L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 1 febbraio 2017

i preti non dovrebbero accettare la carità se la provenienza del denaro è dubbia

Chiesa e ’ndrangheta

 
Jesus
Chiesa e ’ndrangheta. Nicola Gratteri: i sacerdoti rifiutino offerte dubbie
30/01/2017

Nicola Gratteri, uno dei magistrati più impegnati contro la ’ndrangheta: «Sì, qualcosa è cambiato dalle parole di Francesco in Calabria. Ed è andato oltre sia alle parole di papa Wojtyla nella valle dei Templi ad Agrigento che a papa Ratzinger nella sua visita a Lamezia»  

Nicola Gratteri, uno dei magistrati più impegnati contro la ’ndrangheta e uno dei massimi esperti di criminalità organizzata calabrese, da aprile 2016 guida la Procura di Catanzaro. Autore, assieme allo storico Antonio Nicaso, del libro Acqua santissima sui rapporti tra ’ndrangheta e Chiesa, è rimasto molto impressionato dalla forza delle parole di papa Francesco e dalla scomunica lanciata ai malavitosi davanti a 250 mila fedeli riuniti nella Piana di Sibari nel 2014. In questa intervista ci spiega perché qualcosa sta cambiando.

La Chiesa e il suo silenzio davanti alle mafie è argomento rimasto aperto per tanto tempo. Ora sembra ci siano fatti significativi, azioni energiche da parte della Chiesa. Secondo lei, si stanno creando sinergie nuove nella lotta alla mafia? E che impatto hanno?
«Sì, qualcosa è cambiato dalle parole di Francesco in Calabria: il Papa, contravvenendo a convenzioni e rituali, ha strappato il discorso preparato e ha parlato a braccio. Ed è andato oltre sia alle parole di papa Wojtyla nella valle dei Templi ad Agrigento che alle frasi di papa Ratzinger nella sua visita a Lamezia. Francesco per la prima volta, più che ai mafi“osi, si è rivolto ai vescovi e agli uomini di Chiesa. Da allora vedo le posizioni di alcuni vescovi molto più chiare e determinate contro la criminalità organizzata. Ci sono pastori che stanno prendendo posizioni molto ferme, per esempio il vescovo di Catanzaro, monsignor Bertolone, che parla molto chiaramente ed è molto attento. Intervenendo su certe dinamiche non chiare sta indubbiamente contribuendo al cambiamento, è un vescovo coerente rispetto al suo compito e alla sua funzione. Ma in Calabria ci sono anche molti preti impegnati e che operano in questi territori seriamente e in punta di piedi».

Concretamente in che modo sta intervenendo la Chiesa?
«I miglioramenti sono per esempio nella maggiore attenzione alle processioni, una volta affi˜date alle confraternite e dunque di˜fficilmente controllabili, e ora sottratte al loro esclusivo controllo».

Lei ha parlato recentemente di pentiti all’interno della ’ndrangheta, fino a ieri considerata un’organizzazione pressoché impenetrabile dallo Stato. Tra i pentiti, ci sono anche dei convertiti?
«Convertirsi a chi e a cosa? Vede, la quasi totalità dei malavitosi appartenenti alla criminalità organizzata si de finiscono persone di fede. Nel 2013 sottoposi un questionario a 111 detenuti di alta sicurezza (imputati e condannati per associazione ma fiosa) nel carcere di Reggio Calabria: ebbene, alla domanda “lei è religioso?”, 99 detenuti risposero di sì, 10 dissero di no, uno non rispose e un altro disse di esserlo a seconda della convenienza. Non solo: 96 hanno dichiarato di pregare regolarmente e 94 di aver pregato anche prima di fi nire in carcere».

Il santuario di Polsi ha una fama sinistra di luogo in cui si svolgono i summit della ’ndrangheta. È una leggenda o c’è del vero?

«A Polsi non ci sono più quelle riunioni di centinaia di ’ndranghetisti che intorno al santuario della Madonna, in occasione soprattutto della festa di settembre, rati ficavano nomine e incarichi, non sono più avvenute le mega-riunioni in cui si decidevano strategie da seguire, si facevano i programmi e gli organigrammi, come avvenne nel 1969. Ora i vertici si tengono in alberghi o ristoranti, e le occasioni per stringere alleanze sono matrimoni, battesimi. La Chiesa oramai è lontana dai circuiti di potere per cui alle ma fie interessa poco. Gli ambiti sono la politica, le amministrazioni, l’economia».

Secondo lei, la Chiesa come dovrebbe affrontare questo cancro sociale e morale?
«Ritengo che dovrebbe essere complessivamente più dura. Se vuoi essere accolto nella casa di Dio ti devi pentire, devi creare un muro tra te e tutto quello che ha a che fare con la malavita organizzata. La Chiesa dovrebbe applicare regole certe: se sei notoriamente un capoma fia non devi presentarti in chiesa ed elargire somme di danaro per ristrutturare parrocchie. Credo che i preti non dovrebbero accettare la carità se la provenienza del denaro è dubbia».

Dopo anni a Reggio, da aprile scorso lei è Procuratore capo a Catanzaro. Che progetti ha?
«Di ristrutturare tutto, di farla diventare una grande Procura, di farla uscire dalla palude melmosa in cui è stata per anni. Innanzitutto ci trasferiremo in un altro edi ficio, l’ex ospedale militare di Catanzaro. Crescerà di organico in termini consistenti, dovrà essere espressione di una Procura effi™ciente contro la mafi a, e contro i reati frutto della collusione con le amministrazioni, contro la corruzione».

http://www.famigliacristiana.it/articolo/chiesa-e-ndrangheta-nicola-gratteri-i-sacerdoti-rifiutino-offerte-dubbie.aspx

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