L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 30 gennaio 2017

I bamboccioni hanno perso, Renzi non vuole tornare a casa

Il caso. De Bortoli (già direttore Corsera) saluta il declino di Renzi e delle camicie bianche

Pubblicato il 30 gennaio 2017 da Antonio Fiore


Dopo il tracollo del premier Manuel Valls in Francia, sconfitto nelle primarie della sinistra francese dal radicale Benoit Hamon, si registra la fine delle camicie bianche, i leader come Matteo Renzi, Pedro Sanchez e Diederik Samson, la cui stella è ormai in declino. Anche Ferruccio De Bortoli, storico direttore del Corriere della Sera, archivia questa stagione effimera della sinistra europea. Ecco il suo commento.

“Manuel Valls è l’ultimo leader della sinistra europea in camicia bianca sconfitto in queste settimane. Nel settembre del 2014 l’allora premier francese era salito insieme a Matteo Renzi sul palco della festa dell’Unità di Bologna. Insieme al presidente del Consiglio italiano e al primo ministro transalpino c’erano il segretario dei socialisti spagnoli, Pedro Sanchez, e il presidente dei laburisti olandesi, Diederik Samson. Tutti i leader erano in camicia bianca, una divisa che voleva rappresentare l’anima innovatrice di una sinistra europea più riformista e meno paludata rispetto al recente passato ricco di sconfitte. A meno di due anni e mezzo l’immagine si è molto ingiallita: Sanchez ha perso la guida del PSOE, e dalla fine di ottobre non è più deputato. Diederik Samson è stato sconfitto a dicembre nel congresso per la presidenza del partito laburista olandese. Manuel Valls è naufragato alle primarie presidenziali dei socialisti francesi, battuto da un suo ministro, Benoît Hamon, che si era dimesso proprio nei giorni del patto della camicia bianca in aperta opposizione alla sua svolta riformista. Matteo Renzi ha dovuto lasciare la presidenza del Consiglio dopo la netta bocciatura subita al referendum costituzionale lo scorso 4 dicembre. In 100 giorni la camicia bianca è divenuta il simbolo delle sventure della sinistra europea, e Renzi è ormai l’unico leader del palco di Bologna a combattere per rimanere ancora in campo. Con il maglioncino scuro, per cautelarsi”.

http://www.barbadillo.it/62746-il-caso-de-bortoli-gia-direttore-corsera-saluta-il-declino-di-renzi-e-delle-camicie-bianche/

Nessun commento:

Posta un commento