L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 3 febbraio 2017

Solo gli euroimbecilli del corrotto Pd potevano mettere in Costituzione il Pareggio di Bilancio

Economia

Conti, l’economista: "Regole Ue folli, l’Italia dica no"

Sapelli: meglio la procedura d’infrazione del voto anticipato

di ALESSIA GOZZI
Ultimo aggiornamento:
Giulio Sapelli (Ansa)

Giulio Sapelli (Ansa)

Roma, 1 febbraio 2017 - «IL MINISTRO Padoan tergiversa troppo, serve una linea più ferma». Giulio Sapelli, come nel suo stile, non usa giri di parole: rispettare queste regole europee è una follia. L’economista teme che a Bruxelles la lettera del Tesoro non basterà, una miopia che avvierebbe l’Europa «verso la disgregazione». Quanto a un’eventuale procedura di infrazione, non si scompone, perché sui mercati «sarebbero più devastanti le elezioni anticipate».
Professore, Bruxelles ci chiede 3,4 miliardi per correggere i conti ma il governo è pronto a metterne sul piatto forse la metà. E, comunque, non subito. Condivide questa strategia?
«A differenza del premier Gentiloni, il ministro Padoan si sta dimostrando meno fermo, è troppo succube dell’Ue e non si capisce bene quale sia la sua linea. Io avrei tenuto una posizione più ferma anche in passato: se Renzi, oltre a minacciare, avesse davvero votato no al bilancio Ue si sarebbe aperta prima una discussione. Adesso è tempo di elezioni in tutta Europa, non solo da noi, e questo rende più difficile la posizione del governo».
Se le anticipazioni saranno confermate, pensa che l’Ue si accontenterà della nostra lettera di risposta ai rilievi?
«Spero di sì ma, razionalmente, non credo lo farà. Così però l’Ue andrebbe verso una crisi vera, dimostrando, dopo Brexit e Trump, di non aver capito dove sta andando il mondo. Un no all’Italia sarà la cartina di tornasole dell’Europa che vedremo nel 2017».
La fine dell’Ue è sempre meno ipotesi di studio e più eventualità concreta: anche il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, ha evocato il rischio.
«Il rischio di disgregazione è concreto, perché la Germania lo vuole. E, se la Merkel spinge l’acceleratore, significa che è molto preoccupata per le elezioni tedesche».
Con l’inflazione che risale in eurolandia all’1,8%, vicino all’obiettivo della Bce, i tedeschi chiederanno con più forza la fine del Quantitative easing. E per il nostro debito sarebbero guai...
«È una follia. Il 2% è bassissimo se paragonato ai periodi di crescita economica. Senza considerare che l’Italia è in continua deflazione perché la domanda interna è debole e mancano gli investimenti in infrastrutture».
Una procedura di infrazione che impatto avrebbe sui mercati?
«I mercati puniscono l’instabilità politica e, inoltre, una parte degli investitori pensa che l’Ue debba finire. L’azione della Bce conterrebbe l’effetto sui nostri titoli di Stato. Le urne anticipate sarebbero molto peggio di una procedura di infrazione. Allora sì che lo spread si impennerebbe».
Anche se dovessimo superare questo ostacolo, la manovra di ottobre sarà lacrime e sangue. Come se ne esce?
«Bisogna rimettere in discussione la follia del Fiscal Compact, altrimenti sarà un continuo bagno di sangue. Renzi fa bene a opporsi a manovre depressive, servono stimoli fiscali alle imprese e alle famiglie. E investimenti pubblici se quelli privati non ripartono».

http://www.quotidiano.net/economia/regole-europa-rigide-infrazione-1.2861703

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