L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 24 febbraio 2017

abbandonare l'ideologia del Globalismo Capitalistico ed abbracciare quella delle Vie della Sete che è rispettosa degli Stati Identitari

La nuova via della seta, Grasso: "L'Italia faccia da ponte tra la Cina e l'Europa"

Il presidente del Senato a un incontro di Limes sul grande piano di infrastrutture lanciato dal Dragone: "Necessario individuare un porto che diventi terminale del grande progetto infrastrutturale". 
 
di GERARDO ADINOLFI
23 febbraio 2017

(imagoec) 
 
Le nuove vie della seta renderanno commercialmente più vicine l'Europa al Medio e all'Estremo Oriente, copriranno più della metà della popolazione mondiale, tre quarti delle risorse energetiche globali e, economicamente, il 40% del Pil totale del globo. Per la loro realizzazione, e cioè per la creazione di una via ferroviaria che unirà Cina, Asia Centrale, Russia ed Europa e un corridoio marittimo che collegherà la Cina con l'Oceano Indiano e il Sud del Pacifico, la Repubblica popolare del presidente Xi Jinping ha messo finora sul piatto 900 milioni di dollari e un fondo di 40 miliardi di dollari per il progetto One Belt One Road lanciato nel 2013.

"E l'Italia- ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso - è senza dubbio nella migliore posizione, geografica, culturale e storica per agire da ponte tra la Cina e l'Europa". L'occasione per fare il punto sul prossimo futuro, e sul grande progetto infrastrutturale che mira a rafforzare i legami tra il Dragone e l'Europa via terra e via mare è il convegno al Senato organizzato dalla rivista di geopolitica Limes a pochi giorni, tra l'altro, dalle indagini della Commissione europea sul progetto di linea ferroviaria ultraveloche tra Belgrado e Budapest, un'opera da 2,8 miliardi fondamentale per completare i collegamenti tra il cuore dell'Europa e il porto del Pireo, in Grecia, appena acquistato da Pechino.

"La via della seta è un'occasione che dobbiamo essere in grado di cogliere", ha detto il direttore di Limes Lucio Caracciolo. Con il presidente del Senato Grasso che ha continuato: "E' necessario individuare un porto italiano che diventi il terminale del grande progetto, lavorando sulla connessione delle reti di trasporto e infrastrutturali. Questa è un'occasione cruciale di sviluppo economico e di consolidamento del rilievo geopolitico del Paese". Ma quale è la partita dell'Italia all'interno delle nuove silk road? "I corridoi europei che interessano l'Italia sono 4 - ha spiegato l'ad di Rete ferroviaria Italiana Maurizio Gentile - 5.500 chilometri italiani fanno parte della rete Cor merci europea con un costo complessivo dei progetti di 72 miliardi di euro e risorse assegnati pari a 21 miliardi di euro dallo Stato con altri 6 miliardi e mezzo finanziati dalla legge di stabilità del 2016".

A muoversi però non solo lo Stato. Le nuove vie della seta attraggono l'interesse anche dei colossi industriali, Ferrovie dello Stato in primis. "Il progetto è in forte sintonia con il piano industriale - spiegano i vertici di Fs - in cui ha grande importanza la crescita all'estero. Oggi le attività all'estero del gruppo costituiscono il 13% dei ricavi complessivi: l'obiettivo è raggiungere il 23% nel 2026 fino ad arrivare a 4,2 miliardi di ricavi. Così Fs è pronta a partire alla conquista dei mercati esteri: sia come general contractor, cioè realizzando ferrovie in paesi con forti gap infrastrutturali come l'Iran, l'Oman e il Sud Est Asiatico ma anche come gestore ferroviario come successo, negli scorsi mesi, con l'acquisizione di Trainose in Grecia e dei collegamenti tra Londra e le coste dell'Essex nel Regno Unito.
 

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