L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 26 febbraio 2017

Il Partito non è il problema, è ora di agire, l'organizzazione dipende non solo dalla volontà ma dal contesto, i tempi cambiano, forse porterà partito/i, devono maturare le condizioni

2017. Che fare?

Un botta e risposta di Giulietto Chiesa con un lettore. Con quali soggetti unirsi? Intanto c'è un 'alleato': la crisi. Sempre più gente comincia a capire e a muoversi

Giulietto Chiesa

sabato 25 febbraio 2017 20:23

Ciao Giulietto,

un'informazione, dato che ti seguo da molto e ascolto e approfondisco le tue teorie, volevo chiederti una cosa. Ma creare un movimento con tutti quelli che la pensano come te e Fusaro? e far cessare una volta per tutte queste oppressioni mentali e fisiche contro il popolo?

Molta gente vi segue e credo che la scesa in campo di voi due non sarebbe male, anzi, potrebbe portare molti vantaggi sia nel nostro paese (Italia) ma anche all'estero. Chi ti segue è contro il "nuovo ordine mondiale" e contro anche una parte della globalizzazione violenta. Credo che qualcosa si potrebbe fare, ma servirebbe la collaborazione da parte di tutti. Lo chiedo a te perché hai le basi e la gente che ti segue e quindi si potrebbe fare qualcosa perché da soli non abbiamo dove andare. Fammi sapere che ne pensi.

Alessio Cossentino

Caro Alessio,

come al solito rispondo e te perché esprimi un parere diffuso. Quindi, rispondendo a te, rispondo a molti. Tu nomini me e Fusaro. Altri citano me (perché scrivono a me) e molti altri potenziali (secondo loro) interlocutori. Sono sicuro che alcuni di questi, forse tutti, stanno ricevendo lettere analoghe e inviti simili. La questione è sul tappeto da tempo. Perché non ci uniamo? Il fatto è che non ci uniamo. La mia risposta è abbastanza semplice: non ci uniamo perché, pur essendo tutti variamente critici del sistema, non abbiamo una interpretazione comune della crisi mondiale.

Peggio: molti di coloro che sono critici, la crisi mondiale nemmeno la vedono. Per esempio non vedono l'avvicinarsi della guerra. Per esempio non capiscono che l'informazione, la comunicazione, la cultura sono decisive per la vittoria, ma sono in mano al nemico. E, se la vedono, ciascuno ha la sua versione speciale, alla quale non intende rinunciare a nessun costo. La gran parte dei "guru", inoltre, non ha nessuna intenzione di agire di concerto con altri. Etc. Questa è una lista sintetica di motivi che impediscono l'unione delle forze. La prima cosa da fare sarebbe cominciare a lavorare per definire una piattaforma unitaria. Ma ogni tentativo fino ad ora fatto (da me insieme ad altri) è finito nel nulla o molto presto. Alcuni ancora ricorderanno l'esperimento di "Uniti e Diversi" del quale fui uno dei fondatori. Durò un anno, poi - nonostante i miei sforzi - i cinque o sei gruppi che lo avviarono si separarono in silenzio. Fu il miglior risultato possibile. Tutti gli altri sono finiti tra feroci polemiche, e accuse reciproche. Cioè peggio.

Io sto lavorando a quattro progetti "unitari": Pandora tv, informazione democratica; il CNGNN (Comitato No Guerra No Nato). A questi due progetti se ne aggiungono, per me, ora, altri due: quello ispirato da Paolo Maddalena, ex vice presidente della Corte Costituzionale, che si propone di costruire un movimento per "l'attuazione della Costituzione". E il recente WAC (Web Activists Community), che si propone di costruire una comunità di attivisti del web, per difendere il movimento grande dell'informazione anti-mainstream. Come puoi vedere si tratta di tentativi (in azione, sperimentali, ma non solo teorici) trasversali, cioè tendenti a costruire quella che io chiamo "una vasta alleanza democratica e popolare", non solo e non necessariamente, "di sinistra".

Penso che un nuovo "partito" sarebbe oggi impopolare e impossibile, proprio perché ancora non esiste una visione unificata. Ma questo non significa che si debba rimanere fermi. Significa solo che è il momento di tessere proprio quella convergenza su obiettivi comuni che ancora non esiste. Gli esempi che ho indicato sono proprio funzionali a farla crescere e ad aprire veri e propri fronti di lotta. Cioè non aspetto il sole dell'avvenire, come fanno in molti, perduti in geremiadi interminabili, ma sostanzialmente immobili a guardarsi l'ombelico. Non mi faccio illusioni, sarà difficile. Ma ho un alleato: la crisi. Sempre più gente comincia a capire e a muoversi. Dieci anni fa il problema era già aperto, ma eravamo cento volte più piccoli e più impotenti. E verrà presto il momento in cui ci saranno le condizioni per unire un grande numero di persone pulite, competenti, oneste e desiderose di dare battaglia. È quello che avrebbe dovuto fare (io mi auguravo che lo facesse) il Movimento 5 Stelle. Pazienza, lo faremo noi. Io sono convinto che non si potrà cambiare l'Italia da soli. Nessuno può farlo. Chi lo pensa ignora la democrazia e la politica. Beppe Grillo ha ormai dimostrato che non intende rinnovare il paese. I rapporti di forza possono essere cambiati solo dall'azione congiunta di componenti diverse, ideali, politiche, morali, religiose, spirituali. Appunto con uno schieramento simile a quello che costruì la Costituzione del nostro paese.

Ecco un compito pratico che dev'essere affrontato. I quattro esempi che ho qui portato sono già esistenti, e si possono rafforzare. Datemi una mano, tutti voi che mi chiedete di "scendere in campo": aderendo, aiutando questi esperimenti di unità, partecipandovi. La questione - giusta - che ponete non si risolve stendendo alleanze con questo o quel "guru" più o meno popolare sul web.

Cordiali saluti,

Giulietto Chiesa


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