta di una proposta tecnica, essa comporta che sempre di più la produzione legislativa sarà accelerata, senza prevedere un adeguato dibattito pubblico sui cosiddetti “colloqui a tre” tra Commissione, Consiglio e Parlamento».

A parere dell’eurodeputato britannico, «ci saranno meno voti visibili al pubblico, e i gruppi politici più piccoli, la maggior parte dei quali euroscettici, avranno meno possibilità di apportare modifiche alle leggi».

Eccola, la risposta dell’Unione Europea alle sollevazioni popolari: ancora più chiusura, ancora meno spazio al dissenso, ancora più concentrazione di poteri nelle mani di organismi non eletti. Il tutto, ovviamente, confezionato in nome dell’efficienza e della trasparenza. Più i popoli si oppongono, più gli eurocrati stringono la presa.

Grecia - Tsipras è un falso ideologico - se ha deciso di dare 50 euro mese, una tantum ai pensionati dai redditi bassi significa che la situazione è esplosiva, nonostante ciò gli euroimbecilli vogliono fortemente vogliono il mantenimento dell'austerità

GREXIT

Grecia: si è aperta una nuova crisi

16 dicembre 2016, di Alessandra Caparello

ATENE (WSI) – Ennesimo braccio di ferro tra la Grecia e l’Unione europea. I creditori della Troika negano la nuova tranche di aiuti ad Atene e questo dopo l’annuncio di Alexis Tspiras di dare una boccata d’ossigeno ai pensionati a basso reddito con un bonus tutto per loro.

Il capo del governo ellenico dopo i continui tagli avvenuti tra il 2010 e il 2014, con una perdita di oltre il 30 per cento del PIL nazionale, ha deciso di dare un po’ di sollievo ai pensionati, tra i più colpiti nell’ultimo periodo di rigore. In un discorso alla televisione greca Tspiras aveva parlato di una situazione migliore per il paese e con un 2016 che si dovrebbe chiudere con un avanzo primario.

Un tesoretto accumulato inatteso, che nelle intenzioni di Alexis Tspiras deve essere elargito sotto forma di un bonus da 600 euro agli aventi diritto prestabiliti, ovvero i pensionati con un assegno previdenziale sotto gli 850 euro.

La mossa ha tuttavia infastidito la troika che ha promesso una risposta dura. I ministri delle finanze europee questo mese infatti avevano concordato una serie di tagli del debito ellenico a breve termine per consentire alla Grecia di attuare un rapporto debito-PIL entro un massimo di 20 punti percentuali.
Francia si oppone, Fmi si tiene fuori

I creditori europei hanno fatto marcia indietro, in una decisione non è piaciuta per niente a Francois Hollande. Il presidente francese ha detto che è “fuori discussione” che si chiedano altri sforzi alla Grecia e altri sacrifici ai suoi cittadini, di un paese che viene da cinque anni di misure di austerity.

Ma l’annuncio di Tspiras sul bonus da 600 euro a più di 1 milione di pensionati con redditi bassi, nonché su un congelamento dell’aumento dell’Iva, sono stati interpretati come provvedimenti non in linea con gli impegni assunti dalla Grecia nel suo programma di salvataggio, come ha sottolineato ieri a Bruxelles Jerome Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo.

Secondo il piano di aiuti in cui è ancora impegnata la Grecia, infatti, il governo di Atene è obbligato a informare le autorità di ogni modifica del suo piano di spesa, cosa che non ha fatto in questo caso. Una nuova bomba ad orologeria sotto l’Acropoli, a cui si aggiunge il fatto che il Fondo monetario internazionale non ha ancora sciolto le sue riserve sul piano di salvataggio. Ancora non si sa se l’istituto di Washington, favorevole a una ristrutturazione del debitogravoso greco, parteciperà o no come creditore senza ottenere garanzie sulla sostenibilità delle finanze pubbliche della Grecia.

Senza un accordo sul debito pubblico con le autorità europee, il premier Tsipras ha ammesso che si andrà alle elezioni anticipate in Grecia. Sarebbe l’ennesimo punto politico critico per l’Eurozona l’anno prossimo, dopo quelli già calendarizzati in Francia, Olanda e Germania. Anche l’Italia potrebbe andare alle urne un anno prima del previsto, nel 2017.

Sui mercati finanziari (segui live blog), la tensione si fa sentire: i rendimenti dei titoli decennali ellenici rendono più del 7%, portando lo Spread con i tassi degli omologhi Bund tedeschi oltre i 700 punti base.

venerdì 16 dicembre 2016

Privatizzazioni - Così ci siamo fatti rubare tutto! Valerio Lo Monaco

PTV news 15 Dicembre 2016 - Le mani di Washington sul Mar Cinese Meridio...

'Ndrangheta: una tranquilla domenica con i boss della ‘ndrangheta

Monte dei Paschi di Siena - la Consob dimentica il parere di qualche settimana fa cioè vietava di fatto la conversione delle obbligazioni subordinate in azioni ai piccoli risparmiatori

Vittime del Salvabanche: “Consob autorizza il ‘ricatto’ Mps”

Data: 16 dicembre 2016 14:12
in: Lettere




AREZZO. È notizia di questa mattina il rilancio del piano di ricapitalizzazione di 5 miliardi dell’Ad di Mps Marco Morelli con il benestare di Consob che a distanza di qualche settimana cambia idea e autorizza la conversione volontaria dei piccoli obbligazionisti subordinati di Mps. La prima riflessione va immediatamente rivolta all’assurdo atteggiamento di Consob che solo qualche settimana fa con regolamento stringente vincolato al profilo mifid al 30 settembre vietava di fatto la conversione delle obbligazioni subordinate in azioni ai piccoli risparmiatori. Questo significa che solo qualche settimana fa si attestava che gli obbligazionisti subordinati retail di Mps non avevano le competenze tecnico finanziare per poter divenire azionisti; che cosa è cambiato dunque negli ultimi giorni? Ancora più assurde, ancora una volta, le tempistiche e le modalità con cui si pensa di ottenere la ricapitalizzazione tramite conversione volontaria; la scadenza è il 22 dicembre, vale a dire 4 giorni in cui si dovrebbero informare correttamente 50 mila obbligazionisti prospettando, con quello che appare un vero e proprio ricatto, le seguenti opzioni:

1) vendere oggi a meno della metà del valore di quanto investito, con il rischio di ulteriori crolli nelle prossime ore; aumento ulteriormente il livello di ricatto.

2) convertire in azioni, cosa che non avrebbero mai fatto o neppure mai pensato davvero volontariamente; ci chiediamo, chi mai avrebbe deciso di vendere le obbligazioni per comprare in borsa azioni della banca per il controvalore? Nessuno.

3) conservare le obbligazioni sperando che il sacrificio di altri risparmiatori che cederanno al ricatto sia sufficiente, oppure sperando in un intervento di rimborso da parte dello stato. In merito a questo ultimo punto, il governo deve IMMEDIATAMENTE scoprire le sue carte, esiste davvero questo paracadute pubblico? e se si in quale termini e chi potrà averne accesso? serve chiarezza e subito oggi. Solo questo potrà consentire al piccolo risparmiatore una scelta davvero consapevole. Un governo dovrebbe dare certezze dopo aver approvato una legge che agisce in maniera retroattiva come il bail-in, per poi dichiarare di aver fatto un errore ma senza mai correggerlo definitivamente. Richiediamo dunque al governo immediati chiarimenti, a tutela del piccolo risparmio, chi ha investito i propri risparmi prima di novembre 2015 (data di approvazione della legge sul bail-in) deve essere tutelato e dovrà essere fatto in modo chiaro e generale e non con misure tampone diverse di volta in volta. È una follia; ed il primo pensiero che ci viene in mente è se in realtà gli investitori esteri scappino dall’Italia proprio di fronte a tanta incapacità, lentezza ed incertezza che caratterizzano le scelte delle istituzioni pubbliche preposte alla regolamentazione della tutela del risparmio italiano in questa situazione così importante e grave, come è appunto la ricapitalizzazione della terza banca italiana. Possibile che in Italia si sia così incapaci di prendere in mano la situazione e dare una risposta forte e determinata, a tutela dei propri cittadini, che non aggravi ulteriormente la situazione economico finanziaria del Paese? Purtroppo negli ultimi mesi abbiamo avuto la conferma che non è possibile, e che siamo un paese in balia del vento e delle scelte all’ultimo minuto. L’Associazione Vittime del Salva-Banche promette di ricalcare in protesta tutte le piazze italiane e tutte le istituzione responsabili di questo scempio che sta determinando l’azzeramento di 4 miliardi e 200 milioni di risparmi degli Italiani. Rimane a disposizione dei risparmiatori di Mps che avessero bisogno di informazioni e chiarimenti scrivendo a direzione@vittimedelsalvabanche.it.

Associazione Vittime del Salvabanche

o sei del M5S o sei un fantoccio, Virginia deciditi Roma non può aspettare

COLPO DURISSIMO

M5S, arrestato a Roma Raffaele Marra: il braccio destro della Raggi accusato di corruzione



Arrestato Raffaele Marra: il braccio destro del sindaco di Roma Virginia Raggi e capo del personale del Campidoglio è finito in manette insieme al costruttore Scarpellini con l'accusa di corruzione. I fatti risalgono a quando Marra era direttore del Comune con sindaco Alemanno. Un colpo durissimo per la giunta dei 5 Stelle, già minata dalle dimissioni dell'assessora Paola Muraro. e con l'ombra di un'inchiesta per abuso d'ufficio che, secondo le indiscrezioni, potrebbe chiamare in causa a breve la sindaca stessa. Marra da tempo è sotto il tiro della fronda grillina: l'ex membro del mini direttorio Roberta Lombardi, riferendosi a lui, parlava di "virus che ha infettato il Movimento". Soltanto giovedì mattina la Polizia si era recata in Campidoglio per acquisire i documenti relativi alle nomine della Raggi, tra cui quella di Marra. La Raggi l'ha sempre difeso, arrivando a dire: "Se lascia Marra, lascio anch'io". Cosa farà la sindaca già messa all'angolo da Beppe Grillo?

Circo Mediatico in tilt, in affanno su tutti i fronti, usano strumenti inadeguati e il passa parola diventa virale svergognandolo

Giulietto Chiesa: "Cia e Putin, fascismo e forconi: sono bufale e nervosismo d'èlite"

15 dicembre 2016 ore 16:39, Andrea De Angelis

Ha ragione la Cia quando dice che Putin ha influenzato la campagna elettorale negli Stati Uniti a vantaggio di Donald Trump? E hanno ragione certi giornali italiani che utilizzano termini quali "squadrismo" e "fascismo" per commentare quanto fatto dai forconi davanti a Montecitorio? IntelligoNews lo ha chiesto allo scrittore Giulietto Chiesa che, come sempre, ha detto la sua in modo chiaro...

Ci sarebbero delle prove incontrovertibili, almeno secondo Nbc News: Putin in prima persona ha interferito nelle elezioni americane, indicando come far trapelare e utilizzare il materiale hackerato ai democratici. La verità o è fantapolitica?
"Assolutamente è fantapolitica, questa è la mia risposta univoca. Un'accusa per Putin equivalente a quella di aver ucciso Anna Politkovskaja. Sono grandi bufale preparate per tempo truccando le carte. Nella migliore delle ipotesi si tratta di un fake, cosa di cui gli americani sono particolarmente ferrati. Nella peggiore delle ipotesi si tratterà di una fantasia che servirà a far fare un certo numero, direi decine di migliaia di titoli alle riviste occidentali. In entrambi i casi non c'è da credere a questo".

Perché?
"Perché Putin è uomo di grande intelligenza ed esperienza. Queste cose qui non solo non le può fare, ma solo un imbecille le può considerare credibili. Tutto lì, è molto semplice. Il mio è un ragionamento sulla base dell'esperienza".

Vi è però una divergenza di vedute tra Cia ed Fbi. 
"Questo è il segno di una lotta politica dura negli Stati Uniti d'America che, attenzione, dura da molto tempo. Lì non c'è un solo gruppo dirigente, ma uno scontro fortissimo tra due o più ipotesi di gestione della crisi degli Usa. La campagna elettorale che ha portato alla vittoria di Donald Trump è esattamente un risultato temporaneo e parziale di questo scontro. La cosa che appare evidente, questo l'ho già ripetuto anche con voi, è la crisi profondissima dell'America". 

Giulietto Chiesa: 'Cia e Putin, fascismo e forconi: sono bufale e nervosismo d'èlite'
Spostiamoci in Italia. Il caso Forconi-Osvaldo Napoli ha visto usare, verso quello che possiamo definire movimento, dei termini quali "squadristi" e "fascisti". Un utilizzo appropriato? Sul loro sito si parla di "resistenza" al potere, perché in Italia si usano ancora quei termini? In questo caso è giusto?
"Credo che c'entri poco. Lo considero una reazione nervosa delle èlite politiche, dove metto anche i giornalisti accreditati sulle televisioni nazionali. Una reazione in parte sbalordita, in parte appunto nervosa a quello che sta accadendo sotto i nostri occhi. Questo modo di gestire la crisi sta aprendo una sollevazione del Paese. La classe politica non è capace di capire che c'è un limite oltre il quale si solleverà una rivolta". 

Se non ci fossero stati i 5 Stelle si sarebbe già scesi in piazza? Grillo e Casaleggio hanno un po' gestito il disordine?
"Francamente non lo so, è un'ipotesi difficile da fare. Il Movimento 5 Stelle ha interpretato una parte di questa rivolta, di questo sdegno sociale contro la classe politica. L'ha interpretata bene, tant'è vero che ha preso il 25% dei voti. Ora la sta interpretando male perché non è capace di andare avanti. Non ha il respiro e l'antagonismo per farlo". 

Cosa significa questo?
"Vuol dire che altre forze entreranno in campo".

Il punto di Giulietto Chiesa "Tutti impegnati a falsificare Aleppo"

Siria - Aleppo - Circo Mediatico italiano tra cui spicca La7 storce la verità e racconta menzogne

Le tre grandi bugie sulla tragedia di Aleppo
16 dicembre 2016
di Redazione



di Gian Micalessin da Il Giornale del 15 dicembre 2016

Per gli errori di Obama il Paese rischiava di finire all’Isis Chi oggi a Washington, Londra, Parigi e anche qui da noi piange lacrime da coccodrillo per la sorte dei quartieri orientali di Aleppo strappati ai ribelli jihadisti e qaidisti farebbe meglio a recitare un doveroso «mea culpa».

La tragedia di Aleppo e della Siria, non è figlia del cattivo Vladimir Putin, ma del mal orchestrato piano messo in piedi cinque anni fa dall’amministrazione Obama con la complicità di Inghilterra e Francia in Europa e di Turchia, Arabia Saudita e Qatar in Medio Oriente.

Un piano che, al pari di quanto successo in Libia, rischiava di consegnare la Siria al caos e all’orrore jihadista. Un piano che da una parte ha generato l’Isis e dall’altra quei ribelli «moderati» che ad Aleppo si sono macchiati delle stesse atrocità di Jabat Al Nusra, la costola siriana di Al Qaida. Per capire veramente cosa succede in queste ore è necessario far piazza pulita di almeno tre grandi menzogne.

Da quando in Siria è scesa in campo la Russia di Putin la battaglia di Aleppo è diventata, per definizione, un assedio condotto dalle forze governative colpevoli di bombardare i ribelli e i civili arroccati nei quartieri orientali. La realtà è esattamente opposta. A iniziare e condurre l’assedio sono stati i ribelli scesi dal confine turco nell’estate del 2012. Da allora Aleppo non ha conosciuto pace. Per tre anni, fino all’intervento russo del settembre 2015, la maggioranza della popolazione fedele ad Assad – tra cui gli abitanti dei quartieri cristiani – sono sopravvissuti senza acqua ed elettricità subendo gli assalti e i bombardamenti, praticamente quotidiani, delle forze ribelli decise a trasformare la città nella capitale dei cosiddetti «territori liberati».


In queste ore le milizie governative sono accusate di aver eliminato un’ottantina di militanti jihadisti catturati dopo la resa. Nelle zone di Aleppo controllate dai ribelli atrocità ed esecuzioni sommarie erano all’ordine del giorno da quattro lunghi anni, ma nessuno s’è mai indignato troppo. A dar retta al rapporto di «Amnesty International» «Torture was my punishment» («La tortura è stata la mia punizione») dello scorso giugno torture, esecuzioni sommarie, rapimenti e violazioni dei diritti umani erano la regola sia nelle zone di Aleppo, sia in quelle della provincia di Idlib, controllate dai ribelli.

E tra i crimini più odiosi venivano segnalate le uccisioni di decine di sventurati accusati di apostasia o di omosessualità. Crimini giustificati con l’osservanza della legge coranica e perpetrati non solo dai gruppi di matrice terroristica come Jabhat Al Nusra, ma anche formazioni come il Fronte del Levante, la Divisione 16 o il movimento Nouradin Al Zenki, inserite dalla Cia negli elenchi dei gruppi autorizzati a ricevere armi e appoggi dall’amministrazione Obama.


Mosca e Damasco vengono accusati di bloccare l’evacuazione dei civili intrappolati nei quartieri orientali. Secondo un comunicato della commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite di Ginevra datato 14 dicembre 2016 (cioè ieri) i primi a bloccare la fuga della popolazione sono i gruppi ribelli che da mesi utilizzano i civili come scudi umani.

«La commissione continua a ricevere segnalazioni secondo cui alcuni gruppi dell’opposizione, tra cui il gruppo terroristico di Jabhat Fatah al-Sham (ex Jabhat al Nusra) e Ahrar al-Sham impediscono ai civili di fuggire mentre i combattenti dell’opposizione si mescolano alla popolazione aumentando il rischio che dei civili vengano feriti o uccisi». Un comunicato estremamente chiaro, ma stranamente tenuto nascosto all’opinione pubblica internazionale.

Foto AFP

LIVE: Putin and Abe to hold joint press conference in Tokyo

L'Italia è, i politici non sono

GALILEO: A SPACEOPAL (TELESPAZIO/DLR-GFR) LA GESTIONE DELLE OPERAZIONI DEL PROGRAMMA DI NAVIGAZIONE SATELLITARE EUROPEO

(di Telespazio)
15/12/16 
Spaceopal, joint venture paritaria tra Telespazio (Leonardo-Finmeccanica/Thales) e DLR-GfR (controllata dell’Agenzia Spaziale Tedesca DLR) si è aggiudicata la gara GSOp (Galileo System Operator) indetta dalla GSA (European GNSS Agency) per la gestione delle operazioni del programma europeo di navigazione e localizzazione satellitare Galileo.
Alla presenza del Commissario Europeo per il Mercato Interno, l'Industria, l'Imprenditoria e le Pmi, Elżbieta Bieńkowska, il contratto è stato firmato oggi a Bruxelles, presso la sede della Commissione Europea, da Carlo des Dorides, Executive Director della GSA, da Giuseppe Lenzo e Simon Plum, rispettivamente CEO e COO di Spaceopal. Il contratto avrà una durata di dieci anni con un valore fino a 1,5 miliardi di euro.
Spaceopal avrà la responsabilità della gestione del sistema satellitare Galileo e delle sue prestazioni. In particolare, delle operazioni e controllo del sistema, della sua sicurezza, della gestione del servizio, della logistica e manutenzione di sistemi e infrastrutture, dei servizi a supporto degli utenti.
Il contratto GSOp estende il perimetro delle attività che Spaceopal ha svolto per il programma Galileo fin dal 2010 e comprende la responsabilità complessiva delle operazioni del sistema e della relativa manutenzione a livello globale.
La società svolgerà tali attività tramite i due Centri di Controllo Galileo del Fucino (presso il Centro Spaziale “Piero Fanti” di Telespazio, in provincia de L’Aquila) e di Oberpfaffenhofen (presso il sito della DLR a Monaco di Baviera), nonché attraverso il GNSS Service Center (Madrid) e una rete di siti e stazioni distribuiti in tutto il globo e connessi dal Galileo Data Distribution Network.
Spaceopal guida un team industriale che vede la partecipazione, oltre che di Telespazio e DLR-GfR, di Vitrociset Belgium, SES Techcom, T-Systems, INECO, CNES, INRIM e TASF, ESOC.
Giuseppe Lenzo, CEO di Spaceopal, ha dichiarato: “Spaceopal è onorata e orgogliosa di essere stata scelta dalla GSA come gestore del sistema Galileo per i prossimi dieci anni. Insieme con i nostri azionisti DLR e Telespazio, e con il team dei nostri partner, abbiamo presentato una proposta affidabile e altamente competitiva, riunendo le migliori competenze e capacità disponibili in Europa. E’ un privilegio poter continuare a sostenere la realizzazione della prima infrastruttura spaziale europea e di contribuire allo sviluppo dei servizi Galileo per gli utenti europei e internazionali”.
Oltre alle attività previste nell’ambito delle Operazioni, Spaceopal fornirà un contributo fondamentale allo sviluppo dei servizi Galileo mediante un GNSS Competence Cluster che potrà far leva  sull’esperienza nel settore di Telespazio e DLR-GfR, nonché su quella degli altri partner industriali GSOp e su un insieme di aziende, enti di ricerca e Pmi fortemente impegnati negli sviluppi applicativi (Agenzia Spaziale Italiana, Austro Control, BavAIRia, Catapult, Cesah, Deutschen Zentrums für Luft- und Raumfahrt (DLR), ERF, Fraunhofer IIS, Globant, Hexagon, Hexagon Geospatial, IABG, IBM, IFEN, IFSTTAR, Indra, ITS Hessen, KSAT, NSL, Qascom, Scisys, Septentrio, Sogei, SUR, Thales Avionics).

Trump costringe il mondo a riposizionarsi

SULLO SFONDO DELLA DISPUTA PER LE ISOLE CURILI, RIPARTE IL DIALOGO RUSSIA-GIAPPONE

(di Giampiero Venturi)
15/12/16 
L’incontro tra il Presidente Putin e il premier Abe nella città di Nagato in Giappone, sintetizza il buon momento dei rapporti fra Mosca e Tokyo. Sullo sfondo l’atavico problema delle Curili, una striscia apparentemente inutile di isole brulle (ricordano l’Islanda, n.d.a.) che unisce la penisola della Kamchatka all’arcipelago del Sol Levante.
La diatriba dura da quasi 150 anni, con la sovranità passata definitivamente con la fine della Seconda guerra mondiale e la capitolazione del Giappone all’allora Unione Sovietica.
Negli ultimi 70 anni la questione è rimasta aperta, con Tokyo che ha rivendicato più volte il possesso di almeno una parte delle isole (le quattro più vicine al Giappone, per l’esattezza Kunashir, Habomai, Shikotan e Iturup).
La Russia viceversa ha sempre considerato le Curili parte del proprio territorio e di grande rilievo strategico, perché permettono il controllo del porto di Vladivostok senza dover incrociare lo stretto tra le due Coree e il Giappone.
Le isole, vulcaniche e scarsamente abitate (20.000 anime in tutto), sono teatro di frequenti esercitazioni militari ma non solo: nel maggio 2016 è stata pianificata dai russi la costruzione di una base aerea nell’isola di Matua, una delle più piccole dell’arcipelago ma posizionata al centro, perfetta porta d’accesso al Mare di Okhotsk. La base aerea sarebbe essenziale per allungare la portata strategica delle forze aeree di Mosca, in una logica geopolitica legata al Pacifico.
Come segnale di buon vicinato, prima dell’incontro Putin-Abe, il Giappone ha reso pubblica la “riduzione” delle proprie rivendicazioni territoriali limitandole alle sole isole di Habomai e Shikotan; di tutta risposta il Cremlino non si è irrigidito, lasciando aperto un vago spiraglio.
La disputa sulla sovranità viene inquadrata in un più ampio disegno geopolitico dove Russia e Giappone non sembrano destinati ad essere per forza eterni nemici. In vista dell’insediamento di Donald Trump, che nel riassetto generale delle alleanze comporterà un possibile inasprimento delle relazioni tra Stati Uniti e Cina, i rapporti bilaterali tra i Paesi dell’area diventano essenziali. In particolare quelli fra Russia e Giappone che condividono un’area di crescente peso geostrategico.
Il Giappone dal Dopoguerra in poi ha seguito l’Occidente in tutte le scelte di politica estera, comprese le sanzioni alla Russia per la crisi in Ucraina. L’alleanza politico-militare tra Tokyo e Washington appare oggi indissolubile. Alla luce dei futuri rapporti tra America e Russia, sembra inevitabile però anche lo sviluppo del dialogo  e della cooperazione tra Mosca e Tokyo, con potenziali effetti tangibili in tutto il Pacifico.
(foto: web)

ChiantiBanca - Il sistema massonico mafioso politico attraverso Lorenzo Bini Smaghi assicura continuità nella trasformazione a Società per azioni. Il ruolo di Banca Etruria e del Monte dei Paschi di Siena viene assunto da questa banca, clientelismo continua

ChiantiBanca, Bini Smaghi garantisce continuità 

15 dicembre 2016 20:35

















“Per il futuro non cambierà nulla, le scelte che faremo saranno comunque scelte per continuare la storia che abbiamo intrapreso qualche anno fa e anzi per rafforzarla”. Lo ha detto a Montepulciano (Si) il presidente di ChiantiBanca Lorenzo Bini Smaghi a margine dell’incontro con le imprese di Siena, Arezzo e Grosseto organizzato da Confindustria Toscana Sud a Cantine Dei. Proprio domenica, durante l’assemblea dei soci verrà proposta l’approvazione del progetto di way out che prevede lo scorporo dell’attività bancaria e il suo conferimento a una società per azioni. “Sarà una discussione interessante – ha aggiunto Bini Smaghi – in cui presenteremo le prospettive ai soci, il resoconto di quello che abbiamo fatto in questi mesi, la fusione con le altre due banche e cercheremo di dare qualche orientamento per il futuro”. “Per il territorio – ha concluso – non cambia nulla, anche oggi siamo qui in provincia di Siena proprio per accrescere il nostro radicamento sul territorio”. Fonte: ANSA

Expo - impossibile che il braccio destro e quello sinistro sono indagati e Sala che dirigeva non sapeva niente, era lui che comandava, Ma questo lo si sapeva prima dell'Expo, per questo non aveva titolo per candidarsi a sindaco

"Piastra dei servizi" Milano, Sala indagato per Expo: "Mi autosospendo da sindaco"

La Procura generale del capoluogo lombardo ha avocato a sé l'inchiesta e iscritto nuovi nomi nel registro degli indagati, tra cui quello del primo cittadino. Sala: "Pur non avendo la benché minima idea delle ipotesi investigative, ho deciso di autosospendermi" 

15 dicembre 2016 














Tegola sul sindaco di Milano. Giuseppe Sala, ex ad di Expo, risulta indagato dalla Procura generale del capoluogo lombardo nell'inchiesta sulla 'Piastra dei servizi'. Da una richiesta di proroga indagini, era emerso che la Procura generale, dopo aver avocato l'inchiesta alla Procura, ha iscritto nuovi nomi nel registro degli indagati. Tra loro figura il primo cittadino milanese. 

 Sala: "Mi autosospendo da sindaco" Immediata la reazione del sindaco. "Apprendo da fonti giornalistiche che sarei iscritto nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta sulla piastra Expo. Pur non avendo la benché minima idea delle ipotesi investigative, ho deciso di autosospendermi dalla carica di sindaco", spiega Giuseppe Sala in una nota. "Determinazione che formalizzerò domani mattina nelle mani del Prefetto di Milano". 

 L'appalto della "Piastra dei servizi" La cosiddetta 'Piastra dei servizi' è l'appalto più rilevante dell'Esposizione universale. L'indagine avrebbe avuto uno stop nel 2014 anche a causa dei contrasti al vertice della Procura. La Procura generale, dopo aver tolto di mano il fascicolo proprio ai pm, esercitando un potere previsto dalle norme, non solo ha chiesto di potere andare avanti negli accertamenti per altri 6 mesi ma ha anche iscritto nuovi nomi, rispetto ai cinque già noti, nel registro degli indagati. La Procura tempo fa aveva iscritto nel registro degli indagati cinque persone: gli ex manager Expo Angelo Paris e Antonio Acerbo, l'ex presidente della Mantovani spa Piergiorgio Baita e gli imprenditori Ottaviano ed Erasmo Cinque. 

Indagine scattata nel 2012 L'indagine per turbativa d'asta e corruzione era scattata nel 2012 ed era soprattutto finita al centro dello scontro tra l'ormai ex procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati e l'ex aggiunto Alfredo Robledo, il quale, su decisione del primo, nel 2014 era stato di fatto estromesso dagli interrogatori 'centrali' dell'inchiesta. I pm nei mesi scorsi hanno deciso alla fine di chiedere l'archiviazione del fascicolo ma il gip Andrea Ghinetti, a fine ottobre, non ha accolto la richiesta, ha convocato le parti per la discussione della vicenda per poi decidere se archiviare o chiedere un supplemento di indagine o ordinare l'imputazione coatta. Nel frattempo, tuttavia, è intervenuta la Procura generale che ha avocato il fascicolo a sé e ha ottenuto un mese di tempo per nuove indagini, termine poi scaduto qualche giorno fa. Da qui la richiesta di proroga per indagare ancora. 

Siria - Aleppo - la7 in sintonia con il Circo Mediatico storce la verità e manda filmati di propaganda e menzogna su Aleppo

ARTICOLO VERAMENTE INTERESSANTE
Le bugie su Aleppo
DI SEBASTIANO CAPUTO - Sapevo che la battaglia finale ad Aleppo si sarebbe scatenata nel giro di pochi giorni. Ero stato a Damasco poche settimane fa e già si parlava di questa offensiva conclusasi proprio ieri sera. Avevo i contatti per andare lì, del resto ci sono già stato, ma due motivi mi hanno spinto a restarmene a casa: i costi del viaggio troppo elevati, e la paura di rimanere prigioniero della città qualora le cose si sarebbero messe male. Ora mi tocca leggere da Roma, quello che sta accadendo in quel Paese ferito da una guerra per procura entrata nel suo sesto anno.

Quanto è difficile starsene in panchina, soprattutto quando è la cattiva informazione a farla da padrona. Insomma, è tutto il giorno che leggo articoli di giornale e vedo servizi televisivi (nazionali e stranieri) sulla conquista totale e definitiva di Aleppo da parte dell’esercito siriano. Non pensavo ci fossero in Italia così tanti sostenitori dei gruppi terroristici. O meglio, sapevo che c’era disinformazione tanto da aver raccontato la mia piccolissima esperienza di viaggio in un libro, ma non credevo si sarebbe arrivati a negare persino all’evidenza. Ma qui “negare l’evidenza” è diventata l’ultima frontiera dei commentatori di politica estera travestiti il “day after” da reporter di guerra. Non mi riferisco ai poveri stagisti sottopagati usciti dalle scuole di giornalismo e assunti per fare clickbaiting, ma a quei “professionisti” che in cattiva fede offrono un racconto personalistico e ideologico. Non farò nomi, non voglio creare polemiche, ma vi invito a fare qualche ricerca su internet per capire di cosa sto parlando.
Libera non libera, poco importa. Una città distrutta non è mai vincitrice. Dobbiamo interrogarci su altro: come dobbiamo raccontare la battaglia di Aleppo nel rispetto dei lettori? A quali fonti bisogna attingere? Come distinguere una notizia falsa da una vera in un contesto di guerra che vede la verità come prima degli sconfitti?
In primo luogo non è oggettivo riportare le informazioni pubblicate dai media arabi Al Arabiya e Al Jazeera, rispettivamente controllati da Arabia Saudita e Qatar, due Paesi coinvolti fin dall’inizio nel conflitto siriano. Lo stesso discorso potremmo farlo per Press Tv e Russia Today, controllati rispettivamente da Iran e Russia, due Paesi militarmente attivi in Siria. Eppure a differenza dei primi, questi hanno dei veri e propri inviati sul campo che seguono l’avanzata dei militari, mentre gli altri citano fonti anonime e senza alcuna prova fotografica o video. Vi diranno che sono “embedded”, che alcune cose non potranno dirle o scriverle. Sicuramente è così, ma c’è molta differenza tra una fonte diretta e una che si aggrappa al “sentito dire” di certi attivisti.
Veniamo ai media italiani. Molti di noi giornalisti che andavano in Siria scortati dalle forze governative venivamo accusati di essere gli agenti occidentali di Bashar Al Assad mentre loro, i proprietari della Verità, hanno continuato per anni a raccontare all’opinione pubblica, comodi in redazione, la storiella dei ribelli moderati. Sapevano di mentire perché mentre noi parlavamo con la gente del posto portando a casa documenti autorevoli, interviste, fotografie e servizi, loro, dopo le notizie dei rapimenti dei colleghi, non ci pensavano minimamente ad andare in quelle zone “liberate” dai loro nuovi “eroi”. La verità è che se entri in Siria come giornalista ti conviene andare con il “cattivissimo” regime di Assad se no a casa non ci torni. E se riesci a tornare indietro torni con un altro punto di vista, vedi Domenico Quirico.
Per quanto mi riguarda mi ritengo un osservatore e non mi interessa se verrò tacciato come filo-governativo. E sebbene Assad e Putin non mi abbiano mai staccato un assegno, credo sia necessario dire le cose fino in fondo. Ricordo che ad aprile quando andai per la seconda volta in Siria, le facce dei soldati ai checkpoint di Damasco erano rilassate, tranquille, pulite, poi man mano che mi dirigevo verso Aleppo, in un viaggio infinito e traumatico in automobile, queste diventavano sempre più stanche, arrabbiate, sporche. Erano i segni della guerra stampati sul volto di chi dorme poco la notte sdraiato accanto al proprio kalashnikov. Mi trovavo nell’epicentro del conflitto, nella città più contesa del Paese dove le linee del fronte erano distanti qualche decina di metri. Ti trovavi in territorio governativo, e magari la strada parallela o quella dopo, perpendicolare, era controllata dai ribelli armati. Ad Aleppo ci sono i soldati più preparati ma anche quelli più burberi. Io non ho le prove ma non ho dubbi che si siano commessi atti di violenza durante la conquista della parte orientale, non ho dubbi che alcuni civili abbiano pagato con la vita per aver ospitato guerriglieri a casa, oppure che siano stati fucilati davanti ad altri per punirli e marcare di nuovo il territorio. Sono tecniche di coercizione: se ne ammazza uno per educarne cento. A noi ce lo hanno insegnato gli americani bombardando intere città quando la guerra era finita da un pezzo. “Abbiamo cacciato i tedeschi ma ora comandiamo noi”, questo era il messaggio, o meglio l’avvertimento. Ora come si può raccontare la battaglia di Aleppo con categorie pacifiste? Ma soprattutto come si può criminalizzare un intero esercito come fanno tutti i mezzi d’informazione in queste ore? Qualora fosse vero ci siano atti di ingiustizia come quelli citati sopra, è ancor più vero, date le prove, che girano immagini con i militari siriani che vengono accolti in festa nella parte orientale mentre altri distribuiscono coperte, cibo e acqua. Ma questo non ve lo diranno mai perché la narrazione ufficiale ha una funzione ben precisa: criminalizzare lo “zar” e il “dittatore”. Potrei scrivere ancora tanto ma non mi dilungherò. Mi limito ad invitare i lettori a non fidarsi mai di chi parla di un fatto senza viverlo direttamente. E ai giornalisti che hanno un minimo di coraggio dico: gli occhi sono l’ultima arma che abbiamo contro la mistificazione della realtà.