L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 30 gennaio 2017

Mentre i privati si muovono con strategie di largo respiro contrapposte e/o parallele, il governo resta in finestra a guardare come se la cosa non riguarda l'Italia

ECONOMIA E FINANZA
FINANZA/ Generali, Telecom, Mediaset: il Nazareno-2 cerca una strada fra grandi affari

Gianni Credit
lunedì 30 gennaio 2017

Il fine settimana è parso di stallo per il tentativo di Intesa Sanpaolo di aggegare le Generali. Il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, sabato al Forex con i vertici dei sistema bancario nazionale, ha mantenuto un riserbo totale, un silenzio obbligato, in quanto nulla di ufficiale è stato ancora annunciato da Intesa; ma comunque significativo, tenuto conto che a via Nazionale fa capo anche l'Ivass, l'ente vigilante del settore assicurativo.

Non sono tuttavia mancati segnali più o meno sotto traccia di una situazione in movimento. Il più intrigante è giunto dal Fatto Quotidiano, che ha riferito di "negoziati segreti" in corso fra Vincent Bolloré e Silvio Berlusconi, ufficialmente muro contro muro in Mediaset, dove la francese Vivendi è al 30% e sta sfidando Fininvest (39,7%). Fininvest ha smentito, ma l'indiscrezione è stata circostanziata: i due gruppi - in conflitto per la vendita di Premium - starebbero valutando la creazione di una holding cui verrebbero apportati il 24,7% di Telecom in mano a Vivendi e una quota significativa del pacchetto Mediaset di Fininvest. La newco sarebbe controllata da Vivendi, con Fininvest in minoranza di blocco, ma sarebbe in prospettiva aperta all'ingresso di Orange, il campione nazionale delle tlc francesi, con lo Stato ancora in posizione di riferimento.

Se Bolloré e Berlusconi stessero anche solo negoziando, non sarebbe affatto neutro rispetto al tavolo Intesa-Generali. Entrambi i contendenti di oggi su Mediaset sono azionisti rilevanti in Mediobanca, che controlla Generali e intende difenderla da Intesa. E il possibile coinvolgimento di Mediolanum in Generali è stato citato come possibile contromossa di Mediobanca verso le avance di Intesa. Anche Mediolanum - il cui controllo resta condiviso fra Berlusconi ed Ennio Doris - è azionista di Mediobanca, di cui è stata partner nel private banking: terreno su cui sarebbero possibili ulteriori sinergie con Generali (Fininvest, fra l'altro, deve sciogliere il nodo della sua partecipazione in Mediolanum, che la Bce ha in parte sterilizzato).

Un qualche sblocco su uno o due dei tre fronti italiani su cui è impegnato Bolloré (Telecom, Mediaset, Generali) potrebbe in ogni caso diminuire la pressione francese sul terzo: facilitare, in concreto, lo sviluppo del piano di Intesa su Generali (è interessante come - nel weekend - Repubblica abbia lanciato l'ipotesi di una coalizione di fondi internazionali pronti a sfidare Bolloré su Telecom in appoggio al Ceo Flavio Catteneo).

Mai come oggi, Berlusconi sembra muoversi con determinazione sul delicato crinale fra finanza e politica: fra assestamento dei suoi interessi imprenditoriali e familiari ed evoluzione del quadro politico. Qui la sentenza della Consulta ha aumentato le aspettative di elezioni anticipate. Più precisamente: ha fornito al leader Pd Matteo Renzi lo spunto per rilanciare la linea del "voto subito": alla quale Berlusconi sarebbe meno insensibile (lo ha scritto, sempre nel fine settimana, il Corriere della Sera, oggi guidato dall'ex manager berlusconiano Urbano Cairo, appoggiato da Intesa, vincente pochi mesi fa contro Mediobanca nel gioco delle Opa su Rcs).

In contemporanea e in parallelo al progress del piano Generali di Intesa (la banca più vicina a Renzi durante i tre anni a Palazzo Chigi) sembra quindi riprendere vigore il tentativo di "Nazareno 2": un possibile percorso condiviso fra Pd renziano e formazioni dell'alveo storico berlusconiano per votare in giugno e - prevedibilmente - dar vita a un governo di coalizione che respinga M5S e Lega. Se il cammino del Nazareno 2 appare impervio, anche in questo caso è difficile che anche una semplice fase di contatti e trattative fra Berlusconi e Renzi sia privo di effetti sui tavoli finanziari. Anzi: ciascun tavolo - politico o finanziario - può in ogni momento condizionare gli altri, con esiti molteplici e non facilmente predicibili.

Non può essere trascurata, infine, la cornice geopolitica: le prove di aggiustamento dell'asse europeo Italia-Francia, mentre a Parigi tarda a emergere un candidato "repubblicano" con certezza di vittoria su Marine Le Pen al ballotaggio presidenziale di maggio. François Fillon, nel centro moderato, è entrato in ombra per l'incarico fittizio alla moglie mentre l'ex premier socialista Manuel Valls (molto sintonico con Renzi) ha perso giusto ieri le primarie contro Benoit Hamon, uno dei leader massimalisti della sinistra Ps.

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