L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 4 febbraio 2017

Renzi è un morto che cammina che continua a fare fughe in avanti per andare nel burone portandoci tutti i suoi amici di merenda, il corrotto Pd

Renzi rinunci a voto: accogliere appello Calenda su conti pubblici, dice Mucchetti (PD)

Massimo Mucchetti del PD riflette sulle elezioni anticipate.

"L'appello del ministro dello Sviluppo Economico a utilizzare l'anno residuo della legislatura per mettere in sicurezza il Paese va accolto senza se e senza ma. Calenda è in linea con il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano. - riporta in una nota il senatore del Partito Democratico Massimo Mucchetti - E' stato equilibrato nel linguaggio e saggio nel contenuto. Rappresenta una risorsa del Paese. Mi auguro, come lui, che Matteo Renzi riveda la sua fissazione per il voto ad aprile o a giugno."

Il presidente della Commissione Industria a Palazzo Madama rende noto dunque: "Ma sono meno disposto di lui a riconoscere grandi meriti ai cosiddetti 'mille giorni' e, soprattutto, sono meno ottimista di lui sul possibile ripensamento dell'ex premier. Temo che l'obiettivo di Renzi sia ormai quello di votare al più presto per salvare una sua posizione di potere, anche all'opposizione, declassando il Pd a bottega fiorentina sulla base della considerazione che tra dodici mesi, lui, Renzi, politico in declino senza un mestiere che non sia la politica, sarà più debole di oggi."

Puntualizza in ultimo: "Signor Renzi, non ha senso inseguire il populismo. Se questo fai, vince l'originale, non la copia furbesca."

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