L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 26 febbraio 2017

Renzi è morto, anche all'interno del corrotto Pd cominciano ad accorgersene

Pd, primarie il 30 aprile

sabato, 25, febbraio, 2017


Alla fine, sarà il 30 aprile il ‘primarie day’ del Pd. Lo ha deciso al termine di una riunione fiume la Commissione congresso, all’unanimità, in un balletto di date che si è protratto per tutta la giornata. Fino alla Direzione che in serata ha dato il via libera alla proposta con 104 sì, 2 no (tra cui quello dichiarato di Gianni Cuperlo) e 2 astenuti.

E’ stato un pò più difficile del previsto individuare la data, con i renziani che già da ieri avevano puntato forte sul 9 aprile. In Commissione a mettersi di traverso è stato soprattutto il rappresentante di Michele Emiliano, con il governatore della Puglia che puntava ad un allungamento dei tempi per arrivare fino all’estate.

Non a caso nella Direzione che ha ratificato il regolamento è stato Francesco Boccia a protestare. In particolare per il termine, non spostato, per l’iscrizione al partito del 28 febbraio: “E’ una forzatura, serve un riflessione seria”. All’area Emiliano avrebbe fatto comodo un pò di tempo in più per infoltire le fila a sostegno del governatore pugliese.

Più cauto il rappresentante di Andrea Orlando, non a caso lo stesso ministro in serata ha ammesso: “Nelle condizioni date, è una scelta giusta”. Al termine della lunghissima riunione della Commissione, interrotta e ripresa più volte nella giornata, il regolamento è poi passato con il voto di tutti i componenti. “Un fatto importante”, ha spiegato Lorenzo Guerini sottolineando tra le altre cose che il Congresso Pd durerà così 66 giorni contro i 71 del precedente: “Siamo in linea con i tempi del 2013”.

I renziani hanno spinto molto per il 9 aprile, consapevoli però che la data prescelta sarebbe stata frutto di una mediazione. Matteo Renzi ha seguito da lontano la vicende del regolamento congressuale, di rientro dalla California dopo il viaggio-studio nella Silicon Valley.

“Visto? Non c’è stata nessuna forzatura, nessuna corsa, anzi. Il Congresso durerà così un mese di più…”, ha spiegato l’ex premier parlando con i suoi. Con questa scaletta, il nuovo segretario del Pd verrà ‘incoronato’ dall’Assemblea il prossimo 7 maggio. In tempo per le scadenze formali e la campagna per le amministrative. Non più, però, per il voto a giugno. Come ha spiegato Piero Fassino: “Questo calendario trancia la discussione, non c’è più tempo”. adnkronos

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