L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 29 gennaio 2017

C'è il Partito dei Giudici e la Magistratura e il corrotto Pd punta solo sul primo

l’apertura dell’anno giudiziario

L’allarme del procuratore generale:
«A Milano giustizia ormai al collasso
Gravi infiltrazioni mafiose in Fiera»

Il monito nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario del procuratore Roberto Alfonso. «Serve un intervento urgente del governo»

Roberto Alfonso, procuratore generale di Milano (Lapresse)  
Roberto Alfonso, procuratore generale di Milano (Lapresse)
 
La giustizia è «al collasso». L’allarme è stato lanciato dal procuratore generale di Milano, Roberto Alfonso, nell’ambito della sua relazione per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario. Alfonso, pur «apprezzando davvero gli sforzi del ministro della Giustizia, ha sottolineato con preoccupazione che così stando le cose, l’amministrazione della giustizia resta al collasso» per le «vacanze degli organici del personale amministrativo». «Invochiamo — ha detto il Pg — un intervento urgente e serio del governo affinché esso adotti tutti i provvedimenti necessari per il buon funzionamento della giustizia». Per poi aggiungere: «Non si può non osservare che, a fronte di una crisi ormai cronica della giustizia, tutto ciò che rimane è un bando di concorso per l’assunzione di 800 assistenti giudiziari». Ossia, ha precisato, «meno del 10 per cento delle vacanze degli organici del personale amministrativo». E «così stando le cose — ha aggiunto ancora — l’amministrazione della giustizia resta al collasso». Il mancato «adempimento — ha spiegato Alfonso — agli obblighi imposti al ministro della Giustizia dall’art. 110 Costituzione (in cui si dice che spetta al ministro «l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia», ndr) non consente al sistema di rispondere adeguatamente alle esigenze del cittadino; rallenta le aspettative delle imprese; non rende competitivo il Paese; non consente di uniformarsi al dettato costituzionale della ragionevole durata del processo; rende difficoltoso il rispetto del principio dell’obbligatorietà dell’azione penale per l’inadeguatezza delle risorse».
«Gravi infiltrazioni mafiose»

Nella sua relazione Alfonso ha anche toccato il tema della criminalità organizzata, facendo riferimento, in particolare, alla recente inchiesta della Dda milanese su Fiera Milano. Le infiltrazioni di una «organizzazione criminale», che avrebbe agito per «agevolare l’associazione mafiosa denominata “Cosa Nostra”, nei lavori di Fiera Milano spa sono un fatto assai grave per la città di Milano». Il riferimento del Pg milanese è all’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dal pm Paolo Storari, che lo scorso luglio ha portato all’arresto di 11 persone, tra cui Giuseppe Nastasi, ritenuto vicino all’entourage del superlatitante Matteo Messina Denaro e che con il suo consorzio Dominus si è accaparrato 18 milioni di euro di lavori in Fiera, anche per alcuni padiglioni Expo. Nel frattempo, tra l’altro, il Tribunale milanese ha commissariato Nolostand, controllata di Fiera, e il settore allestimento stand del gruppo e venerdì ha ampliato anche i poteri dell’amministratore giudiziario in altri settori. Nella sua relazione il Pg ha dedicato un capitolo alla «criminalità organizzata nel distretto di Milano», segnalando anche che nel caso di una cosca di `ndrangheta operante a Lecco, come documentato da un’altra indagine della Dda, i clan hanno fatto «ricorso all’attività corruttiva per condizionare atti dell’amministrazione comunale». Metodo corruttivo che, a detta del Pg, «non è una rinuncia al tradizionale metodo mafioso ma è una modalità di esso più raffinata».
I giovani magistrati
«Non è lungimirante mantenere un sistema che consente l’accesso in magistratura all’età media di trenta anni, ossia superiore di molti anni rispetto al passato. Ciò è servito soltanto ad allontanare dalla magistratura giovani brillanti che hanno preferito indirizzarsi verso altre professioni piuttosto che aspettare il concorso per accedere in magistratura», ha aggiunto Roberto Alfonso. Il quale critica il «sistema vigente» e lo ha bocciato in quanto «esclude dalla magistratura quei giovani che provengono da famiglie non abbienti, che non possono permettersi di attendere mediamente cinque anni prima di entrare in magistratura. Tutto ciò non è accettabile perché costituisce una discriminazione dal punto di vista sociale ed economico».
La lotta al terrorismo
«Negli ultimi due anni, dopo la proclamazione del cosiddetto “stato islamico”, sono state svolte indagini complesse e rilevanti su tale organizzazione terroristica, con risultati molto positivi», ha poi aggiunto nella sua relazione. Il Pg ha parlato di «investigazioni estremamente complesse sull’organizzazione terroristica sovranazionale cosiddetto “stato islamico”» nell’ultimo anno ed ha ricordato che «sono state chiuse alcune indagini svolte nel periodo precedente».
«Garantito funzionamento dignitoso»
Malgrado «la situazione di disagevole, estrema difficoltà in cui versano gli uffici giudiziari del distretto a causa delle persistenti, anzi aggravate, vacanze di organico», a Milano «è stato garantito il funzionamento dignitoso dell’attività giudiziaria», ha sottolineato Roberto Alfonso. «Dai dati «acquisiti — ha proseguito Alfonso — emerge che nel periodo considerato, il numero dei procedimenti definiti nelle varie fasi non è distante da quello degli anni precedenti benché vi sia stata una notevole riduzione di risorse». Il Pg, dunque, come il presidente della Corte d’Appello milanese, Marina Tavassi, ha sottolineato «l’apprezzabile risultato registrato» che va ascritto «esclusivamente al merito, all’impegno e al sacrificio dei magistrati, del personale amministrativo e della polizia giudiziaria».
Tavassi: «Gravissima scopertura degli organici»
Sulla situazione dell’amministrazione giudiziaria è intervenuta anche la presidente della Corte d’Appello di Milano Marina Anna Tavassi, che nella sua relazione ha spiegato come nonostante la «gravissima scopertura degli organici» «le performance sono migliorate in modo generalizzato» e sono stati «pienamente raggiunti gli obiettivi che ci si era prefissati». Tavassi ha sottolineato che la carenza di personale ha «punte che hanno raggiunto il 37% e anche il 40» ma che a fronte di ciò si è riusciti a recuperare l’arretrato, il controllo delle giacenze, la riduzione «dei tempi di durata, di tenuta nei gradi superiori di giudizio» ponendo il distretto milanese in linea con «le sedi giudiziarie più virtuose» in Europa. Tutto ciò — si legge nelle conclusioni del suo discorso — rischia di essere compromesso «laddove non si provveda in tempi rapidi ad adeguati interventi di copertura degli organici del personale di magistratura» e amministrativo.
La replica del ministro Orlando
Sulla scopertura degli organici che ha messo «in serio pericolo la tenuta del sistema» giudiziario «oggi la tendenza è invertita», ha risposto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, durante il suo intervento all’inaugurazione del distretto di Milano. Il ministro, replicando alle denunce e lamentele dei vertici degli uffici milanesi e non solo, ha spiegato che «1.820 sono le immissioni previste entro marzo», 1.600 i dipendenti già arruolati e 3.300 le assunzioni ordinarie «che si aggiungeranno nel giro di un anno. Il totale — ha precisato — supera le 5.100 unità. Ciò comporterà l’ingresso nei ranghi dell’amministrazione di risorse giovani». Inoltre, il Guardasigilli ha precisato, tra l’altro, che 4 mila è il numero di stagisti e tirocinanti già operanti negli uffici giudiziari. «Credo che sia possibile riconoscere in questi numeri — ha concluso — una decisa e significativa inversione di marcia rispetto al passato». Infine, ha ricordato che l’organico della magistratura ha visto nell’ultimo triennio l’ingresso di 1.100 unità. «È un’insidia che i singoli soggetti della giurisdizione reagiscano alle difficoltà ripiegando in una dimensione corporativa, tentando di salvaguardare le proprie ragioni attraverso la delegittimazione di quelle degli altri e la finale delegittimazione di tutto il sistema», ha poi concluso Orlando.
L’affondo di Davigo
Quindi è intervenuto il presidente dell’Anm, Piercamillo Davigo: «Io certamente non voglio essere ricordato come il presidente dell’Anm che ha abdicato sulla difesa dell’indipendenza della magistratura, signor ministro spero che lei non voglia essere ricordato come quello che ha provato a violarla», ha detto, tornando sulla questione dell’età pensionabile delle toghe. Davigo, che è stato anche applaudito nel suo intervento nell’aula magna del Tribunale di Milano, dopo aver spiegato di essere emozionato per essere tornato «in quella che è stata la mia casa per 25 anni», ha parlato della «sofferenza» per la sua non partecipazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione. «Ma quando sono in discussione principi — ha chiarito il presidente dell’Anm — non si media». L’ex pm del pool Mani Pulite, infatti, ha ricordato che «il governo ha mandato a casa 450 magistrati con lo slogan “Largo ai giovani”», senza prevedere «un’adeguata temporizzazione» delle uscite, ma poi ha fatto «prima una proroga per gli uffici direttivi e poi un’altra proroga». Con questi interventi, a detta di Davigo, in pratica «il governo decide chi fa il giudice e l’Anm ha deciso di non accettare questo. I magistrati prorogati sono di sicuro i migliori, ma se passa il principio che il governo può scegliere in futuro potrebbe scegliere i peggiori». E poi si è rivolto direttamente al ministro Orlando, prima dicendo che il Guardasigilli nel suo intervento «ha volato alto e l’ho apprezzato, ma mi sarei aspettato anche un colpo d’ala», e poi ripetendo: «Signor ministro spero che lei non voglia essere ricordato come quello che ha provato a violarla (l’indipendenza della magistratura, ndr)».

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